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Giordano Bruno: il Pensiero al rogo – Umberto Bianchi

Giordano Bruno: il Pensiero al rogo – Umberto Bianchi

A chi oggidì capitasse di passare di fronte alla statua del filosofo Giordano Bruno, collocata nell’omonima piazza romana, non potrà sfuggire la ridda di strani personaggi che si accalca attorno alla statua del grande personaggio. Pseudo-hippies, radical chic, tossici, barboni, assieme ad orde di visitatori di mezzo mondo si accalcano in quella piazzetta, contribuendo a determinare quell’aria così “bohemiènne” che tutti vorrebbero attagliare alla figura del povero Giordano Bruno, in questo caso frettolosamente eletto ad icona di un ribellismo progressista che a lui mal si attaglia. Semmai quella di Bruno, fu una figura di ribelle sempre in fuga a causa delle proprie, anticonformiste opinioni. Le sue peregrinazioni lo portarono dalla natìa Nola, nel regno di Napoli, sino a Ginevra e da lì in Francia, in Inghilterra, sino agli inquieti principati dell’impero germanico e da lì di nuovo in Italia, a Venezia, presso il patrizio Mocenigo che, dopo averlo ospitato lo avrebbe fatto imprigionare a tradimento, consegnandolo nelle mani dell’Inquisizione che lo avrebbe messo a morte dopo ben otto anni di prigionia, angherie ed umiliazioni. Inizialmente vestito il saio dell’ordine domenicano, Giordano Bruno avrebbe via via sviluppato un particolare percorso di pensiero attraverso opere come “De umbris idearum”, “Sigillus sigillorum”, “La cena de le ceneri”, “De l’infinito, universo e mondi” ed altre ancora, che ne avrebbero definitivamente sancito il ruolo di protagonista scomodo sul proscenio culturale dell’epoca. Ma, a ben vedere, anche se eretico, il pensiero di Giordano Bruno non fu né ateo, né materialista e né tantomeno anticipatore di un qualsivoglia tipo di casualismo.

Il suo pensiero costituì semmai l’ultimo disperato tentativo di dare uno scossone ad un ammuffito aristotelismo ingabbiato in un ancor più arrugginito sistema tolemaico. Ben lungi dall’essere materialista il pensiero di Bruno imprime un principio vitale all’intero essere, tale da far sì che forma e sostanza, anima e corpo qui coincidano perfettamente in una formidabile sintesi di pensiero. Giordano Bruno divinizza la natura a cui comunque non rinuncia a sovrapporre un superiore principio sconosciuto a cui tutto finisce con il fare capo. La sua è una concezione unitaria di universo, liberata dalle vecchie e paralizzanti suggestioni tolemaiche. Un universo unitario, infinito, eleatico dunque, a cui Bruno affianca comunque elementi della dottrina del divenire eracliteo ed elementi di pitagorismo per quanto attiene la dottrina della ruota delle nascite. In questo contesto l’uomo deve tendere a comprendere l’anima della natura per assumere il ruolo di novello plasmatore e demiurgo del mondo.

Quanto alle religioni positive per Bruno esse sono appannaggio di un’umanità rozza ed ignorante; scopo e fine ultimo deve essere la comprensione razionale dell’ordine delle cose. Essere e Divenire, al pari di pitagorismo, neoplatonismo ed ermetismo assumono in Bruno la veste di una complessa sintesi misteriosofica, al centro della quale sta un uomo, mago ed artefice strettamente collegato ad una natura, non più oggetto passivo dell’azione umana, bensì viva ed interagente con quest’ultimo. Ben lontano quindi da postume suggestioni materialiste, il pensiero di Bruno cerca di proiettare sulla nascente Modernità una luce diversa. Giordano Bruno percorrerà tutte le fondamentali posizioni del pensiero del proprio tempo, scontentandole tutte. Dal cattolicesimo al protestantesimo calvinista, dall’antico al moderno, le posizioni del grande pensatore saranno ovunque viste con diffidenza se non con un’aperta ostilità, sino alla tragica morte avvenuta a Roma nel 1600 per mano di una Chiesa che in tal modo avrebbe suggellato definitivamente l’avanzata del materialismo e dell’economicismo.

A morire con Bruno sarà l’ultima possibilità di dimostrare che esiste anche un “altro” modo di concepire la metafisica e non solamente quello ammuffito e deteriorato dall’usura dei secoli, rappresentato da un aristotelismo di maniera. Con la morte di Bruno la metafisica occidentale farà il proprio “harakiri”. Da questo momento in poi, le cose in Occidente subiranno una robusta sterzata. Tematiche e prospettive del tutto nuove irromperanno sulla scena, travolgendo “in primis” proprio coloro che, con la morte di Bruno, credevano di riuscire a preservare in eterno le proprie posizioni di supremazia morale ed intellettuale.

IN CONCLUSIONE

Quello di Giordano Bruno fu il rogo del Pensiero e, più precisamente, di una forma di pensiero differente, nascosto, che sfuggiva ai dogmatismi ed alle semplificazioni di un Pensiero Dominante già allora Globale, uniformante e castrante la bellezza e l’energia del mondo e di cui la Chiesa Cattolica rappresenta l’esempio portante. Laddove è miseria, abbrutimento, sporcizia, ignoranza, bigottismo, ipocrisia, sfruttamento, laddove l’Uomo è visto quale laido malato, perdente e devirilizzato, sottomesso ad una ristretta oligarchia di favoriti, lì è il Globalismo e le sue radici, cattolico-universaliste e monoteiste-omologatrici. Lì era ed è la distruzione di Palmira, di Ninive, di Bamian, ma anche dei Catari, degli Indiani d’America, dei Palestinesi e di tutti i piccoli popoli del mondo, ma anche della Foresta Amazzonica, dei nostri mari e delle speranze di riscatto e di Potenza dell’Uomo e dei Popoli.

E’ il mostruoso predominio di un Unico Modello Tecno Economico, che viene da lontano, da un’infezione, da una peste scatenatasi più di due millenni fa nel Vicino Oriente e le cui conseguenze si fanno sentire ancora oggi. Contro chi si fa portatore di ignoranza, lerciume, sfruttamento, malattia morale, rispondiamo con la luce delle nostre radici indoeuropee, con la luce della civiltà europea. A chi discrimina rispondiamo con l’esempio della civiltà di Roma e con il suo Stato Etico, esempio unico di Tolleranza e Forza, Virtù e Temperanza. A chi propone nuove ed antiche sottomissioni, rispondiamo con il culto di quel Superuomo/Oltreuomo, in grado di superare i limiti del Bene e del Male, dalla Baghavad Gita a Nietzsche e Stirner, passando attraverso Vitalismo e Futurismo, in un percorso senza fine….No signori, la Storia non è finita, la “Gerusalemme in Terra” non si è realizzata e noi siamo qui a testimoniarvelo….

UMBERTO BIANCHI

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Categorie: Giornata Bruniana

Pubblicato da Umberto Bianchi il 19 Febbraio 2020

Umberto Bianchi

Giornalista, opinionista ed editorialista, prolifico autore di scritti di poesia, oltre ad essere impenitente “motorbiker” e giramondo, Umberto Bianchi (1960),è specializzato nella pubblicazione di saggi e di analisi su tematiche che spaziano dalla politologia all’economia, giungendo a toccare la riflessione filosofica e lo studio delle varie correnti del pensiero esoterico. Direttore del Quotidiano “on line” di ispirazione sovranista, “L’Unico”, è stato collaboratore di lungo corso del quotidiano "Rinascita" e del periodico "on line" "Il Fondo/Magazine di Miro Renzaglia", presso i quali ha pubblicato la maggior parte dei propri saggi, altresì reperibili presso il catalogo di "Arianna Editrice": Ha anche scritto sulle pagine del periodico “Il Ribelle” di Massimo Fini, oltre ad aver precedentemente collaborato con "Orion" ed "Il Giornale d'Italia". Nel 1999 crea il sito www.ripensareilpensiero.it, (ora sostituito dal presente “Il Pensiero Antagonista”) e nel 2005 ha dato alle stampe, per i tipi di "Nuove idee" "Alle origini della Globalizzazione/ Per una revisione del pensiero". Ha pubblicato i propri saggi anche sulle pagine della rivista on line “Scuola Romana di Filosofia Politica” diretta ed animata dal Prof. Giovanni Sessa e nell’Ottobre 2011, inoltre, prende parte alla stesura del libro-manifesto “Per una Nuova Oggettività/Popolo-Partecipazione-Destino”, a cura della Heliopolis Edizioni, con il saggio “Post Modernità e Nuova Oggettività”. Nel Novembre 2014, sempre per i tipi della Heliopolis Edizioni, ripete l’esperienza della partecipazione alla stesura di un’altra antologia, “Non aver paura di dire…”, con il saggio “Elogio della Moto Avventura”. Nel 2015 pubblica , per i tipi della Carmelina Edizioni, il saggio “Il fascino discreto dell’Occidente”. Relatore in numerose conferenze e convegni, a partire da quelli organizzati e realizzati con grande frequenza e partecipazione di pubblico sia dal “Movimento Tradizionale Romano”, che da “Pietas”, passando anche attraverso la partecipazione, sempre nel ruolo di relatore, ad alcuni eventi di taglio meta politico, organizzati da “La Destra”. Al momento, oltre a continuare a pubblicare sulle pagine de “L’Unico”, collabora con la rivista on line “Ereticamente”, presso la quale ha pubblicato altri saggi, alcuni dei quali, riguardanti le vicende del cosiddetto “Gruppo di Ur” e la dottrina Ermetica, di taglio prettamente esoterico. Tutti quegli spunti necessari a poter effettuare analisi nei settori dell’economia e della finanza, sono, invece, frutto di una trentennale esperienza lavorativa quale operatore del mercato assicurativo e finanziario, accompagnata ad una profonda conoscenza dei meccanismi del settore principalmente in Italia, con l’esperienza di stage di lavoro in America Latina (Argentina e Brasile). Tuttora, Umberto Bianchi è titolare di un’attività di consulenza tecnico-legale specializzata nel patrocinio stragiudiziale.

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