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Matera, la città della Pietra – Luigi Angelino

Matera, la città della Pietra – Luigi Angelino

Matera è la seconda città della Basilicata per popolazione, ma è il più esteso Comune per superficie della regione. Nel 2019, insieme a Plodviv in Bulgaria, è stata capitale europea della cultura, vedendo aumentare ancora di più il numero dei suoi visitatori, già cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi decenni, dopo la proclamazione nel 1993 dei suoi famosi “Sassi”, come patrimonio mondiale dell’Umanità da parte dell’UNESCO. Proprio per la sua straordinaria particolarità, Matera è conosciuta come “Città dei Sassi” e “Città sotterranea”. Sull’etimologia del nome della città ci sono varie ipotesi, tra le quali una delle meglio accreditate è quella che lo ritiene derivante dall’antico nome dato dai Greci Mataia ole, derivante dalla locuzione Mataio olos, traducibile nell’espressione “tutto vacuo”, potendosi riferire alla fossa Gravina attraversata da alcuni torrenti. Per altri potrebbe derivare dal toponimo, usato anche in altri contesti, Mata che indica “i cumuli di rocce”. Altri ritengono che possa trarre origine da un’unione delle lettere iniziali di Metaponto ed Heraclea, in quanto il sito avrebbe accolto profughi provenienti da queste due città, o anche che il suo nome Mateola possa derivare dal console romano Quinto Cecilio Metello Numidico, che l’avrebbe cinta di mura e di alte torri. Segnalo altre due ricostruzioni, forse un po’ fantasiose, ma ricche di fascino: la prima vedrebbe in Matera, la trasposizione del greco Meteoron (cielo stellato), ricalcando la testimonianza di alcuni visitatori del passato che avrebbero descritto i suoi famosi Sassi illuminati di notte come un riflesso luminoso del cielo; la seconda ricollega il toponimo a Mater, intendendola come madre terra, o a matheria, nome generico che poteva indicare le legna di cui la zona abbondava (1).

Gli insediamenti umani nella zona di Matera risalgono in maniera continuativa fin dall’età paleolitica: numerosi sono i reperti trovati nelle grotte lungo le Gravine materane. Nella successiva età neolitica, la popolazione di quella area geografica diventò più stanziale, non dedicandosi più solo ed esclusivamente alla caccia, ma anche ad attività di primitiva agricoltura. Il più antico nucleo vero e proprio della città, tuttavia, sorse sulla sponda destra della Gravina, l’attuale Civita, su un preistorico villaggio trincerato di origine greca. Fu nel periodo della Magna Graecia che la città assunse un certo rilievo nei rapporti con le altre colonie dell’Italia meridionale, mentre in età romana rappresentò solo una sorta di castrum per gli approvvigionamenti. Nell’alto Medioevo Matera conobbe una certa stabilità sotto il Ducato longobardo di Benevento, mentre nei secoli successivi si trovò al centro di dispute tra gli stessi Longobardi, i Saraceni ed i Bizantini (2). In maniera parallela, a partire dall’VIII secolo, nel territorio di Matera arrivò un gran numero di monaci benedettini e di culto orientale che, insediatisi nelle grotte lungo la Gravina, diedero vita al suggestivo fenomeno delle “chiese rupestri”, di cui parleremo in seguito. Nell’XI secolo Matera entrò nei domini dei Normanni e rimarrà inserita per secoli nel sistema amministrativo/feudale della “Terra d’Otranto” (3), fino alla metà del diciassettesimo secolo quando diventò sede di “Regia Udienza”, quale capoluogo della Basilicata, titolo che mantenne fino al 1806 quando Giuseppe Bonaparte decise di trasferire la sede a Potenza. Durante il diciannovesimo secolo Matera, come il resto dell’entroterra dell’Italia meridionale, negli ultimi decenni del regno delle due Sicilie e negli ultimi del nuovo Regno unitario, fu teatro del fenomeno del brigantaggio, dovuto anche alla delusione della popolazione per la mancata redistribuzione delle terre demaniali. A Matera spetta il primato di essere stata la prima città del Mezzogiorno a ribellarsi ai Nazisti, il 21 settembre 1943. Negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, sorse la questione dei Sassi che, con fasi alterne, durò fino al 1986, quando una legge nazionale stanziò somme adeguate al recupero degli antichi rioni della città, alquanto in rovina dopo qualche decennio di abbandono.

Quando si parla dei “Sassi di Matera”, occorre prima di tutto rimarcare una precisazione semantica. Con tale espressione si identificano principalmente i due grandi quartieri da cui è formato il centro storico della città, la Civita ed il Piano, non tanto i locali e le abitazioni che sorgono su tali promontori rocciosi. Intorno alla Civita si trovano il Sasso Barisano ed il Sasso Cavisano: il primo, come indica il suo nome, essendo orientato verso nord-ovest, si riferisce alla città di Bari; il secondo, orientato verso sud, prende il nome dalla città di Montescaglioso, anticamente conosciuta come Mons Caveous. Il Sasso Caveoso, in particolare, si distingue per le sue abitazioni scavate all’interno del tufo e costruite in singolare sovrapposizione l’una sull’altra. La costruzione delle abitazioni si realizzava utilizzando il materiale scavato, in modo che la grotta potesse avere un limite ben definito, da ciò deriva la denominazione di “casa-grotta”. La disposizione di queste case rievoca la forma di un anfiteatro, in quanto le case-grotte scendono a gradoni verso il basso. La straordinaria architettura dei Sassi di Matera testimonia la grandissima capacità dell’uomo di adattarsi al contesto naturale anche più impervio e difficile, mediante l’utilizzo della calcarenite (4) del blocco roccioso per ricavare le abitazioni e dei pendii per controllare il flusso delle acque. L’intera struttura è formata, in realtà, da due diversi sistemi complementari: il primo è immediatamente visibile e si esprime mediante le stratificazioni nel corso dei secoli di case, corti, palazzi, chiese, strade e giardini; il secondo sistema, più nascosto, ma assolutamente indispensabile per la vita della comunità, è costituito da cisterne, neviere, cunicoli ed ingegnosi ingranaggi di controllo dei canali di scolo. Le osservazioni geologiche ed orografiche hanno consentito di arrivare alla conclusione che all’origine i “Sassi” fossero un ambiente rupestre molto simile al Parco situato dall’altro lato del canyon scavato dalla Gravina (5). Sull’altro versante si trova il Parco archeologico storico naturale delle Chiese Rupestri del Materano, noto anche come Parco della Murgia Materana, dove è possibile ammirare ancora un contesto naturale rimasto per lo più incontaminato. Se si passeggia lungo l’asse principale, che funge da collegamento tra i due Sassi, è possibile osservare nello stesso tempo entrambi i versanti, in uno scenario ricco di fascino e di suggestione. l centro storico di Matera si trova in un pianoro che evidenzia i diversi livelli di strati urbani: nella piazza centrale, Vittorio Veneto, si notano alcune aperture, chiamati “ipogei” che risalgono allo stato originario del luogo. Gli ipogei si snodano in una fitta trama, fino a formare una vera e propria città sommersa, in corrispondenza dei Sassi. In quest’area si presentano alcune strutture rupestri di eccezionale valore, come la grande cisterna chiamata “Palombaro longo”, impressionante con le sue pareti alte ben 15 metri e, fino a non molto tempo fa, ancora navigabile. La configurazione attuale del centro storico di Matera ha avuto origine verso la fine del diciassettesimo secolo, con edifici religiosi e civili che sono stati importanti per la vita cittadina, come il grande Palazzo dell’Annunziata, ex convento attualmente adibito a sede della Biblioteca Provinciale o il Grande Palazzo della Prefettura, ai quali si aggiungono pregevoli chiese, come quella di San Domenico risalente al XIII secolo, quella dei Cavalieri di Malta e l’imponente chiesa seicentesca di San Francesco d’Assisi. Anche la piazzo omonima è ricca di “ipogei” di notevoli dimensioni. Da Piazza del Sedile, sede del conservatorio, ex palazzo del Comune, parte la stretta Via Duomo, abbellita da edifici nobiliari d’epoca, che conduce fino alla Cattedrale, edificata intorno al tredicesimo secolo ed arricchita da un maestoso campanile, dalla cui cima è possibile ammirare un eccellente skyline della città. La cattedrale, concepita in tipico stile romanico-pugliese, è ricca di elementi artistici degni di nota, sia all’esterno che all’interno. Nell’ultima mia visita a Matera, ho scoperto uno dei luoghi più incantevoli della città, Piazzetta Pascoli, dove si trova una grande costruzione, Palazzo Lanfranchi, oggi Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata e, sulla sinistra, si arriva ad un belvedere con vista sul Sasso Caveoso, un panorama di rara bellezza, nel cui centro spicca lo sperone roccioso del Monterrone, incorniciato da due chiese rupestri.

La diffusione delle chiese rupestri nel territorio di Matera è uno dei fenomeni culturali ed artistici più significativi. Si tratta di circa 150 siti di culto, la cui edificazione parte dall’Alto Medioevo per arrivare fino al XIX secolo, avendo legami con ogni fase storica e sociale del territorio circostante. I recenti studi hanno allargato il contesto culturale dell’espressione artistica delle chiese rupestri, svincolandolo dagli elementi esclusivamente monastici e bizantini a cui era stato all’inizio confinato, abbracciando un ampio spettro di istituzioni e santuari di diversa ispirazione. Le fonti storiche fanno risalire i primi insediamenti all’VIII secolo, in relazione all’opera dei benedettini. Nello specifico, gli affreschi della cosiddetta “Cripta del Peccato originale”(6) testimoniano la presenza dell’attività monastica già al periodo longobardo. In quest’ottica è da interpretare il fatto che le chiese di S. Maria e di S. Michele siano anche giuridicamente collegate all’abbazia di Santa Sofia di Benevento (7), capitale dell’antico ducato. Vantano origine benedettina anche le cripte di San Gennaro e di San Stasio, nonché i santuari dello Spirito Santo e di Santa Maria delle Virtù. Le cripte benedettine, in particolare, presentano gli impianti basilicali a tre navate, con affreschi di iconografia tipicamente latina. Altre chiese rupestri sono, invece, da mettere in relazione con la parte bizantina di quella area geografica, al cui ambito appartengono le cripte del Cappuccino Vecchio, di San Falcione, di Santa Maria Olivares e di San Nicola dei Greci, siti eremitici prossimi ad un antico villaggio saraceno. Di grande suggestione sono alcuni siti rurali, dedicati agli Arcangeli o alla Vergine, come le misteriose cripte micaeliche sorte tra l’XI ed il XIII secolo, presso l’emblematica grotta dei Pipistrelli o di “Cozzo S.Angelo”. Tra i santuari mariani, il più importante è quello della Palomba con l’imponente cripta di Santa Maria della Vaglia che, tenendo conto di un antico documento dei Duchi di Benevento del 774, potrebbe essere il luogo di culto in onore a Maria più datato di Matera. La struttura delle chiese rupestri è molto varia: esse possono essere ad unica navata, a due o anche a tre, spesso chiuse da absidi di ridotte dimensioni (8). Su Matera ed i suoi “Sassi”, vi sono molte leggende e racconti misteriosi. In precedenza abbiamo citato la grotta dei Pipistrelli, ebbene un’antica storia racconta che un sovrano vi avrebbe seppellito sua figlia, insieme ad un favoloso tesoro. Nel corso dei secoli contadini e pastori hanno, purtroppo, devastato i reperti archeologici, nella speranza di ritrovare il mitico tesoro. Domenico Ridola, a cui è intitolata una delle più importanti strade cittadine, durante alcuni scavi archeologici trovò nella grotta importanti tracce di manufatti preistorici, insieme ad ossa, alcuni graffiti e vasi di uso domestico, da cui è emerso che l’antro era, con ogni probabilità, usato per la sepoltura dei defunti. Un’altra narrazione popolare vuole che lo spirito di un monaco inquieto si aggiri tra i promontori della città, così come alcune ombre dei defunti si nasconderebbero nelle chiese rupestri. Un’altra leggenda ancora è legata alla ricorrenza del giorno dei morti, il 2 novembre, secondo la quale le anime del purgatorio si unirebbero alla processione dei vivi, portando un cero acceso. li esoteristi hanno evidenziato che, osservando il nucleo più antico di Matera dall’alto, la città si presenta con la forma della lettera greca “omega”, a cui in genere si attribuisce il significato della conclusione di un ciclo o anche del termine della vita. In tale contesto può essere inquadrata l’antica usanza degli abitanti di Matera, singolare e apparentemente contraddittoria, di utilizzare i tetti delle case come loculi, mentre essi stessi vivevano “quasi sepolti nelle grotte”. Il cronista Verricelli (9), verso la fine del sedicesimo secolo, riporta il seguente commento: in Matera li morti stanno sopra li vivi. Ci viene subito in mente il motto alchemico, “come sopra così sotto”, che mette in relazione il microcosmo con il macrocosmo, così anche il mondo sotterraneo con la superficie, un motto peraltro espressamente recitato nella più celebre preghiera cristiana, il Padrenostro (come in cielo così in terra).

A proposito della cattedrale, di cui già si è parlato brevemente nella parte della descrittiva della città, è stato notato come essa possa rappresentare il vertice di un percorso iniziatico a doppia direzione, dal basso verso l’alto e viceversa, che comprende l’intera città. La sua posizione, infatti, sembrerebbe unire il mondo materiale con quello spirituale, in quanto situata nella parte più alta della vecchia civita. L’edificazione della cattedrale si concluse nel 1270 in stile tardo-romanico sulle rovine di un antico monastero benedettino dedicato a Sant’Eustachio. Di grande impatto è una delle figure presenti nel rosone a sedici raggi: l’Arcangelo Michele che sconfigge il Drago. Altre figure sono state individuate nella facciata, come tre telamoni (10) della mitologia greca, di cui uno potrebbe essere ricollegato al mito di Atlante, costretto dal padre Zeus a tenere sulle spalle l’intera volta celeste. Inoltre, ha grande valenza simbolica anche il rosone centrale che, dal punto di vista religioso sottolinea il dominio di Cristo sulla Terra, ma ricalca anche la ruota della fortuna, intesa in senso classico come “destino”. Vi è poi da aggiungere che la cattedrale è intitolata alla Madonna della Bruna, la cui festa patronale si celebra fin dal 1389. Sul titolo della Vergine vi sono tre ricostruzioni principali: la prima lo farebbe risalire al termine longobardo “brunja”, traducibile come corazza, l’altra ad Hebron, città della Giudea dove Maria visitò Elisabetta ed, infine, la più affascinante ricollegherebbe l’epiteto al colore olivastro della raffigurazione. Questo tipo di culto mariano, come per altri luoghi sparsi sulla penisola, è stato messo in relazione con la dea egizia Iside (11), rappresentata come una donna vestita con una lunga tunica e con il simbolo del trono sul capo. Non sembra neanche una coincidenza che nello stemma della città di Matera sia raffigurato un bue, animale sacro agli antichi Egizi. La festa più importante di Matera è la processione in onore della Madonna della Bruna che ogni anno viene portata su un carro trionfale di cartapesta, trainato da quattro coppie di muli. Il carro, dopo aver compiuto tre giri della piazza in segno di benedizione, viene assalito e distrutto dalla folla (nel frattempo la statua di Maria ritorna al sicuro nella chiesa). Si tratta di un antico rituale pagano di rinascita e di rigenerazione.  come non accennare all’ottocentesca Villa Cuscianna, circondata da un muretto rosso e ocra, nel cui giardino si scorgono altissime ed esili palme. La villa in stato di abbandono ha alimentato storie locali sulla presenza di fantasmi. La sua architettura eclettica presenta uno stile soprattutto moresco, dominata da una vetrata centrale decorata da una spada rivolta verso il cielo. Si pensa che il suo proprietario, Leonardo Cuscianna (12), fosse appassionato di esoterismo. Vi sono tantissimi elementi disseminati nella villa che richiamano tale convinzione. In particolare, sulle due colonne principali è inciso il simbolo dell’arsenico che, insieme allo zolfo, è considerato capace di portare l’iniziato in una dimensione mistica e rivelatrice del cammino da intraprendere. Tra le inferriate si nota una stella ad otto punte in un cerchio bianco, stesso elemento collocato sulla vetrata della torre sinistra, richiamando il simbolo dell’ordine segreto dei Rosacroce. Come è ben noto, il numero otto corrisponde alla perfezione, all’armonia e alla felicità, di cui la non lontana Castel del Monte ne è l’espressione più imponente. La villa, inoltre, è piena di iscrizioni latine, tra cui si distingue donec erunt signes (finchè durerà il fuoco, anche se letteralmente vi è un plurale), espressione cara al Fulcanelli a proposito del “fuoco segreto”, l’essenza spirituale della vita.

Negli ultimi decenni, la città di Matera è comparsa in importanti pellicole cinematografiche. Uno dei film più datati, nonché più famosi, è il Vangelo secondo Matteo di Pierpaolo Pasolini: per la sua particolare configurazione, Matera ben poteva trasformarsi nella Terra Santa. Contesti più politici e sociali evocano, invece, Anno Uno e Cristo si è fermato ad Eboli, rispettivamente del 1974 e del 1979, con riferimenti specifici alla vita italiana nel difficile dopoguerra. Negli anni ’80 è stata la volta di King David (1985), interpretato da Richard Gere, in cui Matera è stata scelta ancora come scenario per la rappresentazione di narrazioni bibliche. Sono molto legato alla pellicola, Il sole anche di notte del 1990, tratta dal racconto di Tolstoj e diretta dai fratelli Taviani: nel Settecento, un uomo di nobile famiglia, dopo una delusione amorosa, si ritira in un eremo, ritrovando la sua pace interiore e la sua vocazione religiosa. Non si possono neanche dimenticare alcune scene de L’uomo delle stelle di Tornatore, girato soprattutto in Sicilia. Matera fu scelta anche per il set di uno dei film più discussi dell’inizio del ventunesimo secolo, La passione di Cristo  2004) di Mel Gibson, famoso per le sue scene crude e drammatiche che raccontano gli ultimi momenti della vita del Messia. Passando al “nemico”, la città dei “Sassi”, con Praga, fece da sfondo al film demoniaco Omen-Il presagio (2006), remake della pellicola omonima del 1976. E ancora, nell’ambito del filone religioso, segnalo Maria Maddalena del 2018, l’introspettiva pellicola diretta da Gath Davis. ‘orizzonte visto da Matera ispira sogno e magia, per la sconfinata estensione dei paesaggi incantevoli che circondano la città. Oltre la selvaggia Gravina, seguono foreste e lunari calanchi, terreni brulli a fianco di distese coltivate. Volgendo lo sguardo a sud, la piana dirada verso il mar Ionio, dove sorge la greca Metaponto, con le sue spiagge assolate ed ancora incontaminate.

Note:

(1) Cfr. Lorenzo Rota, Matera-storia di una città, Ed. Giannatelli, Matera 2011;
(2) Cfr. Silvia Trupo, La storia di Matera- dalla preistoria ai nostri giorni, Typimedia Editore, Frosinone 2019;
(3) la Terra d’Otranto rappresentava una regione storico-geografica dell’Italia meridionale, nonché antica circoscrizione amministrativa, definitivamente abolita nel 1927. Essa comprendeva gran parte del territorio di Lecce, Brindisi e Taranto, più l’area geografica di Matera fino al 1663;
(4) la calcarenite è un tipo di roccia sedimentaria, formata da particelle calcaree dalle dimensioni della sabbia e, pertanto, fortemente plasmabile;
(5) le gravine, in linea generale, sono incisioni profonde che possono superare anche i 100 metri, molto simili ai canyon, scavate dalle acque meteoriche;
(6) Nella cripta del peccato originale vi è una particolarità: il frutto del peccato è rappresentato con il “fico”, seguendo la tradizione ebraica, e non con la “mela”. Si tratta di una particolarità che si riscontra anche nel capolavoro michelangiolesco, la “Cappella sistina”;
(7) La chiesa di Santa Sofia di Benevento, iscritta nella Lista dei patrimoni mondiali dell’umanità redatta dall’UNESCO, rappresenta una delle massime espressioni dell’arte longobarda;
(8) cfr. Attolico-Focarazzo-Lozito, Il cammino materano-A piedi lungo la Via Peuceta, Ed. Terre di Mezzo, Milano 2020;
(9) Si tratta dell’opera, Cronica de la città di Matera, composta dal cronista Eustachio Verricelli tra il 1595 ed il 1596;
(10) I telamoni erano la versione maschile delle cariatidi: statue stilizzate con funzione di pilastri;
(11) Si tratta di una variante iconografica di una delle più celebrate divinità del mondo antico che dall’ambiente egizio si diffuse in tutta l’area culturale ellenistica;
(12) Leonardo Cuscianna (1884-1947) è stato uno dei personaggi più in vista della Matera della prima metà del secolo scorso. E’ quasi certa la sua affiliazione alla Massoneria.

Luigi Angelino

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Categorie: Strade d'Europa

Pubblicato da Ereticamente il 5 Aprile 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Elisa

    Buongiorno, è la terza volta negli anni che vengo a Matera ed è per la terza volta che constato quanto la situazione di Villa Cuscianna sia tragica. Sinceramente, a me, da cittadina, fa rabbia. Io ho sempre pensato che un bene architettonico di pregio, al di là del suo effettivo utilizzo, debba, per rispetto al suo creatore, essere conservato in modo ineccepibile nella sua integrità e, allora, mi chiedo: perché, in caso di incuria, non si procede all’esproprio? Il Comune di Matera perché non ne fa un’attrazione turistica o un presidio culturale? Ufficio pubblico? Perché no! Anche la Reggia di Caserta è, in parte, sede di uffici pubblici ed è per questo che si è salvata dalla morte. Immagino che gli ambienti interni siano come la facciata, almeno in parte. Intonacati di bianco? Va bene; ma perché lasciarli al degrado? Per me, chi lascia decadere, non merita.

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