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1984 E 2020 a confronto – Marco Della Luna

1984 E 2020 a confronto –  Marco Della Luna

Prefazione alla nuova edizione di 1984 di George Orwell (Edizioni Aurora Boreale)

«Alla fine ti uccideremo», annuncia O’Brien, dirigente del Partito, al protagonista Winston, mentre lo cura dalla sua follia dissidente nei sotterranei del Ministero dell’Amore.

Ringrazio l’amico ed editore Nicola Bizzi per avermi dato l’incarico di scrivere questa Prefazione, in cui focalizzerò le analogie e le differenze tra il mondo di 1984 e il momento storico in atto. Nel nostro tempo come in 1984, un nuovo ordine sociogiuridico e culturale è in costruzione attraverso una serie di campagne di allarmi e di emergenze, ciascuna delle quali giustifica e fa accettare, anzi invocare, dalle popolazioni impaurite e disinformate, nuove restrizioni dei diritti, delle libertà, della privacy. La principale caratteristica di questo nuovo ordine, è che non è più basato sull’economia, sul controllo della gente e dei popoli attraverso la finanza, la moneta, il debito, la legislazione; ma è basato sull’uso diretto di strumenti tecnologici per controllare la società e i comportamenti, ossia è una tecnocrazia – compimento di un processo che ho descritto nei miei saggi Oligarchia per popoli superflui e Tecnoschiavi, assistita da una manipolazione mentale collettiva che ho analizzato, cercando di spiegare come resisterle, in Neuroschiavi. Nel romanzo di Orwell viene saltata la fase della finanziarizzazione-indebitazione della società: si passa direttamente dalla società industriale a quella tecnocratica. Nel nostro mondo, come nelle fasi preparatorie che hanno portato alla realtà descritta da Orwell, da decenni si accavallano campagne di allarme economico o terroristico o pandemico, mobilitazione permanente, permanente stato di emergenza, di diritti sospesi, di poteri espansi, di narrazioni uniche sostenute dai mass media e protette dalla delegittimazione in termini morali e psichiatrici, ma mai con confronto del merito, della controinformazione. Le emergenze, gli attacchi e gli ‘incidenti’, qui come in 1984, possono essere all’occorrenza prodotti con operazioni di false flag. Di questo risente il linguaggio della nostra comunicazione per le masse: La guerra di conquista petrolifera e di imposizione monetaria è denominata esportazione della democrazia, della pace e dei diritti dell’uomo. La stabilizzazione finanziaria è destabilizzazione socioeconomica. Il rispetto delle altre culture è la dissoluzione della tua cultura. Il patto per la stabilità e lo sviluppo produce instabilità e recessione. Le ricette di risanamento producono degrado e disorganizzazione. La solidarietà europea è saccheggio egemonistico. Le sbandierate direttive per l’eguaglianza e l’apertura producono la concentrazione elitaria dei redditi. Il liberalismo economico realizza uno Stato di dittatura del capitale. L’imposizione dei nuovi diritti dell’uomo svuota l’essere umano e l’essere umani, mercificandoli. La forma mentis del terrore virale veicola distanziamento, diffidenza, sorveglianza reciproca; e inoltre spossa, sfiducia, intontisce, predisponendo all’individualismo mediatico di massa, ossia ciascuno isolato dagli altri e acriticamente condizionato dai mass-media e dalle campagne del regime.

Le suddette inversioni semantiche costituiscono la neolingua del nostro mondo, in parallelo al newspeak di Orwell. Che è anche un doublespeak, e un bi-pensiero, cioè un linguaggio e un pensiero che mantiene in sé la contraddizione, nella costante attività di manipolazione della storia, del passato, e dei dati di fatto. Si noti la tendenza mondiale alla falsificazione e alla restrizione dell’insegnamento della storia, onde ostacolare il confronto col passato e la comprensione dello svolgimento dei processi. É fondamentale che il popolo conosca una sola realtà, una sola versione, per accettare T.I.N.A.: there is no alternative. L’accettazione della manipolazione della realtà protegge la pace emotiva dei più, mentre l’incapacità di comprendere salvaguarda la loro integrità mentale. Lo scopo principale della neolingua, elaborata sia dal nostro regime che da quello di 1984, col suo distruggere le parole della lingua storica e introdurre sistematicamente misnomers (denominazioni fuorvianti), attua una graduale restrizione dello spazio di movimento a disposizione del pensiero. Ortodossia è non aver bisogno di pensare – è alla fine abolire il pensiero, la consapevolezza: è pensiero unico, è ridurre l’esistenza ad automatismi di nuda vita, prestabiliti, coordinati: le società perfette, da Platone in poi, devono escludere la spontaneità e la libertà, che si tradurrebbero in variabili pericolose per il puro cristallo dell’ordinamento perfetto e prevedibile; perciò la stessa oligarchia di 1984 è sottoposta a condizionamento e canalizzazione mentale (mentre la classe proletaria è lasciata libera). Un vuoto incolore e grigio è la principale fattezza della vita nel nuovo ordine. Oggi come in 1984, le classi inferiori sono la quasi totalità della popolazione, e potrebbero rovesciare il regime, ma sono inconsapevoli, alienate, abbrutite dai loro passatempi, dalle sostanze psicotrope, dalla vuotezza della vita, oggi tanto precarizzata che i normali progetti esistenziali (lavorare, fare famiglia, risparmiare, andare in pensione…) sono inibiti, siccome richiedono un orizzonte di avvenire e un contorno di stabilità. Rispetto a 1984 -questa è la grande differenza strutturale- quella quasi totalità, oggi, date le finanziarizzazione e l’automazione della società, è divenuta superflua al sistema di potere e arricchimento, e insostenibile per l’ecosistema in termini di consumo delle risorse e inquinamento ambientale. Oggi la lotta di classe vede l’élite globale impegnata a salvare per sé stessa l’ecosistema contro la sovrappopolazione che lo minaccia: perciò da economica si è fatta ecologica. Eppure oggi si diffonde la percezione di questo processo, la diffidenza, il dissenso verso il potere politico, la scienza ufficiale, le istituzioni, le loro ‘premure’ verso la gente. Ad esempio, si percepisce che i governi lavorano per Big Pharma e non per la salute pubblica. Si diffonde la consapevolezza che i preparati imposti come vaccini non vaccinano ma sono miscele di sostanze tossiche, soprattutto per i bambini, per il sistema nervoso e per quello immunitario, che facilitano le malattie infettive e degenerative.

Altro costituente comune a 1984 e al nostro tempo: abituare la gente all’arbitrio, alla paura, alla canalizzazione dell’odio (oggi contro i diversamente pensanti, i fascisti che non ci sono, gli untori senza mascherina, i terroristi armati dal capitalismo globale, i sovranisti). E poi bisogna abituarla a non riunirsi in pubblico, lasciando le strade a militari e polizia: si vuole far sì che gli umani stiano concentrati sulla loro nuda sopravvivenza, che li separa gli uni dagli altri e li rende passivi alla sospensione dei diritti fondamentali e insieme totalmente assoggettati a chi gli inietta la paura, come recentemente ha scritto il filosofo Giorgio Agamben, e successivamente aggiungendo: «o i diritti, o la vita!» – cioè: cittadini, se volete vivere, dovete rinunciare ai diritti civili e politici e lasciarvi ridurre a sudditi. Abituare la gente a restringere le sue preoccupazioni alla sopravvivenza, alla nuda vita: questo è uno dei risultati della campagna governativa di disinformazione terroristica e sospensione della Costituzione nella vicenda del Coronavirus. Quando la vita è piegata sulla sopravvivenza quotidiana, come nella società di 1984, non esiste più la possibilità di profonde e dolorose emozioni, tutto è a una dimensione, tutto è impoverito. Oggi siamo già in una fase avanzata di instaurazione di quel tipo di regime, ma in forma molto peggiore, perché i mezzi tecnologici del 2020 sono immensamente più potenti di quelli del 1948, anno in cui Orwell scrisse 1984. E la capacità dei singoli di resistere o sottrarsi ad essi è immensamente minore, stante il moltiplicato divario tecnologico tra l’oligarchia e la base. L’incertezza delle condizioni di vita è uno strumento molto efficace per sottomettere e indebolire la gente: «Nulla era illegale, perché non esistevano più leggi». Anche oggi molte condotte vengono punite e represse, in vari modi -oscuramento mediatico, discriminazioni amministrative, gogna pubblica, licenziamenti, attacchi giudiziari- senza che siano proibite, o che siano esplicitamente proibite. Le leggi vengono formulate in modo volutamente cervellotico, elastico e fumoso, interpretabile.

Altro elemento comune del nostro mondo e di 1984 è l’individuare, circoscrivere, assolutizzare e costantemente attaccare il Male, i Malvagi (Goldstein e i suoi in 1984, e chez nous i fascisti, nazisti, razzisti, sovranisti, populisti, islamofobi, omofobi, euroscettici etc.), mantenendo contro di essi una mobilitazione continua e applicando la loro etichetta a tutti i dissidenti, per costringere tutti ad allinearsi al pensiero unico. Tutto ciò che non è allineato, è complottiamo, psicoreato e viene censurato o cancellato. Circoscrivere un Male assoluto, imporre di considerarlo tale, trattarlo come tale decine di migliaia di volte in tutte le comunicazioni pubbliche, i compiti scolastici, i saggi accademici, ottiene appunto che il Male sia percepito come circoscritto, non esteso al regime che lo circoscrive. Ai nostri tempi abbiamo emergenze permanenti e successive -finanziarie, climatiche, terroristiche, ecologiche, sanitarie etc.- che nel mondo di 1984 sono sostituite da uno stato di guerra mondiale permanente tra i tre grandi Stati che occupano il mondo intero: Oceania, Eurasia, Estasia. Uno stato di guerra congegnato in modo tale da non finire mai; esso permette di assorbire il surplus produttivo e di imporre un pensiero unico e una narrazione unica. Successivamente, Orwell espone i principi su cui è stato edificato l’ordinamento di 1984. Un incremento generalizzato del benessere, consentito dal progresso tecnico, avrebbe posto fine alla piramide sociale perché il benessere e la cultura diffusi avrebbero indotto il popolo a liberarsi dalla power elite: la gerarchia si basa su povertà e ignoranza. La guerra perenne è necessaria per assorbire la capacità produttiva non necessaria al mero sostentamento del popolo, così da impedire l’elevazione socioculturale delle masse e il loro affrancarsi dal bisogno e dalla lotta per la sopravvivenza. Analogamente oggi, per raggiungere il medesimo fine, l’oligarchia finanziaria, col falso pretesto (vedi i miei Euroschiavi e Cimiteuro) della scarsità oggettiva della moneta e della necessità di risparmiarla prima di spenderla, priva artificiosamente la società e l’economia della liquidità necessaria, e così ottiene un progressivo indebitamento privato e pubblico, che aumenta la dipendenza da essa degli Stati, e produce una cronica instabilità economico-finanziaria che consente facili speculazioni.

La penuria indotta, nel nostro mondo come in 1984, rafforza il cemento della piramide valorizzando i privilegi anche piccoli. Il privilegio che genera consenso, così, costa poco: un caffè migliore, un bicchier di vino, un vestito elegante…Nel mondo di 1984 non vi è una scienza come ricerca del sapere, ma solo come mezzo per scoprire il pensiero divergente e reprimerlo; e per uccidere i nemici esterni nella guerra permanente. Orwell mutua da Vilfredo Pareto la concezione della struttura sociale, basata sulla rotazione delle élites: a pag. 168, spiega che vi sono tre classi sociali: quella alta, quella media, quella bassa. La prima domina, la terza è dominata, la seconda mira a sostituirsi alla prima, e a questo scopo si serve della classe bassa fingendo di fare gli interessi dei bassi, e poi sottomettendoli dopo l’uso. I bassi mirano solo al benessere, non hanno coscienza prospettica né una strategia politica: sono, all’occasione, una massa d’urto. Il benessere e il privilegio oligarchici si difendono meglio nel collettivismo, perché questo considera solo il bene comune, quindi non li prende in esame per quel che sono – e a questo porta il crollo del capitalismo nel mondo di 1984: tutto diviene collettivo, quindi appartiene a chi ha il potere politico, cioè ai gerarchi del partito. Un’élite oligarchica cade solo se abbattuta dall’esterno o per fattori interni, ossia la sclerotizzazione o il rilassamento; nel mondo di 1984, il Partito previene ambedue, come vedremo. I ceti bassi non si ribellano mai in modo efficiente, non possono rovesciare l’oligarchia. Alle masse può essere lasciata libertà intellettuale perché non hanno intelletto, né possibilità di incontro-confronto col diverso, dati i limiti posti dall’informazione organizzata per esse. Non così ai membri del Partito, che devono essere allineatissimi. E Orwell spiega i mezzi con cui ciò viene assicurato. L’incertezza delle regole, l’immanenza della “vaporizzazione” (ossia eliminazione), la costanza del monitoraggio da parte della psicopolizia, inducono i membri del partito a conformarsi anche subconsciamente nel sentire, nel pensare, e ad aderire al bi-pensiero, ossia a costruire in sé una struttura psichica bipolare, in cui sono compresenti il convenzionalismo alle verità di propaganda e la consapevolezza critica, in modo di mantenere la fede nella infallibilità del Partito, del paradigma, del gruppo; e di saper cionondimeno imparare, correggendosi, dagli errori. Nel nostro mondo avviene qualcosa di analogo col mercatismo e con le ‘regole’ finanziarie europee: i governanti da un lato li esaltano come ottimali e doverosi, dall’altro capiscono i loro effetti devastanti e destabilizzanti e intervengono correttivamente – intervengono ai fini, però, non del bene collettivo, ma del mantenimento del potere. E, da noi come in 1984, via via che perfezionerà la sua tecnica di controllo, il regime si farà viepiù intollerante ed eliminerà tutti i legami umani naturali, famiglia in testa.

O’Brien, il dirigente del partito, nella terza parte, rieduca il protagonista Winston, detenuto nel Ministero dell’Amore, applicandogli per mesi e mesi un condizionamento operante, cioè skinneriano, molto energico, cioè punendo con la tortura e il terrore le risposte verbali e comportamentali indesiderate, e premiando con qualche sollievo e gratificazione quelle desiderate. Mediante l’inflizione di dolori atroci e la minaccia della morte, viene condizionato ad allinearsi anche il subconscio, la sensibilità profonda di Winston, che così apprende ad evitare dolore e terrore, al prezzo della rinuncia ad ogni forma di logica, della massima negazione di sé e della massima abiezione: il tradimento di Julia, della donna amata. Incontaminato e misterioso rimarrà fino in fondo, però, il “Mondo d’Oro”, una realtà onirico-fantastica, luminosa, serena, portatrice di grandezza, affetti e legami, che spontaneamente affiora di tanto in tanto nei sogni di Winston, quasi come promessa escatologica. Verso la fine del processo di ricondizionamento, O’Brien spiega, in sintesi: “il nostro sistema durerà in eterno, siamo oligarchi che ricercano il potere per il potere, diversamente da ogni altra oligarchia passata. Siamo sacerdoti del potere. Dio è potere: come singoli moriamo ma come potere siamo eterni.” La catechesi di O’Brien, dopo la riuscita demolizione di tutte le argomentazioni umanistiche di Winston (con l’ausilio della tortura), culmina in un delirio di controllo assoluto sulla mente, sul passato, sul presente, sul futuro, sulla realtà naturale e persino sulle stelle e i pianeti, e al contempo di fusione col Partito eterno quale negazione della condizione mortale. Una volta completamente ricondizionato, Winston sarà rilasciato e gli sarà consentita una vita esteriormente tranquilla: amerà finalmente il Grande Fratello e persino la morte, anzi allucinerà estasiato di ricevere la fatale pallottola nella nuca.

Marco Della Luna

(il libro, che è già ordinabile sul sito delle Edizioni Aurora Boreale – www.auroraboreale-edizioni.com – e dalla prossima settimana sarà disponibile anche la versione e-book).

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Categorie: Mondialismo

Pubblicato da Ereticamente il 10 Giugno 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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