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#RestiamoFiumani: la parola e lo spirito del Comandante – Giovanni Sessa

#RestiamoFiumani: la parola e lo spirito del Comandante – Giovanni Sessa

Una delle iniziative editoriali più interessanti, messa in cantiere nei giorni della quarantena imposta dal governo a causa del Covid-19dalla casa editrice Bietti, è sicuramente la nascita di una collana di snelli e-book, di cui in questi giorni ha visto la luce il primo volume (seguito, come si può leggere nel comunicato stampa, da Ombre e figure I di Piero Buscaroli e da Ernst Jünger, un dandy nelle tempeste d’acciaio di Nicolaus Sombart, figlio del più famoso Werner). Si tratta di un testo che raccoglie gli interventi di quattro giovani intellettuali controcorrente, già animatori, nel corso del 2019, di eventi dedicati alla commemorazione del centenario dell’Impresa di Fiume, chiamati, durante la reclusione forzata da Coronavirus, a presentare sul web per Libropolis-Festival del giornalismo e dell’editoria il numero della rivista Antarès, interamente dedicato ai cinquecento giorni della Città Sacra. Stiamo parlando dell’e-book#restiamofiumani (disponibile sul sito internet della casa editrice: www.bietti.it). L’idea di pubblicare la raccolta degli Atti è di Daniele Orzati, mentre il titolo lo si deve a Stefania d’Alterio, voce del gruppo IANVA insieme a Renato “Mercy” Carpaneto, tra gli autori dell’e-book. Il contributo che inaugura la silloge è di Andrea Scarabelli. Lo studioso muove dalla constatazione che ogni giorno di più siamo costretti a confrontarci con il «secolo breve», con la sua storia drammatica e la sua cultura. Ai suoi esordi, l’Impresa di D’Annunzio a Fiume ha svolto un ruolo paradigmatico, tant’è che oggi tornare «ai cinquecento giorni dell’insurrezione fiumana produce quasi una vertigine, chiamandoci a rivivificarli in un quadro diverso, totalmente inedito». Una prima ragione per avvicinarsi a Fiume Città di Vita, suggerisce Scarabelli, la fornisce una considerazione del fisico Werner Heisenberg, il quale sostenne che,«quando le bussole della storia impazziscono, è bene tornare a consultare le stelle, indicatori di ciò che è eterno;che possono essere quelle dell’Orsa immortalate sullo stendardo della Reggenza del Carnaro?». A Fiume si materializzò una rinascita della Parola, potenziata nella dimensione evocativa dal Vate: ciò indusse, in quei mesi, a un arricchimento dell’Azione. Il titolo del volumetto ha la pretesa di contrapporsi allo slogan, oggi diffuso volutamente dall’intellettualmente corretto, che invita a «restare umani». Rimanere fiumani, nella situazione attuale, implica continuare ad agire per una vita «più che umana» in quanto, come ricorda Scarabelli attraverso le parole del Comandante,«nei nostri corpi miseri […] abitano e operano le forze eterne; una grandezza ideale trascende […] noi e il mondo».

L’uomo della Città di Vita è aperto, in senso orizzontale, verso i propri simili, avvertiti come appartenenti ad un medesimo destino, ma mira a conseguire, nell’immanenza dell’azione, la trascendenza. A Fiume ci si batteva per l’Anima, per rianimare la vita, resa esangue dalla modernità. Nelle giornate dei volontari vero protagonista era l’atto eroico, ben diverso dal retorico «io resto a casa», parodia invertita del legame comunitario. Daniele Orzati, nel suo scritto, rileva l’unicità dell’Impresa fiumana, che si evince dalla fenomenologia ed antropologia religiosa. In ogni momento della breve storia fiumana «traboccano indicazioni e connessioni al sacro». L’Ordine della Viola, inaugurato dal Vate e da volontari liguri, celebrava l’arrivo della Primavera, quale manifestazione per antonomasia dionisiaca. Il mondo reale veniva percepito in modalità mitica e la Città, dalla storia, transitò oltre essa e l’umano, facendosi modello eterno. D’Annunzio agì da «mitopoieta strategico», indicando ai suoi il perseguimento di un destino comune:ebbe quali ausiliari personaggi dello spessore creativo di DeAmbris, Comisso e Keller, con il quali evocò il Genius del Carnaro.

Anche per Alex Pietrogiacomi, nella Città Olocausta tutto ruotò attorno al Poeta, «a questo magnete di spiriti umani a cui non si poteva resistere». Ricorda come, in Chez D’Annunzio, Marcel Boulenger avesse colto il ruolo stesso di Fiume, protagonista degli eventi che «assiste silenziosa ma partecipe ad ogni attimo generato, in modo collettivo e individuale». A rendere attuale la figura del Comandante è lacostante ricerca della «bella morte», che sfidava il sonnecchiante e solo apparente ordine del mondo. Perfino nelle sonore risate,il Poeta mostrava il tratto dei creatori di mito attraverso un «rituale di contagio fanciullesco, dove la potenza attrattiva del suo essere è risultato di un’energia che ha radici nel cielo e nella terra». Oggi dobbiamo ritrovare un Centro di tal fatta,affinché la vita torni a mostrare il suo volto luminoso. Renato “Mercy” Carpaneto rintraccia, nel suo contributo,delle prossimità, a distanza di un secolo, tra la realtà storica di allora e quella attuale. I giovani delprimo Novecento furono flagellati dalla guerra, gli anziani di oggi dalla pandemia. In entrambe le fasi storiche, l’Italia è stata esposta al rischio di perdere la sovranità nazionale. Oggi, purtroppo, mancano uomini disposti a sognare e a rischiare, al fine di lasciarci alle spalle una situazione di degrado spirituale oltre che economico.

Manchiamo, inoltre di un «narrazione» davvero avvincente, coinvolgente, capace di aprire nuovi orizzonti in quanto «siamo usciti dalle ordinarie dinamiche politiche e ci stiamo avventurando in quella landa ignota dove ogni mito fondante può perire […] e un altro può sorgere». Il mito fondante, ricorda Carpaneto, è stato riconosciuto come vitale ed essenziale in termini storico-politici, perfino dall’ultimo numero della rivista Limes. Le comunità «si riconfermano tali solo nelle liturgie dedicate a […] costruire il presente ed a ideare il futuro». L’Impresa di Fiume mirò ad una creazione,al medesimo tempo, storica e mitopoietica. Nella società contemporanea, di fronte alla riemersione, con la morte esperita quale possibilità sempre presente, del senso tragico dell’esistere, si mostra un recupero, invertito di segno, del mito. Si esaltano i «medici eroi», ma al medesimo tempo si impone «una costituente sanitaria che in Italia[…] ha conquistato […] un potere pressoché assoluto». Un esempio del Nuovo Regime Tecnocratico, in cui la religione dei diritti dell’uomo,melassa culturale dominantenelle società post-moderne, si salda con un neo-Statalismo liberticida. Tornare a Fiume consente di preservare «l’arcipelago corsaro, […] una riserva d’indocilità e coscienza critica», eredità fondamentale del dannunzianesimo. Lo mostra il discorso del Vate, Disobbedisco, che impreziosisce, quale Appendice, questo stimolante e-book.

Possa la Parola del Comandante, oggi come ieri, essere suscitatrice di energie vitali.

Giovanni Sessa

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Categorie: Gabriele D'Annunzio

Pubblicato da Giovanni Sessa il 8 Giugno 2020

Giovanni Sessa

Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957. Vive ad Alatri (Fr) ed è docente di filosofia e storia nei licei, già assistente presso la cattedra di Filosofia politica della facoltà di Sc. Politiche dell’Università “Sapienza” di Roma e già docente a contratto di Storia delle idee presso l’Università di Cassino. Suoi scritti sono comparsi su riviste, quotidiani e periodici. Suoi saggi sono apparsi in diversi volumi collettanei e Atti di Convegni di studio, nazionali e internazionali. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter, Settimo Sigillo, Roma 2008 e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo, Bietti, Milano 2014, prefazione di R. Gasparotti, in Appendice il Quaderno 122, inedito del filosofo veneto. Ha, inoltre, dato alle stampe una raccolta di saggi Itinerari nel pensiero di Tradizione. L’Origine o il sempre possibile, Solfanelli, Chieti 2015. E’ Segretario della Scuola Romana di Filosofia politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del Movimento di pensiero “Per una nuova oggettività”.

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