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L’OTTUPLICE SENTIERO: dalla formulazione del Buddha Sakyamuni alla rielaborazione di Rudolf Steiner- 2^ Parte – Stefano Arcella

L’OTTUPLICE SENTIERO: dalla formulazione del Buddha Sakyamuni alla rielaborazione di Rudolf Steiner- 2^ Parte – Stefano Arcella

LA RETTA PAROLA

«LUNEDI’: il parlare. Dalle labbra di colui che desidera e ricerca uno sviluppo superiore, devono uscire soltanto cose che abbiano senso e importanza. Ogni parlare per amore del parlare stesso, ad esempio per passatempo, è in questo senso nocivo. Bisogna evitare discorsi fatui e superficiali nel comune modo di rapportarsi. Comunque in nessun caso l’uomo deve estraniarsi dal suo prossimo. Proprio nelle relazioni con il prossimo e attraverso di esse il parlare deve svilupparsi attraverso temi significativi. Ci si soffermi su qualunque argomento con discorsi e risposte compenetrati di pensieri. Mai fare discorsi senza fondamento! Tacere di buon grado. Si cerchi di usare né troppe, né poche parole. Prima di tutto ascoltare con calma e poi rielaborare. Questo esercizio si chiama anche la “giusta parola”» (1).

Per centrarsi interiormente nella Via dell’anima cosciente, è bene curare la vigile «presenza» rispetto alla parola, abbandonando ogni forma di verbosità legata, magari, al piacere di ascoltarsi o praticata per passatempo. La verbosità è una dissipazione di energia, aggravata dal compiacimento narcisistico nell’ascoltarsi, forma di attaccamento all’ego, alla “malattia dell’importanza personale”. Essa è anche un’espressione del “démone della dialettica” che fa smarrire il ricordo di sé nel flusso caotico dei pensieri legati alle contingenze esteriori. Il parlare del ricercatore spirituale sia compenetrato di pensiero concentrato (vigile attenzione ai propri pensieri) e quindi di significato; esso deve racchiudere un quid importante che possa essere di effettivo beneficio interiore sia per chi parla sia per chi ascolta. La rettitudine della parola va praticata proprio nella relazione con gli altri. Steiner esorta a non fare mai discorsi senza fondamento. La menzogna, infatti, crea una “figura astrale” che cozza con quella dei fatti reali (ogni evento ha una sua valenza energetica), con un effetto di reciproca distruzione che impoverisce non solo il bagaglio di esperienza umana ma ha ripercussioni più profonde, sul piano spirituale (2). Altro aspetto di questa pratica è il tacere di buon grado e, con calma, ascoltare gli altri, per poi rielaborare. Ciò significa non solo il dominio della verbosità, ma la coltivazione dell’attitudine a immedesimarsi in ciò che gli altri esprimono, sospendendo la mente dualistica giudicante, che tende subito a intervenire e interrompere l’interlocutore, con la propria disapprovazione o anche col proprio assenso. L’arte dell’ascolto è fondamentale per staccarsi dal proprio ego e quindi dall’egocentrismo, interiorizzando un approccio più vasto e “comprensivo”. A tale riguardo, si osservi che, non a caso, la società contemporanea, soprattutto nelle sue manifestazioni mediatiche (televisioni, social network), diseduca in modo sistematico all’arte dell’ascolto, offrendo sempre il modello comportamentale dell’interruzione nervosa del proprio interlocutore, della sovrapposizione discorsiva. Tale fenomeno è una manifestazione di ciò che la Scienza dello Spirito chiama “lo spirito di avversione”, che è un vero e proprio démone del mondo psichico (l’astrale), da cui si è agiti, senza neppure rendersene conto. Questa tendenza è alimentata, perché essa crea una “corrente astrale collettiva” di agitazione e isteria, utilizzata per consolidare equilibri di potere a tutti i livelli. L’epoca della comunicazione mediatica è quella della solitudine e della incomunicabilità. L’esercizio della retta parola si compendia, essenzialmente, nella massima della “Via Mediana” del Buddha, che è anche la seconda massima che era incisa sul frontone del tempio dell’Apollo delfico: “Nulla di troppo”; realizzare gradualmente, con tenace determinazione, il “giusto mezzo” fra l’eccesso di parole e l’atteggiamento troppo taciturno, fra il troppo e il troppo poco.

LA RETTA AZIONE

«Martedì: le azioni esteriori. Queste non devono disturbare il nostro prossimo. Quando si viene indotti ad agire mediante la propria interiorità (coscienza), si deve valutare accuratamente come poter far fronte al meglio in quell’occasione per il bene di ogni cosa, della duratura felicità del prossimo, dell’eterno. Quando si agisce di propria iniziativa, considerare seriamente in anticipo gli effetti delle proprie azioni. Questo esercizio si chiama anche la “giusta azione” » (3).

Il martedì, giorno nel segno di Marte (lo spirito combattivo, la forza della Volontà in accordo col Pensiero), è dedicato alla retta azione. E’ bene che l’azione sia il frutto di un pensiero attento, concentrato, consapevole e di una volontà in accordo con tale qualità di pensiero. Già il Buddha insegnava che «l’attenzione è il sentiero conducente all’immortalità, la disattenzione è il sentiero della morte; gli attenti non muoiono, i disattenti sono come già morti» (4). La morte di cui parla il Buddha è quella interiore, lo smarrimento del ricordo di sé, della “presenza” della consapevolezza. Valutare in anticipo, con attenzione, gli effetti delle proprie azioni significa essere consapevoli che, con la nostra azione, noi attiviamo la legge di causa/effetto (che gli Orientali chiamano Karma) e che quindi ogni azione impulsiva, irruenta, agitata, non essendo ben meditata, determina effetti dannosi per noi e per gli altri; chi voglia procedere sulla via dell’anima cosciente deve assolutamente evitare ogni azione che degeneri in agitazione, nel predominio degli strati inferiori della psiche che condizionano e manovrano il pensiero. Occorre quindi valutare con cura come agire «per il bene di ogni cosa», oltre una logica grettamente egoistica, essendo ciascuno di noi parte di un tutto cosmico. E’ di grande rilievo quel riferimento di Steiner all’Eterno, quale riferimento e ispirazione della nostra azione; questa deve essere occasione concreta di elevazione interiore, di “eternamento dell’uomo”, che lascia una traccia di sé, una concreta testimonianza valoriale oltre la sua vita terrena, attraverso un’azione pura, ossia giusta in sé, senza attaccamento ai risultati contingenti.

IL RETTO STILE DI VITA

«MERCOLEDI’: l’ordine nella vita. Vivere conformemente alla natura e allo spirito, non dedicarsi a cose da niente. Evitare tutto ciò che porta inquietudine e precipitazione. Non precipitarsi eccessivamente, ma neppure essere pigri. Considerare la vita quale strumento per questo lavoro, lo sviluppo superiore, ed agire quindi in conformità. Si parla di questo rapporto come del “giusto punto di vista”» (5).

Il mercoledì, è il giorno posto dagli Antichi sotto la tutela di Mercurio, il messaggero degli dèi, dio della parola e della comunicazione e, soprattutto, dell’intelligenza duttile, elastica, astuta. In questo giorno occorre dare ordine e calma alla propria vita, avendo cura di evitare tutto ciò che arreca inquietudine e precipitazione, sia come spinta interna sia come influenza ambientale. Ciò presuppone un atteggiamento interiore di vigile presenza, senza rigidità, ossia una vigilanza rilassata e salda, già coltivata con le pratiche delle varie rettitudini che sono state in precedenza commentate. Occorre entrare nell’ordine di idee che siamo noi ad essere signori del nostro tempo e siamo noi a governarlo, se lo vogliamo davvero; si tratta di una posizione attiva da coltivare e fortificare (6). Si può governare il proprio tempo anche nelle situazioni esteriori difficili, mantenendo desta una posizione interiore di calma presenza. In questo approccio calmo e attivo occorre trovare e praticare il “giusto mezzo” fra la precipitazione nell’agire e la pigrizia (altra forma di passività), ricordando sempre a se stessi che la vita è uno strumento per lo sviluppo superiore, ossia per l’elevazione interiore e che quindi occorre agire in conformità a tale modo di sentire. Questo rapporto è chiamato da Steiner anche il “giusto punto di vista”.

LA RETTA ASPIRAZIONE

«GIOVEDI’: l’umana aspirazione. Si cerchi di non fare cose che superano le proprie forze, non tralasciare però di fare ciò che rientra in esse. Non soffermarsi su ciò che è giornaliero, momentaneo, ma porsi delle mete(ideali) che si accordino coi più alti doveri, per esempio cercare di svilupparsi in base agli esercizi elencati per poter essere di maggior aiuto e consiglio all’umanità, benché questo non avverrà nel prossimo futuro. Si può anche riassumere ciò nel detto:

“Operare affinché tutti i precedenti esercizi diventino abitudine”» (7).

L’aspetto più rilevante di questa pratica – che riassume tutti gli altri – consiste nel trasformare in abitudine tutti i precedenti esercizi: esercitare contemporaneamente una vigile attenzione rispetto ai pensieri, alle decisioni da adottare, alle parole da dire, alle azioni da compiere, allo stile di vita da realizzare. Il giovedì è il giorno posto dagli Antichi sotto la tutela di Giove, il dio sovrano (sub specie interioritatis: il sovrano interiore, l’egemonikón degli Stoici). E’ pertanto il giorno della sintesi di tutte le pratiche precedenti, intorno al nucleo centrale di una «presenza» meditativa ed equanime. Altro aspetto di questo esercizio è non fare cose che superino le nostre forze, senza trascurare quelle azioni che rientrano nelle nostre possibilità. A tale riguardo, Seneca nel “De ira” insegna che, per non cadere nell’ira, occorre evitare di assumere impegni superiori alle nostre possibilità. Più ampiamente, quest’accorgimento è un efficace antidoto nei confronti del nervosismo, dell’agitazione, dello stress, avendo cura di essere signori del proprio tempo, non consentendo agli altri di occuparlo per i loro fini che non sono in linea con i nostri. Tutto ciò presuppone la consapevolezza dei propri limiti come delle proprie capacità e quindi un’attenta osservazione di sé come se si osservasse un’altra persona. Tale esercizio dell’agire con misura si connette quindi alla «pratica della calma» insegnata da Rudolf Steiner nel suo libro L’Iniziazione (8), che consiste appunto nell’osservare se stessi come se si stesse esaminando un’altra persona, con la calma obiettività di un critico. Altra pratica connessa, ai fini di una consapevolezza di sé, è quella dell’esame retrospettivo della giornata (a ritroso, dalla fine all’inizio), esercizio che risale ai Pitagorici, con la variante, introdotta da Steiner, dell’esame di sé in senso contrario al flusso del tempo, a ritroso. Centrale, in questa pratica della retta aspirazione, è il ricordare a se stessi le mete superiori che s’intendono perseguire, concentrando su di esse la propria attenzione, evitando di lasciarsi rapìre dalle contingenze quotidiane. Lo sviluppo spirituale è l’asse su cui centrarsi, per essere di beneficio non solo a se stessi ma agli altri, all’umanità, anche se ciò non avverrà subito, occorrendo il giusto tempo e saggi ritmi, secondo la propria personale natura, per un’elevazione interiore tale da poter essere effettivamente in grado di aiutare gli altri. Pio Filippani Ronconi ammoniva che «chi non salva se stesso, non salva gli altri» (9).

LA RETTA MEMORIA

Venerdì: l’aspirazione a imparare molto dalla vita. Non deve passare niente davanti a noi, che non dia occasione di raccogliere esperienze utili per la vita. Se si è incorsi in un’azione sbagliata o imperfetta, sia questa un’occasione per evitare in seguito azioni simili, compiendo quelle giuste e perfette. Quando si vedono gli altri agire per il medesimo scopo, li si osservi attentamente (non però con uno sguardo privo d’amore). E non si proceda ad un’azione se prima non si ha ripensato a fatti precedenti, che possono essere certamente d’aiuto nelle proprie decisioni e nelle proprie operazioni. Se si presta attenzione, si può imparare molto da ogni uomo ed anche da un bambino. Questo esercizio si chiama “la giusta memoria”, che significa ricordarsi di quello che si è appreso dalle esperienze compiute”(10).

In varie occasioni, nel corso delle sue conferenze, Rudolf Steiner ebbe ad evidenziare che la ricerca interiore, condotta con metodo scientifico-spirituale, non deve allontanare dalla realtà quotidiana, ma anzi consente di partecipare ad essa in modo più attento e intenso, sapendo cogliere gli impulsi profondi che si manifestano nelle vicende della vita. Tali impulsi sono di diverse specie, da quelli promossi da Entità spirituali di Luce a quelli oscuri (ahrimanici o luciferici) che si manifestano nella vita; trattasi di Forze che sono simultaneamente nell’interiorità dell’uomo e nel cosmo (11). L’esercizio della Retta Memoria è un esempio appropriato, calzante, di quest’atteggiamento generale. Esso consiste nel ricordare ciò che si è appreso dalle esperienze precedenti Si noti che esiste una differenza fra il “rammentare” e il “ricordare”; il primo verbo indica una memoria della mente, mentre il ricordare indica quella del cuore, ossia una memoria profonda, che si è trasformata in uno stato interiore, per cui il pensiero non è più astratto, ma un pensiero vivente: la presenza di una forza interiore di chiarezza, di consapevolezza e di saldezza; a tale riguardo si approfondisca “l’esercizio del ricordo” (12) insegnato da Massimo Scaligero.
Se si deve procedere ad un’azione, è bene ripensare, in modo meditativo, ad esperienze analoghe precedenti che ci siano state di insegnamento e che possono esserci di aiuto per orientarci nelle decisioni e nelle operazioni da compiere. Occorre prestare attenzione ad ogni cosa, ad ogni fenomeno, ad ogni uomo, anche ai bambini, poiché da ogni aspetto della vita – se vissuto con «presenza» e non in modo meccanico e superficiale – si può imparare molto. Ad esempio, lo spirito di osservazione dei bambini e le loro domande sorprendenti, possono aiutarci a comprendere cosa sia realmente uno stato di «presenza», fuori dagli schemi abitudinari ordinari. Tale approccio di attenzione e di calma osservazione va applicato, nel contempo, a se stessi e la presa di coscienza di azioni errate o imperfette deve essere di sollecitazione per evitare, in seguito, azioni simili, compiendo azioni migliori. L’impegno di autoperfezionamento va coltivato con costanza e metodicità, stando attenti, però, a non scadere in atteggiamenti di autoflagellazione. E’ bene inoltre osservare con attenzione e amore coloro che agiscono per lo stesso scopo di elevazione interiore, rielaborando in se stessi il loro esempio. La Retta Memoria consente di coltivare quel «pensiero positivo» insegnato da Rudolf Steiner (13). Cogliere gli aspetti positivi, benefici della vita, senza ignorare o nascondersi quelli negativi e problematici. Tale approccio risveglia e sprigiona forze interiori luminose, creative e costruttive. La Retta Memoria si connette, inoltre, alla “pratica della gratitudine” verso quelle persone o quegli eventi che ci hanno insegnato qualcosa; essa ci ricollega alle forze benefiche del karma (14).

LA RICAPITOLAZIONE

« RICAPITOLAZIONE: di volta in volta rivolgere degli sguardi nella propria interiorità, anche solo cinque minuti al giorno, però sempre nel medesimo momento. Bisogna però immergersi in se stessi, consigliarsi con se stessi, esaminando e costruendo i propri fondamenti di vita, la propria cultura, ovvero ripercorrere al contrario i propri pensieri, valutare i propri doveri, meditare sul contenuto e sullo scopo della vita, provare un sincero dispiacere per i propri sbagli e le proprie imperfezioni, in una parola cercare di ritrovare l’essenziale, l’imperituro, porsi seriamente degli scopi, per esempio l’acquisto delle virtù. Non ricadere negli sbagli e pensare di aver fatto bene ogni cosa, ma tendere sempre avanti, ai più alti ideali» (15).

Infine segnalo all’attenzione dei praticanti che l’ottava virtù, che Steiner chiama la ”ricapitolazione”, è pratica quotidiana, costante e comune a tutti i giorni di pratica e alle varie virtù da coltivare nei singoli giorni della settimana. In questa pratica vi sono due aspetti da cogliere : il ripercorrere a ritroso i propri pensieri è esercizio affine all’esame retrospettivo serale della giornata, ma non è riducibile a questo; infatti occorre “consigliarsi con se stessi” sui propri fondamenti di vita e sul vero significato della vita. Pertanto, la ricapitolazione riguarda sì la giornata trascorsa, ma è anche un raccogliersi in se stessi in un moto creativo verso l’avvenire, ai fini della propria realizzazione spirituale. La si potrebbe chiamare un Giano bifronte, che sa guardare al passato e al futuro; il centro della pratica sta in mezzo, nel “Giano invisibile” fra i due volti, ossia, sub specie interioritatis, nel raccogliersi in se stessi e consigliarsi con se stessi, sia esaminando i pensieri, le parole e le azioni del passato, sia ponderando quelle del futuro. Importante la precisazione di Steiner secondo la quale è ben praticare ritmicamente questo momento di raccoglimento “sempre nello stesso momento”. La cadenza ritmica dell’esercizio propizia il radicamento interiore del pensiero elevato, che diviene uno stato animico e non più un pensiero astratto, cerebrale, una teoria lontana e scissa dalla vita quotidiana. In questo commento complessivo, vi sono deliberatamente alcune ripetizioni, perché la riproposizione ritmica di determinati contenuti favorisce, già nel momento della lettura, l’assimilazione profonda di un modo diverso, non-ordinario, di porsi.

Note:

1 – Id, op.cit., pagg. 19-20.
2 – cfr. R. Steiner, La saggezza dei Rosacroce, Ed. Antroposofica, Milano, 2018.
3 – R. Steiner, Guida per una disciplina esoterica, cit., pag.20
4 – Canone Buddhista, cit., I vol., Dhammapada, II, 21.
5 – R.Steiner, Guida per una disciplina esoterica, cit., pag.20.
6 – Si mediti, a tale proposito, su quanto dice Seneca sul bene del tempo, l’unico di cui noi davvero disponiamo, in Lettere a Lucilio, BUR, Milano, 2007, Lettera 1, L’uso del tempo.
7 – R. Steiner, Guida per una disciplina esoterica, op. cit., pag.20
8 – R. Steiner, L’Iniziazione, cit., pag. 24 ss.
9 – R. Incardona, Pio Filippani Ronconi e l’”Isola Iniziatica”.Memorie siciliane, in La Cittadella, Omaggio a Pio Filippani Ronconi, anno X, n.s. n.40, Roma, ottobre /dicembre 2010, pp.66-67.
10 – R. Steiner, Guida per una disciplina esoterica, cit., pag.20.
11 – Si confronti al riguardo R. Steiner, La Scienza Occulta, Ed. Antroposofica, Milano, 1996.
12 – Massimo Scaligero, Manuale pratico di Meditazione, Tilopa, Roma, 1996, pag.62 ss.
13 – R. Steiner, I Sei Esercizi, Editrice Antroposofica, Milano, 2009.
14 – Su tale pratica interiore si approfondisca il testo di Massimo Scaligero Guarire con il pensiero, Mediterranee, Roma, 2013, pag. 173 ss.
15 – R. Steiner, Guida per una disciplina esoterica, cit., pag.21.

Stefano Arcella

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Categorie: Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 14 Marzo 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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