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Fantastico Dionisiaco: Eros nell’isolamento del Coronavirus – Vitaldo Conte

Fantastico Dionisiaco: Eros nell’isolamento del Coronavirus – Vitaldo Conte

Attraversando Immaginari del Fantastico, robot del Futurismo e di oggi, Vitaldix, antologie di letteratura fantastica; con testimonianze di Lidia Reghini di Pontremoli, Giuseppe Siano.

1.
Oggi il rapporto dell’essere umano con l’eros è problematico, a causa della prolungata quarantena subita per “difenderci” dal Coronavirus. Leggo sui social il pensiero di alcuni sessuologi sul valore terapeutico dell’autoerotismo: l’ansia e lo stress da isolamento stanno diventando dominanti, infatti, in questo momento. Gli esperti consigliano di dedicarsi al proprio piacere personale, per aiutare il proprio corpo a mantenersi in salute. Così si può combattere lo stress, rafforzando di conseguenza le nostre difese naturali. Ciò fuoriesce da un articolo pubblicato recentemente sul giornale inglese ‘The Sun’: “I risultati riscontrati sui pazienti sono chiari ed è stato confermato che l’eccitazione sessuale e l’orgasmo hanno aumentato il numero dei globuli bianchi e potenziato il sistema immunitario. (…) il climax del piacere, in generale, aiuta anche a rilassarti e a dormire meglio”. L’obiettivo, in questo delicato momento, è quello di mantenersi il più possibile in condizioni di normalità. Questa lettura è confermata dal dipartimento della salute di New York. Io ritengo che l’eros terapeutico possa essere espresso anche attraverso la narrazione fantastica. Forse un possibile vaccino del Coronavirus potrebbe essere quello di far entrare Dioniso nel Fantastico.

2.
Voglio “vedere” le segrete istanze dell’erotismo attraverso autori che hanno vissuto, in comparazione con l’attuale situazione, il rapporto dell’eros con l’isolamento immaginario. Che diviene però una suggestione espressiva. Un protagonista è certamente il Marchese de Sade con la sua vita e opera. Ricordo i suoi libertini rinchiusi nel Castello, ne Le 120 giornate di Sodoma, con le loro orge immaginali. Tutta la sua vita-opera, come scrive il filosofo Michel Foucault, “è ispirata dalle immagini della Fortezza, della Cella, del Sotterraneo, del Convento, dell’Isola inaccessibile”. Tra gli altri autori, che attraversano l’isolamento (volontario o involontario), m’interessano: l’ultimo Julius Evola, “recluso” esistenzialmente, con la sua Metafisica del Sesso vissuta anche attraverso i nudi pittorici come trasfigurazione simbolica; l’ultimo Gabriele D’Annunzio “isolatosi” splendidamente al Vittoriale, a Gardone Riviera; Aleister Crowley “chiuso” nella sua Abbazia di Thelema a Cefalù, in Sicilia, per ricercare la donna scarlatta della sua magia sexualis.

3.
I racconti del Fantastico anticipano talvolta il futuro, anche quando le loro “visioni” sembrano una follia nel proprio tempo. Queste “apparenze” profetiche accendono il Fantastico di artisti, scrittori, registi, attraverso le loro narrazioni. Il corpo-macchina costituisce un intrigante viaggio nel tempo: come quello che parte dai robot futuristi per arrivare al cyborg di oggi. “Noi stiamo per assistere alla nascita del Centauro e presto vedremo volare i primi Angeli”, scrive Marinetti, che elabora, sin dall’inizio del Futurismo, teorie sull’arte meccanica e l’immaginario dell’uomo-macchina. L’uomo moltiplicato “che noi sogniamo, non conoscerà la tragedia della vecchiaia (…) noi aspiriamo alla creazione di un tipo non umano e meccanico, costruito per una velocità onnipresente (…). Noi crediamo alla possibilità di un numero incalcolabile di trasformazioni umane, e dichiariamo senza sorridere che nella carne dell’uomo dormono le ali” (L’Uomo moltiplicato e il Regno della Macchina, 1910). Nel romanzo Mafarka il futurista (1909), Marinetti immagina un re africano che riesce nell’impresa di costruire da sé un figlio meccanico, frutto di pura volontà. Queste idee collegano il pensiero futurista con la filosofia di Nietzsche: creare un essere capace di andare oltre l’uomo. Nel 1920 Marinetti si rileva autore libertino e libertario con il testo Elettricità sessuale, in cui un uomo e una donna si sdoppiano in due robot elettrici. Nel 1921 Andrè Deed realizza il film L’uomo meccanico, con cui crea una delle prime rappresentazioni del cinema sul tema del robot come fantascienza, riprendendo le idee espresse da Marinetti.

4.
Il Futurismo, con la sua sfida alle stelle, entra nell’attuale narrazione fantastica con molteplici espressioni. Negli ultimi anni numerose sono le pubblicazioni in merito. Un numero-libro della rivista ‘IF’ è dedicato al Futurismo come Fantastico (Ed. Odoya, n. 21, 2017), a cura di Alessandro Scarsella. In questo presento il racconto sulla nascita di Vitaldix, mio avatar di narrazione fantastico-virtuale, attraverso un volo-poema (2009). Con questo celebro il centenario del Futurismo con una rosa rossa in bocca.

5.
È uscita recentemente l’antologia di letteratura fantastica Sguardi sull’ignoto (e-book, Ed. Bietti, 2020) a cura di Dalmazio Frau e Andrea Scarabelli: “Sedici finestre aperte sull’Altrove: così potrebbero essere definiti i racconti di quest’antologia… A dominare è sempre e comunque l’elemento fantastico, visto non come evasione dalla Realtà ma come integrazione del reale stesso”. La sua lettura è scaricabile gratuitamente per “alleggerire” l’attuale quarantena per il Coronavirus. Giovanni Sessa recensisce su ‘EreticaMente’ l’antologia: “Vi è… un racconto centrato sulla magia sexualis. Si tratta di Rosa rossa in sguardi di desiderio, di Vitaldo Conte. Dalle sue pagine si evince che la potestas animante la vita è l’eros cosmogonico. Tale energia si manifesta negli sguardi d’amore…”.

6.
– Azione. Eccitazione. Desiderio ¬– Sono le componenti che la saggista Lidia Reghini di Pontremoli, nipote del grande Arturo, scrive, in una testimonianza inedita, sulla mia azione performativa di fantastico dionisiaco. “Amiamo muoverci come complici silenziosi nella notte compiendo azioni dissacratorie nella città. Un altro modo di intendere e concepire l’azione performativa come metodo fantastico di sfregio, violenza assoluta oltre gli occhi di Artaud. Alto/basso. Divertiti inseguiamo le ombre dell’ubiquità, attraversando Arturo Reghini, Julius Evola, Aleister Crowley. No! Il sesso non c’entra in un’azione antropologica dentro e fuori il ventre molle dell’inurbano, è piuttosto la risultante di una consapevolezza dionisiaca. Se Leonardo affermava che la pittura è cosa mentale, per noi la performance e l’eros sono cose mentali. Azioni nella città che coinvolgono il corpo e il desiderio, lacerazioni improvvise, l’arte dei folli di Breton. Alle luci dell’alba alcuni luoghi cambieranno per sempre. Noi avremo esaurito il nostro vitalismo panrivoluzionario. Ma per fare questo ci vuole molto, molto coraggio e la forza deflagrante di una risata che irrompe come un grido nella notte. Mentre il gioco al massacro soffia lontano tra gli alberi” (L. Reghini di Pontremoli).

7.
Scrive il saggista Giuseppe Siano a proposito de La bellezza di Dioniso nelle maschere performative (tra cui le mie), di prossima pubblicazione sulla rivista ‘Dionysos’ (Ed. Tabula fati, n. 9, 2020): “L’appassionato Vitaldo Conte, nelle vesti di Vitaldix (suo avatar di eventi performativi), è sospinto dalle sue pulsioni di scritture d’amore trobadoriche, che riveste del suo simbolico bianco d’arte. La performance evocativa, che parte dalle sonorità futuriste per rompere con gli schemi del canto poetico e del sentire estetico formalizzato, vuole tradursi in un racconto linguistico. Questo è organizzato con messaggi energetici rituali. Non a caso l’azione performativa ha come scopo di trasmettere messaggi attraverso gesti e sonorità che vogliono evocare una danza rituale dove l’azione prevale sul segno e sulla parola. Il fine è quello di riportare alla luce le forme iniziatiche delle origini, come un Vitaldo Conte Dioniso moderno. Vitaldix mostra, in pieno spirito nietzschiano e della psicoanalisi di Hillman, che si può tracciare un percorso costruito da evocazioni senza ricorrere alle parole e ai segni. (…) La danza vorticosa di Pan, che fa parte del corteo di Dioniso, guida il danzatore in uno stato di trance mistica dove ai prescelti dal dio Dioniso vengono dischiuse le porte di un universo originario caotico e dove la nostra identità viene risucchiata, inglobata e si dissolve, – come in un “buco nero” –, o in un “Tutto“ universale. Si recitava nel rituale dionisiaco “molti portano il tirso ma pochi sono i chiamati da Dioniso”. (…) L’uomo senza forma è l’artista, o l’uomo di cultura, che può accogliere l’esperienza di tante identità nelle sue letture e interpretazioni della vita, da più punti di vista e secondo più modelli d’identificazione di sé. Nell’artista, nell’uomo di cultura, ma anche in semplici persone sensibili, l’emergere delle origini contenute nel messaggio dionisiaco, del Dio Pan danzatore, rimangono come “rumore di fondo”. Questo rumore riporta ad un’origine ed è un contatto ripristinato che non può più essere abbandonato. Il rituale evocativo della performance ne è la testimonianza. E non importa che l’uomo viva in questa continua alternanza di perdita della forma e di presenza d’identità da cui Nietzsche rilevò “la nascita della tragedia“ dell’umanità.  (…) Chi vive per l’arte del racconto non fa differenze: narra e danza continuamente con i suoi personaggi, ma anche con le sue maschere senza identità proprio come fa Vitaldix, sorte di Vitaldo Conte Dioniso” (G. Siano).

8.
Ritengo che oggi la narrazione fantastica possa costituire uno degli elementi più innovativi delle attuali poetiche di contaminazione transumanista e transfuturista. Queste amano vivere anche in scritti e immagini di Robot invisibili, volendo volare liricamente fra visionarietà e realtà quotidiana. A questo immaginario s’ispirano i testi di attraversamento fantascientifico degli autori dell’antologia Noi robot, a cura di Roby Guerra (e-book, Asino Rosso, 2019), in cui c’è un mio testo. Il titolo s’ispira liberamente al maestro di fantascienza Isaac Asimov, di cui cade nel 2020 il centenario di nascita. Il suo celebre libro Io, Robot (1950) è una raccolta di racconti che ha come protagonisti i robot positronici. I robot umanoidi, alias androidi o replicanti, raggiungono la celebrazione nel 1982 con il film Blade Runner e attraverso le produzioni CyberPunk. A tutto ciò fanno riferimento i futuribili italiani nel loro omaggio alla nuova era robotica. In questa macchina immaginaria “entra”, sempre di più, la dimensione erotica-dionisiaca, anche come narrazione (letteraria e video-filmica).  Nell’ipotesi di un Porno-Futurismo virtuale Roby Guerra intravede la possibile creazione di un archetipo di “oscena bambola” che congiunge, attraversando i tempi, l’autrice del manifesto futurista della Lussuria (1913) Valentine de Saint Point (mia ispiratrice di fanta-narrazione) con Moana (Pozzi), sua possibile erede. I sex robot “vivono” nel mercato del sesso come bambole e umanoidi iperrealisti di seduzione estrema, programmata per clienti sempre più esigenti. Il futurologo e politico inglese Ian Pearson ipotizza che, entro il 2050, gli umani avranno più rapporti sessuali con i robot che tra di loro: per le donne, il turning point potrebbe essere anticipato al 2025.  L’attrazione per le bambole antropomorfe e i sex robot è presente, sempre di più, nel fantastico erotico degli esseri umani, determinando una identità sessuale “altra”, definita dagli esperti digisexual. Questa identità è capace di sollevare problematiche etiche e di riflessione, ma anche di ispirare oggi diverse fanta-espressioni di narrazione e arte, talvolta con la benedizione di Dioniso.

Vitaldo Conte

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Categorie: Eros

Pubblicato da Ereticamente il 14 Maggio 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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