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A Whiter Shade of Pale. Un testo esoterico? – Luigi Morrone

A Whiter Shade of Pale. Un testo esoterico? – Luigi Morrone

di Luigi Morrone

 

 

Nel 1967, un tastierista, Gary Brooker, con una buona cultura musicale, incontra Keith Reid, un “paroliere”, che propone un testo criptico che, almeno all’apparenza, contiene forti richiami letterari ed esoterici.

Brooker “veste” quel testo con una sapiente manipolazione di alcuni brani di Johann Sebastian Bach [1]

I richiami sono numerosi e notevoli.

L’esordio della canzone è «We skipped the light fandango» (abbiamo evitato un lieve fandango).

L’avventura inizia, dunque, evitando un Fandango.

La danza asturiana è stata spesso associata a scenari di morte: è la danza che esegue la Morte, cercando di coinvolgere il predestinato. Lo scalciare dell’impiccato nella sua agonia è chiamato “hemp fandango” (fandango della canapa) nello slang ottocentesco [2]

Un’eco di questa configurazione “infera” del Fandango è – ad esempio – in “Bufera”, di Montale, che, tra i segnali di morte che gli rimanda una bufera, annovera

… lo schianto rude, i sistri, il fremere

dei tamburelli sulla fossa buia,

lo scalpicciare del fandango …

Anche in seguito all’incisione di A Whiter Shade of Pale, il Fandango sarà associato a scene di morte: una collezione di Wolf Vostell, intitolata “Fandango”, ha tra gli altri sottotitoli “Una danza di morte”

Sempre nel mondo delle “canzonette” il Fandango sarà associato al diavoletto Scaramouche da Freddie Mercury nell’immaginifica “Bohemian Rhapsody” [3]

E nell’iperbole del soffitto che vola via [4], come non cogliere un τόπος letterario ricorrente?

Si ricorda Pirandello:

«A quanti uomini, presi nel gorgo d’una passione, oppure oppressi, schiacciati dalla tristezza, dalla miseria, farebbe bene pensare che c’è sopra il soffitto il cielo, e che nel cielo ci sono le stelle» [5]

O a Kurt Vonnegut?

«La stanza parve inclinarsi, le pareti, il soffitto e il pavimento si trasformarono momentaneamente nelle aperture di molti tunnel – tunnel che portavano in tutte le direzioni attraverso il tempo» [6]

Nella canzone c’è – poi – la ripetizione ossessiva della frase

the miller told his tale [7]

Non si può non pensare al secondo racconto dei Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer, dove il mugnaio si pone in contrapposizione con il cavaliere, che aveva raccontato l’amor cortese, mentre il mugnaio propone un racconto sull’amore “carnale”, sulla solita beffa del marito tradito così assiduamente presente nei Fableaux francesi prima ancora che nel Decameron di Boccaccio.

Né ci si può astenere dal richiamarsi al significato simbolico dei tarocchi nella frase

I wandered through my playing cards [8]

Più complesso il riferimento alle sedici vergini

One of sixteen vestal virgins

Who were leaving for the coast [9]

Il sedici è un numero simbolico che nella tradizione orientale viene associato alle sedici fasi lunari, visto come simbolo del ciclo della morte e rinascita

Nei Tantra, questa associazione è rintracciabile nel pranayama, l’uso della respirazione come pratica di meditazione, che si sviluppa secondo sedici fasi [10], che rappresentano i sedici elementi del Vishuddha-cakra (il cakra della laringe), cui corrispondono le sedici vocali del sanscrito [11]. La rappresentazione dei sedici petali che si diramano dalla laringe, ripetuta nell’iconografia delle fasi lunari, può esser rappresentata anche con l’immagine a sedici braccia della Dea Suprema, o – appunto – con un mandala in cui sedici vergini (Kundālī), dì età tra uno e sedici anni, vengono venerate a turno, partendo dal primo giorno della luna nuova [12]

Infine, il distico ove è contenuto il titolo della canzone:

That her face, at first just ghostly

Turned a whiter shade of pale [13]

Il mugnaio, nei Caterbury Tales, diventa sempre più pallido propalando il suo racconto.

Ma qui è una faccia femminile a subire la trasformazione.

Come non pensare, dunque, alla trasfigurazione della Pizia, come narrata nei Misteri antichi e ribadita così da Virgilio?

Excisum Euboicae latus ingens rupis in antrum,

quo lati ducunt aditus centum, ostia centum,

unde ruunt totidem voces, responsa Sibyllae.

ventum erat ad limen, cum virgo «poscere fata

tempus» ait; «deus ecce deus!» cui talia fanti

ante fores subito non vultus, non color unus,

non comptae mansere comae [14]

Complessi i richiami simbolici e letterari della canzone, dunque.

Sta di fatto che, in diverse interviste [15], Keith Reid smentisce tutto: non ha mai letto i Canterbury Tales, il Fandango è un locale londinese, la canzone è un film che si snoda secondo i canoni dell’arte e della cinematografia francese.

Ma a noi piace pensare che quei richiami non possano essere semplici coincidenze, piace viaggiare con la mente alla danza della Morte da evitare, all’immagine letteraria del soffitto che vola via, al mugnaio di Chaucer, ai significati simbolici dei tarocchi, alle sedici vergini dei Tantra, alla trasfigurazione della Pizia.

 

Note

[1] in particolare, l’aria dalla suite orchestrale n. 3 BWV 1068 (meglio conosciuta come “aria sulla quarta corda”) ed alcuni corali per organo, BWV 645-650

[2] l’espressione gergale ha dato il titolo ad un recente brano del gruppo italiano Tijuana Horror Club inciso nel 2019

[3] https://www.gqitalia.it/show/musica/2018/12/11/bohemian-rhapsody-storia-significato-canzone-queen

[4] The room was humming harder

As the ceiling flew away

(La stanza ronzava più forte mentre il soffitto volava via)

[5] Quaderni di Serafino Gubbio operatore, ripubblicati di recente in “Uno, nessuno e centomila e Quaderni di Serafino Gubbio operatore”, a cura di Sergio Campailla, Newton Compton, Roma 2011, p. 112

[6] Ghiaccio nove, trad. di Delfina Vezzoli, Feltrinelli, Milano 1963, p. 72

[7] “il mugnaio diceva il suo racconto”

[8] “io vagai tra le mie carte da gioco”
la letteratura sul significato simbolico dei tarocchi è sterminata. Tra le pubblicazioni degne di nota, ricordiamo – soprattutto – la più completa: Joseph Paul Oswald Wirth, “I Tarocchi”, ristampata nel 2014 dalle Edizioni Mediterranee nella traduzione di Roberta Rambelli. Tra le opere più recenti, emerge tra tutte quella del filosofo russo Pëtr Dem’janovič Uspenskij, “Il simbolismo dei tarocchi”, pubblicata nel 2017 da Harmakis di Montevarchi, nella traduzione di Leonardo Paolo Lovari

[9] “Una delle sedici vergini vestali
stava lasciando la costa”

[10] Julius Evola, “Lo Yoga della Potenza” IV edizione corretta, con un saggio introduttivo di Pio Filippani Ronconi e postfazione di Marguerite Yourcenar, Edizioni Mediterranee, Roma 1994, p. 129

[11] Ibidem, p. 178

[12] Madhu Khanna, “Yantra, il simbolo tantrico dell’unità cosmica”, Edizioni Mediterranee, Roma 2002, p. 64

[13] Il viso di lei, dapprima solo spettrale
diventò un’ombra più bianca del pallido

[14] Aen VI, 42 – 48, Annibal Caro così traduce:

… E da l’un canto

dell’euboïca rupe un antro immenso

che nel monte penètra. Avvi d’intorno

cento vie, cento porte; e cento voci

n’escono insieme, allor che la Sibilla

le sue risposte intuona. Era a la soglia

il padre Enea, quando: «Ora è ‘l tempo – disse

la vergine. – Di’, di’; chiedi tue sorti:

ecco lo dio ch’è già comparso e spira».

Ciò dicendo, de l’antro in su la bocca

in piú volti cangiossi e in più colori

[15] Song Facts, 2 aprile 2009; Uncut., febbraio 2008

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Categorie: Esoterismo, Musica

Pubblicato da Ereticamente il 4 Agosto 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Rita Remagnino

    Ma che bella riflessione! Non mi stupisce che Keith Reid abbia negato tutto, una canzone così intensa sarà arrivata da chissà quali oscure profondità all’insaputa di chi l’ha tirata fuori. Il medium. Ho anch’io un amico, ottimo artista contemporaneo, che rappresenta in continuazione sulle superfici più disparate simboli ancestrali senza sapere di cosa si tratta; poi, bisogna spiegarglieli.

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