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La democrazia antidemocratica – Enrico Marino

La democrazia antidemocratica – Enrico Marino

La democrazia parlamentare, quale forma di governo delle Repubblica, che secondo il dettato costituzionale si realizza mediante l’investitura elettorale esercitata dal popolo sovrano, è il mantra ricorrente in tutte le esternazioni dei rappresentanti dell’attuale maggioranza parlamentare.

Ma come la intendono i mandarini del sistema, questa formula serve solo a giustificare la formazione di alleanze eterogenee e di comodo, che così danno vita a un regime totalmente autoreferente e antidemocratico.

La democrazia parlamentare prevede, infatti, che nel Parlamento si formino le maggioranze destinate a guidare il Paese, ma tali maggioranze debbono governare in nome del popolo e non nonostante il popolo. Cioè, perché possa dirsi che è il popolo sovrano a governare, è necessario che il Parlamento esprima un esecutivo in linea con quello che vuole la maggioranza degli elettori.

In Italia, invece, si realizza un’inversione dello spirito della Costituzione e una maggioranza parlamentare governa contro la volontà del popolo e si tiene unita solo per evitare di confrontarsi con gli elettori.

Arroccata nel Palazzo, c’è una maggioranza parlamentare che non è maggioranza nel Paese reale e, nonostante questo, non vuole consentire che il potere passi nelle mani dell’opposizione.

Una maggioranza parlamentare che non rispecchia la volontà dei cittadini, però, è una maggioranza abusiva e pericolosa, perché distorce la “democrazia parlamentare” e di fatto tiene in ostaggio il Paese, bloccando il sistema e umiliando le istituzioni.

Si concretizza, in tal modo, una democrazia antidemocratica che consente al popolo sovrano di esprimersi solo quando si è sicuri che scelga le forze politiche congeniali al sistema e, intanto, legittima il governo di un partito, il PD, che mai ha vinto un’elezione negli ultimi otto anni, mentre demonizza un avversario che raccoglie il 30% dei consensi dei cittadini.

In questa situazione, la presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale hanno responsabilità pesanti e gravi che dovranno, prima o poi, essere scontate.

Ma se alle interferenze di Mattarella, come a quelle dei suoi predecessori, la cronaca politica ci ha abituato da anni, molto più irrituali e scorrette appaiono le posizioni della Corte Costituzionale e della sua nuova presidente Marta Cartabia.

Voluta da Mattarella, questo giudice donna è già in corsa per la successione al Quirinale e già rilascia inquietanti dichiarazioni nelle quali prefigura, stravolgendolo, un ruolo politico della Consulta che, da custode della legittimità costituzionale delle leggi, si trasforma in argine alla sovranità popolare. Anche qui ritroviamo l’interpretazione forzata del dettato costituzionale e l’accento posto su quel concetto di democrazia parlamentare concepita come limite al protagonismo dei cittadini elettori.

Tutto appare più chiaro, ma ancora più deplorevole, se si considera che, al momento della sua elezione, la Cartabia fu salutata da Sabino Cassese, noto boiardo di Stato, come un elemento “in grado di contenere le posizioni regressive dei nazionalismi” e una speranza di riscatto per tutti coloro che a quei nazionalismi si oppongono. Un giudice di tale fatta è indice di per se dell’involuzione reazionaria di un’Istituzione che dovrebbe, per sua natura e fine, essere super partes e apolitica e che, invece, ambisce ad assumere il ruolo di cane da guardia del regime radical progressista.

E’ un ulteriore tassello del progetto pervasivo e totalizzante che l’attuale “minoritaria” maggioranza parlamentare sta portando avanti nella direzione di un’occupazione assoluta del potere.

In questo senso, non può sfuggire un altro sconcertante e spregevole episodio accaduto di recente.

Nell’approssimarsi della “Giornata del Ricordo” del 10 febbraio, ogni anno si propongono con sempre maggiore frequenza delle vergognose contromanifestazioni organizzate dalle sinistre e promosse da una indegna associazione privata di ex partigiani comunisti, tese a screditare la ricorrenza e a negare o giustificare i barbari massacri operati sui nostri fratelli giuliano dalmati.

Già tali spregevoli manifestazioni recano oltraggio alla memoria delle vittime e al dolore dei sopravvissuti, ma in aggiunta rappresentano un’evidente violazione di una ricorrenza civile istituita con legge della Repubblica. Se può essere lecito ignorare, non può esserlo certo denigrare o proporre tesi negazioniste, almeno fino a quando le leggi di questo Stato, per quanto deplorevoli, saranno formalmente imperative per tutti.

Per questo, è stato superato ogni limite di decenza, in occasione del miserabile raduno di comunisti, ex partigiani e sinistre varie, che ha avuto luogo addirittura nel Senato per infangare la memoria degli eccidi avvenuti sul confine orientale. Concedere un’aula istituzionale ai complici e agli eredi degli assassini comunisti che operarono una feroce pulizia etnica e ideologica è stato l’ultimo atto infame e volgare di un regime che pretende di rinchiudere anche la verità storica, la ricerca, la revisione e le testimonianze difformi in un’unica memoria di Stato, senza contraddittori e senza libertà.

Per porre un freno a questa vergogna, dovremo aspettare un presidente degno di questo nome che voglia, finalmente, nominare senatore a vita un esule istriano e ce ne sono tanti che hanno recato onore e lustro all’Italia, nonostante questo Paese non lo meritasse e fosse stato così vile, avaro e miserabile nei loro confronti.

La storia negata, la censura di Stato, la Costituzione distorta, le Istituzioni occupate, l’informazione asservita e un Parlamento abusivo, sono le caratteristiche di questa democrazia totalitaria e profondamente antidemocratica. Fino a quando?

Enrico Marino

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Categorie: Politica

Pubblicato da Ereticamente il 12 Febbraio 2020

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. investigator113

    La democrazia antidemocratica la chiamo democrazia anarchica,. l’anarchia si veste di democrazia, la democrazia è strumento per l’anarchia. Un misto che confonde libertà dentro le regole vigenti con il pensiero di sottomissione. perchè io lo voglio.. La politica oggi non è più riferimento per il popolo ma .è solo strumento per assoggettare il popolo. E’ un circolo vizioso che ruota attorno al potere, il potere rende forte perciò ti senti fuori da qualsiasi r3gola. Quindi oggi assistiamo alla democrazia agonizzante e quando la democrazia muore dietro l’angolo troviamo la dittatura che auspichiamo il prima possibile se non altro per una ragione; trovare un punto fermo politico..

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