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Da Bisanzio a Costantinopoli tra mito e storia – Luigi Angelino

Da Bisanzio a Costantinopoli tra mito e storia – Luigi Angelino

Come è noto Bisanzio è l’antico nome di Istanbul che, pur nell’adattamento arabo e poi turco, conserva un’evidente etimologia greca (eis ten polìn, vai verso la città) (1). E’ conosciuta anche con il nome di Costantinopoli, dal nome dell’imperatore romano che ne dispose una sorta di rifondazione e di Nuova Roma. Si tratta, al giorno d’oggi, del principale centro industriale, finanziario e culturale della Repubblica di Turchia, nonché della sesta megalopoli al mondo per numero di abitanti, citrca 15.000.000, con un passato affascinante e millenario, essendo stata crocevia di moltepli culture e capitale di importanti imperi, come quello romano d’oriente, quello bizantino, quello ottomano e per una breve parentesi, nel tredicesimo secolo, del meno conosciuto “impero latino”. La sua posizione è strategica e pittoresca nel contempo, in quanto si estende lungo lo stretto del Bosforo, alla cui estremità meridionale è posizionato il porto naturale del Corno d’Oro, e lungo la sponda del Mar di Marmara. Ne deriva, pertanto, che la città, divisa dal Bosforo, presenti l’eccezionale particolarità di estendersi sia in Europa, nella storica regione della Tracia (2), sia in Asia, nella penisola anatolica. Istanbul è, in quest’ottica, una città veramente considerata “globale”, essendo l’unica megalopoli al mondo ad appartenere contemporaneamente a due continenti.

Secondo le fonti storiche, Bisanzio fu fondata dai coloni di Megara nel 659 a.C.. Il nome deriverebbe dal nome del re Byzas o Byzantas degli stessi coloni megaresi, oppure dal nome di un satrapo persiano che in quel periodo aveva influenza sulla zona. La leggenda vuole che prima della fondazione della città, fosse stato consultato l’oracolo di Delfi, che avrebbe consigliato di fondare la nuova città, facendo “l’opposto al cieco”, una frase che apparve subito sibillina e richiese un’attenta riflessione interpretativa (3). Il significato fu individuato, stabilendo la fondazione di Bisanzio sulla riva opposta rispetto a Calcedonia, città greca sul Bosforo, della quale si raccontava che “ciecamente” non aveva colto l’opportunità di essere costruita sull’alto sperone dove il re Byzas avrebbe, invece, collocato la sua prima colonia. Il riferimento alla cecità sarebbe dovuto al fatto che i fondatori di Calcedonia, diciassette anni prima, non avevano notato il promontorio del Corno d’Oro, non sfruttando appieno il punto di ancoraggio riparato e non rendendosi conto della facile difendibilità del sito. Nel periodo dei conflitti tra Greci e Persiani, Bisanzio rimase sostanzialmente neutrale, mostrandosi abile a schierarsi da una parte o dall’altra, a seconda della convenienza del momento. La sua prosperità, fama e prestrigio crebbero in maniera graduale, ma costante, grazie all’invidiabile posizione strategica, che le consentiva preziosi vantaggi negli scambi commerciali (4). Pur essendosi opposta vittoriosamente all’assedio di Filippo di Macedonia, dovette cedere all’attacco dell’indomabile figlio, Alessandro Magno, divenendo membro della confederazione greca, dopo la sconfitta congiunta di Tebani ed Ateniesi ad opera dello stesso Alessandro. Con il crollo del grande, quanto effimero impero di quest’ultimo, Bisanzio, pur appartenendo alla Diadochia dell’Asia Minore, conservò i privilegi propri della “città-stato”, una condizione che, tutto sommato, era riuscita a preservare anche sotto il dominio di Alessandro. Di seguito, Bisanzio passò sotto il controllo del regno di Pergamo, dopo una serie di lotte fraticide che avevano insaguinato l’Asia Minore, fino a quando Attalo III, ultimo re di Pergamo (5), non la cedette per testamento alla Repubblica Romana che, proprio in quegli anni, stava cercando di espandersi nella zona orientale del Mediterraneo.

Durante la prima guerra mitridatica, nell’86 a.C., il console Flacco si recò in Tracia per combattere contro Lucio Cornelio Silla e concludere il conflitto con Mitridate VI, re del Ponto. Nell’ambito della spedizione sorsero gravi contrasti tra Flacco e Gaio Flavio Fimbria che lo accompagnava, quando il console decise un arbitrato a favore di un questore che aveva aperto un contenzioso con Fimbria. Quest’ultimo, poi, per vendicarsi del fatto che Flacco l’aveva congedato dal servizio, cercò di agitare le truppe presenti a Bisanzio per ribellarsi contro il console che ritornò nella città, con l’intento di punire il traditore, ma fu costretto a fuggire nella vicina città di Nicomedia (6). Qui fu poi catturato e fatto decapitare dallo stesso Fimbria che compì due atti ignobili: gettò la testa in mare e lasciò il corpo senza sepoltura, un vero e proprio sacrilegio, perchè, secondo la religiosità greco-romana, in tale stato il defunto non poteva raggiungere il regno dei morti. Durante l’epoca del principato, Bisanzio divenne nuovamente protagonista, quando l’imperatore Tiberio inviò il suo figliastro Germanico a capo di una missione speciale in Oriente, attribuendogli l’imperium maius proconsolare su tutte le province orientali, allo scopo di concludere la questione dei territori dell’Armenia con il re dei Parti. Germanico si fermò appunto a Bisanzio che, in quell’epoca stava espandendo le proprie dimensioni e la sua influenza commerciale sul Mar Nero e sul Mediterraneo orientale. Durante la guerra civile del 70 d.C., come racconta Tacito (7), a Bisanzio fu radunata l’intera flotta da parte di Gaio Licinio Muciano, uno dei principali alleati di Vespasiano, prima che questi marciasse verso l’Italia e sconfiggesse definitivamente le truppe di Vitellio. Per i successivi tre secoli, la città visse un periodo di prosperità e di relativa pace, seppure offuscata da episodi di intrighi e di conflitti locali. Tra questi è d’obbligo menzionare il tradimento che vide Bisanzio schierata, nel 194, con Pescennio Nigro contro l’imperatore romano Settimio Severo. Come vendetta per il tradimento subito, Settimio Severo la fece assediare tra il 193 ed il 195 d.C., con l’ordine di distruggerla e di passare i suoi “diritti di città” alla vicina Perinto. Alla decisione del padre, si oppose il figlio Caracalla che, dopo una lunga intercessione, ottenne che Bisanzio fosse ricostruita un anno dopo la sua distruzione, ottenendo gli antichi privilegi ed aumentando la sua precedente prosperità, grazie all’ampliamento della sua estensione per circa 200 ettari. La Historia Augusta (8), narra, a proposito della città, che nel 262, al tempo dell’imperatore Gallieno, la città era stata rasa al suolo dai soldati dello stesso Gallieno, tanto che nessun abitante potè salvarsi, aggiungendo che, nel periodo di composizione del testo, intorno al 400 d.C., a Bisanzio non era rimasta alcuna famiglia di antica discendenza, tranne chi era potuto fuggire o che, durante l’eccidio, si trovava all’estero. Durante la guerra civile dei primi due decenni del IV secolo, Bisanzio diventò teatro dello scontro tra Licinio, alleato di Costantino, diventato unico imperatore dell’Occidente dopo la sconfitta di Massenzio, e Massimino Daia. Quest’ultimo fu sconfitto da Licinio nella battaglia di Tzirallum, che diventò unico imperatore d’oriente. Dopo sei anni di pace, nel 324 d.C. scoppiò lo scontro tra Costantino e Licinio, con la definitiva vittoria del primo e la resa di Licinio che si consegnò al vincitore e fu spedito in esilio a Tessalonica come privato cittadino. Costantino diventò l’unico imperatore romano ed individuò in Bisanzio la sua centralità nello scacchiere strategico orientale e danubiano. Nel 330 la rifondò come “Nova Roma”, anche se immediatamente la città assunse il nome di Costantinopoli. Con la sua rifondazione, la città assunse una nuova fisionomia, in quanto l’imperatore Costantino fece allargare lo spazio contenuto all’interno delle mura di circa 700 ettari, favorendo l’edificazione di numerosi e pregevoli edifici, templi ed imponenti strutture pubbliche. La città diventò allora una delle capitali dell’impero romano e poi dell’impero romano d’oriente, perdendo la denominazione di “Bisanzio”. Tuttavia, l’aggettivo “bizantino” continuerà ad essere utilizzato per indicare gli elementi artistici, storici e culturali dello stesso impero bizantino, di cui Costantinopoli sarà la capitale (9).

Ma quali furono i motivi che portarono l’imperatore Costantino a spostare la sua capitale? Innanzitutto egli volle allontanarsi da Roma, perchè il senato e l’aristocrazia tradizionale che, sebbene avessero un peso più debole del passato, potevano in qualche modo ancora influenzare le vicende dell’Impero. Inoltre, l’antica Bisanzio aveva un’invidiabile posizione strategica, presentando una collocazione molto favorevole per il controllo delle vie di transito e garantiva una migliore sorveglianza delle frontiere orintali rispetto a Roma. In più, la nuova Costantinopoli si presentava inespugnabile, perchè lo sretto su cui sorgeva poteva essere chiuso con un sistema di catene che rendeva impossibile l’ingresso alle truppe nemiche. Si narra che nella nuova capitale fu trasportato anche il Palladio (10), la statua che, secondo la leggenda, avrebbe protetto prima Troia e poi Roma, in seguito seppellita sotto il foro della nuova città, nei prressi della colonna di Costantino. Si individuarono anche sette colli, in analogia ai sette colli di Roma e la città, come l’antica capitale, fu divisa in quattordici regiones. E sempre come era stato fatto per l’antica Roma, Costantino volle che fosse collocato “un cippo”, cioè una pietra miliare, dalla quale si misurassero tutte le distanze dell’impero. All’estremità della penisola dove sorgeva Bisanzio, fu eretto un imponente complesso che formava la struttura dei Palazzi Imperiali, accanto al foro. Anche in tale contesto fu imitato il modello dell’antica Roma, ossia la grande struttura formata dal Foro-Palatino-Circo Massimo (11). La grande innovazione fu rappresentata dall’edificazione della basilica di Santa Sofia, la Divina Sapienza, in onore alla fede cristiana che ormai si era ampiamente propagata su tutto il territorio dell’impero e che Costantino averva reso lecita con l’editto di Milano del 313 d.C. (12), ma, a differenza, di Roma, non fu costruito alcun edificio simile al Colosseo, poiché le lotte tra gladiatori erano considerate contrarie alla mentalità cristiana. Mentre si procedeva a lavori complessivi che dessero a Costantinopoli il volto della “Nova Roma”, non furono dimenticate le origini greche della città. Per rispettare la tradizionale leggenda riguardante la fondazione della città, di cui si è parlato all’inizio di questa breve trattazione, da Delfi, il più importante centro religioso ellenico, fu trasportata la bronzea colonna serpentiforme, dedicata a Pitone e ad Apollo, che fu posizionata nel grande ippodromo della città, insieme al tripode celebrativo della vittoria greca nella battaglia di Platea(13) e all’Ercole di Lisippo, simboli di potenza, di prestigio e di forza.

Sotto gli altri imperatori della dinastia di Costantino, la città continuò ad ingrandirsi e a prosperare. Costanzo II nel 360 inaugurò la cattedrale di Santa Sofia, alla presenza del vescovo Eudossio. L’ultimo grande imperatore della dinastia, Giuliano, il filosofo e letterato, ingiustamente chiamato l’Apostata dalla storiografia successiva, fece edificare un grande porto che si affacciava sul Mar di Marmara. Nel 378, per la prima volta, la città si sentì esposta all’inavasione dei barbari, quando i Goti sconfissero ad Adrianopoli le truppe dell’imperatore Valente. Fu il regno di Teodosio ad attribuire un nuovo impulso alla città, facendo erigere la Colonna di Teodosio, trasformando il vecchio tempio di Afrodite nella nuova sede prefettizia e favorendo l’edificazione del Monastero di San Giovanni, destinato a diventare uno dei più importanti centri della cristianità ortodossa. Lo stesso Teodosio rese il Cristianesimo, la religione ufficiale dell’impero, mettendo al bando tutte le altre confessioni, con l’editto di Tessalonica del 380 d.C. (14). Alla morte di Teodosio, l’impero romano fu diviso in due parti: l’impero d’occidente con capitale Ravenna e l’impero d’oriente con capitale Costantinopoli. La parte occidentale era ormai già quasi spacciata, in quanto le popolazioni germaniche stavano progressivamente avanzando verso la penisola italica, erodendo i vecchi confini dell’impero. Dopo il breve regno di Arcadio, che avviò la costruzione di nuove mura che fossero in grado di proteggere Costantinopoli, Teodosio portò a termine l’intera cinta muraria e fece riedificare Santa Sofia che fu riconsacrata nel 415. Nel 447 Costantinopoli fu minacciata dall’attacco di Attila, il re degli Unni (15), subendo anche i danni di un grave terremoto. Tuttavia, le mura resistettero al cataclisma e non consentirono l’invasione di Attila e del suo esercito.

Con la deposizione dell’ultimo imperatore d’occidente Romolo Augustolo nel 476 d.C. da parte di Odoacre, terminò definitivamente la “diarchia” tra le due Rome. E’ importante sottolineare che l’imperatore Zenone ricevette dallo stesso Odoacre le insegne imperiali d’occidente, rimanendo formalmente l’unico imperatore romano. In realtà, l’impero romano d’occidente cadeva solo de facto, perchè giuridicamente Odoacre governava in nome dell’imperatore Zenone. Costantinopoli, in questo periodo, continuò a sentirsi “romana”, tanto è vero che i suoi abitanti si facevano denominare Romei (16). E’ chiaro, tuttavia, che dopo la frantumazione della parte occidentale dell’impero, la città e tutti i territori da essa controllati seguirono un percorso sempre più autonomo, via via che andavano prevalendo quelle caratteristiche più specificatamente elleniche ed orientali. Prima che l’impero assumesse in maniera definitiva quei connotati che gli storici chiameranno “bizantini”, forse fu Giustiniano, di cui parleremo in seguito, l’ultimo grande sovrano che mirò a conservare un’impronta “romana” della città, rappresentando, nel contempo, il ponte d’unione per il futuro più orientaleggiante dello stato.

Giustiniano salì al trono nel 527, promuovendo durante il periodo del suo regno grandi opere ed importantissime riforme. I suoi progetti spaziarono nei più disparati campi, abbracciando non solo il settore politico-militare, ma estendendosi agli ambiti religioso, giuridico ed architettonico. Secondo lo storico contemporaneo Procopio di Cesarea, i progetti architettonici di Giustiniano furono così grandiosi da essere secondi, quanto ad ambizione, solo al desiderio di riconquistare la parte occidentale dell’impero. Il suo ideale di “dominio universale” si impose anche con la volontà di restaurazione della cosiddetta ortodossia religiosa cristiana e con la codificazione del solido e collaudato diritto romano (17). Giustiniano, tuttavia, dovette fronteggiare gravi disordini interni esplosi nel 532, a causa dei conflitti sorti con gli eredi di Anastasio I e delle opposizioni dei “demoi” degli Azzurri e dei Verdi che costituivano i due partiti politici, peraltro espressione delle tifoserie dell’ippodromo, cuore pulsante della città di Costantinopoli (18). In quell’anno, nel circo divampò la celebre rivolta di Nika, che presto si diffuse nell’intera città, provocando sei giorni di vere e proprie devastazioni. Il sanguinoso episodio terminò quando Giustiniano incaricò l’esercito di punire brutalmente i rivoltosi e di corrompere col denaro alcuni esponenti delle due fazioni ribelli. Dopo i giorni di scontri, si contarono gravi danni alle strutture più importanti di Costantinopoli, ma la perdita più evidente fu la distruzione della cattedrale di Santa Sofia, di cui Giustiniano ordinò la repentina ricostruzione. I lavori furono condotti con la massima celerità, senza risparmio di denaro, di mezzi e di sacrifici dei poveri lavoratori, con il risultato che la cattedrale non soltanto fu riconsacrata nel 537, ma le sue dimensioni furono notevolmente ampliate rispetto a quelle originarie. L’imperatore, tuttavia, come espressione della sua autorità, non solo politica, ma anche religiosa, fece edificare imponenti chiese, come quella dei Santi Apostoli, di Santa Irene, dei Santi Sergio e Bacco, che, con le loro costruzioni a pianta centrale, rappresenterano importanti modelli per l’arte bizantina dei secoli successivi. A tale proposito, si nota che ancora oggi una tipica chiesa “ortodossa” è formata a “croce greca” (con i due bracci simili), perchè trae origine dall’impero romano d’Oriente. Il regno di Giustiniano fu, poi, funestato negli anni 541-42 da una perniciosa epidemia di peste bubbonica e da due disastrosi terremoti nel 553 e nel 557 che, ancora una volta, danneggiarono la struttura della chiesa di Santa Sofia.

Tra i luoghi più affascinanti di Costantinopoli, la “Nova Roma”, vi è senza dubbio il Palatium, il palazzo imperiale, che rappresenteva un mundus clausus (un mondo chiuso), una città nella città, proibita agli indegni, vietata alla vista dei sudditi. Si trattava di un palazzo reso inaccessibile da una complessa planimetria, come un gioco di cerchi concentrici, di edifici chiusi all’interno di altri edifici, a loro volta arricchiti da numerose sale, sorvegliate in maniera ossessiva da un folto stuolo di preposti. Il Palatium diventò rappresentazione del cielo, un Nuovo Olimpo che univa la tradizione pagana all’ormai dilagante fede cristiana, di cui soprattutto Giustiniano si servì come strumento di controllo politico (19). Il palazzo imperiale era quasi la metafora del paradiso, un luogo dove potersi aprire alla trascendenza della luce, perchè poteva garantire l’allontanamento dalle tenebre del caos (20). E l’imperatore doveva governare ad imitazione di Dio, con le sue vesti lussuose che dovevano ispirare l’appartenenza ad un sistema sacrale ed astrale, con disegni ed ornamenti di oro, gemme e pietre preziose, in grado di sottolineare il legame con le sfere celesti, i segni zodiacali e le virtù. Anche il circus implicava un complesso simbolismo, dove ogni elemento della sua struttura architettonica, come l’obelisco, le statue e le edicole, nonché ogni elemento raffigurante la corse dei carri, come le quadrighe, le ruote ed i giri di psta, riamandavano a concetti astrali e solari, come se si trattasse di una sorta di rappresentazione della aeternitas universale e sacrale. Ma, al contrario, del Palatium, il circo era un mondo aperto a tutti i sudditi, anche se collocati sulle gradinate secondo una rigida gerarchia sociale. Con Giustiniano si cominciarono ad intravedere profili di cerimoniale pubblico e privato che si consolideranno nei secoli successivi, nell’età propriamente denominata “bizantina”. Una particolare menzione merita l’insieme iconografico espresso nei pannelli della base dell’obelisco di Teodosio (21), tanto che si può definire un emblema della ideologia della sacralità del potere nell’impero romano orientale, così come si svilupperà in tutta la sua esistenza. Con vigore si impongono i concetti di centralità e di frontalità, in cui l’imperatore appare estraneo al tempo ed allo spazio, quasi a rassicurare i cittadini comuni della propria investitura divina.

Il vero simbolo di Costantinopoli è, comunque, la Basilica di Santa Sofia, destinata a diventare una moschea sotto il dominio ottomano ed è attualmente un museo (22). Divenuta nel 537 sede del patriarca di Costantinopoli, la chiesa della divina sapienza diventò uno dei centri religiosi più importanti al mondo. La sua architettura raggiunse le più alte vette dell’architettura antica, con la costruzione di una cupola che ancora oggi è ammirata, studiata ed imitata. I pilastri princiapali furono nascosti all’interno della struttura, in modo che si potesse avere un effetto tangibile di maggiore leggerezza. Fin dall’antichità, peraltro, la basilica di Santa Sofia è stata venerata come un posto dove avvenivano miracoli, in cui gli infermi facevano anche ore di fila per bere da due pozzi d’acqua che avrebbero avuto poteri di guarigione. Ed una specifica leggenda narrava che se si beve tre volte di fila dal pozzo nella sala principale, con la fede, si può sperare di guarire da ogni malattia. A completamento di tale fama, nella navata sud è collocata la cosiddetta “colonna piangente” o di Gregorio il Taumaturgo (23), da cui in maniera costante zampilla acqua considerata curativa. Giustiniano affidò la riedificazione della chiesa a due personaggi d’eccezione, il matematico Antemio di Tralle e l’architetto Isidoro di Mileto. Furono adoperati i materiali più preziosi provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo, come marmi bianchi, rossi, gialli e rosa venato o il porfido egiziano, simbolo per eccelenza della regalità imperiale. Procopio di Cesarea (24) racconta che la cupola era rivestita da oltre centocinquanta milioni di tessere di mosaico lavorate con l’oro, posizionate in una maniera tale che, quando la luce entrava dalle quaranta finestre lungo il tamburo, il gioco dei riflessi formava un effetto di sospensione aerea che lo stesso Procopio definì come “volta del cielo sospesa sopra di noi”. Senza dilungarci troppo sui particolari artistici ed architettonici, peraltro di straordinario pregio, vorrei accennare brevementi ad alcuni aspetti simbolici presenti nella basilica. Innanzi tutto segnalo che, sul muretto perimetrale della balconata al piano superiore è possibile trovare il graffito della “Triplice cinta”, in diversi punti. Come è noto, la “Triplice cinta” costituisce un simbolo esoterico di grande importenza, alludendo soprattutto all’unione tra il mondo divino e quello umano. La basilica di Santa Sofia, poi, contiene un punto focale di straordinaria energia, e cioè la cosiddetta “Colonna dei desideri”, denominata anche “Colonna sudante”. E’ stato notato, infatti, che la superficie di uno dei pilastri su cui è posta la volta, contiene un foro circolare, collocato al centro di una depressione più larga. La leggenda vuole che se si infila il pollice nel foro e poi si procede a far ruotare la mano destra intorno ad esso, quasi si trattasse di un perno, compiendo un giro completo antiorario, cioè da sinistra verso destra, se si esprimerà un desiderio, esso poi si avvererà. Altre tradizioni attribuiscono all’energia tellurica emanata dalla colonna, il potere di guarire dalle emicranie e quello di favorire la procreazione. Da notare, che il foro dalla forma di ombelico, un vero e proprio Omphalos, simbolo della raccolta delle energie telluriche, si trova anche nella Basilica cisterna sotterranea (25), che si trova in una posizione non molto distante da Santa Sofia e, con ogni ragionevole probabilità, ad essa in parte sottostante.

In questa breve dissertazione abbiamo parlato di Bisanzio/Nova Roma/Costantinopoli dalla sua fondazione fino a Giustiniano, accorgendoci già della grande fusione di culture di cui è stata protagonista questa straordinaria città. Una successiva descrizione cercherà di dare un’adeguata panoramica della Costantinopoli ottomana e della Istanbul dei giorni nostri. Mi piace concludere con alcuni versi di una canzone poco conosciuta, ma ricca di fascino e di significato, interpretata da Patty Pravo, dal titolo “La viaggiatrice Bisanzio” (26): Il suo nome è Bisanzio, i suoi giuramenti sono misteri, la sua presenza oblìo, antica immagine, inquietudine……E il rosso che dirompe dal silenzio, in una pioggia color porpora, come un abbaglio, mi porta oltre il limite del nulla….Esiste o non esiste, fino a perdersi nella memoria del tempo…

Note:

1 – Per la verità, l’etimologia non è del tutto certa, anche se potrebbe derivare appunto dalla corruzione dell’espressione greca “eis ten polin” (vai nella città), intendendo dire “la città per eccellenza”, così come Costantinopoli era considerata in epoca bizantina;
2 – La Tracia storica si estendeva ad est della Macedonia verso il Mar Nero ed il mar di Marmara, e a sud del Danubio verso il Mar Egeo. Il nome deriva dal popolo indoeuropeo dei Traci che ha lasciato alcune tracce archeologiche, come numerose tombe in Bulgaria che risalgono al IV millennio a.C.; le figure di Dioniso, Orfeo e Cibele sarebbero state mutuate nella mitologia greca proprio dai Traci;
3 – Cfr., Warren Treadgold, Storia di Bisanzio, Ed. Il Mulino, Bologna 2005;
4 – Cfr., Marco Di Branco, Breve storia di Bisanzio, Ed. Carocci, Roma 2016;
5 – Il regno di Pergamo si formò in età ellenistica, fondato da Filetero agli inizi del III secolo, nell’attuale Asia minore. Grande prestigio raggiunse il regno di Pergamo con Attalo I nel 232, quando sconfisse i Tolistobogi, una tribù celtica della Galazia, aggiudicandosi dai Greci d’Asia il titolo di “soter” (salvatore);
6 – Nicomedia era un’antica città dell’Anatolia fondata intorno al 712 a.C. dai coloni di Megara, distrutta ad opera di Lisimaco, fu poi ricostruita nel 264 a.C. dal re ellenistico Nicomede I che le attribuì il suo nome;
7 – La testimonianza si trova nelle Historiae di Tacito, di cui ci sono pervenuti soltanto i primi quattro libri, insieme a ventisei capitoli del quinto.
8 – L’autore della Historia Augusta rimane attualmente sconosciuto. Gli esegeti sono concordi che la stesura vada collocata intorno all’inizio del V secolo. Si tratta di una raccolta di biografie di imperatori ed usurpatori romani, riguardante il periodo che va da Adriano a Numeriano;
9 – Cfr. Silvia Ronchey, Il romanzo di Costantinopoli, Edizioni Einaudi, Bologna 2016;
10 – Il termine “Palladio”, derivante dalla mitica scultura fatta da Atena per l’amica Pallade, è servito poi ad indicare i “talismani” considerati a protezione delle città;
11 – Il Circo Massimo rappresenta una delle più grandi arene mai costruite: lungo 600 metri e largo 140, poteva ospitare fino a 300.000 persone;
12 – Con l’editto del 313 la religione cristiana diventa “lecita”, ma non sono aboliti gli altri culti; mentre con l’editto di Teodosio del 380 la religione cristinana diventa l’unica confessione di stato, con abolizione e proibizione degli altri culti;
13 – La battaglia di Platea, combattuta nell’agosto del 479 a.C., fu la battaglia decisiva della seconda guerra persiana. Un’alleanza di città-stato greche, tra cui Atene, Sparta, Corinto e Megara, sconfisse in Beozia, nei pressi della città di Platea, l’esercito del potente impero persiano di Serse I;
14 – Vedi nota nr. 12;
15 – Gli Unni costituivano un popolo guerriero nomade, di probabile ceppo turco, giunti in Europa nel V secolo dalla Siberia meridionale;
16 – Il temine “Romei”, indicava i “Romani” di lingua greca. L’etimologia del termine deriva dal greco “Romaioi”;
17 – Il Corpus iuris civilis o Corpus iuris Iustinianeum costituisce la raccolta di materiale normativo e giurisprudenziale di diritto romano che ancora oggi serve come utile strumento di studio;
18 – Cfr., Giustiniano- Teste di storia, su testedistoria.blogspot.com, consultato in data 4 novembre 2019;
19 – Cfr., Ideologia e potere alla corte di Costantinopoli, su www.imperobizantino.it, consultato il 5 novembre 2019;
20 – Il termine “Palatium” indicherà per tutto l’alto Medioevo il centro di potere della curtis regia;
21 – Si tratta dell’obelisco egizio del faraone Tutmosi III eretto per volere dell’imperatore Teodosio nell’ippodromo di Costantinopoli. Nella base si intuisce l’intento celebrativo, con Teodosio che offre il lauro della vittoria;
22 – Cfr., Franco Pagetti, Lo spazio della sapienza. Santa Sofia a Istanbul, Ed. Silvana, Milano 2007;
23 – La colonna prende il nome anche da san Gregorio, detto il Taumaturgo (213-270 d.C.), vescovo greco che frequentò la scuola di Origene di Alessandria;
24 – Le opere di Procopio (490-565 d.C.) raccontano il periodo di Giustiniano, soprattutto le sue guerre contro i Vandali, i Persiani ed i Goti in Italia (guerra gotica), nonché offre una descrizione della vita politica di Costantinopoli e delle principali opere edilizie compiute nella città;
25 – Anche la basilica-cisterna fu costruita sotto il periodo di Giustiniano e fu scoperta nel XIX secolo. Si tratta di un enorme spazio sotterraneo, suddiviso in 12 file di 28 colonne, ristruturata nel 1985 e restituita ai visitatori nel 1987;
26 – Si tratta di un testo musicale prodotto nel 1989, facente parte dell’album “Oltre l’Eden” (autori Dossena-Patty Pravo-Carnevale).

Luigi Angelino

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Categorie: Storia

Pubblicato da Ereticamente il 12 Novembre 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. silvia melloni

    Una ricostruzione storica veramente coinvolge. Una storia totalmente inaspettata e straordinaria

  2. Francesco Zucconi

    Interessante contributo. Importante è anche l’aver ricordato i simboli della triplice cinta e della colonna.

  3. Francesco Zucconi

    È importante l’aver ricordato i simboli della triplice cinta e della colonna.

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