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Trucco: Arte e Bellezza (Antico Futuro) – Vitaldo Conte

Trucco: Arte e Bellezza (Antico Futuro) – Vitaldo Conte

«Ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera»

(F. Nietzsche)

1.
«Il trucco è l’arte di mostrarsi dietro una maschera senza portarne una» scrive Charles Baudelaire. Questi, nel suo Eloge du maquillage (1863), indica la necessità di utilizzare i mezzi della trasfigurazione per ricercare una bellezza che possa diventare artificio della mente: «Tutto ciò che è bello è il risultato del ragionamento e del calcolo». L’ipotetico fascino lussurioso di questo artificio è stato in passato, viceversa, condannato da precetti religiosi. Tertulliano (teologo del III secolo d.C.) avverte: «le donne che si opprimono la pelle di unguenti, si tingono le guance di rosso e gli occhi di nero. Ciò che è dato per natura, viene da Dio, ma quello che è artificio, è opera del diavolo».  L’artificio cosmetico, che cerca la possibilità di far assomigliare la persona a una bellezza soprannaturale, è congenito nell’essere umano sin dall’antichità: «L’impulso a decorare il proprio volto e tutto quanto sia a portata di mano è la prima origine dell’arte figurativa. E’ il balbettio della pittura» (A. Loos). Il trucco risulta praticato in tutta l’area della Mesopotamia e del Mediterraneo: come dimostrano le statuette dei Sumeri, scoperte nella città di Ur, con gli occhi decisamente segnati di nero. Questa esigenza raggiunge un sicuro vertice con gli Egizi, in cui il trucco è utilizzato anche per scopi rituali e spirituali. Questi sguardi di-segnati possono «far entrare il corpo in comunicazione con poteri segreti e forze invisibili. La maschera, il segno tatuato, il trucco depositano sul corpo tutto un linguaggio, un linguaggio enigmatico, cifrato, segreto, sacro che chiama su questo stesso corpo la violenza del dio, la potenza sorda del sacro o la vivacità del desiderio» (M. Foucault).

2.
Come scrive Paul Valery «quel che c’è di più profondo nell’essere umano è la pelle». Soprattutto quella femminile può costituire un percorso-racconto affascinante di creazione. È espresso attraverso una ricca produzione di opere d’arte, in cui si evidenzia il perturbante riflesso della cosmesi sui variabili modelli della bellezza nei diversi secoli. La pelle, oltre a essere immagine fisica o anatomica, è anche metafora della società e dell’arte. Il Ritratto di Dorian Gray (1891), il romanzo di Oscar Wilde, rappresenta una prima espressione moderna della paura di vedere la propria cute segnata dal tempo: è metafora di un racconto della pelle come pittura nei suoi drammatici confronti fra la vita e la morte.  La Pelle di donna (Identità e bellezza tra arte e scienza) è protagonista di una mostra alla Triennale di Milano nel 2012. In questa si prende in esame anche il rapporto finalizzato alla cosmesi fra l’800 e l’oggi: un percorso documentato nell’ampio catalogo. L’arte ci indica che la pelle non avvolge semplicemente il corpo: lo apre, lo scopre per poi rivestirlo con il proprio immaginario di bellezza che può divenire creazione.

3.
Il trucco non è solo un procedimento semplicistico per “nascondere” i segni del tempo: può divenire un artificio di bellezza. È anche una possibilità di modificare il proprio aspetto, fino al tentativo di farlo “assomigliare” alla propria immagine ideale. Ciò può risultare un modo per esprimere un se stesso che si rapporta meglio con la società. L’artista, come ogni creativo, può avvertire questa necessità. Il nostro corpo è, infatti, un organo di comunicazione, che parla di sé agli altri: «ossessionato dalla necessità di agire in funzione dell’altro, ossessionato dalla necessità di mostrarsi per poter essere» (L. Vergine). L’espressione della beauty art può “passare” anche attraverso le punte delle ciglia. Come accade nel sogno-battito dell’artista giapponese Shu Uemura: la sua rivoluzione in questo campo lo qualifica come uno “scultore delle ciglia”: «uno splendido make-up parte da una splendida pelle». Serge Lutens è un iniziatore di questo linguaggio. Nella campagna pubblicitaria di cosmetici del marchio giapponese Shiseido i suoi trucchi evocano una femminilità sognante, al limite dell’art decò, incarnata da donne delicate e lunari con rossetti rossi su pelli bianche che diventano fogli di carta da riso. Coltiva un’ideale di bellezza assoluta in cui il make up si congiunge con il profumo, essendo anche un maestro profumiere di fragranze inconfondibili. Queste vogliono arrivare all’alchimia del sogni per essere “indossati” come abiti.

4.
Nel trucco rientra il face painting: la decorazione del volto dalla durata temporanea che, a differenza del trucco cosmetico, utilizza colori vivaci nella ricerca di una metamorfosi che stravolga la figura originaria. Fra le sue tipologie c’è la maschera disegnata sul volto, in cui spesso si riferisce al mondo animale o a quello della molteplice figurazione. Questo disegno ricerca una fusione di arte e vita che possa esprimere una bellezza naturale.  Il face painting, molto praticato ai giorni nostri per i più svariati eventi, ha origini antiche (utilizzato in riti religiosi e nella caccia). Torna di moda negli anni ‘60 con gli Hippies. È usato oggi anche in ambito pubblicitario per immagini di beauty d’effetto, nella moda come trucco artistico. Il suo significato di metamorfosi ha diversi risvolti: religiosi, rituali, erotici. Un suo cultore Craig Tracy afferma: «È mia intenzione di continuare ad esplorare ed espandere le percezioni ed i confini di questa forma d’arte più antica, affascinante e contemporanea».

6.
Indico, nel mio libro Pulsional Gender Art (Avanguardia 21 Ed., 2011), fra le nuove espressioni dell’arte corporale, il possibile sconfinamento di questa nell’estetica Body e TransBeauty Art, in cui possono confluire, oltre al Make Up Art e al Body e Face Painting, anche l’Hair Art e la Nail Art con le micro-pitture-sculture. L’Hair Art trasforma i capelli, strumento di segnalazione culturale e personale, attraverso molteplici possibilità: il colore, l’extension smisurato, il taglio e l’acconciatura. Queste espressioni “entrano” in scena nell’evento performativo e nella creazione di una bellezza d’arte di diverse autrici, divenendo corpo-struttura o indumento-ambiente. Ma soprattutto “vivono” nella moda, dove vengono esibite in sfilata acconciature che diventano corporeità scultoree, spesso accompagnate dal make up del volto: mirano a trasformare la modella in una essenza di bellezza oltre l’umano. La modella appare anche nuda, sotto le sembianze di Eva, sfilando coperta soltanto da lunghi capelli biondi: come quella de La nascita di Venere del Botticelli che la Maison di Alta Moda Gattinoni presenta nel 1994.
La Nail Art è l’arte della decorazione delle unghie. Può estendersi con estrema fantasia, a completamento del lavoro ricostruttivo, in decorazioni di micro-pittura, accompagnate talvolta da brillanti, pearcing, ecc. La micro-pittura, con i suoi colori acrilici, usa tecniche assimilabili alla pittura. Spesso queste unghie tendono a essere delle estetiche “lame”. La Nail Art può anche espandersi “a dismisura” in barocche efflorescenze, talvolta floreali, che vogliono costituirsi come micro-sculture di Nail Fantasy, al limite del design.

7.
La ricerca della bellezza corporea entra oggi in ogni espressione d’arte, anche come narrazione e concetto. Le mie scritture di teoria e di creazione sul corpo “immaginano” di segnare il volto e le mani di donne, attraversando “sguardi” e “unghie” di una bellezza visionaria. Questa seduzione vorrebbe collegare l’eros con l’anima, il reale con l’irreale. L’artista della ritual beauty art può divenire così un body writer che opera sul corpo per mezzo di maschere, cosmetici, smalti e acrilici, materiali vari, scritture pittoriche. Ipotizzo questa possibilità espressiva in alcune manifestazioni attraverso l’artista Tiziana Pertoso con le sue maschere dannate. Nel 2018 presento, a Brindisi, una esposizione di “presenze maschere” sull’Arte Ultima come Antico Futuro. Propongo eventi di arte live a Roma nel 2017-19, ricercando immagini di arte fantastica attraverso le unghie e il trucco di donne che diventano maschere del corpo-anima. Queste incarnano espressioni di una Beauty Art che vuole “vivere” in un evento ritual: ascoltando i moti della psiche e della pulsione, possono estrinsecare la propria don/azione di benessere e di bellezza come arte, in dialettica con l’altro e la società.

NOTA. Dal testo dell’autore Il Trucco e la Pelle della Beauty Art in: Arte e Bellezza, ‘Dionysos’ (Ed. Tabula fati) n. 9, 2020.

Vitaldo Conte

 

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Categorie: Eros, Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 29 Maggio 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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