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Palermo, simbolo storico – esoterico del Mediterraneo – Luigi Angelino

Palermo, simbolo storico – esoterico del Mediterraneo – Luigi Angelino

La città di Palermo, capoluogo della splendida Sicilia, vanta una storia secolare, avendo sempre avuto un ruolo fondamentale nelle vicende dell’Europa mediterranea. L’importante tradizione storica ed artistica della città, dovuta al succedersi di tante civiltà diverse, ha fatto si che numerosi edifici civili e religiosi siano stati riconosciuti come monumenti nazionali italiani, mentre il sito seriale della Palermo arabo-normanna, unitamente alle cattedrali di Monreale e di Cefalù, è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2015. L’antico insediamento della città di fondazione fenicia era chiamato Zyz (anche se la zeta andrebbe pronunciata come una s sonora), traducibile come “il fiore”. L’attuale denominazione deriva dal greco antico (pan-ormos, tutto-porto), per la confluenza dei fiumi Kemonia e Papireto che formavano un ampio sbocco naturale. In latino, il nome della città fu traslitterato in Panormus, che diventò Balarm alla maniera araba, Balermus del periodo normanno, fino a cristallizzarsi in Palermo in epoca moderna.

La presenza umana è accertata nella zona di Palermo, fin dall’epoca paleolitica, testimoniata dalle suggestive cavità con incisioni a disegni antropomorfi e zoomorfi ritrovati nelle grotte dell’Addaura. Come si diceva a proposito dell’etimologia del toponimo, la città fu fondata dai Fenici, diventando un importante centro commerciale tra il VII e il VI sec. a.C.. I Greci, presenti più nella parte orientale della Sicilia, vi fecero rare incursioni, soprattutto durante le guerre contro i rivali Fenici (1). Alla fine delle guerre puniche, Roma riuscì a sottrarre la città ad Amilcare Barca, regalando a Palermo un periodo di prosperità e di fioritura, tanto che in epoca imperiale diventò rinomata nel Mediterraneo per opulenza e splendore degli edifici. Dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente, la Sicilia occidentale fu saccheggiata e devastata dai Vandali, anche se Palermo fu parzialmente ricostruita sotto il dominio bizantino che durò all’incirca trecento anni. Nel IX secolo iniziò l’avanzata dei Musulmani in Sicilia che portarono a Palermo la capitale dell’isola, di cui fino ad allora era stata Siracusa la città più importante. L’antica Zyz, con la dominazione araba, diventò una delle città più fiorenti e prospere d’Europa, superando i 200.000 abitanti, una cifra colossale per quell’epoca. Il cronista e monaco Teodosio affermò che a Palermo furono edificate più di trecento moschee, insieme a strutture burocratiche tipiche di una vera capitale (2). Gli Arabi introdussero anche gli agrumeti della cosiddetta “Conca d’Oro”, destinati a diventare una delle attrazioni più suggestive ed una delle risorse economiche più redditizie della parte occidentale della Sicilia. L’invasione normanna fece ridurre in maniera drastica la popolazione di Palermo (60.000 circa alla fine dell’XI secolo e poco più di 50.000 all’inizio del XIV).

La città acquistò nuovo prestigio con il re normanno Ruggero II ma, dopo la morte di Federico II, la Sicilia perse l’indipendenza quando Carlo d’Angiò spostò il potere a Napoli (3). Nel XV secolo la città diventò sede del vicereame spagnolo, in un contesto di grave conflitto socio-economico per l’intera isola. Tuttavia, la dominazione spagnola fu particolarmente apprezzata, perchè i governatori iberici ne seppero rivalutare il territorio, considerato di notevole importanza strategica nella lotta contro gli Ottomani. Nel 1734 la città passò sotto la corona dei Borboni, che per circa ottant’anni, tranne la breve pausa napoleonica, tennero il Regno di Sicilia distinto da quello di Napoli. Nel 1816 le due compagini furono riunite nel Regno delle due Sicilie, anche se, a titolo onorifico, Palermo conservò il titolo di capitale della parte isolana del regno. I moti di rivoluzione del 1848, conosciuti anche come “primavera dei popoli” cominciarono proprio a Palermo, rappresentando l’inizio della propagazione dei malcontenti su tutto il territorio europeo. Ferdinando II, dopo che i moti scoppiarono pure a Napoli, fu costretto a promulgare una “costituzione” l’11 febbraio dello stesso anno. Nel 1860 avvenne lo sbarco dei Garibaldini a Marsala, ma i cittadini di Palermo insorsero, quando gli invasori/liberatori entrarono nella città mediante porta Termini. Appena dopo l’Unità d’Italia, nella città scoppiarono numerose rivolte, da parte di ex garibaldini delusi, anarchici, nostalgici borbonici, repubblicani ed altri gruppi dissidenti, tra cui la più importante fu la rivolta del “sette e mezzo” che provocò il bombardamento della flotta statale con conseguenti ingenti danni alla città. Il primo ventennio del XX secolo segnò un periodo florido per Palermo, in cui furono costruiti numerosi edifici in stile liberty, con un gusto architettonico piuttosto eclettico. Rimasta ai margini durante la prima guerra mondiale, Palermo fu fortemente danneggiata dagli attacchi durante il secondo conflitto, fino all’occupazione da parte degli anglo-americani nel luglio del 1943. Nella seconda parte del XX secolo a Palermo, come nel resto della Sicilia, si è sviluppato il triste fenomeno della mafia che, come è ben noto, ha mietuto numerose vittime tra i magistrati e le forze dell’ordine. Negli ultimi anni, la vivacità dei cittadini sta dando vita ad un ampio e decisivo riscatto della città e dell’intero territorio, ponendo Palermo anche all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, non solo per le bellezze paesaggistiche ed artistiche, ma anche per le lodevoli iniziative in campo umano e sociale. Nel 2015 è stata sottoscritta la cosiddetta “Carta di Palermo”, un documento elaborato da giuristi, attivisti dei diritti umani ed organizzazioni non governative, sulla necessità di scuotere la comunità mondiale sulle problematiche relative ai fenomeni migratori, di cui la Sicilia, in questi ultimi anni, ha eroicamente portato il peso, come avamposto di un’Europa assente (4).

Come dicevo, Palermo racchiude in sé un crogiolo di culture diverse che, mediante progressive stratificazioni, hanno reso la città un autentico e ricco esempio di armonica convivenza fra stili di vita con caratteristiche, in alcuni casi, anche contraddittori. Uno dei luoghi più suggestivi ed emblematici della città è la cattedrale, con la sua struttura imponente e frutto di tendenze architettoniche diverse, a testimonianza della secolare storia dell’edificio. La cattedrale, costruita verso la fine del dodicesimo secolo, dedicata alla Santa Vergine Maria Assunta, fa parte del già citato patrimonio UNESCO. La sua edificazione fu fortemente caldeggiata dall’arcivescovo Gualtiero Offamilio (5), con l’intento di cancellare o almeno di coprire le tracce del culto musulmano. Infatti, la struttura della cattedrale sorge su una precedente moschea, eretta nel periodo di massima fioritura della città di Palermo (prima di diventare moschea, era stata già una basilica cristiana). La chiesa fu più volte modificata nei secoli, con molteplici ristrutturazioni ed aggiunte, tra cui le più importanti furono l’elevazione delle quattro torri campanarie nel XIV secolo e la costruzione del portico meridionale e di quello settentrionale tra il XV ed il XVI. La cattedrale si presenta a croce latina, con 3 navate separate da pilastri con statue di santi, appartenenti a precedenti decorazioni. All’interno si possono ammirare numerose tombe imperiali e reali, ma in particolare l’opulenta stanza del Tesoro, che comprende un’esposizione di paramenti sacri utilizzati tra il XVI ed il XVIII secolo e la preziosa tiara d’oro di Costanza d’Aragona (6). Tra i sepolcri, desta meraviglia il maestoso monumento in onore di Federico II, il sovrano appassionato di esoterismo, formato da prezioso porfido rosso d’Egitto. Sono numerosi gli elementi ermetici inseriti all’interno della cattedrale, come la misteriosa icona della Madonna nera, richiamante il culto di Iside e la meridiana pavimentale con i segni dello Zodiaco, collocata nella chiesa all’inizio del XIX secolo. All’esterno, nel piazzale antistante la chiesa, ai più esperti non sfugge il simbolo della “triplice cinta”(7) scolpito in vari punti sull’ampio sedile di pietra che circonda l’intero spazio.

Un autentico capolavoro è il Palazzo dei Normanni, unitamente alla Cappella Palatina, il suo ambiente più sontuoso, completamente decorato con mosaici bizantini e stalattiti in materiale ligneo, uno dei luoghi artistici più incantevoli della Trinacria. Il Palazzo dei Normanni, dimora dei reali omonimi e, successivamente, dei vicerè spagnoli, contiene numerose sale ricche di pregevoli affreschi, tra cui si distingue la Sala d’Ercole, dal nome di alcune raffigurazioni delle 12 fatiche di Ercole, opera del rinomato e geniale Velasquez. Attualmente, in una parte del palazzo vi è la sede dell’Assemblea Regionale Siciliana. La Cappella Palatina è un esempio unico di armonia tra stile bizantino, arabo e cristiano-occidentale. E’ una vera e propria cattedrale in miniatura, interamente ricoperta di mosaici e dove il colore predominante è il giallo-oro. Non a caso, il letterato ed avventuriero francese, Guy de Maupassant (8), durante il suo lungo viaggio in Italia, la definì “la chiesa più bella del mondo, il più sorprendente gioiello religioso sognato dal pensiero umano”. Sebbene di dimensioni molto più ridotte, la felice commistione di stili, ricorda “in piccolo” la grande cattedrale-moschea di Cordoba, in Spagna. I suoi splendidi mosaici risalgono a due diverse epoche, quella normanna e quella borbonica. Al centro della cupola, seguendo la più ricorrente tradizione bizantina, vi è il “Cristo Pantocratore”(9), i cui abiti rievocano quelli dell’imperatore di Costantinopoli. La figura che regge il tamburo, invece, appare decorata da 12 importanti personaggi biblici: Giovanni Battista, Salomone, Zaccaria, Davide e, su un piano leggermente rialzato, Isaia, Geremia, Ezechiele, Giona, Daniele, Mosè, Elia ed Eliseo. Nelle nicchie sono rappresentati i quattro evangelisti. La Cappella è un capolavoro di “arte litica”: nei disegni dei mosaici coesistono felicemente le decorazioni bizantine con i motivi geometrici di matrice araba, tra cui si nota la ricorrenza della stella ad otto punte, simbolo religioso ed ermetico di perfezione e di compiutezza.

Passeggiando nel centro cittadino, rimasi particolarmente attratto dal crocevia di Piazza Vigliena, meglio conosciuto come i “Quattro canti”, dove vi è una notevole concentrazione di chiese e di monumenti storici. L’incrocio è caratterizzato per la presenza, ai quattro angoli, di 3 ordini di statue barocche, ciascuno a tema diverso: partendo dal basso verso l’alto, le 4 stagioni dell’anno, i 3 vicerè spagnoli e Carlo V ed, infine, le 4 sante patrone di Palermo prima di Santa Rosalia (10). Non distante c’è Piazza Pretoria, ironicamente chiamata “Piazza della Vergogna”, per la presenza di statue nude proprio di fronte ad un monastero di suore di clausura. Nella vicina Piazza Bellini, si distingue la chiesa di San Cataldo, fulgido esempio di architettura arabo-normanna, con la tipica forma squadrata e la cupola rossa in alto, nonchè la chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, denominata “La Martorana”, mistica e ricca di mosaici bizantini. Secondo la leggenda, in questa chiesa ebbe origine la famosa “frutta martorana”, squisita pasticceria scaturita dall’ingegno delle monache benedettine residenti nel convento fondato da una donna di nobile famiglia, Eloisa Martorana. La chiesa, che ancora oggi officia il rito bizantino, presenta una particolarità liturgica e cultuale: nella cupola centrale, oltre ad una grande raffigurazione di “Cristo Pantocratore”, vi sono quattro arcangeli. Infatti, insieme ai tre classici della chiesa occidentale, Michele, Gabriele e Raffaele, è presente anche Uriele (11), il cui culto non è citato nei testi ufficiali delle Scritture, ma solo negli apocrifi. Si tratta di una figura controversa ed affascinante, che rievoca miti cari agli studiosi dell’angelologia di origine ebraica. Secondo gli esperti, la chiesa barocca più bella di Palermo è quella del Gesù, nota anche come “Casa Professa”, un vero e proprio tripudio di decorazioni, ricchi stucchi, affreschi ed eleganti marmi, opera dei più celebri esponenti dell’arte del Seicento. Andando verso il mare, alla fine del Corso Vittorio Emanuele, si incontra una delle più belle piazze della città, Piazza Marina, dove si trova il magnifico Giardino Garibaldi, con esemplari imponenti di Ficus Magnolioides, alberi giganteschi e secolari che con le loro fronde offrono riparo al cocente sole della stagione estiva. Intorno al giardino si ammira una serie di Palazzi storici, tra cui spicca il “Palazzo Chiaramonte Steri”, sede del Rettorato dell’Università, conosciuto soprattutto perchè ospita il Museo dell’Inquisizione spagnola, testimone di uno dei periodi più bui della Chiesa Cattolica, nonché l’originale della Vucciria (12), famosa tela di Renato Guttuso ed una sala del quattordicesimo secolo con un soffitto interamente intarsiato in legno, come pochi altri esempi in Europa. In una calda mattinata di fine maggio, uscii dal centro storico per visitare il castello della Zisa, da cui immediatamente fui rapito per la magia del luogo. Davanti a me si presentava uno scenario fiabesco: il parco antistante il palazzo con vasche riempite di acqua verde chiaro, luccicante sotto i raggi del sole, sobri giardini e pergolati nascosti. L’edificio, scelto dalla casata reale normanna come residenza estiva verso la metà del dodicesimo secolo, ha quel tipico sapore arabo-normanno che pervade l’intera città di Palermo. I suoi interni, spogli e suggestivi, ci riportano indietro in un’epoca lontana, quando l’ingegno dei costruttori arabi aveva creato ampi spazi, studiati appositamente per conservare la frescura durante le torride giornate dell’estate.

Palermo è stata anche una delle città della belle epoque nei primi decenni del ventesimo secolo, come i suoi due teatri principali testimoniano. Il Teatro Massimo è ampiamente conosciuto a livello nazionale ed internazionale, per essere uno dei più grandi teatri lirici d’Europa, preceduto in questo campo solo dall’Opera di Parigi e  dallo Staasoper di Vienna. Ciò che desta più impressione di questo teatro, realizzato in chiaro stile neoclassico, è l’acustica perfetta dei suoi interni, peraltro impreziositi da lavorazioni in oro, grandi specchi ed altre decorazioni sfarzose. Il Teatro Politeama, invece, ci accoglie con la sua singolare forma semicircolare, quasi ad assomigliare al “pantheon”, di cui riecheggia l’ispirazione classica, con la quadriga bronzea raffigurante il dio Apollo che sormonta l’arco del suo imponente ingresso. Anche il suo interno ha un aspetto molto originale: una grande sala a forma di ferro di cavallo per una capienza di circa 5.000 spettatori. Non si può lasciare Palermo, senza aver visitato il mercato storico di “Ballarò”, con i suoi colori, suoni e sapori prettamente mediterranei. L’origine araba del mercato è palpabile, soprattutto nella disposizione estremamente ravvicinata delle bancarelle e dei negozi, chiamati in maniera tradizionale “putie”, dove si può trovare ogni tipo di prodotto, come i classici cibi da portare a casa e quelli da “streeet food”, partendo dai tipici panini con le panelle, per passare alle pannocchie bollite, ai polpi ancora vivi e a tante altre prelibatezze.

Palermo è ricca di storie e di leggende misteriose, arricchite dall’immaginario collettivo della vivace popolazione. Tra le strade del capoluogo siciliano, nei palazzi storici e nei luoghi di culto, si nascondono enigmatiche narrazioni, alcune delle quali molto antiche. Una delle più famose è quella dedicata alla “vecchia dell’aceto”, una donna avida di denaro che trovò il modo di arricchirsi con il veleno. La storia, tra realtà e fantasia, racconta di una tale Giovanna Bonanno che vendeva una sostanza mista fra aceto ed arsenico, concedendo i suoi preparati soprattutto alle donne che volevano liberarsi dai mariti. Scoperta da un’amica a cui era morto il figlio, proprio per il prodotto della vecchia, questa fu arrestata e processata, con l’accusa di veneficio e stregoneria, per poi essere impiccata nella Piazza dei Quattro Canti. Secondo la leggenda, la sua anima vaga ancora per le strade della città. Commovente è il racconto della “suora della mercede” che, secondo la credenza popolare, al calar della notte, si affaccerebbe dal campanile della Chiesa della mercede con lo sguardo rivolto verso il Palazzo Serenario (13), in eterna ricerca della sua bambina, strappatele dopo aver subito uno stupro ed essere stata obbligata ad entrare in convento. Tra i castelli infestati, non si può non menzionare la leggenda della Baronessa di Carini, divenuta anche il soggetto di uno sceneggiato trasmesso negli anni ’70 dello scorso secolo (14). La giovane baronessa, figlia del barone Cesare Lanza di Trabia, sarebbe stata tragicamente uccisa dal padre, che aveva scoperto la sua relazione clandestina con un giovane amante. La storia vuole che la giovane, agonizzante e morente, cadendo abbia lasciato sul muro l’impronta insanguinata della sua mano e che da allora, la sua anima, intrappolata tra le mura del castello, emetta grida disperate. Altre storie, più o meno simili, di dimore infestate si ambientato in alcune ricche residenze di Mondello. E di leggende ve ne sono tantissime altre, ma la più diffusa, anche a livello internazionale, è quella del mistero dei “Beati Paoli”, sul quale sono stati scritti vari libri, tra cui il bel romanzo di Luigi Natoli (15). Senza dilungarci troppo nei particolari della vicenda, meritevole di una trattazione a sé stante, si farebbe riferimento ad una setta fondata nel dodicesimo secolo, formata da membri dei ceti più bassi della società, con il desiderio di riscattarsi e di vendicarsi dei nobili. Per questa loro vocazione, erano chiamati anche “Vendicosi”. Si racconta che la notte si aggirassero per le strade con il volto coperto e, dopo aver catturato la vittima designata, la portassero nel loro rifugio per processarla ed ucciderla. Questo luogo, ricco di cunicoli labirintici, secondo le ricostruzioni, era situato in un’antica necropoli punica, sotto il quartiere del Capo di Palermo. Tale sito è stato adoperato, tanti secoli dopo, come rifugio durante la seconda guerra mondiale e negli ultimi decenni è stato oggetto di riqualificazione da parte del Comune. Vi è un altro luogo magico ed inquietante nello stesso tempo, noto in tutto il mondo, ossia la cripta dei Cappuccini nella chiesa di Santa Maria della pace, dove si può ammirare una foltissima schiera di mummie perfettamente vestite, a seconda del ceto sociale ricoperto in vita, ed ancora conservate in ottimo stato. La mummia più impressionante è quella di una bambina, Rosalia, morta nel 1920 di polmonite a soli due anni. Il padre profondamente addolorato chiese al professor Salafia (16) di curare il processo di imbalsamazione, impresa che riuscì in maniera egregia, al punto che la bambina sembrava ancora vivente. Negli ultimi anni, i Cappuccini hanno collocato la piccola mummia in una teca di vetro, sospesa in un’atmosfera inerte di azoto, allo scopo di bloccare il progredire di agenti organici in grado di provocare la consunzione del corpicino artificiale.

La bella Palermo avrebbe nato i natali ad un personaggio straordinario, il conte di Cagliostro, alias Giuseppe Balsamo, una delle figure più enigmatiche degli ultimi secoli. A lui sono state attribuite particolari qualità: mago, esoterista, alchimista, veggente e guaritore; per alcuni si trattava solo di un avventuriero truffatore. Giuseppe Balsamo sarebbe nato nel 1743 in uno dei vicoli della città, nella zona del mercato di Ballarò, ed ancora oggi se ne ricorda la presunta abitazione, di recente rivalutata e messa a disposizione dei visitatori. Sulla sua vita sono sorte numerosissime leggende, spesso in contrasto fra loro, ma che ne esaltano in maniera unanime lo spirito ribelle ed all’avanguardia rispetto al sapere “ufficiale”, di cui avrebbe pagato le conseguenze, subendo una condanna da parte del magistero ecclesiastico, per la diffusione degli antichi riti egizi (utilizzo questa espressione per mera semplificazione, mi scusino gli addetti). In una torrida giornata di tarda primavera, non posso fare a meno di cercare refrigerio sulla splendida costa palermitana, dimenticando per qualche ora la suggestione dei colori variopinti e dei sapori così intensi della città. Con mezz’ora circa di autobus raggiungo la spiaggia di Mondello, una delle più suggestive della metropoli, collocata ad appena 11 km dal centro. E’ un giorno feriale, non è ancora cominciata la stagione balneare, anche perchè le scuole sono ancora chiuse, posso perciò godermi i raggi caldi del sole e l’acqua cristallina turchese a cui mi avvicino quasi timidamente. Decido di sedermi sulla battigia, con i piedi appena lambiti dalla lenta risacca del mare, osservando con meraviglia la bianca distesa di spiaggia, incastonata tra il Monte Pellegrino ed il Monte Gallo, il cui verde intenso dei riflessi sembra specchiarsi sul fondale marino.

Note:

(1) Cfr. Roberta Mennella, Storia illustrata di Palermo, Edizione Pacini, Pisa 2018;
(2) Cfr. Orazio Cancilia, Palermo, Edizione Laterza, Bari 2009;
(3) Cfr. Henri Bresc, Palermo al tempo dei Normanni, Edizioni Flaccovio, Palermo 2014;
(4) La Carta di Palermo è stata firmata il 15 marzo 2015, al termine del convegno durato tre giorni, “Io sono persona”, una dichiarazione di intenti sulla mobilità internazionale per la verità piuttosto utopistica ed in contrasto con l’emergenza di alcuni flussi migratori;
(5) Gualtiero Offamilio (1128, anche se la data non è certa-1190), oltre ad essere stato arcivescovo di Palermo, fu uno dei più importanti consiglieri di Guglielmo II di Sicilia;
(6) Costanza d’Aragona (1183-1222) fu dapprima regina d’Ungheria e, sposando poi in seconde nozze Federico II di Svevia, diventò regina di Sicilia ed imperatrice del Sacro Romano Impero;
(7) Come è noto, la triplice cinta è un antico simbolo ermetico che, in estrema sintesi, vuole esprimere l’unione tra il mondo materiale e quello spirituale;
(8) Henri-Rene-Albert-Guy de Maupassant (1850-1893) è considerato uno dei padri della narrativa moderna, oltre ad essere stato drammaturgo, saggista, reporter di viaggi e poeta;
(9) Cristo pantocratore (dal greco “sovrano di tutte le cose”) è una raffigurazione tipica dell’arte bizantina e medioevale, tendente a sottolineare la dignità del Messia come centro della storia della salvezza;
(10) Santa Rosalia, venerata come santa vergine dalla Chiesa Cattolica, secondo la tradizione faceva parte della nobile famiglia dei Sinibaldi nel XII secolo. Tuttavia, diventò patrona della città nel Seicento, quando avrebbe salvato Palermo da una terribile epidemia di peste, dopo che i suoi resti mortali sarebbero stati miracolosamente ritrovati. Il suo culto offuscò quello delle precedenti patrone, Cristina, Oliva, Ninfa e Agata;
(11) Uriele, oltre ad essere una creatura angelica della tradizione ebraica (libro apocrifo di Enoch), compare nell’apocrifa Apocalisse di Pietro come l’angelo del Pentimento;
(12) Il dipinto di Gattuso, intitolato più precisamente, la “Vucciria di Palermo”, raffigura un’allegra baraonda di bancarelle dell’omonimo mercato, trasfigurato in una tavola variopinta di colori;
(13) Il Palazzo Serenario, situato nel popolare mercato storico del Capo, risalente alla fine del diciassettesimo secolo, è stato restaurato di recente. Un tempo il palazzo era conosciuto con il nome di “Torre di Montalbano” ed apparteneva alla famiglia del pittore Gaspare Serenario;
(14) Lo sceneggiato, con il titolo “L’amaro caso della baronessa di Carini”, diretto da Daniele D’Anza, fu trasmesso nel 1975 su RAI uno in quattro puntate, riscuotendo grande successo di pubblico;
(15) Il libro in questione è “I beati Paoli”, un romanzo d’appendice dello scrittore e giornalista siciliano Luigi Natoli, firmato nella prima versione con lo pseudonimo di William Galt. La prima versione della vicenda apparve sul Giornale di Sicilia, suddivisa in 239 puntate, tra il 6 maggio 1909 ed il 2 gennaio 1910:
(16) Alfredo Salafia (1869-1933) contribuì a perfezionare un ottimo metodo
di conservazione della materia organica, attraverso l’iniezione di sostanze chimiche, riuscendo ad avere il permesso per sperimentare il composto su cadaveri umani nel 1900, presso la Scuola anatomica del prof. Randaccio.

Luigi Angelino

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Categorie: Strade d'Europa

Pubblicato da Ereticamente il 18 Aprile 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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