fbpx

Benjamin e Scholem: un’amicizia stellare – Giovanni Sessa

Benjamin e Scholem: un’amicizia stellare –  Giovanni Sessa

Walter Benjamin e Gershom Scholem, attraverso l’azione intellettuale hanno agito profondamente, secondo modalità diverse, sulla cultura del XX secolo. Il loro pensiero attende, in particolare quello di Benjamin, di esser attualizzato anche nel XXI secolo. Scholem, nell’immediato, ebbe maggior fortuna editoriale dell’amico berlinese, sia pure in relazione all’ambito degli studi inerenti la cabala, via esoterica della quale è, ancor oggi, riconosciuto come uno dei massimi esegeti. Al contrario, tanto la vita raminga del melanconico Benjamin, quanto il tratto frammentario della sua opera e del suo metodo d’indagine, hanno ritardato il diffondersi del suo pensiero. In Italia, la promozione e lo studio della sua filosofia va ascritto al lavoro indefesso compiuto da Giorgio Agamben e da pochi altri. In ogni caso, nella definizione della filosofia benjaminiana, un ruolo di primo piano è stato svolto proprio da Scholem, che fu, per così dire, deuteragonista di Scholem, in un dialogo, umano prima che speculativo, durato un’intera vita. Lo conferma la recente pubblicazione di parte delle loro lettere, Archivio e camera oscura. Carteggio 1932-1940, nelle librerie per i tipi di Adelphi, per la curatela di Saverio Campanini, a cui si deve l’esaustiva postfazione, Ombre cinesi (pp. 476, euro 26,00). Un testo imprescindibile per quanti vogliano ricostruire la biografia esteriore ed interiore degli ultimi otto anni di vita del filosofo dei Passagenwerk. Si tratta, infatti, dell’ultima parte del carteggio tra i due studiosi, per molti anni rimasto inedito, in quanto il lascito parigino dei manoscritti di Benjamin, dopo la guerra finì in Unione Sovietica e di lì fu trasferito nella Repubblica Democratica Tedesca. Scholem fece ufficiale richiesta del carteggio alle autorità della Germania dell’Est, fin dal 1967. Dovette attendere dieci anni perché gli fossero consegnate le fotocopie delle lettere scambiate con il pensatore. Complessivamente si tratta di 128 missive. Da esse si evince, innanzitutto, la grande fiducia di Benjamin nei confronti dell’ebraista, al quale affida, in queste pagine, l’incarico di archivista del lascito dei suoi manoscritti, non solo perché questi era intellettuale da tempo aduso ad entrare nella viva carne delle problematiche benjaminiane, ma per una sua particolare propensione caratteriale: «era famigerato per la sua insistenza nel pretendere in omaggio libri e riviste che riteneva dovessero a tutti costi far parte della sua collezione […] Scholem aveva perfino ereditato dalla madre la parola abbewundern, sottrarre qualcosa […] a qualcuno a furia di lodi» (p. 389). Tale «qualità» rappresentava per Benjamin una garanzia dell’affidabilità dell’amico quale «archivista» per natura.

Con il conferimento di tale incarico, il pensatore invitava Scholem non semplicemente a custodire il lascito: «ma a riprodurlo, a renderlo pubblico» (p. 395). Lo studioso della cabala avrebbe dovuto svolgere un lavoro simile a quello tecnicamente compiuto dalla camera «oscura» rispetto alla fotografia, che etimologicamente significa «scrittura di luce», con chiaro riferimento all’opera benjaminiana. Del resto, chi meglio di Scholem poteva conoscere il senso ebraico dell’archivio? Questo doveva essere: «come un’arca costruita secondo il modello ebraico, per un tempo dopo la catastrofe, dopo la fine» (p. 399). La catastrofe che con la Seconda guerra mondiale si abbatté sull’Europa e che, nel 1940, «costrinse» di fatto Benjamin giunto in Spagna, a Port Bou, dopo una rocambolesca escursione notturna sui Pirenei per sfuggire ai tedeschi, a togliersi improvvidamente la vita. Pur da fedele archivista, Scholem, non perse mai la propria autonomia di giudizio, mostrando in molta parte della corrispondenza con l’amico, una malcelata perplessità di fronte al duplice volto di Giano che andava manifestandosi nel sistema filosofico di Benjamin.

Riteneva sostanzialmente che il filosofo delle Tesi di filosofia della storia, stesse facendo indossare, con uno sforzo non celato, allo sfondo teologico-ebraico della propria filosofia, gli stretti abiti del marxismo, che lo avrebbero reso, alla lunga, sistema spurio ed inutilizzabile. In fondo, il rapporto tra questi due volti di Giano-Benjamin è esemplarmente chiarito dalla prima Tesi di filosofia della storia. In essa si dice di un automa turco intento a giocare a scacchi e capace di battere qualsiasi avversario, in quanto era guidato a distanza: «da una mano impresentabile» (p.420), quella della teologia. L’automa rappresenta in tale allegoria, l’abito stretto del marxismo, che avrebbe dovuto essere vivificato dall’impianto mistico che Benjamin aveva conosciuto con la frequentazione di Scholem e per la confidenza acquisita con le opere di quest’ultimo dedicate alla cabala.

Le lettere fanno emergere anche una sorta di reticenza pudica tra i due, che testimonia la reciproca stima. Infatti, Campanini rileva che: «Il silenzio e la reticenza di cui rimbombano queste pagine, sono una forma di pudore» (p. 400) reciproco. Prima del 1932, i rapporti tra loro erano stati turbati, per un breve periodo, dal mancato arrivo a Gerusalemme di Benjamin, nonostante questi avesse incassato da Magnes, responsabile dell’Università di Gerusalemme, per intercessione di Scholem, una somma di danaro che avrebbe dovuto permettergli di studiare l’ebraico, essenziale per il suo arrivo in Israele. Si evince, inoltre che l’archivio, come sostiene Campanini, è un lascito cifrato, dominato dal rischio del plagio. Plagion in greco significa obliquo, tortuoso. Esso non riguarda semplicemente il rapporto intellettuale tra i due amici, ma anche altre relazioni intrattenute da Benjamin nel corso della sua esistenza, centrate sempre su una «influenza bidirezionale» (p. 428). In questo senso è paradigmatico il rapporto del filosofo con Ernst Bloch. Scholem, a proposito del saggio di Benjamin su Kafka, nelle lettere così chiosa: «Da dove vengono in realtà tutti quei concetti: è Ernst Bloch che li ha presi da te o tu da lui?» (p. 411). Asserzione motivata dal fatto che, in diversi luoghi degli scritti dei due pensatori, si fa riferimento al medesimo tema rabbinico inerente le differenze «minime» che distinguerebbero il mondo a venire, il mondo redento, dalla realtà attuale. In realtà, i due si sarebbero richiamati, attraverso una lunga sequela di riferimenti letterari, alle tesi di Maimonide relative al tempo messianico, influenzandosi vicendevolmente. Scholem, prodigandosi per la divulgazione delle opere dell’amico nel secondo dopoguerra, ha sicuramente pagato il debito maturato nei suoi confronti: lo testimoniano, tra l’altro, le intense pagine della biografia benjaminiana, Storia di un’amicizia (Adelphi, 1997), cariche di pathos nostalgico e melanconico. Nel mettere in atto tale «redenzione della memoria» (p. 421) del filosofo, Scholem ha messo in atto anche la redenzione di se stesso, rimanendo fedele alla «bidirezionalità», eredità imprescindibile di Benjamin.

Giovanni Sessa

Print Friendly, PDF & Email
Categorie: Filosofia

Pubblicato da Giovanni Sessa il 29 Aprile 2020

Giovanni Sessa

Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957. Vive ad Alatri (Fr) ed è docente di filosofia e storia nei licei, già assistente presso la cattedra di Filosofia politica della facoltà di Sc. Politiche dell’Università “Sapienza” di Roma e già docente a contratto di Storia delle idee presso l’Università di Cassino. Suoi scritti sono comparsi su riviste, quotidiani e periodici. Suoi saggi sono apparsi in diversi volumi collettanei e Atti di Convegni di studio, nazionali e internazionali. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter, Settimo Sigillo, Roma 2008 e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo, Bietti, Milano 2014, prefazione di R. Gasparotti, in Appendice il Quaderno 122, inedito del filosofo veneto. Ha, inoltre, dato alle stampe una raccolta di saggi Itinerari nel pensiero di Tradizione. L’Origine o il sempre possibile, Solfanelli, Chieti 2015. E’ Segretario della Scuola Romana di Filosofia politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del Movimento di pensiero “Per una nuova oggettività”.

Lascia un commento

    Fai una donazione


  • siamo su telegram

  • parthenope

  • bombardano milano

  • studi evoliani

  • emergenza sanitaria

    Nuovo Dpcm in arrivo – Daniele Trabucco

    di Daniele Trabucco

    Il Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, prof. avv. Giuseppe Conte, sta valutando un nuovo DPCM in ragione dell’aumento dei contagi[...]

  • Teurgia - libreria

  • la dimora del sublime

  • emergenza vaccini

    Vaccini: Cosa non conosciamo? Storia,tabelle e grafici mai visionati – Vacciniinforma

    di Ereticamente

    VACCINI: COSA CI È STATO OMESSO? Nella letteratura medica, si esaltano da sempre le virtù della vaccinazione. Dopo aver letto questi libri, si riman[...]

  • post Popolari

  • a dominique venner

  • Ultimi commenti
    • Paola in Violenza e nobiltà - Livio Cadè

      Concordo pienamente. Grazie, come sempre . E aggiu... Leggi commento »

    • Gianluca Padovan in Covid-space: dallo spazio profondo con furore – Gianluca Padovan

      Piaccia o meno, solo chi si dà per vinto è veram... Leggi commento »

    • Fra in Dall’Uomo nuovo della Tradizione all’Ultimo uomo dell’era Covid: un secolo di degenerazione antropologica - Federica Francesconi

      Ottimo... Leggi commento »

    • Renato in Covid-space: dallo spazio profondo con furore – Gianluca Padovan

      Bellissima,. Gianluca non si smentisce mai.... Leggi commento »

    • Lupo nella Notte in Napoli Sovrana Italia Sovrana: fuori i globalisti dalle nostre città – Roberto Siconolfi

      > E’ l’operazione Covid, quella che ha fatt... Leggi commento »

  • archivio ereticamente

    Tag

    Newsletter

g. casalino

ELEUSI

J. Thiriart

STODDARD

TRABUCCO