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 La sindrome cinese – Umberto Bianchi

 La sindrome cinese – Umberto Bianchi

Strana coincidenza quella dell’esplosione del Coronavirus “made in China”, con la “Giornata della Memoria” di cui, or ora, è appena trascorso l’anniversario, accompagnato dal solito strascico di allarmismi su presunti ritorni di fiamma antisemiti, in Italia come in Europa. Strano, perché intenti a puntare esclusivamente l’attenzione della pubblica opinione su fatti di settanta e più anni fa, di cui qui nessuno contesta la tragica veridicità, sembra proprio si voglia dedicare una quanto mai superficiale attenzione a quanto, invece, accaduto in quel di Wuhan ed in Cina, in generale.

Quella del Coronavirus, non è una pandemia frutto di un casuale innescarsi di elementi, magari verificatisi in un qualsivoglia paese povero e sfortunato, tutt’altro. Essa è, invece, la logica conseguenza di una serie di ben determinati e non casuali eventi. Quello che, una volta, fu l’antico e glorioso Celeste Impero, a seguito di un lungo processo di decadenza, fisiologico a qualsiasi civiltà che dir si voglia, si ritrovò ad essere una immensa nazione, afflitta da una spaventosa miseria ed invasa e colonizzata da mezzo mondo.

Il comunismo maoista ebbe l’indubbio merito di risollevare la Cina dalla fame e dalla miseria, ridando dignità ad un paese che l’aveva perduta nel corso dei secoli. Ma tutto questo ebbe un prezzo spaventoso, calcolato in decine di milioni di morti. Qualcuno parla di settanta milioni di morti, per fame, malattia ed esecuzioni, solo durante quella fase da Mao chiamata “Il Grande Salto”, che costituì l’industrializzazione e la riorganizzazione strutturale dell’economia cinese. Si parla di cento e più milioni di morti, invece, nell’altro periodo “clou” del nuovo corso maoista, ovverosia quello della Rivoluzione Culturale cinese. Senza contare, gli eccidi compiuti contro l’inerme popolazione tibetana e contro le tradizioni dell’antico regno himalayano.

Agli inizi degli anni ’90, lo stesso odioso copione,si ripete con i moti studenteschi di Piazza Tien An Men. Esecuzioni sommarie e campi di concentramento/”lao gai” sono stati e sono, ad oggi, il pane quotidiano di un paese che ha, tra l’altro, adottato un modello di sviluppo ibrido. L’adozione di un modello economico ultraliberista, caratterizzato da notevoli sperequazioni, tra spropositati accumuli di ricchezze individuali e consistenti sacche di miseria e sottosviluppo, si accompagna alla dittatura di un partito unico (marxista). Non solo. Nel nome di uno sregolato e sleale impeto produttivo nelle relazioni economiche internazionali, la Cina ha riversato sul mondo intero, prodotti e manufatti a basso costo e di pessima qualità, vere e proprie truffe alla concorrenza ed ai consumatori, accompagnate da una criminale noncuranza.

A riflesso di tutto ciò, da parte del gigante asiatico, un atteggiamento, anche nelle relazioni internazionali, caratterizzato da un’arroganza al limite della strafottenza, quando qualcuno solo osa sollevare, la questione dei diritti umani. Un atteggiamento questo, che trova il proprio corrispettivo, anche per tutto quanto attiene la sperimentazione e l’uso di tecnologie proibite o, comunque aliene da qualunque limite etico, come nel caso della sperimentazione genetica e batteriologica., sulle quali, questi bei signori, hanno continuato a mantenere lo stesso odioso e strafottente atteggiamento di silenzio, ostentato in tanti altri casi.

Ora l’ultimo prodotto a basso costo, l’ultima schifezza “made in China”, è in procinto di invadere ed impestare mezzo mondo: si chiama Coronavirus. Di fronte ad una recente storia di eccidi, le cui cifre spaventose, sembrano quasi far passare qualunque altro tragico precedente storico a fatti di second’ordine, di fronte a gente che, nell’agire con arrogante disprezzo di qualunque cura o attenzione della salute pubblica, mettendo a repentaglio la sicurezza del mondo intero, sentire ancora parlare durante i nostri telegiornali, unicamente di scritte sui muri, di svastiche o di simili episodi di teppismo da quattro soldi, ci sembra una irrispettosa beffa ai danni dell’intelligenza dei telespettatori.

E tutto questo, non può non riportarci a quanto accaduto con Cernobyl, quando nel lontano 1986, una centrale nucleare della bolscevica Unione Sovietica, rovesciò sulle teste degli europei, una nube carica di radioattività,determinando incalcolabili danni alla salute di milioni di inermi cittadini. Allora come oggi, indifferenza, silenzio ed allarmismi, non furono accompagnati da cori e coretti buonisti, né dalle condanne delle varie prefiche dell’antifascismo e del buonismo militante, né dai comizi di senatori e senatrici a vita. Ed allora come oggi, la nostra battaglia contro il Globalismo e le sue storture, contro l’apertura indiscriminata delle frontiere, agli altrui uomini, merci e malattie, proseguirà, decisa, netta, chiara. Perché non si debba più vivere in un mondo di paura, sfruttamento ed ipocrisia, tutto a danno di inermi ed ignari cittadini.

UMBERTO BIANCHI

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Categorie: Società

Pubblicato da Umberto Bianchi il 4 Febbraio 2020

Umberto Bianchi

Giornalista, opinionista ed editorialista, prolifico autore di scritti di poesia, oltre ad essere impenitente “motorbiker” e giramondo, Umberto Bianchi (1960),è specializzato nella pubblicazione di saggi e di analisi su tematiche che spaziano dalla politologia all’economia, giungendo a toccare la riflessione filosofica e lo studio delle varie correnti del pensiero esoterico. Direttore del Quotidiano “on line” di ispirazione sovranista, “L’Unico”, è stato collaboratore di lungo corso del quotidiano "Rinascita" e del periodico "on line" "Il Fondo/Magazine di Miro Renzaglia", presso i quali ha pubblicato la maggior parte dei propri saggi, altresì reperibili presso il catalogo di "Arianna Editrice": Ha anche scritto sulle pagine del periodico “Il Ribelle” di Massimo Fini, oltre ad aver precedentemente collaborato con "Orion" ed "Il Giornale d'Italia". Nel 1999 crea il sito www.ripensareilpensiero.it, (ora sostituito dal presente “Il Pensiero Antagonista”) e nel 2005 ha dato alle stampe, per i tipi di "Nuove idee" "Alle origini della Globalizzazione/ Per una revisione del pensiero". Ha pubblicato i propri saggi anche sulle pagine della rivista on line “Scuola Romana di Filosofia Politica” diretta ed animata dal Prof. Giovanni Sessa e nell’Ottobre 2011, inoltre, prende parte alla stesura del libro-manifesto “Per una Nuova Oggettività/Popolo-Partecipazione-Destino”, a cura della Heliopolis Edizioni, con il saggio “Post Modernità e Nuova Oggettività”. Nel Novembre 2014, sempre per i tipi della Heliopolis Edizioni, ripete l’esperienza della partecipazione alla stesura di un’altra antologia, “Non aver paura di dire…”, con il saggio “Elogio della Moto Avventura”. Nel 2015 pubblica , per i tipi della Carmelina Edizioni, il saggio “Il fascino discreto dell’Occidente”. Relatore in numerose conferenze e convegni, a partire da quelli organizzati e realizzati con grande frequenza e partecipazione di pubblico sia dal “Movimento Tradizionale Romano”, che da “Pietas”, passando anche attraverso la partecipazione, sempre nel ruolo di relatore, ad alcuni eventi di taglio meta politico, organizzati da “La Destra”. Al momento, oltre a continuare a pubblicare sulle pagine de “L’Unico”, collabora con la rivista on line “Ereticamente”, presso la quale ha pubblicato altri saggi, alcuni dei quali, riguardanti le vicende del cosiddetto “Gruppo di Ur” e la dottrina Ermetica, di taglio prettamente esoterico. Tutti quegli spunti necessari a poter effettuare analisi nei settori dell’economia e della finanza, sono, invece, frutto di una trentennale esperienza lavorativa quale operatore del mercato assicurativo e finanziario, accompagnata ad una profonda conoscenza dei meccanismi del settore principalmente in Italia, con l’esperienza di stage di lavoro in America Latina (Argentina e Brasile). Tuttora, Umberto Bianchi è titolare di un’attività di consulenza tecnico-legale specializzata nel patrocinio stragiudiziale.

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