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Demonologia e Stregoneria – Brando Impallomeni

Demonologia e Stregoneria –  Brando Impallomeni

Uno dei fattori più evidenti che ha macchiato di sangue la storia della Stregoneria in Germania è la Riforma, basti qui ricordare il conflitto tra cattolici e protestanti, così come la frammentazione del potere politico. All’inizio del ‘500 nascevano più correnti di pensiero riformatore, generalmente contrarie allo sfarzo della Curia romana, si auspicava ad un ritorno alla semplicità del cristianesimo delle origini. Ben note saranno le 95 tesi sulla dottrina delle indulgenze di Martin Lutero, affisse alla porta della cattedrale di Wittenberg nell’ottobre del 1517. Ma quello che qui più ci interessa è che Lutero era ossessionato dal Diavolo, tant’è che sia nel castello di Wartburg, che nel suo monastero a Wittenberg, ebbe più esperienze di natura diabolica, “il diavolo entrò nella mia cella, interrompendo i miei studi, e fece rumore dietro la stufa, come se stesse trascinando della legna sul pavimento”.

Inaugurata nel 1484 da Innocenzo VIII con la bolla Summis Desiderantes Affectibus, andava materializzandosi, soprattutto nelle regioni protestanti, quel fenomeno di recrudescenza noto come caccia alle streghe; Innocenzo conferiva ai tre monaci domenicani di istituire quel teatro nero che aprirà il suo sipario in area germana con il ben noto codice Malleus Malleficarum (il Martello delle Streghe), pubblicato a Colonia nel 1489. Sembra storicamente accettato che l’equazione Stregoneria = Eresia risale al XIII sec, si formalizza con la bolla Super Illius Specula emanata da Giovanni XXII (1316-’34), affidando la repressione della divinazione, evocazione, arti magiche, astrologia giudiziaria, agli inquisitori. Nella bolla Super Illius Specula leggiamo: “essi, abbandonato il lume della verità, stipulano un patto con l’inferno e un’alleanza con la morte; fanno costruire immagini, anelli, specchi o ampolle o qualsiasi altra cosa per legare ivi stesso magicamente i diavoli e ad essi chiedono responsi o di soddisfare i loro malvagi desideri.” Tra le pratiche più note che vennero associate alla stregoneria vale la pena di ricordare il patto diabolico, la metamorfosi animale, il Sabba, il volo notturno, l’Osculum Infame, il banchetto, le danze, l’orgia sessuale, ecc. Simbolicamente il volo notturno delle streghe rappresenta, ciò che Kenneth Grant definiva come “fenomeno astrale”, raggiunto mediante particolari unguenti producenti sonno ed estasi; così come il noto simbolo della strega che vola sulla scopa sembrerebbe aver rappresentato la formula attiva delle forze lunari femminili su quelle solari maschili. Lo stesso nome Sabba è un’alterazione del termine ebraico Shabbat, e veniva appunto chiamato anche Sinagoga e “Vauderie”, il che denoterebbe un costrutto teologico di stampo antisemita; la stregoneria “immaginaria” come la si conosce dai processi fu una creazione degli stessi inquisitori per demonizzare la liturgia pagana; basti pensare alla figura della Dea pagana della luce Diana Lucifera (gli stessi luoghi di culto dove le streghe si sarebbero riunite testimoniano una continuità della tradizione pagana, basti pensare al Noce di Benevento); Lucifero avrebbe rappresentato la sua versione maschile.

Lo storico Carlo Ginzburg riporta una sequenza cronologica “compatta” che, partendo dalla persecuzione delle minoranze e degli emarginati arriva fino alle streghe, partendo dalle accuse contro lebbrosi ed ebrei nel 1321, contro soli ebrei nel 1348, l’idea di una setta di streghe e stregoni nel 1375, contro “nuove sette e riti proibiti” promulgati da ebrei e cristiani nel 1409, le testimonianze sulle sette di streghe e stregoni riportate dal Nider (1435-1437). Saranno inoltre costruiti gradualmente tutti i clichès dell’iniziazione per poter accedere alla “setta” di streghe, che ritroviamo ben elencati nell’accusa di Stregoneria mossa da Bernard Giraut intorno al 1580: rinuncia a Dio, fedeltà al Diavolo, marchio diabolico sul Neofita, volo sabbatico nel luogo di adunanza stregonesca, la processione delle candele, il banchetto, le danze, l’orgia, la blasfemia, la preparazione di pozioni, ecc. Le accuse alle congreghe o sette stregonesche, prima non contemplate direttamente nel piano persecutorio, muoveranno dal contesto letterario demonologico, in particolare faccio riferimento al noto “Formicarius” di Johannes Nider sopra citato.

E’ curioso rilevare come ne la “De la Demonomanie des sorciers” Jean Bodin attaccherà l’allievo di Agrippa, Johann Wier, in quanto il Wier stesso aveva ammesso di portare al guinzaglio “Monsignore”, il diabolico cane nero di Agrippa; sebbene il Wier avesse negato la leggendaria diabolicità del cane nero di Agrippa. Lo stesso Wier che ricevette il compito di raccogliere la magia salomonica nell’appendice “Pseudomonarchia Daemonum” della sua opera “De Praestigiis Daemonum” pubblicata nel 1563; le suddette conoscenze confluiranno nel primo libro del “Lemegeton”, noto come “Goetia”. Ma venendo all’Abate Trithemius, è rilevante notare come anch’esso fu un’autorità in materia di Demonologia, tra le opere principali risaltano le seguenti: Antipalus Maleficiorum, Liber octo questionum, De Demonibus, ecc. Ad esempio è nell’”Antipalus Maleficiorum”(1508) che l’Abate riporta un rimedio contro i malefici di streghe, un “bagno purificatorio” e una potente “cera benedetta perfetta” (a base di cenere, acqua benedetta, cera, polveri tratte da sostanze sacre, da portare al collo, a letto, al tavolo e alle porte di casa, sotto forma di piccole croci). Il “De Demonibus” di Trithemius va letto come un attacco alla magia profana; oltre ad affermare l’esistenza di Dio, dei demoni, delle anime immortali, troviamo qui più razze di demoni, così ci saranno demoni dell’aria, dell’acqua, della terra, del fuoco ecc.  La via di accesso ai Demoni, è per Trithemius la turpitudine morale, che viene evidentemente praticata da un tipo di stregoneria malefica; ma anche i peccati dei padri che ricadono sui figli può incidere sul possibile attacco di demoni verso un fanciullo innocente; in ambito più strettamente magico, la rettitudine morale è richiesta come conditio sine qua non, perché è l’operatore che può trattare queste forze, questi enti o spiriti inferiori, per creare come per distruggere. Nell’”Antipalus” sopra citato l’Abate informava che la via di accesso alla stregoneria è rappresentata dal peccato, in particolar modo i cosiddetti peccati mortali (“Vitia Capitalia”), in quanto la vittima è più vulnerabile, non trovandosi in stato di grazia è priva dell’aiuto celeste.

Tra i canali più diretti alla stregoneria diabolica Trithemius riporterà quello della lussuria, come sarà il caso dei cosiddetti Incubi e Succubi (questo pensiero è comune a molti “maghi sessuali”; gli incubi e succubi sono vampiri astrali, corpi astrali di persone morte che si nutrono dell’energia vitale dei viventi); il perchè la “Magia Sexualis” rappresenti il più potente e pericoloso tipo di magia non sarà trattato in questa sede; per curiosità basti solo ricordare, come nell’ambito veneziano dei Cavalieri dell’Aurea e Rosa Croce, i quali ruotavano intorno alla misteriosa figura di Federico Gualdi, circolasse una “Clavis Maioris” attributa allo stesso Trithemius, dove “se imparava a far li filtri e obbligar una donna all’amore”; per non parlare del Trithemius-“porno-mago”, secondo le interpretazioni di Paola Zambelli e Ioan Petru Culianu (accezione che risulta certamente fuorviante e riduttiva, se priva di una seria contestualizzazione, probabilmente gli autori fanno qui riferimento a dei testi apocrifi, forse proprio a quella “Clavis Maioris” già citata, la cui autenticità non è mai stata provata, anzi, ha tutta l’idea di essere una falsificazione); sullo sviluppo della cosiddetta Magia Sessuale come Patto, o Via, rimando gli interessati al “Magick” di Aleister Crowley, edito in Italia dalla casa editrice Astrolabio, oltre a tutta l’opera di Kenneth Grant, da prendere col giusto discernimento e soltanto a titolo di studio, come del resto ricordo raccomandasse anche lo stesso autore; Crowley, mago moderno, ha contribuito al Revival della Magia, non approfondirò qui se questa Rinascita ha avuto significati positivi o negativi; Crowley apprese la magia sessuale durante i suoi viaggi in India e in Africa; sarà curioso in altra sede analizzare una possibile continuità tra i 16 spiriti azonici nella magia di Trithemius e i 16 Kala adottati dalla tradizione egizia e dalla gnosi africana, che Crowley sistematizzò nel suo Liber 777. Julius Evola, nel suo “Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo”, riporta un giudizio abbastanza positivo su Crowley, riconoscendogli, oltre alle scorie evidentemente profane della teatralità, un “carattere magico e in parte iniziatico”; mentre René Guénon, in una missiva di risposta ad Evola, datata 29 ottobre 1949, farà cenno a delle pseudo-iniziazioni “sinistre” introdotte da Crowley ,”caso che forse non era del tutto quello della Golden Dawn”; inoltre l’assunzione da parte di Crowley del nome “Maestro Therion” dal valore cabalistico 666, lascerebbe pensare ad un Crowley agente della contro-iniziazione.

Ma tornando a quel tipo di entità infestanti, maligne, parassitarie, attratte da persone moralmente deboli, causa invisibile dei vizi umani, potremmo forse assimilarle in ambito “occulto”, ai vampiri o larve, aborti dei pensieri e delle emozioni negative, attratte dai luoghi affollati come ostelli, bordelli, ma anche cimiteri, dove si troverebbero corpi astrali di morti alimentati dall’energia dei vivi, ecc. La tesi più accreditata fa coincidere la nascita della Demonologia nel 1486, col già citato “Malleus Malleficarum” (il martello delle streghe) dell’inquisitore domenicano Heinrich Kramer detto Institor; Trithemius, in quanto demonologo aveva studiato bene il Malleus, tant’è che registrerà il co-autore del Malleus, Jacob Sprenger, nel suo catalogo di illustri tedeschi (finito tra il 1491-1495); trattato che legava stregoneria-sesso femminile (vedi le pratiche contraccettive e abortive, le attività illecite delle medichesse e delle ostetriche), seguendo, come ci ricorda il Cardini, quei tratti di misoginia e sessuofobia già adottata da molti trattati precedenti. Ed è inoltre sempre secondo Il Malleus che leggiamo “I succubi giacevano con gli uomini – fino a sfinirli per poterne raccogliere il seme che poi avrebbero utilizzato gli Incubi per fecondare le donne. Nel compiere l’atto sessuale i demoni maschi sono Incubi e le femmine Succubi, e questo è giudizio comune di tutti i filosofi di tutti i tempi ed è comprovato dall’esperienza delle nazioni”. La letteratura sulla creazione artificiale in dimensioni parallele, viene riportata dal Monarca degli Arcani Paracelso, nel suo “De Homunculis” (De homunculis et monstris), dove semplificando, leggiamo che, al di fuori del matrimonio e della castità, quegli atti che avrebbero dovuto essere coniugali, si convertono in lussuria, sodomia ecc. Pertanto così come l’uomo e la donna creano l’uomo, il seme che viene disperso soprattutto con la sodomia va a creare mostri o Homunculi.  Nel “De Tentationibus Monachorum” Trithemius giustificava la vessazione demoniaca come strumento di Dio per testare il libero arbitrio del cristiano; le vessazioni demoniache venivano qui inquadrate in un’ampia ottica di piano divino; i demoni svolgevano la loro funzione (sempre e solo su concessione divina) generalmente per mettere alla prova la pazienza cristiana, indurre umiltà, discernimento del bene e del male, la purificazione dell’anima, penitenza ecc.

Secondo quanto riportava negli anni venti l’egittologa e antropologa Margaret. A.Murray, la strega veniva assistita nei suoi lavori dai cosiddetti “Spiriti Familiari”, spesso sotto forma di animali, gatti, rospi o topi in particolare, ma potevano essere anche cani, puledri, lepri, e persino uomini, donne, bambini, cito: “Lo spirito servente era sempre una bestiolina – un cagnolino, un gattino, un ratto, una talpa, un rospo, un topo – che si poteva tenere in casa in qualche piccoli recipiente come una scatola o un barattolo. Era nutrito dalla sua padrona che in tal modo intendeva addomesticarlo e farlo ritornare a lei dopo che aveva compiuto la sua attività magica. Nel cibo era mescolata una goccia di sangue della sua padrona. Gli veniva sempre dato un nome e sotto tutti gli aspetti era considerato una bestiola dotata di poteri magici sebbene li esercitasse sotto il controllo della sua padrona. Era sempre usato per le attività magiche e mai per le divinazioni”. La tesi della Murray fu respinta da gran parte degli studiosi per via delle fonti poco attendibili; anche se lo storico Ginzburg ha sostenuto che pur mancando di attendibilità, potesse contenere un “nocciolo di verità”, secondo il quale il Sabba si configurerebbe come rito sciamanico.

Nel “Compendium Maleficarum” (1608), voluto dalla Curia milanese, che riteneva il frate Francesco Maria Guaccio un esperto in materia, ispirato al Malleus Malleficarum sopra citato, così come alla “Disquisitiones magicae” (1589) di Martin del Rio, troviamo un ampio panorama in materia di stregoneria; vi troviamo anche l’Abate Trithemius, che viene citato dal Guaccio come esperto in materia di demonologia: “E così avviene che il mago ha fiducia nel Demonio che crede di poter comandare il Demonio finge di riconoscere il suo imperium, come bene e diffusamente dimostra Abba Tritemio”. Ma Trithemius, da operatore del sacro, sa bene che l’Iniziazione non può essere concessa a tutti, che qualsiasi fuga di notizie può ritorcersi contro, che bisogna spogliarsi delle credenze stesse, in quanto la tecnica magica operativa porta l’operante a confrontarsi e a maneggiare delle “Energie” serpentine, che all’occhio profano possono veramente rassomigliare ai cosiddetti diavoli della tradizione giudaico-cristiana, che possono portare alle conseguenti ossessioni e possessioni senza aver intrapreso un percorso Iniziatico con le dovute purificazioni; a proposito della preparazione propedeutica sopra accennata nell’ultimo capitolo della Steganografia scrive: “Poi si devono avvisare gli studiosi di quest’arte che NON INIZINO AD OPERARE, se prima non siano stati PERFETTAMENTE PREPARATI in tutte quelle cose che vengono richieste per la pratica della SCIENZA. Infatti non nascondo i molti pericoli che possono esservi per COLUI CHE NON è MOLTO PRATICO nell’operare in questa ARTE”; pertanto è Trithemius stesso ad ammonire i suoi monaci di stare alla larga dai demoni dopo aver spiegato che due sono le forme di manifestazione diabolica, la prima è la possessione, sensibile ai poteri contrastanti dell’Esorcismo, la seconda, molto più resistente alle tecniche esorcistiche, rientrava nella credenza sopra menzionata, ormai sedimentata nella mente collettiva, circa le fantomatiche conventicole nere di streghe e stregoni partecipanti al Sabba (fisico o astrale), avendo deliberatamente scelto da che parte stare.

Concludo questa mia breve esposizione sulla Demonologia di Trithemius con una curiosità risalente al 1507, in una lettera in latino destinata all’astrologo e matematico Johannes Virdung di Heidelberg, Trithemius menziona per primo il personaggio che sarà ispiratore del patteggiatore diabolico Faust di Goethe, Georgius Sabellicus alias Faustus Junior, come amava definirsi; secondo Leo Ruickbie il vero nome sarebbe stato Georgius von Helmstatt, nato a Knittlingen nel 1466; figura di “trickster”, folle e ciarlatano; le parole di Trithemius saranno dure, descrivendo Sabellicus come ignorante nelle belle lettere, un folle più che un filosofo, meritevole di essere aggiogato a un carro ed esser preso a frustate: “questo vagabondo, questo rimbambito, che osa pubblicamente enunciare dottrine contrarie alla Chiesa, meriterebbe le verghe”.

Brando Impallomeni (21/03/1985), da anni coinvolto attivamente nella ricerca spirituale, laureatosi in Storia presso l’Università degli Studi di Firenze, con la tesi “Dall’Abate Trithemius alla Spiritual Technology”, che vuole rendere dignità allo scomodo tema della “Magia”, insabbiato dalla cultura dominante, religiosa e laicista, dalla caccia alle streghe alla banalizzazione cripto-positivista. Dall’Abate Trithemius alla Spiritual Technology, vuole ripercorrere un Iter-magico che va dalle prime coraggiose teorizzazioni della Magia, alla sua riproposta e attualizzazione nei vari periodi storici; assistiamo così ad un graduale passaggio, da una forma di magia che potremmo definire antropocentrica, cristiana, dualista (magia bianca, magia nera, magia divina, magia naturale e magia transnaturale, magia cristiana, magia divina, angelica e demonica ecc.), quella dei filosofi rinascimentali, ad una magia o “magick” (termine codificato da Aleister Crowley per designare la sua Opera, k=Kteis) stellare, che a detta del pittore inglese Austin Osman Spare, “è piena di colori”, dove gli antichi Dei diventano l’ipotesi di scenari non più terrestri, ma caso mai Extra-Terrestri e multidimensionali.

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Categorie: Magia

Pubblicato da Ereticamente il 19 Maggio 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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