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Vita Arte Pericolosa: Julius Evola … una Rosa Rossa – Vitaldo Conte

Vita Arte Pericolosa: Julius Evola … una Rosa Rossa – Vitaldo Conte

Il testo è costituito da frammenti di scritti con cui ho “attraversato”, in pubblicazioni e in eventi (2005-08), la vita arte pericolosa di Julius Evola. Questo viaggio testuale sconfina, per affinità tematiche, ne L’Attualità dell’antimodernità, a cui ho offerto simbolicamente una rosa rossa.

I. Julius Evola: Arte come Alchimia, mistica, biografia (Reggio Calabria, 2005-06)[i]

L’indicazione sopracitata è quella dell’esposizione che ho curato su Julius Evola artista (opere e documentazione), al Castello Aragonese di Reggio Calabria, nel 2005-06. Il catalogo (Iiriti Ed., 2005) [ii] risulta una significativa testimonianza di questa iniziativa. La mostra e l’annesso convegno[iii] hanno costituito un’attendibile cartina di tornasole su questo autore. Gli accostamenti di pensiero “sconveniente” di Evola, con il suo pericoloso “vivere controcorrente”, hanno contribuito a problematizzare l’iniziativa: attraverso un certo ostracismo da parte della stampa e una sotterranea volontà di occultamento “a tutto campo”, che includeva anche la politica e la cultura della destra. Mentre riscuoteva un notevole successo di pubblico. Questo autore risultava ancora, in un certo senso, uno degli ultimi tabù esistenti in Italia in ambito artistico e filosofico.

Da Alchimie e maschere di Julius Evola [iv]     

La presunta pericolosità di questo innominabile “cavaliere nero” è amplificata dalle sue erranze culturali, che diventano momenti e letture perturbanti per le canoniche catalogazioni della società italiana, ponendosi sempre fuori-schema. Molteplici sono le sue “maschere” di presenza: pittura e poesia; filosofia e politica; dottrine orientali e simbolismo occidentale; tecniche iniziatiche e magia; ecc. La conoscenza, senza censure, di Evola è un viaggio intrigante ma “sconveniente” per le formule acquisite: le sue alchimie comprendono la spiritualità trascendente e il magnetismo della Metafisica del sesso (titolo del suo famoso libro). Questa complessa e prismatica figura viene, talvolta, “frammentata” con il risultato di perderne così un possibile filo conduttore. Un pensiero, un’arte, una mistica possono necessitare momenti ed esistenze differenti per trovare la consapevolezza del proprio percorso. Questo artista e pensatore (con all’attivo numerose pubblicazioni) è, anche, un “passaggio” tra due mondi: quello tradizionale e quello moderno. Evola, intellettuale e ideologo, che auspicava i percorsi dello spirito, diviene “vessillo” e punto di riferimento per una visione globale e controcorrente del mondo, influenzando, in modo “occulto” e “sotterraneo”, come sottolinea Gianfranco de Turris, la cultura europea del ‘900.

Evola, filosofo e artista, tra i più segreti del Novecento, ha continuato ad essere una voce destabilizzante nel secondo dopoguerra, rimanendo, per anni, un personaggio isolato, scomodo, “antipatico”, controverso, difficilmente etichettabile, estraneo ad ogni tipo di “cricca”. Ha conosciuto il tributo del silenzio e dell’ostracismo (anche attraverso campagne di denigrazione). Lui stesso, nonostante i molteplici rapporti personali, si mostrava disinteressato alla propria pubblicizzazione: «Per quel che riguarda l’ostracismo di cui sono effettivamente l’oggetto nella cosiddetta grande stampa e nelle cricche che la controllano, bisogna partire dalla premessa che, per loro stessa natura, le idee che io difendo, i valori che io rievoco, non possono parlare che ad una minoranza. E questa minoranza, a poco a poco, malgrado tutto potrà essere raggiunta». Un’aristocratica impostazione esistenziale e culturale lo induceva ad essere incurante della comprensione immediata e dell’accettazione sociale, come ad avere disprezzo per le gratificazioni personali e i titoli accademici. Ricercava, fino alle estreme conseguenze, una libertà superiore e una diversa dimensione dell’essere: non intendeva, come egli stesso affermava, schivare il pericolo, anzi lo cercava come un tacito interrogare la sorte. Su di lui aleggia da sempre un’intellettualistica diffidenza e indecifrabilità. Anche durante il Fascismo (a cui non risparmiò critiche) non fu compreso, relegato ai margini, se non fuori, della cultura ufficiale: non prese mai la tessera fascista, considerando ciò un fatto di massa, pur essendo stato definito il più spiritualista fra i fascisti e il più fascista fra gli spiritualisti. Questo ostracismo nei suoi confronti proseguì nei decenni successivi. Le sue opere, poco lette, se non sconosciute nel Ventennio, conobbero successivamente riletture, fino alla ristampa-boom di quasi tutti i suoi libri, anche da parte di importanti case editrici.

Conobbe la reclusione (a Roma, a Regina Coeli, anche se in infermeria), insieme ad altri,  per una delle prime applicazioni di legge sulle “trame nere”. Lo difese, a titolo gratuito, il grande avvocato Carnelutti, che pronunciò una delle sue arringhe più convincenti e “difficili” (come lui stesso confessò), in quanto per difenderlo doveva parlare anche del suo “contorno” e delle riviste underground di allora. Molta gioventù alternativa dell’area di destra, negli anni ‘50 e ’60, dopo decenni d’assenza di pensiero, elevarono Evola a maestro e riferimento, formandosi e riconoscendosi intellettualmente in lui (diversi di quei giovani entrarono, successivamente, in politica). Fu “assimilato” attraverso una conoscenza diretta o dei suoi scritti: singolare sorte per un pensatore che, invece, durante il Ventennio, non aveva avuto giovani intorno a sé. I movimenti studenteschi di contestazione europea – dei maggio ‘68 ‘69 e delle successive opposizioni – trovarono in Evola un referente e imprevedibile  anticipatore di antagonismi “a tutto campo” (un esempio noto: brani dei suoi libri furono letti  nella Facoltà di Lettere  di Roma, occupata  dai contestatori del ’68).

La sua influenza sotterranea fu più vasta delle apparenze. Il suo Cavalcare la tigre (1961), che ebbe varie edizioni, «fu una specie di “libretto rosso” tra gli studenti di sinistra e di destra dopo il ’68 francese» (V. Scheiwiller). Viva Evola comparve sui muri di diverse università italiane. Cavalcare la tigre si rivolge ad una specie di uomo che non sente appartenenza, né vincoli spirituali, col mondo moderno, vivendo in un contesto in cui l’esterno è considerato come immodificabile: è «un manuale di autodifesa personale». Il detto orientale di “cavalcare la tigre” significa, appunto, non farsi travolgere da ciò che non si può controllare direttamente, mentre è possibile evitarne, così, gli aspetti negativi e ipotizzarne un cambio di indirizzo. Il lettore comune, per diverso tempo, ha avuto poche e scarne notizie sulla sua vita dai mass media che le hanno scritte e, frequentemente, modificate a proprio uso. Evola, autore ancora per pochi iniziati, rimase “fissato” tra le mura di una vecchia casa, nel centro storico di Roma, diviso tra il letto e lo scrittoio, dal 1945 fino alla morte (1974), per una lesione che lese permanentemente il suo corpo (causata da un bombardamento a Vienna). Ha continuato per trent’anni, incurante delle sofferenze fisiche, ad essere vitale e produttivo: scriveva, pensava, insegnava, teneva corrispondenza e riceveva. Era riservato e distaccato, fedele allo stile di un aristocratico ai margini del “troppo umano”: come un cavaliere degli  antichi  ordini ascetico-militari di cui era cultore.

 

Julius Evola “maestro segretoin Storie di Danger Art [v]  

Evola, da “maestro pericoloso”, continua a parlare a generazioni che rifiutano suggestioni esteriori, anche attraverso i fascinosi richiami e le simbologie più radicali della Tradizione. Le sue idee “rincuorano” i malesseri (soprattutto giovanili) di chi è – contro – la perdita di valori antichi e interiori, di chi si oppone ai sistemi dominanti: come potrebbe essere l’odierna globalizzazione, che tende a ridurre l’intero mondo a un gigantesco mercato, dissolvente frontiere ma, anche, diversità culturali sempre meno tutelabili. La stessa dicotomia di destra e sinistra, così ben definibile agli inizi della modernità, diviene meno evidente con la sua fine. Il pensiero di Evola, definito negli anni ’60 il “Marcuse della destra”, potrebbe presentare – oggi –, nei suoi aristocratici aspetti “ribellistici”, qualche affinità con l’antagonismo no-global, anche se nel suo caso si potrebbe parlare di esistenziale alternativa contro-global. Una significativa testimonianza di Gianfranco de Turris su Evola è presente nel taccuino Storie di Danger Art (Gepas, Avola (SR) 2008)[vi]. È intitolata Il maestro segreto: «Uno dei miei articoli giovanili su Julius Evola (…) era intitolato “Il maestro segreto”. Quello che mi aveva colpito nei primissimi approcci con questo filosofo “pericoloso” e “maledetto” era proprio quel che intende l’aggettivo: era presente nel nostro tempo, si pubblicava, si leggeva, si studiava, aveva una sua sottile e continua influenza, ma nessuno voleva accettarlo. Anzi, l’ufficialità lo bistrattava, lo calunniava, lo insultava e alla fine lo negava perché non esisteva in enciclopedie, libri di testo, storie specializzate. Ma gli ostracismi, di cui Evola era perfettamente consapevole, non sono serviti a nulla. (…) a oltre 30 anni dalla sua morte, questa “segretezza” non è più tale ed è abbastanza palese quanto le varie opere di Evola, quali più quali meno, abbiano sotterraneamente – segretamente, appunto – avuto una loro influenza, nonostante che, volendo ancora emarginarle, qualcuno sia a sinistra come a destra la voglia buttar sempre in politica. (…) e il nostro maestro segreto (ma non più tanto) è ancora lì a imbarazzare, a turbare, a inquietare le anime belle del politicamente corretto con le sue idee “pericolose” e “inattuali”, pericolose perché inattuali».

IIRosa rossa anima antica

La rosa rossa è stata, e continua a esserlo, – per mistici o avventurieri, scrittori e artisti –, una maschera simbolica per esprimere percorsi di alchimia. Come lo è stata per me, caratterizzando la mia ricerca artistico-letteraria, ma anche i miei viaggi interiori. Il passaggio di una rosa rossa esprime anche una stagione della passione: può morire ma, imprevedibilmente, rinascere in una nuova esistenza o espressione. Il corpo di questo “grande” fiore dal lungo stelo ha la memoria e la caratteristica di possedere un profumo significante del proprio esistere. I suoi numerosi petali si schiudono lentamente per la seduzione della fioritura: sfiorendo, in un attimo, lascia un’essenza come segnale del proprio passare oltre. Il suo odore può divenire il ricordo del passato transito. Oggi l’anima della rosa antica forse non esiste più. Vive, prevalentemente, come immagine nella dimensione recisa che «privilegia colore, grandezza, resistenza, produttività, a scapito dell’odore, fragranza antica» (G.M. Mottola). La rosa “deve apparire” molto bella con petali rosso-brillanti e stelo smisurato: l’esigenza del profumo diviene un dettaglio di scarso interesse. L’antica rosa, come dice Umberto Eco, «rimane nel nome: noi possediamo soltanto nudi nomi». La rosa, sempre più “ibrida”, si disperde nella moltitudine delle esistenze globalizzate.

Ogni rosa “trovata” nella nuova ibridazione deve lasciare il posto ad un’altra, sempre più diffusa e commerciale. La rosa rossa antica perduta e il suo odore scomparso diventano, per me, la maschera-metafora di un mondo che non ritrovo più. Questa nostalgia – come ho scritto su ‘EreticaMente’ (2019) in Tango: Rosa Rossa Anima Antica (Perduta?) – è simile a quella dell’antico tanguero a Buenos Aires, cosciente dell’ineffabilità dell’attimo fuggente. La nostalgia era, infatti, il sentimento che l’emigrante sentiva pulsare nel proprio interno, ricercando un ricordo che il più delle volte, ad anni di distanza dalla partenza, si rivelava deludente, per l’impossibilità di ritrovare “ancora” quel mondo lasciato, che veniva “ricreato” nelle atmosfere espresse dal tango.

Una rosa rossa all’Arte Pericolosa ne L’Attualità dell’antimodernità (Catania 2006)

La rosa purpurea può emergere anche come “maschera rossa” (sintomatica, analogica, antagonista) di Arte Pericolosa. La rosa rossa nel bianco come l’Art Dangereux è il titolo della mia relazione alla Giornata di Studio, all’Università di Catania, su L’Attualità dell’antimodernità / Da Cèline alle espressioni artistico-letterarie contemporanee[vii], il 2 marzo 2006. All’iniziativa, che vuole focalizzare vari modelli di antimodernità, partecipano anche, tra gli altri: Henri Gordad, Piero Barcellona, Alain de Benoist, Gianfranco de Turris. Il mio stesso testo “è una rosa rossa che offro a questo incontro in una mattina di marzo, che non a caso è il mese in cui arriva la primavera. Vuole essere un auspicio di rinascita per l’arte dimenticata di ogni tempo”. Come quella ritenuta “pericolosa” dai sistemi dell’arte. Questo intervento diviene, per me, un’occasione per esprimere alcune considerazioni sullo stato attuale dell’arte e della cultura italiana, ripercorrendo mie precedenti iniziative nel Sud Italia: interventi nelle Università della Sicilia e cure di mostre. La mia rosa offerta vuole emergere dal bianco di una pagina per divenire la perturbante maschera rossa di Danger Art.

 

Annotavo nel mio testo: “La cultura e l’arte italiana, dal Novecento a oggi, ha avuto, e presenta ancora, “occultamenti”, determinati da motivazioni economiche e da preconcetti di varia natura, tra cui quelli ideologici. Continuano a rimanere, infatti, numerose “ombre” e dimenticanze che coinvolgono autori e linguaggi. Questi si prestano, in questo nuovo secolo, a una rilettura e opportuna rivisitazione, in quanto una critica, talvolta “omologata”, non ha potuto o voluto valorizzarli. Questa Danger Art italiana è ancora poco “rivelata” nelle rassegne e pubblicazioni storiche del ‘900, a differenza di corrispettivi consanguinei internazionali. È uno spaccato che necessita però panoramiche e documentazioni controcorrenti, poiché merita una memoria di esistenza”. Segnalavo, tra le persistenti zone d’ombra, Julius Evola e il Dadaismo italiano.

NOTE.

[i] Julius Evola / Arte come Alchimia, mistica, biografia, mostra a cura di V, Conte, Castello Aragonese, Reggio Calabria 2005-06. Collaborazioni: Fondazione Julius Evola con C.F. Carli e G. de Turris; A. Canale, assessore all’Istruzione del Comune di Reggio Calabria. Patrocini: Regione Calabria, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Provincia di Reggio Calabria.

[ii] Julius Evola / Arte come alchimia, mistica, biografia, a cura di V. Conte, Iiriti Editore, Reggio Calabria 2005. Testi di C.F. Carli, G. de Turris.

[iii] Attraversando Julius Evola (segreto e attuale), convegno, Palazzo della Provincia (Salone Conferenze), Reggio Calabria 3 dicembre 2005. Interventi di G. de Turris, C.F. Carli, V. Zecchini: Evola: La parole obscure du paysage interieur (evento poetico), G. Simongini, V. Conte.

[iv] Julius Evola / Arte come alchimia, mistica, biografia, cit..

[v] V. Conte, Storie di Danger Art, taccuino, Gepas, Avola (SR) 2008. Testimonianza di G. de Turris. La pubblicazione esce in occasione degli interventi dell’autore a Tracker Art 2008 (Quinto convegno della nuova critica d’arte italiana) a Termoli (CB) e alla XIV Città del Libro di Campi Salentina (LE), 29 novembre 2008.

[vi] Ibidem.

[vii] AA.VV., L’Attualità dell’antimodernità / Da Cèline alle espressioni artistico-letterarie contemporanee, a cura di L. Trovato, Lumieres Internationales, Lugano 2008.

Vitaldo Conte

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Categorie: Julius Evola

Pubblicato da Ereticamente il 26 Luglio 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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