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“Le Foibe sono tutta una balla” – Maria Cipriano

“Le Foibe sono tutta una balla” – Maria Cipriano

di Maria Cipriano

 

L’ha detto uno che è stato insignito pochi giorni orsono del titolo di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana dal presidente Mattarella.

Ma pensa: l’ha detto uno che voleva che la Grande Guerra la vincessero gli austriaci.

Uno che l’ha sempre pensata così, dunque non è stata la sua decrepita vecchiezza ad avergli fatto uscire dalla bocca l’offesa, ma questo è il suo pensiero fisso e costante, sempre manifestato, negazionista da sempre.

A raccontarlo su un altro pianeta non ci crederebbero. Anche i marziani si stupirebbero.

E cosa faranno gli italiani di fronte a questa sparata, rincantucciati come sono nel loro angolo se non subire e tacere, stretti come si sentono dal un veterostalinismo strisciante senza più padrone che s’è accampato comodamente in Italia piantando radici in tutti i settori della società, è sciamato in giro per l’Europa e, coi suoi mille travestimenti, ha lambito perfino gli States? Anche lì sono andati a rompere, travestiti nella metamorfosi di radical-chic-liberal, che è l’ultima moda, l’ultima pensata fine e sottile del pret-à-porter di sinistra.

In Italia fa molto caldo e c’è l’esodo estivo e ciò basta per mettere in pratica ciò che diceva il sommo poeta Dante: “Non ti curar di lor ma guarda e passa.” E guarda caso, durante l’epoca d’oro dell’Irredentismo, fu proprio Trieste a donare l’olio per la lampada votiva della tomba di Dante a Ravenna.

Capisco che chi ha parlato in tal modo, sa o crede stoltamente di essere coperto dalla sua veneranda età, dal suo passato antinazista e dall’altisonante titolo ricevuto, ma il fatto è che costui è stato messo avanti proprio dagli altri che ci stanno dietro: c’è tutta una regia a tergo, una congrega di gente a cui evidentemente stanno stretti i confini della minuscola Slovenia, che è più piccola della Sardegna. Sì, è più piccola, controllate.

A noi italiani, della Slovenia non importa assolutamente niente, e non perché sia piccola, ma proprio perché non c’importa, per noi è come non ci fosse. Viceversa a loro importa di noi visto che  scocciano in continuazione, cercando di farsi notare per un motivo o per l’altro avvinghiati perennemente al pretesto delle foibe e del giorno del ricordo che non gli va giù, lo fanno per allargarsi dai loro angustissimi spazi e dal loro anonimato, e addirittura sono arrivati a scriver lettere di protesta ai nostri Presidenti della Repubblica (prima Napolitano, adesso Mattarella e chissà chi altri), i quali, vuoi per stanchezza, vuoi perché consigliati da poco comprensibili ragioni di opportunità, vuoi per endemica debolezza filocomunista, alla fine gli hanno mollato qualche contentino, uno più stonato e fuori luogo dell’altro, e soprattutto pericoloso: perché non hanno capito o finto di non capire che il gioco è quello di chiedere il dito per poi prendersi il braccio, il gioco è al rialzo, non al ribasso.

Che faranno dunque gli italiani di fronte alla sparata che “le foibe sono tutta una balla”, detta da uno che voleva che la Grande Guerra la vincessero gli austriaci?

Ve lo dico io: niente. E non perché agli italiani non importa niente delle foibe, dell’Istria, della Dalmazia e delle nostre tante vittime che, lì come altrove, principiarono fin dal Risorgimento, ma perché non gli importa niente della Slovenia e degli sloveni (e degli slavi del sud in generale), e dunque chi ha pronunciato questa frase e altre consimili, affannandosi a sciorinare articoli in cui pretende di dimostrare che è tutta una montatura e la colpa è comunque del Fascismo, è come fosse un fantasma per gli italiani (che non siano quelli all’ultimo stadio involutivo del comunismo, naturalmente), è una fonte destituita di qualsiasi fondamento, palesemente interessata e inattendibile. La congrega dei protestanti e postulanti d’oltre confine con le sue prefiche ambulanti e i suoi solerti compagnucci nostrani potrà dunque continuare a declamare ciò che vuole, ma è come parlasse un ectoplasma. Perché?

Perché la verità ha una sua forza cogente, la verità ha una sua luce intrinseca, una sua pregnanza e un suo peso logico prima che istintivo: la Storia si fa per differenziazioni e comparazioni. E la Verità sa ben distinguere i piantagrane, i mistificatori, i furbetti, i fanatici, e, soprattutto, annusa come un cane da tartufo i comunisti all’ultimo stadio delle loro farneticazioni: quelle che hanno causato milioni e milioni di morti per cui non hanno mai pagato, mai risposto davanti a nessun tribunale.

Ma, come diceva Paolo di Tarso: “non fatevi giustizia da soli, lasciate che sia l’ira di Dio a farla.”

“L’odore dei corpi in decomposizione era pestilenziale, l’aria irrespirabile fino a chilometri di distanza. I miei compagni coraggiosi, Vigili del Fuoco di stanza a Pola, buttavano giù cognac prima di calarsi nella foiba: scendevano per centinaia di metri con due corde e una specie di seggiolino, mettevano il cadavere nella cassa e davano quattro colpi di corda, il segnale per dire tiratemi su.”

dalla testimonianza di Giuseppe Comand, ultimo testimone del recupero degli infoibati in Istria, morto lo scorso gennaio all’età di 99 anni nella sua casa di Latisana (Udine)

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Categorie: Foibe

Pubblicato da Ereticamente il 5 Agosto 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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