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Ha da venì baffone? – Gianluca Padovan

Ha da venì baffone? – Gianluca Padovan

01 Febbraio 2020.

Nella “Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – n. 26 del 1 febbraio 2020” vi è il seguente Atto: «Delibera del Consiglio dei Ministri 31 gennaio 2020», che è la “Dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”, firmata da Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei ministri.

Visti i decreti, le direttive, le dichiarazioni e quant’altro, nel testo della “Dichiarazione dello stato di emergenza etc.” leggiamo che «è dichiarato per 6 mesi dalla data del presente provvedimento, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso etc.».

SEI MESI!

Che cosa devo pensare del fatto che il Governo non ha dato IMMEDIATAMENTE seguito a quanto aveva deliberato?

Cosa devo pensare delle chiacchiere da salotto che si sono susseguite con le prime timide limitazioni e le successive continue, reiterate, strette di vite, quando la vite andava stretta e subito? E le adeguate misure sanitarie dovevano essere prese immediatamente, avvisando per tempo il personale sanitario di ogni ospedale d’Italia.

 

 

Risponde Machiavelli.

Il nostro intramontabile Niccolò Machiavelli ha scritto mezzo millennio fa, con una lucidità che nessun politico italiano ha o vuole avere, una considerazione riguardo la “malattia”: «(…) nel principio del suo male è facile a curare e difficile a conoscere, ma, nel progresso del tempo, non l’avendo in principio conosciuta né medicata, diventa facile a conoscere e difficile a curare. Così interviene nelle cose di stato; perché, conoscendo discosto, il che non è dato se non a uno prudente, e’ mali che nascono in quello si guariscono presto; ma quando, per non li avere conosciuti, si lasciano crescere in modo che ognuno li conosce, non vi è più rimedio» (Il Principe, III).

Detto questo mi guardo indietro e… che cosa vedo?

 

 

L’altro ieri.

Nell’aprile del 1799 il politico russo nonché generale Aleksandr Suvorov (Mosca 1729 – Pietroburgo 1800) è al comando di un esercito di circa 50 mila soldati Russi e Austriaci che occupano già parte della Lombardia.

Il 25 aprile Suvorov è lungo le sponde del fiume Adda e s’appresta a sferrare l’assalto per conquistare Milano: gli Austriaci puntano su Vaprio d’Adda, mentre a nord altre truppe si muovono rapidamente verso Lecco e il giorno seguente giungono a Brivio, ma lasciando lungo la riva sinistra del fiume la divisione di Rosemberg. Intanto l’esercito franco-bonapartista non riesce a fare fronte e se la “squaglia”.

Il giorno 27 i Russi, nonché gli Austriaci, sono schierati in Piazza del Duomo.

Scrive Luchino del Mayno: «Melas con molta rettorica dichiarò in nome dell’Imperatore soppressa la Guardia Nazionale e creò un governo civile diretto dal Coccastelli, che doveva rimettere le cose come per lo passato e far rifiorire le nostre desolate contrade. E ne avevano bisogno; ma i fatti contrastavano colle parole: villaggi e cascinali erano messi a sacco dai Cosacchi, al loro apparire tutti fuggivano per salvare almeno la vita» (Luchino del Mayno, Vicende militari del Castello di Milano dal 1706 al 1848, Ulrico Hoepli, Milano 1894, p. 188).

 

 

Ieri.

1943: a settembre i campi di concentramento militari italiani aprono i battenti e in Italia, prevalentemente al Centro-Nord, dilagano circa cinquemila soldati russi dell’Armata Rossa. Saranno principalmente costoro che diventeranno i così detti “partigiani”. La memoria loro e di che cosa fecero verrà poi celata persino dai “colleghi” comunisti italiani.

 

 

Oggi.

Oggi tornano i Russi. Certo, portano materiale sanitario e medici, assieme a Cinesi e Cubani. Tre regimi comunisti ci inviano “soccorsi”.

Ora ci mancano i Coreani del nord.

Considerando che abbiamo la possibilità d’impiegare più che degnamente migliaia di ottimi medici italiani, che invece il governo italiano lascia a casa, mi chiedo perché si siano accettati gli “aiuti” di costoro.

 

 

Adesso.

Non occorre essere delle menti eccelse per capire che tali “aiuti” non sono gratuiti e potrebbero palesare risvolti non certo piacevoli.

Do ut des?

L’Italiana e l’Italiano se la possono certamente cavare egregiamente, come si è dimostrato in millenni di Storia. Il punto è che governi che non fanno certo gli interessi del Popolo, ma di potenze straniere, hanno da secoli messo in difficoltà il Popolo Italiano.

E qui, a vedere bene, “siamo alle solite”!

Niccolò Machiavelli ammonisce in “De’ soldati ausiliarii misti e propri” gli incauti e gli stolti: «Queste arme possono essere utile e buone per loro medesime, ma sono per chi le chiama quasi sempre dannose; perché, perdendo, rimani disfatto, vincendo, resti loro prigione» (Il Principe, XIII).

 

 

Sempre.

A proposito di politici, nonché di personalità di spicco schierate in taluni partiti italiani, che non si sono preoccupati d’investire denaro pubblico nella Sanità Italiana, scialandolo invece in altro, che dire? E di coloro che svendono i nostri ospedali? Che pensare?

Oggi non dobbiamo inventarci alcunché. Non abbiamo politici né rampanti né novelli a cui affidare la direzione dello Stato. Oggi dobbiamo ricordare chi siamo e che cosa abbiamo costruito, in senso culturale, ovviamente. E agire di conseguenza.

«Quando tu vedi el ministro pensare più a sé che a te, e che in tutte le azioni vi reca dentro l’utile suo, questo tale così fatto mai fia buono ministro, mai te ne potrai fidare» (Niccolò Machiavelli, Il Principe, XXII).

 

 

Ed ecco quanto si è deliberatamente ignorato dopo averlo pensato e pubblicato:

Leggi il provvedimento

DELIBERA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 31 gennaio 2020

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Categorie: Attualità, Storia

Pubblicato da Ereticamente il 27 Marzo 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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