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E INFINE USCIMMO A RIVEDER LE STELLE – Il fallimento come processo evolutivo – Manuele Testai

E INFINE USCIMMO A RIVEDER LE STELLE – Il fallimento come processo evolutivo – Manuele Testai

La società attuale sta attraversando un momento di profondo sconvolgimento. L’ epidemia di Covid 19 che ha colpito il mondo intero ha innescato l’inizio di una profonda trasformazione che investirà nei prossimi anni i nostri modi di viverele relazioni e i rapporti con le altre culture. In breve tempo ci siamo trovati catapultati in un mondo privo di certezze, i valori su cui poggiava il nostro falso senso di sicurezza sono andati distrutti. La spada di Damocle è definitivamente caduta sulla nostra testa. Il mito del progresso a tutti i costi, la globalizzazione selvaggia, l’apertura indiscriminata delle frontiere stanno mostrando tutti i suoi lati oscuri. Siamo di fronte a un passaggio sociale senza precedenti, un vero e proprio crollo della civiltà occidentale. Tuttavia, anche in un periodo come quello attualesi nascondono delle opportunità. Ci basta gettare uno sguardo nel nostro passato per rendersene conto. In tutte le epoche storiche l’essere umano è uscito vittorioso da periodi di guerra, epidemia e carestia. Anzi, sono proprio i periodi di difficoltà ad averlo reso migliore. Come i muscoli hanno bisogno di una resistenza esterna per diventare più forti, anche la mente si nutre delle difficoltà per dare il meglio di sé. Sembrerebbe proprio che siano i momenti di disagio a fornirci la spinta motivazionale che serve a farci crescere come individui. Lo psicologo Pietro Trabucchi ha dedicato parte della sua vita allo studio dei meccanismi psicologici che permettono all’essere umano di sollevarsi dalle difficoltà. Ha individuato un’attitudine umana che in psicologia si chiama “Resilienza”. La resilienza è la capacità di saper sopportare e superare con successo un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Il termine resilienza deriva in realtà dall’ingegneria metallurgica. Indica la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. La persona resiliente si comporta proprio come quei metalli: riesce ad adattarsi con successo agli urti della vita. Proprio così; la sofferenza è il motore della nostra crescita personale.

I miti di tutte le tradizioni sapienziali d’Oriente e Occidente ci parlano di eroi che hanno dovuto battersi contro mostri o superare fatiche prima di realizzare se stessi, come Ercole che deve affrontare 12 prove o San Giorgio che deve affrontare e sconfiggere un drago. Persino la croce di Cristo, nella sua versione primitiva ed esoterica diviene la rappresentazione della fatica che un uomo compie per liberare la propria anima più autentica. La sofferenza fornisce l’humus necessario alla crescita individuale e sociale. In questo momento storico ognuno di noi deve affrontare una prova iniziatica. La situazione attuale ci impone un cambiamento dei nostri modi di pensare, agire, consumare e stare in relazione. Tuttavia, all’interno di ogni essere umano esistono tutte le risorse necessarie per far fronte alle difficoltà. Coraggio, gratitudine, determinazione, pazienza sono abilità che possediamo tutti fin dalla nascita, un tesoro nascosto che tuttavia dev’essere scoperto. E non esiste mezzo migliore di una prova da affrontare.Spesso ciò che ci blocca sonola paura e l’incapacità di immaginare un futuro migliore. La paura, insieme alla rabbia, la gioia e la tristezza è una delle quattro emozioni fondamentali dell’essere umano. Ha un valore adattivo che ha consentito ai nostri antenati di sopravvivere.Fino a qualche anno fa si riteneva che il mondo attuale fosse riuscito a superare quelle ataviche paure che avevano caratterizzato la vita dei nostri avi, come l’aggressione da parte di un predatore o una catastrofe naturale. Eppure, l’epidemia di Covid19 che ha colpito il mondo ha mostrato con chiarezza che l’uomo occidentale è estremamente fragile nonostante il dominio della scienza e della tecnologia. La morte ci guarda negli occhi e la sua minaccia è sempre in agguato. La paura sembrerebbe la condizione umana che nessuno ha mai sconfitto. A uno sguardo attento non sfugge che i valori su cui si fonda la società occidentale come la ricchezza, l’onore, il desiderio di potere si nutrono proprio della paura.Lo stesso sistema politico per poter funzionare deve infondere paura nei cittadini. Il senso di sicurezza, l’ordine e la pace sociale come avevano intuito Hobbes e Machiavelli, per poter esistere hanno bisogno di una gestione autoritaria dell’ordine pubblico. In cambio della pace l’individuo accetta la sua subordinazione alle istituzioni dominanti. Detto questo, sorge spontanea una domanda: la paura è davvero indispensabile?

 

Vivere al di là della paura

L’obbiettivo di ogni essere vivente su questa terra è quello di ricercare il proprio benessere. L’uomo non fa eccezione a questa regola. Tuttavia, ciò risulta impossibile fino a quando siamo dominati dalla paura. La paura è un virus della mente che blocca l’espressione del nostro potenziale. Se da un lato ci consente di reagire a una minaccia, dall’altro ci impedisce di accedere alle risorse interiori che permettono la nostra realizzazione individuale e sociale. È funzionale alla nostra sopravvivenza, ma non serve alla nostra evoluzione interiore. Può sembrare un paradosso ma come esseri umani abbiamo molte più paure rispetto agli animali. Abbiamo paura di non essere all’altezza, di essere abbandonati, inadeguati, di rimanere senza soldi, abbiamo paura di morire e persino di vivere. La paura va di pari passo con il senso di impotenza. Si nutre e, a sua volta nutre quella vocina interiore che ci implora di lasciare la presa. È un residuo della mente rettiliana che porta l’essere umano a rifuggire tutto ciò che non conosce. Talvolta è così difficile da individuare che si nasconde dietro comportamenti apparentemente normali. Ad esempio, un ragazzo o una ragazza che postano continuamente sui social le loro foto possono nascondere in realtà la paura di non essere accettati.  Prima riusciamo a individuare le paure, prima diventiamo liberi. La crisi infatti è solo una fase di passaggio. Se ripercorriamo a ritroso le tappe della nostra esistenza ci renderemo conto che tutte le crisi che abbiamo vissuto sono seguite da periodi di fioritura interiore, che ogni successo è preceduto da un fallimento. Vittoria e sconfitta sono due facce della stessa medaglia.  Questo concetto è espresso attraverso il motto latino. Per Aspera ad Astra: verso le stelle attraverso le difficoltà. Dietro a ogni fallimento, ogni momento di sconforto, si nascondono delle opportunità.Il problema non deriva da ciò che accade nel mondo esterno, ma da come noi reagiamo agli eventi che ci capitano. Secondo il filosofo Epitteto “Non sono le cose a turbarci ma il giudizio che elaboriamo su di esse”. Le sue parole trovano conferma ancora oggi in diverse ricerche nell’ambito psicologico, soprattutto negli studi condotti da Pietro Trabucchi e Martin Seligman.

Il fatto che un evento venga o meno vissuto in maniera traumatica dipende dalla nostra elaborazione cognitiva. Basti pensare a tutte quelle persone, come la schermitrice Bebe Vio, o l’atleta paralimpico Alex Zanardi che hanno saputo riorganizzare la propria vita proprio in funzione di un evento negativo. Detto questo risulta chiaro come si possa guardare al futuro con fiducia godendoci il presente anche nel bel mezzo della confusione del mondo. Dipende solamente da dove decidiamo di porre l’attenzione, se sulle opportunità che la crisi nasconde, o sulle difficoltà. La sofferenza, l’angoscia, la paura possono diventare il terreno fertile da cui far nascere il coraggio, la spinta propulsiva necessaria alla nostra evoluzione interiore e sociale.La filosofia orientale, in particolare quella buddista, esprime questo concetto nella ‘metafora del fiore di loto’.Simbolo di rinascita e resurrezione nasce in zone stagnanti, con le radici ben salde ed ancorate alle paludi. Eppure, nonostante questo, riesce a far sbocciare fiori dalla bellezza inenarrabile, con petali e foglie di colore rosa che tendono a mantenersi puliti. Rappresenta proprio per questo motivo il simbolo per eccellenza dell’evoluzione personale e della crescita spirituale. Molte persone credono che il concetto di felicità sia l’assenza di disagio. In realtà non è così: si può essere felici nonostante il disagio. Si impara a navigare quando le acque sono torbide. Il disagio non è qualcosa da temere, il disagio in realtà, non è altro che la stella polare che ci indica la giusta strada per raggiungere i nostri obiettivi. Ognuno deve attraversare il proprio inferno prima di riuscire a riveder le stelle.

 

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

Danilo Zolo – Sulla paura. Fragilità, aggressività,potere. Feltrinelli 2011

Epitteto – Manuale. Pagina 7. Garzanti 2017

Pietro Trabucchi – Resisto dunque sono. Corbaccio 2011

Renè Guénon – Sull’esoterismo cristiano – Luni Editrice 2014

Martin E. P. Seligman – Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero. Giunti 2015

 

Manuele Testai

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Categorie: Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 15 Aprile 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. lorenzo merlo

    Nientemeno.
    Bello.

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