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Prometeo e il Virus – Umberto Bianchi

Prometeo e il Virus – Umberto Bianchi

Molto probabilmente se, oggidì, il Titano Prometeo potesse vedere il genere umano, sicuramente proverebbe pentimento per la sua primordiale scelta, tutta a favore del genere umano, di regalare a quest’ultimo il fuoco della conoscenza. Quel fuoco che farà dell’uomo un essere, secondo le parole di Esiodo, “deinos/terribile”, a causa del suo potere, consistente nel maneggiare, come nessun altro, quella “Techne/Techne”, che gli aprirà orizzonti che, ben oltre andranno a quello che doveva essere un obiettivo di equilibrato godimento dei frutti di quella,sino a quel momento, così avara e matrigna terra.

“Techne/Techne” è la capacità innata nell’uomo di modificare, con piena coscienza, la realtà medesima secondo le proprie necessità, finendo con il costituire il momento di cesura tra la propria persona e l’Essere intero con il quale, sino a quel momento, aveva, nel bene o nel male, vissuto in piena osmosi. E così, da una iniziale e sognante fase di vita, accompagnata da un uso della “Techne/Techne”, ancora permeato da un senso di piena osmosi con l’Essere, l’Età di una narrazione mitica ed archetipale, atemporale, si passa ad una fase di più deciso distacco dall’Essere, volta ad incentrare sulla coscienza del sé, l’intera riflessione. È la cosiddetta Età Assiale dell’umanità. Svincolato dall’Essere, il Sé riflette sull’essenza della realtà. Dall’VIII al I secolo AC, da Oriente ad Occidente, le narrazioni mitopoietiche, vanno lasciando il passo, o integrandosi, con questa nuova modalità di pensiero. È il momento della nascita della riflessione filosofica, dalla Grecia, con Parmenide ed Eraclito, all’antico Iran, con Zarathustra, dall’India, con Mahavira, Buddha e la redazione delle Upanishad, alla Cina di Lu Tzu.

Tutte quelle figure che, in quantità molteplice, avevano lo scopo di raffigurare le infinite varietà delle manifestazioni del principio numinoso nella realtà (Dei, Mani, Lari, Ninfe, etc.), vengono ridotte ad un unico principio, inizialmente valido per quanto riguarderà unicamente la sfera celeste, successivamente per quanto atterrà la sfera della vita umana, tramite l’adozione per l’intero genere umano, di una unitaria e monolitica, impostazione di pensiero. Come per un micidiale sortilegio, “Techne/Techne” si unirà alla legge del profitto.

La sua modalità di analizzare la realtà, condotta all’insegna del più rigido ed empirico materialismo, ben si unirà a quella legge di un illimitato profitto economico, dando così luogo ad una inedita forma di civiltà. Nell’arco di tre secoli, il mondo intero ricadrà sotto la sua influenza, abbagliato dall’illusione di un profitto ed una crescita senza limiti, né freni etici e morali. In preda alla più profonda frenesia, drogato da questo modello di vita, il genere umano agirà incurante dei negativi effetti della sua azione, su tutto il circostante “Kosmos”, provocando un alienante degrado umano, politico, economico ed ambientale.

L’immagine di un mondo sovrappopolato, alimentato da collettiva incuria ed egoismo, privo di quelle giuste barriere comunitarie, illusoriamente alimentato da una cieca fede nelle potenzialità della Tecno Economia, di fronte ad un inusitato ed improvviso evento, si scopre debole e fragile come non mai. Un microscopico essere ne ha messo in ginocchio certezze, arroganze e convinzioni. Quella stessa Tecno Economia ed i suoi cantori, sempre lesti nel propalare un mondo di scintillanti (e vuote) certezze, accompagnate a mirabolanti soluzioni, ora tace, impotente, in difficoltà di fronte ad un pericolo che, proveniente dalla dimensione dell’infinitamente piccolo, ha saputo farsi terribilmente grande.

Ci si interroga sulle cause scientifiche, sulle responsabilità politiche, sulle soluzioni economiche, ma senza mai arrivare al nocciolo del problema. È il rapporto con “Techne/Techne” che deve subire un profondo e radicale mutamento. E a tal proposito, la vicenda del Coronavirus potrebbe rappresentare la giusta occasione, per addivenire a quanto detto. Probabilmente, mai come ora, la civiltà occidentale e l’intero genere umano, si trovano innanzi ad un bivio fatale, tra la scelta di continuare a vivere drogati dalla Tecno Economia, sino al proprio folle auto annientamento, o procedere altrimenti.

Come già preconizzato da Martin Heidegger, l’uomo dovrebbe egli stesso arrivare ad “eventuarsi” con quella “Techne/Techne” che, in tal modo da autonomo Pensiero-Pensante, da fine ultimo e costitutivo dell’intero genere umano, tornerebbe a farsi strumento, atto a realizzare il passaggio da un livello prettamente umano ad uno prettamente superiore, “oltreumano”. E così, la Tecno Economia finirebbe con il divenire il volano per realizzare l’heideggeriano “Ereignis/Eventuarsi”, quel post moderno “Satori” che già altri pensatori hanno concepito o di cui hanno preavvertito la impellente necessità. Pensatori come l’idealista Giovanni Gentile che, nella concordanza e coincidenza dell’azione dello Spirito Individuale con quello Assoluto, preconizzano un’Azione pura in grado di muovere l’umano spirito verso mete inviolate, in questo preceduto dai vari Hegel, Fichte e Schelling, portatori dell’idea che la realtà tutta dipenda da quello spirito umano, in grado, pertanto, di farsi esso stesso protagonista di una radicale mutazione di paradigma.

Pensatori ed operatori dello spirito come Rudolph Steiner e Massimo Scaligero che, nella pratica dell’Antroposofia, hanno proprio avvertito l’esigenza di partire dal dato sensibile e materiale per arrivare ad una più completa integrazione con l’Io sovrasensibile e con il Logos. Pensatori come Arnold Gehlen, Helmuth Plessner, Max Scheler e Peter Sloterdjik che, nelle proprie riflessioni sulla costitutiva immaturità antropologica del genere umano, con tutte le sue conseguenze, di fronte alla sfida della Tecno Economia, spianano la strada all’esigenza di un suo vero e proprio antropogenico, “salto” qualitativo.

In quelle stesse e ben più antiche forme sapienziali di matrice ermetica, in autori come Meister Eckhart , si riaffacciano gli stessi motivi che abbiamo poc’anzi citato. Il tutto, non senza voler citare Friederich Nietzsche, che all’idea di un superamento qualitativo dell’umano, darà una vera e propria veste di ufficialità, inaugurando un ulteriore e paradossale capitolo di una Modernità, sempre protesa tra l’autoannichilamento ed un positivo superamento dei propri limiti.

Quello del Coronavirus è, pertanto, un segnale chiaro al genere umano tutto. Che la sua provenienza sia risultato del caso o di una umana manipolazione, è pur tuttavia, sempre il frutto di quella civiltà “globale”, regolata dal principio per cui, anche un sussulto minimo alle più remote latitudini, riverbera le proprie conseguenze sino alle più lontane contrade, avvolgendo in breve tempo, il mondo intero. La storia di tutte quelle pandemie, epidemie, pestilenze, spesso endemiche di determinate aree geografiche che hanno incrociato il cammino dell’uomo, hanno sempre determinato un lascito.

In certi casi, esse hanno provocato vere e proprie decimazioni tra le popolazioni, come nel caso delle varie ondate pestilenziali, che hanno colpito l’Europa tra la tarda Età Classica e gli albori dell’Età Moderna, oppure le popolazioni amerinde per quanto attiene il vaiolo e l’influenza, a seguito dell’arrivo dei “conquistadores” spagnoli. Ma nel più dei casi, ad oggi, molte popolazioni sopravvivono accanto a veri e propri endemismi sanitari, come febbre gialla, colera, febbri tifoidi ed altre patologie ancora, come avviene in moltissimi paesi del Terzo Mondo.

E questo perché, le popolazioni locali, hanno sviluppato delle forme di immunità e resistenza che, magari, nel benestante Occidente, sono totalmente assenti. A questo proposito, va notato che nel nostro paese, con il perseguimento di politiche di quanto mai disattenta e disinvolta apertura di frontiere, si è, negli ultimi anni, registrato un aumento considerevole di patologie virali, prima quasi assenti, come nel caso del famigerato meningococco o il riaffacciarsi di altre ancora, che si credevano debellate.

Proprio in base a quanto abbiamo già avuto modo di esporre poc’anzi, quella del Coronavirus potrebbe rappresentare la spinta propulsiva all’autoimmunizzazione ed al rafforzamento del corredo genetico (e spirituale…) dei vari popoli. Anche se l’intera vicenda è stata, sinora, malamente gestita, con goffaggine ed evidente malafede, resta sempre aperta la possibilità di addivenire alla “salus populi”, anche attraverso vie “altre”, di ben altra qualità, rispetto a quelle solitamente percorse. Tutto questo, però, industrie farmaceutiche ed interessi lobbistici permettendo…

UMBERTO BIANCHI

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Categorie: Cultura & Società

Pubblicato da Umberto Bianchi il 3 Aprile 2020

Umberto Bianchi

Giornalista, opinionista ed editorialista, prolifico autore di scritti di poesia, oltre ad essere impenitente “motorbiker” e giramondo, Umberto Bianchi (1960),è specializzato nella pubblicazione di saggi e di analisi su tematiche che spaziano dalla politologia all’economia, giungendo a toccare la riflessione filosofica e lo studio delle varie correnti del pensiero esoterico. Direttore del Quotidiano “on line” di ispirazione sovranista, “L’Unico”, è stato collaboratore di lungo corso del quotidiano "Rinascita" e del periodico "on line" "Il Fondo/Magazine di Miro Renzaglia", presso i quali ha pubblicato la maggior parte dei propri saggi, altresì reperibili presso il catalogo di "Arianna Editrice": Ha anche scritto sulle pagine del periodico “Il Ribelle” di Massimo Fini, oltre ad aver precedentemente collaborato con "Orion" ed "Il Giornale d'Italia". Nel 1999 crea il sito www.ripensareilpensiero.it, (ora sostituito dal presente “Il Pensiero Antagonista”) e nel 2005 ha dato alle stampe, per i tipi di "Nuove idee" "Alle origini della Globalizzazione/ Per una revisione del pensiero". Ha pubblicato i propri saggi anche sulle pagine della rivista on line “Scuola Romana di Filosofia Politica” diretta ed animata dal Prof. Giovanni Sessa e nell’Ottobre 2011, inoltre, prende parte alla stesura del libro-manifesto “Per una Nuova Oggettività/Popolo-Partecipazione-Destino”, a cura della Heliopolis Edizioni, con il saggio “Post Modernità e Nuova Oggettività”. Nel Novembre 2014, sempre per i tipi della Heliopolis Edizioni, ripete l’esperienza della partecipazione alla stesura di un’altra antologia, “Non aver paura di dire…”, con il saggio “Elogio della Moto Avventura”. Nel 2015 pubblica , per i tipi della Carmelina Edizioni, il saggio “Il fascino discreto dell’Occidente”. Relatore in numerose conferenze e convegni, a partire da quelli organizzati e realizzati con grande frequenza e partecipazione di pubblico sia dal “Movimento Tradizionale Romano”, che da “Pietas”, passando anche attraverso la partecipazione, sempre nel ruolo di relatore, ad alcuni eventi di taglio meta politico, organizzati da “La Destra”. Al momento, oltre a continuare a pubblicare sulle pagine de “L’Unico”, collabora con la rivista on line “Ereticamente”, presso la quale ha pubblicato altri saggi, alcuni dei quali, riguardanti le vicende del cosiddetto “Gruppo di Ur” e la dottrina Ermetica, di taglio prettamente esoterico. Tutti quegli spunti necessari a poter effettuare analisi nei settori dell’economia e della finanza, sono, invece, frutto di una trentennale esperienza lavorativa quale operatore del mercato assicurativo e finanziario, accompagnata ad una profonda conoscenza dei meccanismi del settore principalmente in Italia, con l’esperienza di stage di lavoro in America Latina (Argentina e Brasile). Tuttora, Umberto Bianchi è titolare di un’attività di consulenza tecnico-legale specializzata nel patrocinio stragiudiziale.

Commenti

  1. Coloro che gli dei vogliono distruggere prima li rendono folli
    Metto l’articolo di Wulf Ingessunu leader del Woden Folk Inglese ,molto puntuale e condivisibile, e che in fondo nondice cose dissimili da quanto stiamo dicendo noi in questi giorni.
    http://inglinga.blogspot.com/2020/03/we-would-like-to-send-our-regards-to.html

  2. Cialt

    Enchkart e Steiner sono cialtroni.

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