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Da Platea a Minneapolis, passando per Fiume: dalla Tradizione all’Anti-Tradizione – Federica Francesconi

Da Platea a Minneapolis, passando per Fiume: dalla Tradizione all’Anti-Tradizione – Federica Francesconi

Esistono nella Storia umana dei“luoghi dello Spirito” indiscutibilmente riconosciuti come tali dai cultori della Tradizione. Eventi, cioè, che incarnano non solo e non tanto lo spirito del tempo, del tempo inteso come un insieme di caratteristiche politiche, sociali e culturali di una determinata epoca storica, ma anche e soprattutto lo Spirito tout court. Ed è attraverso l’estrinsecazione sul piano storico di tali eventi, che manifestano caratteristiche spirituali simili, che è possibile riconoscere e riunificare la Tradizione in un unico patrimonio di valori, in un retaggio ideale che trascende lo spazio ed il tempo. Ma così come è possibile riconoscere gli eventi riconducibili ai vari filoni in cui la Tradizione si è manifestata nel corso dei millenni, è anche possibile, secondo la Legge degli Opposti, che è legge metafisica, riconoscere eventi riconducibili ai filoni dell’Anti-tradizione e della Contro-tradizione, sempre operanti tra le pieghe deviate della Storia umana, oggi più che mai.Il piano fisico, non lo si dimentichi mai, manifesta sempre il piano metafisico, in cui agiscono sia forze uraniche che forze infere. Ho scelto di proposito due eventi storicamente distanti come la battaglia di Platea del 479 a.C. e la presa della città di Fiume del 1919-20 perché fermamente convinta che siano stati epifanie sottili, ovvero forme spirituali, della Tradizione in tutta la sua bellezza. Ad essi ho voluto contrapporre l’evento della distruzione della statua di Cristoforo Colombo a Minneapolis in quanto paradigmatico e rivelatore dello spirito deviato di questi Tempi connotati in senso fortemente anti-tradizionale e contro-tradizionale, per usare una nota terminologia guénoniana.

Ma procediamo con ordine.Partirò dalla battaglia di Platea in cui lo spirito della grecità, a suo volta un elemento della Tradizione eterna, autenticamente rappresentato dalle qualità militari dell’esercito degli Spartani, nonché dal carattere e dalla formazione umana del suo corpo d’élite, gli Spartiati, si manifestò in tutto il suo fulgore. E’ Erodoto a raccontarci in modo sublime lo svolgimento tattico della battaglia. Credendo che l’esercito lacedemone stesse battendo in ritirata, il generale persiano Mardonio ordinò al suo esercito presso la piana di Platea di inseguire i Greci. Fu un errore strategico che decretò, insieme alla battaglia navale di Micale, avvenuta nello stesso giorno, la sconfitta definitiva di Serse. Non solo l’esercito spartano non si dette alla fuga ma, pur essendo in inferiorità numerica e armato peggio rispetto ai persiani, gloriosamente affrontò il nemico. Ciò tuttavia richiese una dose di coraggio e di spirito di sacrificio pari se non superiore alla mitica battaglia delle Termopili. Perché? Affidandosi al responso degli dèi, il re Pausania che guidava l’esercito misto di spartani e tegeati, non avendo ottenuto presagi favorevoli dal sacrificio nel tempio di Hera, diede ordine di “sacrificare” i soldati, i quali nella prima fase della battaglia non reagirono all’attacco feroce della fanteria persiana, gli “Immortali”, numericamente superiore, meglio equipaggiata di loro, ma soprattutto dotata di arcieri sciiti che scagliavano con precisione millimetrica frecce e giavellotti sulla testa degli opliti. Gli opliti guidati da Sparta, obbedendo all’ordine di Pausania di non buttarsi sulle linee nemiche, piantarono a terra la loro lancia. Fu un massacro. Mentre i persiani lanciavano le loro frecce, Spartani e Tegeati cadevano a terra come mosche, rifiutandosi di reagire per obbedire all’ordine di Pausania di non attaccare. Si calcola che morirono in 10.000. Compiuto un nuovo sacrificio nel tempio ed ottenuto un responso favorevole, a quel punto Pausania scagliò il resto dell’esercito contro le linee nemiche. Lo scontro fu lungo e ferocissimo. L’esercito spartano riuscì tuttavia ad annientare buona parte di quello persiano, il quale si dette alla fuga verso l’Ellesponto per raggiungere le navi. Ma, inseguiti dall’esercito spartano, venne trucidato. 80 mila soldati persiani vennero passati a fil di spada.

Perché la battaglia di Platea manifesta in modo esemplare, oltre che la gloria imperitura di Sparta, lo spirito della grecitase, quindi, la Tradizione? C’è qualcosa di spiritualmente commovente, di autenticamente eroico nella decisione del re Pausania di rispettare “il volere degli dèi”, in un’epoca in cui il razionalismo materialista non aveva ancora conquistato la sua egemonia nella storia del pensiero umano. Ad un occhio razionalista tale decisione può infatti apparire come un’azione sciocca ed insensata. In realtà, rispettare il volere degli dèi al punto da sacrificare il destino di una parte del suo esercitoe rischiare di mettere a repentaglio la salvezza dell’intera Grecia dalla minaccia persiana, fu da parte di Pausania un atto di profonda fede nella giustezza della causa della libertà greca e nell’adesione del piano metafisico a tale causa: giammai gli dèi avrebbero abbandonato i Greci al loro destino. Gli dèi, e non la fallace razionalità umana, avrebbero dato a Pausania il segnale di attaccare le linee nemiche al momento giusto. E così avvenne. Compiuto un secondo sacrificio di capre, gli dèi diedero il segnale di attaccare. Il sacrificio di una parte dell’esercito spartano fu provvidenziale per motivare i sopravvissuti a combattere senza temere la morte al fine di onorare i caduti. A Platea si giocò il destino dell’Occidente, minacciato dall’Oriente persiano di essere privato della libertà, sicché il gesto a inizio battaglia degli opliti spartani e tegeati, descritto da Erodoto con dovizia di particolari da epopea omerica, di piantare i loro scudi e le loro spade per terra in ottemperanza al volere degli dèi, che sconsigliavano di attaccare, mentre le frecce del nemico saettavano sopra le loro teste facendo strage di essi, può essere compreso solo facendo riferimento alla profonda spiritualità intrisa di Tradizione a cui gli Spartani si richiamavano.

C’è qualcosa di veramente “divino” in questo affidarsi del re spartano Pausania al “volere degli dèi”. Lo stesso Spirito si manifestò, io credo, nell’impresa di Fiume. Anche i legionari guidati dal Vate rispondevano al “richiamo degli dèi”, ad una presa di coscienza profetica e ad un agire conseguente all’umiliazione dell’Italietta da parte dei vari Mardonio europei, nonché degli Efialte e dei Cagoia nostrani. Come gli Spartani resistettero eroicamente al progetto prima di Dario e poi di Serse di sottomettere la Grecia, così i legionari e tutti gli entusiasti attori dell’impresa di Fiume resistettero eroicamente al progetto delle principali potenze europee dell’epoca di sottomettere l’Italia, che pure aveva pagato durante la Grande Guerra un tributo di sangue enorme. Fu proprio per onorare quel tributo di sangue – furono circa 650 mila i militari italiani caduti nella Grande Guerra – che i legionari dettero vita ad un’impresa disperata, eppure proprio per tale motivo intrisa di epicità e di tragico spirito divino. Come gli Spartani prima di loro alle Termopili, a Maratona e a Platea, i legionari resero il fronte militare di Fiume un luogo dello Spirito in cui pensiero, parola ed azione si fondevano in un’unica realtà che trascendeva la dimensione fisica, assumendo i connotati di una vera e propria realtà metafisica in cui la “voce del tòtheiòn”, del divino come lo chiamavano i Greci, 2500 anni dopo riecheggiava nella genuinità patriottica dei ribelli. Un fronte rivoluzionario permanente in cui riacquistava dignità lo spirito della Grecità, ma soprattutto della Romanitas. Questo fu il fine perseguito dai legionari. Utopia? Utopia è credere che cancellare le testimonianze materiali di secoli di Storia, come sta avvenendo in questi giorni sciagurati in un vortice di furia iconoclasta in tutto l’Occidente in nome della ridicola lotta al razzismo, sia la soluzione all’invidia che certi ambienti culturali di sinistra imbevuti di nichilismo, hanno da sempre provato versoil patrimonio immortale della Tradizione che, stanti i valori e gli ideali a cui essa si richiama, non può non collocarsi sul piano politico a Destra. Naturalmente non la destra liberale, antipatriottica ed antisovranista o falsamente sovranista che oggi spopola in Europa, in particolar modo in Italia. Qui bisogna essere chiari. Destra e Tradizione costituiscono un binomio inscindibile. Ogni autentico valore di Destra dev’essere ancorato alla Tradizione. Non esistono valori autenticamente di Destra che non siano connotati tradizionalmente. E proprio per onorare tali valori che a Fiume si tentò un’impresa che mirava a ridare sostanza alla Tradizione.In primis attraverso la valorizzazione del principio dell’autodeterminazione dei popoli. In pochi lo sanno, ma a Fiume la maggioranza della popolazione era favorevole all’annessione della città al Regno d’Italia. Già il 30 ottobre 1918 il Consiglio della città emanò un proclama in cui si dichiarava favorevole all’annessione all’Italia.

Mutilare la vittoria dell’Italia, mutilare la storia dell’Occidente demonizzandola come una serie infinita di crudeltà impregnate di razzismo. Non è così che si rende giustizia alle vittime. Sebbene l’Occidente nel corso dei millenni si sia macchiato anche – e non solo – di azioni non certo nobili, ridurre la sua storia a una fila sterminata di azioni criminali è operazione sporca sul piano prima di tutto ideale, e quindi metafisico. Ogni fenomeno storico presenta luci ed ombre. Ora, eliminare le luci per puntare i riflettori sulle sole ombre di un fenomeno storico, come per esempio il colonialismo, nasconde la volontà disonesta di ridurre la complessità di quel fenomeno per scopi tutt’altro che limpidi. E che tali scopi siano funzionali ad un inzerbinamento ideologico delle masse al fine di rafforzarne il dominio su di loro, non ci vuole certo un quoziente intellettivo elevato per comprenderlo. Oggi il leitmotiv di certa propaganda mondialista è la demonizzazione della Storia d’Occidente nella sua globalità. A Sparta i bambini nati con malformazioni erano gettati dalla rupe del Taigeto; l’imperialismo romano fu essenzialmente storia di sottomissione di popoli liberi; a Fiume andò in scena il più becero nazionalismo; il sovranismo è rigurgito nazionalista e colonialista. Queste e molte altre le pseudoverità assunte dalla propaganda mondialista allo scopo di gettare una luce fosca su fenomeni storici complessi che presentano sempre un’altra faccia della medaglia, un’altra controparte di verità inaccettabile per chi è avviluppato nelle spire del Pensiero unico. Sparta fu molto più che la pratica di uccidere i bambini malformati. Senza il rigore di Sparta, la ferrea disciplina dei suoi opliti, la rigidità dell’educazione impartita agli spartani fin dalla più tenera età, gli invasori persiani sarebbero mai stati respinti dai Greci? E senza la civitas portata dai Romani in giro per l’ecumene, sarebbe mai esistito un mondo come lo conosciamo oggi? No. In Germania e nel Regno Unito oggi al posto degli effetti della civilizzazione romana avremmo ancora pascoli sconfinati di mucche e maiali. E senza il colonialismo occidentale degli ultimi quattro secoli, che innegabilmente presentò anche aspetti deplorevoli, dunque da condannare sul piano etico, esisterebbe il mondialismo? La stessa civiltà cristiana non avrebbe potuto diffondersi senza la civitas romana.Senza l’occupazione di Fiume, avremmo noi un esempio di realizzazione concreta del principio di autodeterminazione dei popoli, principio tra l’altro riconosciuto e promosso dalla stessa ONU?

Solo gli ottusi votati alla difesa del Pensiero unico, che di ideologia mondialista si nutre, risponderebbero negativamente a siffatta domanda. Rifiutarsi di accettare che la Storia umana è una concatenazione di eventi e che per tale motivo il giudizio etico, che spesso non tiene conto di questo aspetto, spesso non spiega l’intreccio di cause ed effetti tra due eventi storici: ecco dispiegarsi in tutta la sua gravità l’ottusità di quella che il filosofo Nietzsche, non a torto, chiamava non già massa, termine per lui fin troppo nobilitante, ma “plebaglia”, nel senso più spregiativo del termine.Senza Sparta non avremmo mai costruito l’Occidente, inteso non solo come categoria storica e geografica, ma come luogo ideale, generatore e ispiratore di altri eventi storici. Senza l’Occidente colonialista i mondialisti non avrebbero mai potuto costruire il loro nefasto paradigma di in-civiltà. Questa è la verità che chi oggi spacca tutto ciò che può essere spaccato negli USA, arrivando persino a buttare giù le statue degli odiosi protagonisti del colonialismo – che non fa rima con schiavismo –non potrà mai assimilare perché accecato dall’arroganza che emana la sua convinzione di essere culturalmente superiore. Peccato che la comprensione della Storia umana non possa avvenire trincerandosi dietro una corazza di pregiudizi e moralismi spesso inquinati da ideologie impregnate di nichilismo materialistico. Se l’abbattimento della statua di Cristoforo Colombo a Minneapolis da parte dell’esercito degli utili idioti della Contro-tradizione, le truppe cammellate del mondialismo, è la cartina di tornasole della decadenza metafisica dell’Occidente, del suo “tramonto” come avrebbe detto il filosofo della Storia Oswald Spengler, che lo profetizzò oltre 60 anni fa, a tale impianto nichilista non potrà che essere opposta la Tradizione, che è prima di tutto memoria pulita del passato, di ciò che di glorioso e di immortale fecero i popoli occidentali per difendere la libertà dall’oppressione, facendo di essa un luogo dello Spirito a cui richiamarsi nei momenti storici difficili. Fare memoria significa innanzitutto recuperare il senso ideale di eventi storici che possono illuminare la nostra visione del mondo e orientare l’azione quotidiana. Fiume non fu un colpo di mano nazionalista. Fiume fu un evento in cui si manifestò la quintessenza della vera Tradizione d’Occidente, quella stessa Tradizione che nel 1683 diede vita alla battaglia di Vienna nella quale i principali regni europei dell’epoca respinsero l’invasione dei Turchi Ottomani. Se non avessero riconosciuto nei legionari quella genuina tensione ideale, quel generoso slancio patriottico votato al sacrificio, granatieri, bersaglieri ed arditi non si sarebbero uniti alla loro causa disubbidendo così agli ordini dell’Alto Comando italiano. Ben altra umanità, ben altre idealità.

Oggi i luoghi dell’anti-tradizione e della contro-tradizione pullulano senza alcuna resistenza, essendo essi promossi dal mondialismo, che esercita un dominio assoluto sui luoghi del sapere, come le Università. Ed è da tali luoghi del sapere – ma sarebbe di gran lunga più appropriato chiamarli fabbriche del Pensiero Unico – che vengono continuamente sfornate le revisioni della Storia, a cui si abbeverano le greggi dei facinorosi e dei falsi intellettuali progressisti. A questi ultimi è stata affidata dai manovratori mondialisti la missione di abbattere a picconate la memoria storica dell’Occidente attraverso il confezionamento di slogan ridicoli e semplificazioni infamanti. Non passeranno. Platea, Fiume e altri luoghi dello Spirito sono scolpiti nell’anima di chi difende la Tradizione. Ed è occupando idealmente quei luoghi, rivisitandoli e custodendone la memoria che i soldati della Tradizione, che non si piegano al conformismo mondialista, sapranno creare gli anticorpi per resistere al nihildella Contro-tradizione.

Federica Francesconi

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Categorie: Attualità, Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 14 Giugno 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Maria Elena Cataluccio

    Sottilissima interessante analisi per ricordare in un deviato presente che solo la metafisica crea la storia, traendo dalle rovine materiali il pneuma sottile di un nous eterno e invariabile.

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g. casalino

c. bene

J. Thiriart

m.houellbecq

g. colli