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L’evocazione dei Figli di Eracle – Francesco La Manno

L’evocazione dei Figli di Eracle – Francesco La Manno

1. Il mito oltre la storia
Nell’attuale periodo storico, che può essere definito a buon diritto post-moderno (1), liquido (2) e decadente (3) , vi è l’esecrabile tendenza a dileggiare tutto ciò che attiene al mondo della spiritualità e a esaltare invece il più bieco materialismo. L’elemento sacrale viene rigettato con forza da ogni ambito della società, quasi si avesse paura di confrontarsi con gli aspetti più trascendenti dell’esistenza. A questo riguardo, Joseph Campbell non esita ad affermare che l’eliminazione del mito, della sacralità e di tutti i riti di iniziazione ha contribuito all’acuirsi dei problemi psicologici delle persone che compongono le moderne civiltà occidentali (4) . Fin dalla più tenera età, infatti, vengono inculcati questi principi inderogabili che tendono alla secolarizzazione e al rigetto del sentimento religioso. Si prenda, a titolo paradigmatico, la guerra di Troia. Siamo stati educati a pensare che essa sia una leggenda e che chiunque osi affermare il contrario sia da considerare pazzo, e tuttavia nel 1870 con i suoi scavi Heinrich Schliemann ha scoperto alcune rovine che ha ritenuto essere quelle dell’antica Troia. Immediatamente i grandi cattedratici hanno messo alla berlina questa teoria, evidenziando sia le incongruenze di quegli studi, sia il fatto che il tedesco era un mero archeologo dilettante, (5) e tuttavia, incredibile a dirsi, le ipotesi suddette non erano fandonie dato che nel 1988 Manfred Osman Korfmann ha ricominciato a scavare in quelle zone, dimostrando che Troia era stata una grande città e che proprio in quei luoghi si era combattuta una guerra (6) .

2. La guerra di Troia
Le testimonianze scritte dell’epoca, ovvero l’Iliade e l’Odissea, ci dicono che il conflitto si è svolto tra il 1210 e il 1180 a.C. (7). In quel periodo gli acerrimi nemici dei Greci erano i grandi regni dell’Anatolia, e tra essi il più importante era Wilusha, che veniva chiamato anche Wilion e poi Ilion, ovvero Troia (8) . Omero ci racconta che la guerra, tenutasi in questi territori, era durata dieci anni e aveva visto fronteggiarsi una coalizione di città elleniche contro quelle dell’Asia minore. La tradizione considera quello di Troia uno dei più grandi scontri bellici combattuti nell’antichità, in cui si è stimata la presenza di oltre 100.000 soldati e di circa 1184 navi. Nel corso del conflitto si sono dati battaglia non solo uomini ed eroi, ma gli stessi dèi, chesono scesi sulla Terra facendone tremare le fondamenta. Sappiamo inoltre che Troia era una città ritenuta inespugnabile e che il casus belli era stato fornito dal rapimento di Elena, avvenente moglie di Menelao, re di Sparta, da parte di Paride e dal furto di un ingente tesoro (9) . Volgendo lo sguardo ai poemi epici, l’Iliade ha come oggetto la narrazione delle vicende che riguardano direttamente la guerra di Troia, mentre l’Odissea ci descrive il travagliato ritorno di Ulisse, oltre che, grazie ad alcuni flashback, le modalità mediante le quali i Greci erano riusciti a espugnare la città dell’Asia minore. La verità storica non corrisponde però integralmente a quella mitologica. Barry Strauss rileva che la città asiatica non poteva assolutamente ritenersi inespugnabile e che non si è tenuto nessun assedio in quel luogo. Viceversa si è trattato di un conflitto a bassa intensità, più simile alla moderna lotta al terrorismo che alla Seconda Guerra Mondiale (10) .

3. Il ritorno in Grecia

Con “La stirpe di Herakles” Andrea Gualchierotti ambienta il proprio romanzo proprio nel periodo immediatamente successivo alla guerra Troia e ci trasporta nella città di Cencrea, dove Arethes figlio di Amphiloco, fratello di Brasida e di Cleomene, governa a titolo di reggente del padre, impegnato nel suddetto conflitto. Il protagonista ci viene descritto in questo modo: «Come gran parte dei signori d’alta stirpe, aveva le membra solide e vigorose. Gli occhi cerulei, venati di ghiaccio, rivelavano l’ascendenza iperborea tramandata dai racconti degli aedi, e come d’uso tra quei principi guerrieri, una barba dai riflessi ramati cresceva folta sul viso (11)». La sua fisicità non può non richiamare alla mente la possanza dei guerrieri di sword and sorcery e in particolare di Conan il Cimmero (12). La sua relativa tranquillità viene però scossa dalla notizia della morte del padre e dei fratelli, che lo fa sprofondar nella più nera mestizia. Approfittando della tragica situazione Archidamo ordisce un complotto, riuscendo a spodestare il giovane e a impossessarsi del potere grazie all’aiuto di Babylas e di Phiras. Non pago del successo ottenuto, non solo condanna a morte Arethes ma lo espone al pubblico ludibrio: «Incatenato a un rozzo cippo di pietra, giaceva nudo nel grande cortile della rocca, proprio di fronte all’ingresso del megaron, da cui poteva udire il suono delle musiche che provenivano dall’interno, unite a risate di donna e acclamazioni.Banchetti e festeggiamenti sfrenati segnavano l’insediamento di Archidamo. Costretto a un giaciglio di fango e letame, il re detronizzato era vittima di beffe crudeli: a turno, i congiurati si presentavano al suo cospetto, facendo mostra di un irridente parodia di rispetto, per poi gettare ai suoi piedi gli avanzi dei festini e imbrattare il suo capo di cenere. Interi otri di pregiatissimo vino venivano versati nel fango mentre la sete torturava la gola arida di Arethes, che pure non rispondeva a nessuno di quegli oltraggi (13)». Questa breve descrizione permette non solo di comprendere le atrocità a cui viene sottoposto Arethes, ma anche il fatto che nella narrativa di fantasia eroica sono presenti elementi come la sozzura e la tortura che ne mettono in luce il realismo. Sebbene non si trascendano i limiti della decenza, come avviene nel grimdark (14), tutto ciò è ben lontano dal mondo edulcorato che secondo taluni commentatori verrebbe presentato nell’heroic fantasy (15). In ogni modo, il supplizio di Arethesviene evitato grazie all’intervento di Elteo, figlio di Pelias, reduce dalla guerra di Troia e amico di suo padre, che lo libera, lo aiuta a fuggire dalla prigionia e collabora con lui per organizzare la vendetta.

4. Il ritorno degli Eraclidi
Intanto cresce a dismisura l’ambizione di Archidamo, il cui obiettivo diventa quello di estendere i suoi domini a tutta la Grecia. Per far ciò, l’usurpatore non esita a ricorrere alla magia nera addentrandosi nelle profondità telluriche: «Come in una torre che invece di innalzarsi verso il cielo sprofondasse nelle viscere della terra, così infiniti gradini si srotolavano fino a scendere nell’abisso. Archidamo non provava neanche a immaginare quanto antichi fossero quei luoghi: la loro fondazione, senza dubbio, risaliva ai primordi del mondo, quando gli dèi camminavano sulla terra. I tumuli costruiti in superficie dai suoi antenati non erano che patetiche imitazioni di quanto giaceva nelle radici della terra; gli atri giganteschi e le aule che si aprivano in quelle cavità parevano fatte per il passaggio di giganti, ed era proprio di quei primigeni abitanti che Archidamo aveva scoperto i sepolcri. I sarcofagi di quella stirpe dimenticata, le cui dimensioni alludevano a esseri più grandi di un uomo normale, si perdevano in lunghe file, e numerose nicchie ospitavano ancora, eretti nelle armature, gli scheletri degli antichi dominatori, sentinelle silenti di quel mondo di tenebra (16)». È più che evidente la volontà dell’Autore di strizzare l’occhio a tutto quel filone letterario, reso famoso da H.P Lovecraft, Robert E. Howard e Clark Ashton Smith, che richiama all’interno della storia una precedente epoca nella quale l’uomo, così come lo conosciamo, non era ancora comparso sulla Terra e al suo posto il dominio era esercitato da creature preadamitiche che sono poi sprofondate negli abissi ma che talvolta ne riemergono. Tornando ad Archidamo, una volta giunto nell’abisso scopre la possibilità di evocare la stirpe di Eracle per schiacciare tutti i popoli umani sotto il suo tallone e soggiogarli al suo volere: «La loro razza non esiste più, e il mondo è cambiato da quando, giungendo dalle lande iperboree, essi arrivarono in Grecia: si narra che gli antichi eroi riuscissero a ricacciarli nel Nord solo a prezzo di enormi fatiche, per poi costruire le fondamenta delle rocche achee sui resti delle loro antiche fortezze (17)». Dal mito apprendiamo che Eracle, cacciato dalla città di Argo da Euristeo, viene ospitato da Egimio, re della Doride, luogo collocato nella Grecia settentrionale (18). Secondo la leggenda Illo, figlio del semidio, spalleggiato dai Dori, avrebbe combattuto un’aspra guerra contro il nemico paterno e sarebbe riuscito a riconquistare il Peloponneso. Tale circostanza veniva ricordata spesso dagli Spartani per creare un filo conduttore che ricollegasse la loro gente a Eracle e permettesse loro di proclamarsi Eraclidi (19).

5. L’oracolo di Delfi
Nel corso dell’avventura non mancano nemmeno donne dalla bellezza abbacinante, come Tàlame, che suscitano la concupiscenza maschile: «Incoronata di capelli corvini, si agitava lentamente, seguendo il pulsare ipnotico di una musica oltremondana, le mani strette sugli anelli di bronzo del grande braciere; solo le trecce disciolte coprivano il corpo nudo, la pelle color dell’avorio illuminata dalle lucerne.  «Lentamente, i movimenti della sacerdotessa presero a farsi più rapidi, grossi singulti a scuoterla; i vapori, vorticando in forme evanescenti e fantastiche, parevano stringerla come corde di seta sempre più da presso (20)». La donna non è soltanto una figura flessuosa e procace, ma riveste anche il ruolo di Pizia dotata di immensi poteri magici, che la rendono una misteriosa e pericolosa avversaria per chiunque si addentri nel suo santuario spinto dalla fede o dalla curiosità. Nell’antica Grecia vi erano svariati oracoli e, tra essi a quello di Delfi veniva assegnata particolare importanza. Secondo taluni studiosi questo dipendeva dal fatto che esso era appartenuto inizialmente al culto della Madre Terra che, secondo la tradizione, aveva ceduto i suoi domini a Temi; successivamente quest’ultima aveva fatto lo stesso con Apollo, che aveva eretto uno specifico tempio (21). Altri invece asseriscono che il dio si sia impossessato con la forza del luogo sacro solamente dopo aver sconfitto Pitone, facendovi stabilire i sacerdoti iperborei (22).

6. La fine del tempo mitico
La stirpe di Herakles è un’ottima rappresentazione in chiave letteraria della fine del tempo mitico e dell’inizio della storia, nella quale Andrea Gualchierotti riesce mettere in scena magistralmente feroci conflitti tra uomini che non sono più gli eroi antichi ma che rappresentano quei guerrieri del KaliYuga che sono comparsi proprio nell’età del ferro in cui «Forze antiche si ritirano dalla terra, tornando nei regni primevi che giacciono oltre il tempo, e anche i numi dell’Ellade sigillano i cancelli del cielo. Nessun uomo vedrà più i Titani camminare sulla terra, né gli dèi agitare i loro scettri fra le nubi in tempesta! (23)».

Note:

1 – Cfr. Valerio Verra, Paolo Portoghesi, Moderno e Post-moderno (Alfabeto Treccani), in Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2014, edizione digitale.
2 – Cfr. Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, Bari, 2010.
3 – Cfr. Aleksandr Dugin, Il sole di mezzanotte. Aurora del soggetto radicale, AGA -Cusano Milanino, Milano, 2019.
4 – Cfr. Joseph Campbell, L’eroe dai mille volti, Lindau, Torino, 2016.
5 – Cfr. Giorgio Ieranò, Gli eroi della guerra di Troia. Elena, Ulisse, Achille e gli altri, Sonzogno, Venezia, 2015, edizione digitale.
6 – Ibidem.
7 – Cfr. Barry Strauss, La guerra di Troia, Laterza, Bari, 2009, edizione digitale.
8 – Ibidem.
9 – Ibidem.
10 – Ibidem.
11 – Andrea Gualchierotti, La stirpe di Herakles, Il Ciliegio, Lurago D’Erba, 2019, cit. p. 16.
12 – Cfr. Robert E. Howard, Tutti i cicli fantastici. Il Ciclo di Conan. Tomo I, a cura di Sebastiano Fusco, Newton Compton, Roma, 1995; 13 –  Robert E. Howard, Conan il barbaro, a cura di Giuseppe Lippi, Mondadori, Milano, 2016, edizione digitale.
13 – Andrea Gualchierotti, La stirpe di Herakles, Il Ciliegio, Lurago D’Erba, 2019, cit. p. 24.
14 – Cfr. Francesco La Manno, Italian Sword&Sorcery. La via italiana all’heroic fantasy, Italian Sword&Sorcery Books, Casale Monferrato, 4 dicembre 2018.
15 – Cfr. John R.Fultz, The Mud, the Blood and the Years, in Grimdark Magazine, 2015.
16 – Andrea Gualchierotti, La stirpe di Herakles, Il Ciliegio, Lurago D’Erba, 2019, cit. p. 49.
17 – Ibidem.
18 – Cfr. Luisa Breglia, Francesco Guizzi, Flavio Raviola, Storia greca, Edises, I/2014 edizione, p. 27.
19 – Ibidem.
20 – Andrea Gualchierotti, La stirpe di Herakles, Il Ciliegio, Lurago D’Erba, 2019, cit. p. 24.
21 – Cfr.Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 2012, p. 159.
22 – Ibidem.
23 – Andrea Gualchierotti, La stirpe di Herakles, Il Ciliegio, Lurago D’Erba, 2019, cit. p. 201.

Francesco La Manno

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Categorie: Fantasy

Pubblicato da Francesco La Manno il 19 Ottobre 2019

Francesco La Manno

Saggista, curatore, editore e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery. Presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e direttore editoriale di Hyperborea. Socio e consulente della Commissione Contratti della World SF Italia. Nel 2019 aderisce a CulturaIdentità e frequenta con profitto la Scuola di Formazione GEM a Roma, dedicata al giornalismo, alla comunicazione, all’editoria e ai nuovi media. Scrive per Il Giornale, Geopolitica.ru, Il Giornale Off, L’Intellettuale Dissidente, Barbadillo, Ereticamente, Nuovo Corriere Nazionale e Dimensione Cosmica. Ha pubblicato con Solfanelli, Watson edizioni, Zhistorica, Delos Digital, Letterelettriche, Italian Sword&Sorcery Books e Ailus editrice. E’ stato relatore alla Camera dei Deputati, all’Università Popolare di Torino, alla Italcon, a Vaporosamente, all’Alecomics e al Casale Comics&Games.

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