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Ma quale destra? – Fabio Calabrese

Ma quale destra? – Fabio Calabrese

Vorrei tornare a esaminare quella che è forse la questione più dibattuta nei nostri ambienti: siamo di destra oppure no, e prima ancora, essere di destra che cosa significa realmente?

Dico subito in premessa a questo discorso, che intendo parlare di idee, a prescindere dagli schieramenti e dalle persone che pretendono di incarnarle. Lo scopo che mi ripropongo è darvi spunti di riflessione, non indicazioni di voto.

Alcuni di noi sostengono che non possiamo essere considerati né di destra né di sinistra, perché l’uno e l’altro termine sono connessi allo schieramento parlamentare, e noi non ci riconosciamo nel parlamentarismo, era questa ad esempio l’opinione dello scomparso Alberto M. Mariantoni. Si tratta di un’opinione di certo non infondata, ma che forse semplifica un po’ troppo le cose.

Uno dei libri che troviamo nella bibliografia di Julius Evola è Il fascismo dal punto di vista della destra (o Il fascismo visto da destra in alcune edizioni). La destra che Evola aveva in mente e nella quale si riconosceva, di certo non aveva nulla di parlamentare. D’altra parte, pensiamo al marxismo-leninismo “classico” concretizzato nel XX secolo dall’Unione Sovietica e poi dai suoi molti cloni, non abbiamo dubbi nel collocarlo a sinistra, e anche in questo caso siamo molto lontani dal parlamentarismo.julius

In senso lato, e a prescindere da collocazioni parlamentari, possiamo definire la sinistra quel movimento di trasformazione del potere che negli ultimi tre secoli l’ha portato a cambiare dimora passando “dai castelli alle banche” (questa frase, coniata per definire l’insurrezione parigina del 1830, in effetti descrive bene in sintesi tutto il movimento rivoluzionario nel suo complesso) e provocato la decadenza del nostro continente, passato da insieme di potenze egemoni a livello planetario, attraverso due guerre mondiali, a provincia dell’impero americano, e destra le forze che si sono opposte/si oppongono a questo mutamento.

A questo punto, bisogna considerare un’obiezione facilmente prevedibile: a questo movimento non si è accompagnato forse nel mondo occidentale un generale miglioramento delle condizioni di vita, non è forse nata la società del benessere?

Si tratta di una concezione data da molti per scontata, un concetto che è riassunto nella parola “progresso”. Beh, si tratta forse di una delle più grandi favole dei tempi moderni. A ben guardare, i miglioramenti delle condizioni di vita si devono agli sviluppi delle scienze, della tecnologia, delle conoscenze in ambito sanitario, allo sviluppo dell’industria che ha reso disponibili grandi quantità di beni, e non devono nulla al “progressismo” politico, non solo ma quest’ultimo il più delle volte ha agito in senso nettamente contrario, pensiamo, per dirne una, alla “crociata” contro la genetica e le scienze biologiche condotta in Unione Sovietica ad opera di Lysenko.

Parlare di miglioramento della condizioni di vita, diventa una mostruosa ironia se pensiamo ai milioni di persone la cui vita si è conclusa nei gulag sovietici, nei laogai cinesi, nell’inferno jugoslavo di Goli Otok, nella Cambogia dei Khmer rossi divenuta per intero un immenso gulag, nelle “riserve” in cui i democratici yankee hanno democraticamente   confinato i nativi americani, al fatto che “l’unica democrazia del Medio Oriente” usa oggi gli stessi metodi per portare all’estinzione i Palestinesi.

Al contrario, pensiamo all’incentivo dato allo sviluppo da regimi di segno nettamente contrario a quello sedicente progressista: il fascismo italiano, tanto per cominciare: neanche i più accaniti antifascisti riescono a negare che esso ha dato un contributo decisivo alla modernizzazione di un Paese che fino alla prima guerra mondiale presentava pesanti sintomi di arretratezza, e posto le basi di quello sviluppo che si è verificato negli anni ’50 e ’60 nonostante le distruzioni del secondo conflitto, e cosa dovremmo dire del fatto che la tecnologia spaziale di cui disponiamo oggi nasce da invenzioni avvenute in Germania sotto l’egida del regime che l’ha governata dal 1933 al 1945?

L’anticomunismo ieri, e oggi l’avversione per una sinistra pro LGBT e immigrazionista che in un certo senso si rivela anche peggiore del marxismo-leninismo “classico”, sono certamente elementi che ci accomunano alla destra, ma bisogna vedere se alla coincidenza sul negativo se ne accompagna una sul positivo.

Per stabilire ciò, occorre rispondere a una domanda più difficile di quel che potrebbe sembrare a prima vista: cosa è la destra?

Manca in questo caso un riferimento univoco come potrebbero essere stati per la sinistra, almeno quella ante 1989, perché oggi la sinistra è ancor più confusa della destra, Il Capitale e Il Manifesto di Karl Marx. Il meglio che è possibile fare, è ricorrere a un criterio statistico. Perlopiù, mi pare si possa dire sono tipici della destra i seguenti elementi: patriottismo, liberismo, cattolicesimo, europeismo, atlantismo. Vediamo di fare di ciascuno di essi un esame dettagliato.

Patriottismo: a priori sembrerebbe essere una bellissima cosa, una scelta addirittura ovvia, ma c’è una forte ambiguità su cosa significhi essere italiano, su chi possiamo riconoscere come nostro compatriota, su quali siano gli elementi che caratterizzano l’italianità. Cosa significa essere italiani? Parlare italiano, vivere in Italia o anche esserci nati? Identificarsi in una serie di simboli quali il tricolore, l’inno di Mameli, la costituzione (antifascista) del 1948? Tutto ciò non sono che – usando una brutta parola mutuata dal gergo marxista – sovrastrutture, o – con un termine più diretto e brutale – orpelli.

Essere italiani, a mio parere significa una sola cosa: essere di sangue italiano. Sarà passato un paio d’anni ma ricordo che in risposta a un mio articolo, un lettore mi rimproverò asserendo che avevo una concezione troppo germanica della nazionalità, Blut und Boden, che il “nostro” patriottismo privilegia principalmente gli elementi culturali. Ho dovuto ammettere che in un certo senso aveva ragione: anche il fascismo ha commesso questo errore legato a una concezione ottocentesca della nazionalità, pensando ad esempio di trasformare gli esponenti delle minoranze slave del nord-est in “nuovi italiani” obbligandoli a parlare italiano, con il risultato che a partire dall’8 settembre 1943, questi ultimi sono stati i più accaniti nel perseguitare gli italiani veri gettandoli nelle foibe, e si possono nutrire pochi dubbi sul fatto che i “nuovi italiani” provenienti dall’altra parte del Mediterraneo, appena gliene si presenterà l’occasione, ci mostreranno altrettanta riconoscenza.

Risposi a quel lettore che se germanizzarci era il prezzo per evitare l’africanizzazione dell’Italia, mi sembrava un prezzo assai piccolo da pagare.

Nel 2011, come sappiamo, è ricorso il centocinquantenario dell’unità italiana, concretizzatasi dopo 15 secoli di assenza di uno stato italiano, con la proclamazione del regno d’Italia avvenuta il 17 marzo 1861. In quella circostanza, il governo di allora, a maggioranza PD, si scoprì un’inedita ventata di patriottismo. Noi sappiamo che la scuola italiana è purtroppo vittima di un’egemonia della sinistra, e quella dove ho lavorato fino a poco tempo fa non faceva eccezione, ebbene in quel periodo diversi colleghi giravano col distintivo-coccardina all’occhiello.

Timeo danaos et dona ferentes. Di tutto ciò che viene dal PD bisogna diffidare, e infatti il trucco c’era e non occorreva molto per accorgersene. In effetti, era tutto uno spot in favore dell’accoglienza dei “nuovi italiani” che italiani non saranno mai. “Patriottismo”, ma occorre mettere bene i puntini sulle “i” per evitare di cadere in trappole del genere.

Liberismo: Oggi pare che tutti siano liberisti, la sinistra non meno della destra, al punto che pare che l’abbandono delle idee socialiste in campo economico abbia prodotto quello che viene chiamato pensiero unico.

Il crollo del comunismo sovietico nel 1989-91 sembra abbia prodotto un generale ripudio delle idee socialiste nel senso più lato, cioè di controllo degli stati sull’economia a fini di equità sociale, e questo a una considerazione superficiale, sembrerebbe il classico “buttare via il bambino assieme all’acqua sporca”. In realtà le cose non stanno così. A partire dal 1968 e dai cosiddetti movimenti contestatori, infatti, i partiti di sinistra sono stati largamente infiltrati da elementi borghesi e altoborghesi, che mantenendo la simbologia e la retorica marxista, hanno in realtà perseguito i loro interessi di classe, e per i quali il socialismo marxista era diventato una “pelle” sempre più stretta da cui liberarsi alla prima occasione, occasione che appunto si è presentata con il tracollo dell’Unione Sovietica. Ora, è visibile che tutte le “riforme” intraprese negli ultimi trent’anni in ogni settore, hanno coinciso con altrettante riduzioni dello stato sociale e della capacità dell’intervento regolatore dello stato nella vita associata, in un perfetto accordo, che non può certo essere una coincidenza, con i desideri del Nuovo Ordine Internazionale, il NWO, che coincide con il controllo del mercato a livello planetario di un numero ristretto di famiglie dell’alto capitale bancario e finanziario.

Mentre il liberismo “di sinistra” prospera, quello “di destra” appare sempre più asfittico e perdente, per una ragione molto semplice: al NWO le “riforme” che gli interessano è molto più conveniente farle fare a governi di sinistra che la gente continua a percepire falsamente come “dei loro”, laddove fatte da governi di destra, spingerebbero la gente sulle barricate. A persuaderci dell’impossibilità di mantenere oggi politiche economiche liberiste, è proprio la formula “classica” del pensiero liberale, “libertà quanto è possibile, stato quanto è necessario”, sapendo che oggi occorrerebbe molto più stato che in passato, con una presa ben più salda sull’economia, per resistere alle pressioni del NWO, ovviamente parliamo di uno stato molto diverso dall’attuale repubblica che ci affligge da tre quarti di secolo. L’unica via percorribile rimane quella del socialismo nazionale.

Tocca a noi farci carico della difesa di quelle classi popolari che la sinistra ha “smarcato” e tradito, intenta a costruirsi un nuovo “popolo” fatto di LGBT e immigrati.

Cattolicesimo. Cosa ne penso del cristianesimo in generale e del cattolicesimo in particolare, ve l’ho spiegato più volte e ora non mi sembra il caso di rivoltare il coltello nella piaga. Diciamo solo questo: in teoria politica e religione dovrebbero procedere senza interferenze reciproche, ma nell’Italia che ha il dubbio onore di ospitare il Vaticano, le ingerenze della Chiesa cattolica nella nostra vita associata sono e sono sempre state enormi e continue. Tempo addietro, il presidente Mattarella si dichiarò fiero della laicità dello stato italiano. Mi parve di sentire un olandese che si dichiarasse fiero delle sue montagne, o uno svizzero fiero del suo mare.

Questo è particolarmente pericoloso nel momento in cui in Vaticano, a capo della Chiesa cattolica siede un uomo come Bergoglio, immigrazionista e mondialista, che dedica tutte le sue energie a farci accettare i migranti e la sostituzione etnica. I cattolici non di sinistra, coloro che non accettano l’idea che l’Italia si trasformi in un suk, saranno sempre più costretti a una scomoda scelta tra le loro idee e la loro fede, è inevitabile e di questo non ha certo colpa Fabio Calabrese. D’altra parte, la scarsa resistenza dimostrata dalla cosiddetta fraternità di san Pio X, il gruppo lefevbriano, una volta scomparso il suo fondatore, rientrato nei ranghi in ginocchioni e in silenzio, ci fa pensare che costoro saranno sempre pronti a cedere alle sanzioni delle autorità ecclesiastiche, e che ben pochi avranno il coraggio di quella rottura netta che sarebbe invece indispensabile.

Europeismo. Oggi l’Europa e i popoli europei sono sotto quella che è forse la minaccia più grave della nostra lunga storia, rappresentata da un’invasione che non avviene sotto la forma di un’aggressione militare, ma di un’immigrazione clandestina che alla lunga porterà alla sostituzione etnica, alla scomparsa degli Europei nativi, alla morte dei popoli europei. Di questo passo, faremo la fine dei nativi americani senza nemmeno la soddisfazione di un ultimo Little Big Horn.

Una nuova solidarietà tra europei per scongiurare questo nefasto destino sarebbe più che mai indispensabile, ma ciò che comunemente si intende per europeismo, non ha nulla a che fare con questo, anzi potremmo dire che è all’atto pratico la sua negazione. Il termine “europeismo” oggi è comunemente usato per indicare i sostenitori della UE. La UE, questa cosiddetta Unione Europea, costruita per imporre ovunque il dominio delle banche centrali e sfruttare i popoli europei, non è che la sponda europea del NWO, nulla in cui ci possiamo riconoscere, anche qui uso un’espressione alla quale sono ricorso più di una volta: è l’Europa tanto quanto un cancro è l’uomo che ne è affetto. Quale dovrebbe essere la nostra posizione mi sembra chiaro: europei fino al midollo, “europeisti” no di certo.

Atlantismo. Forse non sarebbe nemmeno il caso di parlarne, o non lo sarebbe se un atteggiamento di fedeltà (in senso canino) al Patto Atlantico non fosse sciaguratamente diffuso in abbondanza nella destra (ma non solo). Quando fu sottoscritto, esso effettivamente poteva sembrare una rete di alleanze creata per fronteggiare la minaccia sovietica. Molti di noi l’hanno visto come un male minore rispetto all’annessione dell’intera Europa al dominio comunista, e adesso è inutile, con il senno di poi, come talvolta succede, polemizzare con i morti, uomini di un’altra epoca che sono vissuti in un contesto diverso. Il problema non sono loro, ma coloro che sono atlantisti oggi.

La caduta dell’Unione Sovietica e il trentennio trascorso da allora hanno dimostrato che il Patto Atlantico e la NATO non sono un sistema di alleanze che, se davvero fosse stato creato per prevenire la minaccia sovietica, si sarebbe dovuto dissolvere al cessare di quest’ultima, ma un vassallaggio che tiene gli stati europei assoggettati agli Stati Uniti. Se ai tempi della Guerra Fredda essi erano un “male minore” (cosa di cui retrospettivamente siamo tutt’altro che certi), oggi sono un male e basta.

Il dominio americano sull’Europa, economico, militare, culturale non è un semplice dato di fatto statico, ma un male progressivo, accompagnato da uno svuotamento sempre più accentuato della cultura europea, un “lavaggio del cervello” sempre più radicale cui siamo sottoposti ad opera del sistema mediatico composto quasi interamente da importazioni dagli USA. Per fare un paragone medico, non è una “semplice” paraplegia, ma una distrofia muscolare.

Di passata, dobbiamo ricordare che l’unica azione bellica in cui la NATO è stata impegnata come tale, è stata un’azione contro l’Europa, l’aggressione contro la Serbia nell’ambito dei conflitti della ex Jugoslavia, con l’intento palese di favorire l’islamizzazione dei Balcani e dell’intero nostro continente. Io penso sia indispensabile tenere vivo il fuoco della ribellione, chi guarda con favore alla NATO non è dei nostri.

Possiamo ora riassumere la questione: con la destra abbiamo certamente in comune il negativo, ieri l’anticomunismo e oggi l’avversione per una sinistra immigrazionista e LGBT. Per quanto riguarda gli elementi positivi, certamente il patriottismo, ma a una precisa condizione, quella di intendere la nazione come continuità di sangue che ci unisce agli antenati e alle generazioni future, altrimenti non è che orpello, retorica. Gli altri elementi della “mentalità di destra”: liberismo, cattolicesimo, europeismo, atlantismo, ci sono estranei “senza se e senza ma”. La conclusione è chiara: noi non siamo di destra.

Cosa siamo allora? C’è una parola semplice e chiara per definire quello che siamo o che dovremmo essere, una parola che però le leggi tiranniche della repubblica democratica ci impediscono di usare, una parola di otto lettere che non è “liberali”.

 

NOTA: Nell’illustrazione, statua della Dea Roma, fontana di piazza del Popolo (Roma).

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Categorie: Politica

Pubblicato da Fabio Calabrese il 31 Agosto 2020

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Gianni

    Mi trovo totalmente in sintonia con l’articolo.Il futuro sarà la censura totale e l’attivazione dei tribunali dell’inquisizione che già adesso sono molto attivi.È in atto il più letale piano di distruzione della nostra Europa della nostra civiltà e della nostra genia.Dobbiamo assolutamente trovare una via per uscire da questo vicolo cieco che ha tutta l’aria di essere la nostra tomba.

  2. stelvio dal piaz

    LA PAROLA DI SINTESI E’ CENSURATA ! PER QUESTO IO ADESSO SONO UN SOCIALISTA NAZIONALE, FONDATORE DEL GRUPPO E IDEATORE DEL GIORNALE ITALIA PROLETARIA.

  3. Michele Simola

    Oggi vi è la volontà irresponsabile, da parte di molti politici, di distruggere gli stati nazionali, così come li abbiamo finora conosciuti a favore di pericolose strutture sovranazionali, definite europee, che non rispondono ad alcuna autorità.
    Analizzando i tratti tipici della destra patriottismo, liberismo, cristianesimo, europeismo, atlantismo, notiamo che dal primo all’ultimo vanno a cozzare con principi basilari come sangue e suolo che sono inscindibili per classificare un individuo come appartenente ad una nazione. La sua identità è riunita nelle caratteristiche culturali e delle tradizioni che vengono sentite come proprie da quella data popolazione, unitamente con la sua storia e vita in un dato paese. La tradizione è la memoria di un popolo, un popolo senza memoria è destinato a soccombere.
    Il liberismo è dannoso per tutti i paesi, poiché quando economia e politica si nutrono di pensiero liberale, quel paese è oggetto di desiderio per la finanza internazionale apolide, e ciò porta il suo popolo all’estinzione.
    Proprio il libero mercato ha portato l’Italia, grazie a tanti traditori interni, alle condizioni in cui ci troviamo. Abbiamo ceduto con gioia ( da parte della sinistra liberal-progressista) sovranità alla UE e alla NATO ( quest’ultima non rappresenta per nulla i nostri interessi).
    Ci siamo privati di beni e risorse fondamentali grazie ai diktat europei, che oggi paghiamo a caro prezzo.
    Ci sono interessi vitali per una nazione sovrana che non possono essere ceduti, ma al contrario devono essere nazionalizzati: telecomunicazioni, approvvigionamenti idrici, petrolio etc, in caso di guerra se questi beni sono in mani straniere il nemico ha buon gioco nel distruggerli.
    Il cristianesimo è quanto di più estraneo ci possa essere per la nostra cultura, è la più malvagia delle religioni monoteiste, un tentativo di trasformare il dio tribale degli ebrei in un dio universale. Cristianesimo e islam hanno in comune lo stesso seme giudaico dal quale sono mutate, tuttavia sono frange scismatiche e riformiste.
    Al contrario il paganesimo, che ha impregnato e marchiato l’anima degli europei, è molto tollerante, non ha mai fatto proselitismo, ha sempre applicato il vivi e lascia vivere.
    Il cristiano si è sempre mostrato intollerante, violento e riuscì a cancellare rapidamente tutto ciò che di buono e grandioso il paganesimo aveva generato in millenni di esperienze in tutti i campi. Con l’avvento del cristianesimo giungiamo all’inizio del declino dell’occidente e all’avvento di secoli di arretratezza e oscurantismo, povertà, assenza di progresso scientifico. Il papa e la chiesa hanno sempre cercato di mantenere la popolazione in un totale stato di ignoranza, storica, tecnica, filosofica ed anche in un profondo stato di indigenza che ne permettesse il controllo.
    L’europeisno, la UE, non è stata creata per il reciproco aiuto fra europei, ma piuttosto per amplificare gli interessi del grande capitale:creare delle popolazioni amorfe, un grande mercato senza barriere, abitato da grigi individui, non legati da legami di sangue e suolo, che siano solo meri ingranaggi della macchina economica: in poche parole arricchire i soliti noti.
    Ricordiamo che la UE fu fortemente voluta e auspicata dagli americani, attraverso il generale Marshall per creare un mercato che permettesse loro di imporre i loro prodotti. E ‘una comunità fittizia dove gli USA hanno cercato di instillare il peggio della subcultura americana.
    L’ atlantismo e la NATO potevano forse avere un senso fino al 1989, cioè alla caduta del muro di Berlino. Dalla sua creazione fino ad allora rispondeva ad una scelta strategica per il contrasto al comunismo, ed il rischio di un’invasione sovietica dell’occidente. Dal 1989 è servito solo combattere, finanziare e appoggiare le guerre volute dagli Usa e che noi abbiamo sempre avallato, causa traditori anche contro i nostri stessi interessi, ricordiamo che molti movimenti migratori, hanno avuto origine con l’esportazione di democrazia degli americani. Questa esportazione di democrazia sulla punta delle baionette, si è sempre ritorta contro di noi, sia con i movimenti migratori che hanno avuto notevole incremento, sia come costo economico nel caso di sanzioni come quelle volute dalla UE nei confronti di Putin.
    Eraclito diceva non troveremo mai la verità se non siamo disposti ad accettare anche ciò che non ci aspettiamo.

  4. Fabio Calabrese

    Michele Simola: la ringrazio, il suo è un approfondimento dei punti di vista da me esposti, con il quale non posso non essere d’accordo. Ci sarebbe solo da sottolineare che anche il patriottismo diventa una cosa negativa se si prescinde dall’identità di sangue. Essere nato in Italia, parlare l’italiano, il tricolore, l’inno di Mameli (brutta musica), la costituzione del 1948 (antifascista). Se queste cose facessero la nazionalità, rischiamo di dover considerare “italiano” non solo un africano ma anche un marziano!

  5. Gianni

    Tu non conosci coloro che sono scomparsi in file interminabili nell’oscurità del passato. Ma tutti loro vivono in te e nel tuo Sangue, camminano sulla Terra che li ha logorati nelle battaglie e nelle fatiche e in cui i loro corpi da tempo si consumano. Perciò il tuo Sangue è qualcosa di sacro. Con esso i tuoi genitori non ti hanno dato solo un corpo, bensì la tua Specie. Ripudiare il tuo Sangue equivale a rinnegare te stesso. Saluto il mio amico Fabio da questa splendida rivista,visto che il solito prezzolato algoritmo mi sospende da FB appena mi scopre.

  6. Fabio Calabrese

    GIANNI, conosco la splendida poesia di cui citi l’incipit: esprime esattamente il mio sentimento. Oggi si dimentica che “patria” viene da “pater” e nazione da “nasco”. La continuità di sangue coi propri antenati e i propri discendenti è la sola cosa che conta davvero. Chi pensa di trasformare in italiano un africano scrivendo due righe su un pezzo di carta, o è uno stolto o un criminale.

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