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L’eredità degli antenati – quinta parte – Fabio Calabrese

L’eredità degli antenati – quinta parte – Fabio Calabrese

Andiamo bene! Anzi, annamo bene! (immaginatevelo detto con accento romanesco dalla sora Lella, la sorella di Aldo Fabrizi in un film di Carlo Verdone). Il momento in cui inizio a stendere queste note è intorno alla metà di agosto, anche se immagino che voi le leggerete molto più tardi. Al momento, in attesa della fine della pausa agostana, ci sono già la terza e la quarta parte de L’eredità degli antenati, che si riferiscono ai mesi di giugno e luglio, ed è una fortuna che gli amici di “Ereticamente” si siano prestati a interrompere un più che meritato riposo estivo per pubblicare la seconda parte di questa serie di articoli che, come già la prima, si riferiscono a eventi e pubblicazioni apparse nella prima parte dell’anno, e voi avete potuto leggere l’articolo a partire da lunedì 12 luglio.

Io mi aspettavo, complice il periodo estivo, un diradamento delle notizie in questa parte dell’anno, ma a quanto pare, non è così, l’archeostoria non va in vacanza. Vi invito a essere pazienti: poiché più o meno occorre un mese per raccogliere le notizie occorrenti per compilare un articolo e penso di tenere per gli stessi una scadenza quindicinale come già ho fatto per Una Ahnenerbe casalinga, ritorneremo presto, se non in tempo reale, quanto meno a una tempistica decente e ragionevole.

Io, l’avrete notato, sono in genere restio a parlare del lavoro degli altri collaboratori di “Ereticamente”, perché vorrei evitare la sensazione di invadere i loro spazi, o magari correre il rischio di provocare discussioni con un’interpretazione non corretta del loro punto di vista, rischi che è meglio non correre soprattutto quando si tratta di una personalità di grande spessore come Angelo Tonelli. Come definirlo? Un filosofo? Un iniziato? Un maestro spirituale? E tuttavia stavolta sarà giocoforza occuparsene.

Il 5 agosto la rivista “Pangea” ha pubblicato un’intervista con Tonelli che è anche una presentazione del libro Attraverso oltre che è una sistematica sintesi del suo pensiero. Io non vorrei parlare qui degli aspetti propriamente sapienziali di esso, che esulano dalla mia competenza, ma mi limiterò a considerare l’aspetto storico. Tonelli propone un collegamento tra la sapienza greca e lo sciamanesimo eurasiatico e nord-est europeo (questo richiamo alle origini nordiche della grecità certo non spiacerebbe a Felice Vinci). Qui ci sono alcune cose da puntualizzare: prima di tutto distinguere tra la sapienza e la filosofia fino a Platone da una parte, e la filosofia delle epoche successive dall’altra (Platone stesso, si ricorderà, si definiva un filo-sophos, un “amante della sapienza” cui guardava come un antico tesoro da recuperare).

“I sapienti greci”, ci dice Tonelli, “Non erano uomini di scrivania, come forse amerebbero dipingerli a propria immagine e somiglianza gli esangui ermeneuti contemporanei, bensì individui che intraprendevano una via di continua ricerca di sé stessi e da questa ricerca spirituale venivano trasformati fin nelle più intime midolla”.

Nell’ambito di questa analisi, Tonelli attribuisce una particolare importanza a un manufatto che proverebbe antichi contatti fra il mondo ellenico e quello orientale, si tratta del cosiddetto “mongolo di Taranto”, un’immagine di un individuo dai tratti spiccatamente mongolici che si trova dipinta su un vaso di fattura proto-lucana del V-IV secolo avanti Cristo oggi conservato all’Università di Heidelberg.

Che dire? Forse ricorderete che negli articoli della serie Ex Oriente lux, ma sarà poi vero?, ho ripetutamente precisato che c’è Oriente e Oriente, e mentre a mio avviso esiste tra il pensiero greco e il geograficamente più vicino mondo semitico mediorientale da cui deriva anche il cristianesimo, una discontinuità totale, con l’Oriente indiano esistono delle affinità forse riconducibili alla comune matrice indoeuropea. I filosofi greci ad esempio, dividevano il loro insegnamento in una parte essoterica che poteva essere liberamente divulgata, e in una parte esoterica che si poteva apprendere soltanto con la comunanza di vita con il maestro. Le scuole filosofiche greche erano dunque assai simili agli ashram indiani.

Come ricorderete, io ho avuto in passato da parte degli amici di “Ereticamente” un invito a non enfatizzare l’attività dei gruppi facebook, in ragione del fatto che questi ultimi coinvolgono un numero assai ristretto di persone e anche perché perlopiù gli interessati non mostrano molta gratitudine per la cassa di risonanza loro offerta. Tuttavia, qualche volta è opportuno fare un’eccezione. Nella terza parte ad esempio, vi ho parlato del bel saggio Iperborea, le impronte russe della ricercatrice russa Olga Samarina pubblicato su MANvantara, ma che avrebbe meritato un respiro e l’accesso a un pubblico ben più ampio di quello di un gruppo facebook.

Un caso diverso può essere rappresentato dal fatto che in questi gruppo possono comparire post che contengono errori metodologici di cui si può approfittare per chiarire certi concetti di base.

Il 7 agosto, sempre su MANvantara del nostro amico Michele Ruzzai che è senz’altro il più interessante dei gruppi FB che si occupano dei nostri argomenti, tale Ayi Rut (ma questa gente pubblica sempre sotto pseudonimo?) ha collocato un post molto provocatorio dove affianca un biondo guerriero delle steppe presentato come turco, e un indiano dalla pelle molto scura presentato come indoeuropeo. Al “turco” sono collegate le popolazioni dei Cimmeri, Sciti, Alani, Sarmati e diverse altre (che mi pare molto discutibile possano essere considerate turche) e gli aplogruppi R1a, R1b e Q. Indoeuropei sarebbero Ittiti, Greci, Persiani, Indiani, Italiani e altri (Germanici, Celti e Slavi invece no? O questo distruggerebbe immediatamente il suo provocatorio assunto), e gli aplogruppi J e G.

Per curiosità, ho dato prima di tutto un’occhiata al profilo FB di questa persona, ed è chiaramente una persona appassionata dell’India e del pensiero orientale (oppure questa persona è effettivamente indiana? Il profilo è privo di dati biografici, non si capisce nemmeno se è uomo o donna), ma qui andiamo su un discorso di scelte e sensibilità personali nelle quali non è il caso di entrare.

Vediamo intanto di chiarire una volta per tutte questa faccenda degli aplogruppi di cui tutti parlano, ma su cui ben pochi sembrano avere le idee chiare. Il genoma umano è estremamente complesso, composto da migliaia di geni, non solo, ma c’è da tenere presente che esso, attraverso lo scambio sessuale, si rimescola a ogni generazione, i ricercatori hanno così deciso di tenere d’occhio perlopiù solo alcuni gruppi di geni particolari, gli aplogruppi appunto che hanno la proprietà non solo di rappresentare un campione di DNA ristretto, ma di essere trasmessi da una generazione all’altra da un solo genitore. Il cromosoma Y, che è quello che determina il sesso maschile e si trasmette soltanto per via paterna, di padre in figlio maschio, e il DNA mitocondriale, che non si trova nel nucleo cellulare ma in organelli della cellula, i mitocondri, e si riceve soltanto per via materna. Anche gli uomini hanno i mitocondri, ma non li trasmettono ai loro figli, quindi il DNA mitocondriale è altrettanto sessualmente segregato dei geni del cromosoma Y. Quelli citati nell’esempio di cui sopra sono aplogruppi del cromosoma Y.

Si tratta di una semplificazione utile ma che può essere anche fuorviante se ne dimentichiamo il contesto. Vi faccio un esempio: un certo gruppo di islandesi presenta un aplogruppo del DNA mitocondriale di tipo amerindio, si pensa che siano i discendenti di una donna nativa americana che si sia unita ai vichinghi che hanno raggiunto le coste americane prima di Colombo, una Pochaontas medioevale, forse, ma questo non significa che il DNA nucleare e le caratteristiche somatiche di queste persone non siano prettamente islandesi.

L’altro fatto da tenere in considerazione è che noi non abbiamo la libertà di esprimere con chiarezza il nostro punto di vista, ma siamo costretti a una serie di tortuosità per aggirare la censura delle idee imposta dai vincitori del secondo conflitto mondiale. Uno dei più comuni di questi “aggiramenti”, è appunto quello di usare termini linguistici al posto di quelli etnico-biologici proibiti, ad esempio “indoeuropeo” al posto di un altro termine oggi demonizzato, ma lingua e sangue non sono la stessa cosa.

Noi sappiamo che gli Indoeuropei dell’India nel sub-continente si sono mescolati con una popolazione preesistente molto più scura, i Dravidi, e appunto un “indoeuropeo” frutto di questa ibridazione è riportato nell’esempio di Ayi Rut. E’ facile cadere nella trappola se non consideriamo la distinzione fra il piano etnico-biologico e quello linguistico. Alla stessa stregua, un afroamericano andrebbe considerato “un germanico” dato che parla inglese, il che è francamente ridicolo.

Chi conosce Facebook sa che come mezzo per la trasmissione delle informazioni è un veicolo alquanto macchinoso. Poiché ciascuno parla ai propri “amici”, cioè persone con le quali ha un contatto epistolare diretto, può succedere che certe informazioni, o per meglio dire certe brillanti escogitazioni impieghino un certo tempo per filtrare fino ad ambienti ideologicamente diversi, arrivandovi a mo’ di catena di sant’Antonio, così è successo che soltanto intorno a ferragosto nei nostri gruppi si è parlato del post di una tizia di sinistra di cui non voglio fare il nome per non darle una visibilità immeritata, che reclama l’abolizione dalla scuola italiana dei Promessi Sposi, libro a suo dire patriarcale, razzista e omofobo, per quale motivo? Perché tutti i personaggi sono cattolici, eterosessuali e bianchi.

Si tratta di quella che a prima vista non sembrerebbe altro che una scemenza colossale partorita da un cervellino fumato, ma in realtà è la punta dell’iceberg dei guasti che la “cultura” di sinistra sta producendo alla nostra cultura.

Io vorrei per prima cosa far notare che questa “cultura” di sinistra non apporta nulla di positivo, ma si esprime per epurazioni e censure. Noi sappiamo, ad esempio che nella scuola italiana una sua illustre vittima, fatta sparire dai programmi ministeriali e dai libri di testo, è stato Giosuè Carducci.

“Per quella polve eroica fremente, per questa luce angelica esultante/Dio rendine la patria, rendi l’Italia agli Italiani”.

E’ troppo, assai di più di quanto un sinistro che odia visceralmente l’Italia, la nostra gente e tutto quanto è italiano, possa sopportare.

Ma parliamo delle accuse che questa tizia rivolge ai Promessi Sposi, quella di omofobia è semplicemente ridicola. Oggi con la diffusione dell’ideologia LGBT si è data grande visibilità agli omosessuali e a ogni genere di anomalia sessuale, facendo dimenticare che si tratta di casistiche che riguardano una minoranza delle persone. Manzoni aveva motivo di occuparsene? Direi di no, tralasciare non significa essere ostili. A differenza di quanto accade in Moby Dick di Melville, nei Promessi Sposi non compare nessun cacciatore di balene. Questo significa che Manzoni odiasse i balenieri?

Tutti cattolici i personaggi del romanzo. Certo, all’epoca in cui è stato ambientato, nell’Italia del seicento, non si poteva non esserlo senza finire sul rogo, anche se diversi personaggi come don Rodrigo e il Griso sono tutt’altro che dei buoni cristiani. Noi oggi, con una sensibilità diversa da quella dei tempi in cui il libro è stato scritto, tendiamo a considerare questo libro come il colmo della bigotteria cattolica, e rimaniamo in genere di stucco scoprendo che la Chiesa cattolica l’ha messo all’indice dei libri proibiti, de testi ritenuti pericolosi per la fede cattolica, dove ad esempio le opere di Marx non sono mai state messe, e aveva le sue buone ragioni per ciò: il sospetto di giansenismo che gravava sull’autore, il fatto che uno dei protagonisti, don Abbondio, è un ecclesiastico che fa una figura miseranda, e soprattutto il fatto che il libro fu adottato nelle scuole italiane precisamente come modello di quella lingua italiana che lo stato unitario voleva far diventare patrimonio di tutti. L’odio verso l’Italia che venendo in essere come stato nazionale ha fatto cessare lo stato pontificio, è forse l’elemento che maggiormente accomuna clericali e sinistri, ed è probabilmente alla base del fatto che oggi fanno a gara nel favoreggiamento dell’invasione extracomunitaria.

Di tutto questo, la beota pidiota autrice del post, suppongo non sappia nulla. Per decenni i sinistri hanno vantato una presunta superiorità culturale, oggi li scopriamo ignoranti come capre.

La ragione per cui mi occupo in questa sede, L’eredità degli antenati, di questa fandonia, tuttavia, è l’accusa di razzismo perché tutti i personaggi dei Promessi sposi sono bianchi. La verità incontrovertibile che questa pidiota vorrebbe negare, è precisamente il fatto che nell’Italia del seicento non c’erano persone di colore, così come non ce ne sono state fino a tempi estremamente recenti della nostra storia.

Infatti, è ragionevole pensare che quella che apparentemente non è altro che una di quelle fesserie colossali a cui gli idioti di sinistra ci hanno ormai abituati, faccia parte di qualcosa di molto più subdolo. In poche parole, è in atto un tentativo di falsificare la nostra storia di cui quest’ultima str..zata è  solo un tassello.

Abbiamo visto l’articolo di “Survive the Jive” pubblicato nel settembre 2018, che svela che la ricostruzione dell’uomo di Cheddar, il più antico homo sapiens anatomicamente moderno i cui resti sono stati ritrovati nelle Isole Britanniche, è né più né meno che un falso dettato da motivi ideologici (volto a rendere credibile la frottola dell’Out of Africa secondo la quale i nostri antenati sarebbero stati neri di origine africana successivamente sbiaditi).

Più gravi ancora le due falsificazioni pubblicate da due fonti “autorevoli” o presunte tali, come la rivista “Time” e “BBC News”, che vorrebbero darci a intendere che i Vichinghi sarebbero stati un popolo multietnico e multirazziale, e così pure gli Inglesi dei secoli passati.

Le persone della mia generazione, o anche quelle più giovani, diciamo i quarantenni di oggi, sanno che le cose non stanno così, che l’Europa fino a un quarto di secolo fa, circa, è stata per millenni sempre monoetnica, bianca, che le grandi realizzazioni della civiltà europea sono sempre state opera di persone col nostro stesso colore di pelle, che le società multirazziali che si stanno oggi costruendo sono delle mostruosità innaturali da cui non verrà nulla di buono.

Ma si tratta di una consapevolezza destinata a perdersi nei nostri giovani che una scuola in mano alla sinistra ha reso straordinariamente ignoranti in fatto di storia, ed esposti a un sistema mediatico che presenta falsamente il passato europeo come multirazziale, in modo che non si accorgano che la democrazia sta commettendo il peggior crimine in assoluto: l’assassinio dei popoli europei nativi attraverso la sostituzione etnica.

Ora pare che la democrazia sinistrorsa voglia accelerare i tempi, che stia radunando le sue truppe corazzate mediatiche per quella che si profila come una sorta di battaglia di Kursk ideologica.

Bene, comunque vadano le cose, li aspettiamo al varco impugnando il nostro panzerfaust.

NOTA: Nell’illustrazione, a sinistra, il libro di Angelo Tonelli Attraverso Oltre, al centro una statuina greca raffigurante un arciere scita; ciascuno può vedere quanto turco sia il suo aspetto, a destra un’edizione dei Promessi sposi.

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Categorie: Archeostoria

Pubblicato da Fabio Calabrese il 7 Ottobre 2019

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Giovannu

    Segnalo che quarta e quinta parte sono identiche.

    Grazie.

  2. Fabio Calabrese

    Giovannu, no in realtà non è così. Quando ho inviato a “Ereticamente” la quinta parte, avevo scritto “quarta parte” per errore, che poi è stato subito corretto, una svista da parte mia, della quale mi scuso.

  3. Fabio Calabrese

    Io chiedo scusa a tutti i lettori, Per un errore di cui credo di essere il solo responsabile, al posto della quinta parte de “L’eredità degli antenati” è stato ripubblicato il testo della quarta parte. Ora l’errore è stato corretto. E ringrazio vivamente coloro che l’hanno segnalato.

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