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Sulla pericolosità del complottismo – Roberto Siconolfi

Sulla pericolosità del complottismo – Roberto Siconolfi

Mai come in queste ore dure e drammatiche per l’Italia, sarebbe necessario un clima di equilibrio, freddezza, “lucidità mentale”, per affrontare la pandemia Coronavirus – una vera e propria catastrofe della nostra epoca. E invece siamo in presenza di alcuni fenomeni che vanno nella direzione opposta. Da un lato i media cosiddetti “mainstream”, che alimentano paura e angoscia – come hanno sempre fatto del resto – con le loro programmazioni e trasmissioni, che magari in clima di pace avremmo potuto derubricare alla trivialità del costume. Programmazioni che già di per sé fanno male, e che hanno amplificato e peggiorato l’“iniziale” isteria di massa, legata alla cattiva gestione del problema ad opera del governo Conte. Dall’altro lato sta passando davvero i limiti del “retto pensiero”, oltre che del semplice folklore, il cosiddetto “complottismo”. Per complottismo non si intende quella constatazione, quando provata e documentata, che nella storia agiscono forze “occulte” e “centri di potere” di vario tipo, che in un modo o nell’altro ne modificano il corso. Qui si tratta di una vera e propria forma mentis, un atteggiamento e una concezione della realtà più in generale, che vede sempre l’elemento ipotetico, ed “estremamente ipotetico” come il principale. Ma ancor di più una visione “lucubre” della società, della politica e del mondo, per cui i giochi sono sempre fatti, perché è in atto il “piano”, a cui tutto è riconducibile, anche il semplice processo storico lineare. Un piano che giunge sin nelle minuzie più piccole della realtà, attraverso azioni, le più disparate e incredibili, e tutte decise a tavolino.

Il ragionamento in sé e per sé non è nemmeno privo di senso. Già viviamo in un sistema per certi versi “totalitario”, dove comandano le oligarchie economiche, dove fiabe e cartoni animati devono essere riscritti in nome del “politicamente corretto”, dove per fare mezzo governo diverso in Italia (giallo-verde) si son fatte carte false, dove se hai posizioni leggermente divergenti dal “pensiero unico” nelle università ti escludono tipo untore. Noi già siamo nella NATO, già abbiamo le basi, già i militari USA vanno e vengono dall’Europa e dai suoi territori! Così come è vero, che il mondo è terreno di scontro tra principî, forze “metafisiche”, che vanno al di là della semplice diatriba umana e storica, e ne determinano il cammino agendo anche attraverso gruppi ristretti e più o meno segreti. Ma il punto sul quale mettere l’accento è un altro. Che cosa si può fare una volta appurato tutto ciò? Forse è il caso di fermarsi a pensare che ognuno di questi gruppi svolge il ruolo congeniale a sé stesso? E che sarebbe il caso di spostare l’attenzione sul che cosa posso fare “io” nel mio piccolo per modificare il corso? Inoltre, si ha sempre più la sensazione che coloro che ricorrono al ragionamento complottistico, siano persone che nella vita fanno tutt’altro rispetto ai loro ardenti “ideali”, e alle quali non interessano per davvero le sorti della comunità!

Persone che nutrono disprezzo nei confronti degli altri e delle masse, della serie “io ho capito tutto e voi niente”, oppure “gli italiani sono pecore”, “il popolo è fatto di zombie!”, ecc. Niente di più sbagliato, il mondo segue la sua naturale direzione e ognuno ha il posto che gli spetta nel “gioco della vita”, e come tale va rispettato. Questa è la compassione! – Non moralisticamente intesa. L’atteggiamento sapiente, è quello di costruire un ponte, tra coloro che sono in grado di “guidare” e il popolo, anziché autoproclamarsi élite in rivalsa verso gli altri! Perché qui è di questo che si tratta, di strutturare un “nuovo corso”, una “classe dirigente”, una élite appunto. E lo si fa con la “competenza”, non sparando una scemenza al giorno grazie a quattro notizie ricavate su internet e alla propria immaginazione, ultra-razionalizzata e scatenata – ipertrofia del lobo logico-razionale della mente! Il complottismo è mascherato da buone intenzioni ma ha come vera natura il “rancore” e la distruzione fine a sé stessa, della serie “muoia Sansone con tutti i filistei!” E in nome di questo rancore si lanciano strali e accuse ingiustificate verso tutte le istituzioni, tutto il sistema sanitario, tutto il sistema scolastico, tutta la politica, tutta l’economia. Inoltre per produrre una classe dirigente all’altezza, servono competenze e uomini competenti, termine purtroppo svilito dalle logiche tecnocratiche del “totalitarismo mondialista”, quello vero, e dall’eurocrazia!

E’ chiaro che la produzione di simili castronerie, darà sempre più peso ai soloni della “religione scientista”, agli accademici del “pensiero unico”, ai ministri della scienza e ad “esperti” vari. Se non si riesce a costruire una valida alternativa, fatta di alti contenuti, di metodo, di equilibrio mentale dei suoi divulgatori, cosa si spera di ottenere? Inoltre, noi dobbiamo puntare a guardare l’“albero cresce”, la “luce nell’oscurità”, “coltivare il positivo” pur tenendo presente i lati negativi. Dobbiamo dare ampiezza e “respiro” alla nostra idea, superando talune concezioni ideologiche otto-novecentesche, che spesso vanno a braccetto con la categoria in esame – «il mio nemico, da odiare con tutto me stesso, è “il grande altro”», direbbe il filosofo Slavoj Žižek. Noi dobbiamo costruire da capo l’Italia, e per farlo servono grandi menti, oltre che uomini coraggiosi. Classi dirigenti che siano in grado di guidare e servire il popolo e lo Stato. Invece qui si ha la sensazione, che questa forma mentis sia parte organica anche di giovani elementi che hanno la pretesa di governare. Personaggi dai quali mettere immediatamente in guardia, e il cui atteggiamento di superiorità/disprezzo tradisce una natura per nulla adatta al potere, e in ultim’analisi radical chic e “nemica della patria”.

Roberto Siconolfi

(tratto dal sito www.alterlab.info, con la collaborazione dell’autore)

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Categorie: Analisi

Pubblicato da Ereticamente il 22 Marzo 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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