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Fiume alchimica: Gabriele D’Annunzio e le acque corrosive – Giandomenico Casalino e Luca Valentini

Fiume alchimica: Gabriele D’Annunzio e le acque corrosive – Giandomenico Casalino e Luca Valentini

Presentare il significato profondo di D’Annunzio e dell’avventura fiumana, quale Via delle Acque corrosive, oggi nel centesimo anniversario della marcia di Ronchi, potrà sembrare a qualcuno qualcosa di folle, ma a ben riflettere ed avendo la capacità di vedere al di là della fenomenicità storica, potrà esplicitarsi quel significato tanto evidente e luminoso da qualificare tutta l’esperienza dannunziana quale apparizione nel divenire di un Evento che si è rivelato insieme Forma ed Evento evocatore di una realtà ancestrale ed arcaica presente nella natura medesima dell’uomo europeo. È nostra convinzione, pertanto, che si possa qualificare tale evocazione come la sistematica e metodica tecnica della distruzione quale tabula rasa, quale putrefazione alchimica di tutto un mondo e, proprio in riferimento all’immagine delle Acque corrosive, ciò può essere definito tanto quale Via tantrica (sessuale) quanto Via eroico-guerriera, Vie definite, come indicato da Evola in “La Tradizione Ermetica”, ultrasecche (Bhagavad Gita), per la ragione che, fondandosi sulla evocazione dell’elemento destrutturante che può identificarsi sia nella donna sia nel furore guerriero, saltano tutti gli stadi intermedi spirituali e corporali per giungere immediatamente alla fissazione solare e gioviana di quella Forza evocata. A Fiume e nel intrinseco spirito eroico e libertario il significato sapienziale dell’Eros e della Vis, della potenza amorosa ed armata, di Venere e di Marte, che in D’Annunzio assunsero reali applicazioni di virtù poetiche e realizzatrici, coagulò per il futuro d’Italia una nuova prospettiva d’avanguardia, già presentite alla vigilia della Grande Guerra:

simili ai Gemelli di Sparta, con nel mezzo del petto quel fonte di sangue che d’improvviso sparse l’odore della primavera italica sopra la melma guerreggiata dell’Argonna; perché siete oggi qui convenuti, su questa riva oggi a noi misteriosa come quella che inizia un’altra vita, la vita di là, la vita dell’oltre?

(G. D’Annunzio, Orazione per la sagra dei Mille, 5 maggio 1860 ‑ 5 maggio 1915, in Per la più grande Italia, Edizioni Il Vittoriale degli Italiani, Roma 1940, p. 14).

Pur rendendoci conto della estrema sinteticità di quanto dedotto, siamo convinti che potrà essere sufficiente, sempre a colui il quale sia capace di vedere “la storia quale metafora del Mito”, come l’archeologo, di formazione marxista, Andrea Carandini afferma in una sua famosa opera, l’essenza medesima di tutto quel rivolgimento spirituale di natura epocale che si manifestò tra la fine del XIX sec. e i primi decenni del XX in Europa. Gabriele D’Annunzio nella sua realtà esperienziale incarna esattamente la volontà della distruzione e della tabula rasa di tutto il marciume (la feccia nera ermetica) della cosiddetta Belle Epoque e cioè quel misto di relitti del mondo della Tradizione politico europea mescolati, inquinati e, pertanto, dominati, dalla modernità, dalla morte di Dio, dall’individualismo liberalcapitalista, dalla ipocrisia borghese accompagnata dalla vuota e settaria retorica massonica del cosiddetto “Risorgimento”. Tale processo storico si era risolto, infatti, tradendo gli ideali spesso enunciati solo retoricamente, in pratica nell’alleanza tirannica dei ceti affaristici con la residuale nobiltà decadente, mentre il popolo, formato per la gran parte dal ceto contadino e dalla piccola borghesia di pensiero, unitamente al nascente ceto operaio delle prime industrie del Nord Italia, era totalmente rimasto estraneo a tutto il cosiddetto processo unitario e, particolarmente nel Centro Sud, in cui il popolo stesso era radicalmente ostile, vedendo, giustamente, lo Stato Sabaudo come un invasore ed occupante straniero: un discorso ancora più approfondito andrebbe tematizzato circa la longa manus della finanza internazionale che, tutt’altro che estromessa, ebbe libertà assoluta nei grandi appalti del nuovo Regno, come quelli, per fare un esempio, strategici e centrali riguardanti la rete ferroviaria.

Dinanzi a tale catastrofe spirituale, politica e sociale, dinanzi alla decadenza giolittiana, a ciò che D’Annunzio medesimo chiama profeticamente Occidente, altro non v’è che il principio, il metodo e la filosofia operativa della catarsi cioè quello che, con termine tecnico, è definito nel lessico ermetico-alchimico, come sopra abbiamo accennato: “acque corrosive”! Tutto ciò è esplosivamente evidente e manifesto nella simbolica impresa di Fiume che dev’essere vista quale crogiolo alchimico e nel contempo vaso contenitore (Athanòr) di tutti gli elementi necessari per ciò che lo stesso D’Annunzio vedeva e viveva come esperienze spirituali e politiche, nella coniugazione arcaica di Sacro e Politico: la cerimonia militare che è religiosa, con l’uso di simboli e rituali guerrieri come l’imperativa “eja eja alalà”, antico grido di guerra spartano, che divenne poi il classico saluto fascista. In ciò il fuoco uranico è rappresentato dal fuoco elementare acceso sotto l’Athanor, il quale potrebbe essere rappresentato proprio dalla Donna – Musa, cioè il fornello a chiusura ermetica ove gli elementi cuociono, evaporano, riprecipitano, calcificano:

 Se, di colpo, ti si dà un urto, tu, preso di sorpresa, nel novantanove per cento dei casi finisci giù. Ma se tu hai la prontezza di cogliere la spinta, di essere attivo prima quasi di esser sorpreso; se, esattamente, sai prendere in un tuo slancio la spinta impreveduta ed esterna – tu salti – e ti ritrovi sulla rupe di faccia. Questa rupe al di là è la riconquista di una coscienza liberata

(Iaglia, Sulle Acque Corrosive, in Introduzione alla Magia, II vol., Edizioni Mediterranee, Roma, p. 143).

Esempio emblematico di tale Visione, nella dimensione istituzionale e sociale lo è stato la Carta del Carnaro curata e redatta in primis da Alceste De Ambris sindacalista rivoluzionario seguace ed ispirato dalla filosofia sociale di George Sorel e dal suo Mito della lotta del popolo tramite lo sciopero totale. Le Costituzioni, come tutte le manifestazioni dello Spirito, sono sempre figlie del tempo in quanto epoca e quindi Cultura, visione del Mondo: checché ne possa pensare qualche ingenuo sprovveduto, la Costituzione della Repubblica Romana costituitasi nella metà del XIX secolo è frutto del liberalismo nazionalista e massonico-carbonaro del momento storico (è sufficiente leggere e confrontare articolo per articolo) e, pertanto, non ha nulla in comune, anzi, con lo Spirito del tempo e con la Rivolta proveniente dalle immagini evocate da Nietzsche e da Wagner, quali Numi profetici della rivoluzione sovrumanista anticristiana (si approfondisca rileggendo le acute osservazioni sempre di un Evola, nel capitolo dedicato all’antimazzinianesimo in Imperialismo Pagano, su ciò che è necessario intendere per spirito di Roma e per parodia cristianeggiante dello stesso), che diede vita tanto al dannunzianesimo quanto all’effettuale e successivo Fascismo come fenomeno epocale europeo; colui il quale ignora (dal latino ignorare che significa non sapere…!) tutto ciò è oggettivamente inibito ad affrontare simili temi in guisa seria. La Carta del Carnaro, quindi, precorre, nella sua filosofia politica, la Carta del Lavoro del 21 aprile del 1927, documento costituzionale del Fascismo e della sua rivoluzionaria e quindi tradizionale concezione del mondo del Lavoro come mondo della Produzione Nazionale…! (si veda al riguardo la Dichiarazione VII della medesima Carta del Lavoro e la sua intrinseca natura antindividualistica e quindi antiliberale…).

Tutto ciò è potentemente manifesto, in termini di estetica politica, come solo Yukio Mishima intuì, nel momento storico in cui D’Annunzio entrò nel Parlamento italiano e andò ad occupare gli scranni della Sinistra, motivando ciò con l’affermazione che lì c’è la vita! E che cosa mai può significare, in senso profondo, dato lo spessore dell’Uomo, tale azione, se non che la Sinistra per il Vate è la potenza mercuriale, è l’Acqua che brucia, che lava, che purifica, è la Donna che distrugge le scorie e i detriti del vecchio mondo liberale e borghese, dell’italietta pavida e prona all’Occidente dell’Alta Banca liberalmassonica e della sua ideologia usuraria (parole pronunciate da D’Annunzio): l’intero arcipelago generazionale e spirituale che prese poi il nome di Fascismo, quale fenomeno epocale europeo, nasce a Sinistra e da Sinistra e dalla esperienza guerriera della trincea; da una Sinistra che si libera dello stupido materialismo marxista, poiché nello stesso riconosce la medesima natura altrettanto materialista ed egoista della stessa ideologia liberale. È sempre l’Idea di Sorel e del suo Mito della violenza catartica e, quindi, rivoluzionaria del Popolo sovrano e cioè dei ceti produttivi e non parassitari, che coniuga tale Sinistra con un nuovo e rivoluzionario Nazionalismo che non solo non ha nulla in comune con il vecchio nazionalismo liberale e borghese dell’Ottocento ma ne è il nemico mortale poiché teorizza uno Stato che governa una economia patriottica ed organica (vedi Enrico Corradini, Giovanni Preziosi ed il loro nazionalismo economico come progetto di difesa della ricchezza produttiva e dei beni della Nazione e quindi del Popolo dall’assalto della speculazione finanziaria ed internazionale…!). Al fine di comprendere il gigantesco sommovimento tellurico, autentico terremoto spirituale che è tale fenomeno epocale, è necessario che si leggano e si studino, tanto per cominciare, storici quale Zeev Sternhell, George Mosse, Eugen Weber, Emilio Gentile, Giorgio Locchi, Adriano Romualdi e James Gregor, iniziando a comprendere, ove se ne abbiano le capacità visionarie, cos’è il Sindacalismo rivoluzionario, cos’è il Nazionalismo rivoluzionario, cos’è, in sostanza, quella miscela esplosiva che nata in embrione in Francia, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, fu il germe di quella Rivolta Ideale (vedi l’opera di Alfredo Oriani…!) che diede vita a quella terribile (per la modernità liberalmarxista) sintesi e, in termini proprio hegeliani, superamento delle vecchie destre e sinistre, generando quel “qualcosa” di inaudito, di misterioso e di incomprensibile che, manifestatosi nell’impresa di Fiume, si diffuse in seguito in tutta l’Europa quale Visione del Mondo spirituale e guerriera o complesso di Idee senza parole: il Fascismo come fenomeno europeo.

Giandomenico Casalino   Luca Valentini

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Categorie: Fiume

Pubblicato da Giandomenico Casalino il 12 Settembre 2019

Giandomenico Casalino

«... La Totalità autofondante, che è l'Intero ed è il Vero e cioè l'Assoluto, è il concetto-realtà di "ciò che è causa di sé stesso" e della effettuale convergenza di natura, essenza e verità tra Filosofia platonica, Tradizione Ermetica e Sapere di Hegel, poiché esse, anche se con linguaggi differenti, a causa dei diversi contesti storico-culturali in cui si manifestano, dicono il Medesimo... il Sapere è Uno e la Tradizione che è Sapere, Gnosi, può anche apparire in tanti volti e differenti immagini o discorsi, ma colui che è condotto dalla virtus del Cuore, inteso come centro vivente dell'Essere e quindi nous in senso arcaico, ne vedrà l'unica natura, riconoscendo sé stesso in essa come in uno specchio: " ... infatti gli interpreti dei Misteri dicono che «i portatori di ferule so- no molti ma pochi i posseduti dal Dio» e costoro, io penso, non sono altri che quelli che praticano la Filosofia nel vero senso del termine..." (Platone, Fedone, 69 c-d)...».

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