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Domande che vorrei rivolgere a Jovanotti – Simona Giorgi

Domande che vorrei rivolgere a Jovanotti – Simona Giorgi

Il Festival della Mente che si svolge ogni anno a Sarzana (La Spezia) dal 2004 e ha visto tra i suoi ospiti personalità della cultura quali Odifreddi, Adonis, Laureano, Settis, Mainardi, Pizzorno, Guidorizzi, De Luca, Zovi, Bauman, Bettini, solo per fare alcuni nomi tra i celebri, quest’anno darà la possibilità al pubblico di ascoltare Lorenzo Cherubini Jovanotti in qualità di relatore su un tema decisamente spinoso : “L’invenzione del futuro”. È cosa risaputa che negli scorsi mesi l’attività artistica di Jovanotti ha suscitato dubbi e opposizioni da più parti a causa delle modalità con cui doveva svolgersi, e si svolge, il cosiddetto Jova Tour: in primis la scelta dei luoghi.

Vignetta tratta dal sito www.terranuova.it

Come diceva l’etologo Mainardi “L’uomo è un grande modificatore dell’ambiente” ed è dal lontano 1850 che, attraverso lo studio della termodinamica, si è preso atto di come tutte le attività umane producano inevitabilmente disordine, inquinamento, crisi e pertanto decadenza dell’ambiente circostante. Nel caso del Jova Tour l’ambiente prescelto è la spiaggia, comprese aree vulnerabili di riproduzione del fratino, piccolo limicolo in via di estinzione per studiare e difendere il quale, nel 2013, si è costituito il Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino (CNCF).  Vulnerabile questo piccolo uccello, vulnerabile l’eco-sistema sabbioso in tutta la nostra penisola che, in base agli studi condotti da Ispra, da Cnr-Ias e dall’Università Ca’ Foscari, potrebbe, da oggi al 2100, subire una riduzione di più del 30% degli accumuli dei sedimenti con forte erosione delle spiagge e maggiori rischi di inondazioni.

La direttrice del Festival della Mente, Benedetta Marietti auspica per la manifestazione questo risultato “che il festival, attraverso le voci competenti e appassionate dei relatori, riesca a trasmettere la convinzione che tutti noi possiamo e dobbiamo diventare “inventori del futuro. Un futuro sempre più umano, più giusto, più bello“. In che modo la voce “competente” di Jovanotti potrà convincerci che i suoi tour musicali non sia in contrasto con quell’indispensabile rapporto uomo-natura volto a ristabilire un equilibrio biologico ormai gravemente compromesso?

Le ruspe utilizzate per spianare lo spazio di accoglienza dei concerti, l’energia necessaria allo svolgimento degli eventi, i decibel elevati che come onde sonore a elevata intensità letteralmente invadono lo spazio buio e silenzioso della notte, il consumo di carta per manifesti, biglietti e inviti, le migliaia di persone che muovendosi, probabilmente, con autovetture, motocicli e altri mezzi di trasporto rilasciano CO2 in abbondanza – per non parlare dei rifiuti da smaltire – in qual modo favoriscono una coscienza-conoscenza dell’ appartenenza al ciclo ecologico di cui l’uomo fa parte?

Nei precedenti Safari Tour, anno 2008 e Lorenzo Live, anno 2011, fu Enel a sostenere il “progetto ambientale” di Jovanotti: per compensare 6 mila tonnellate di CO2 prodotte dal tour, Enel si offrì di piantare, nel primo caso, 8.665 alberi nelle aree urbane ospiti dei concerti, nel secondo caso 12 mila nuovi alberi nel villaggio di Mankim in Camerun. Al di là dei numeri, è come dire prima inquino, poi corro ai ripari (perlatro senza tener conto del tempo biologico necessario all’albero per crescere e dunque svolgere al meglio la sua capacità di assorbimento della CO2).

A Jovanotti vorrei dunque chiedere: non trova necessario un rinnovato punto di vista sulla natura, una visione più ampia, che superi l’opposizione tra interesse della natura da una parte e interesse dell’uomo dall’altra?

Oggi che gli studi geologici, meteorologici, oceanografici, dell’etologia e della biologia in genere, mettono in evidenza come la vita di ogni singolo organismo sia parte di un processo su grande scala che coinvolge il metabolismo di tutto il pianeta, non pensa che il futuro non sia più un tempo da attendere ma il qui-e-ora in cui guardare anche a piccoli ma efficaci biondicatori quali, ad esempio, sono gli uccelli, per mettere in atto specifici accorgimenti che abbiano un effetto positivo sulla biodiversità?

In definitiva, esistendo luoghi già predisposti dall’uomo per lo svolgimento di concerti di grande richiamo quali sono teatri, stadi ed auditorium, non dovrebbe la libertà di scelta inventare un tempo in cui chiedere quando fermarsi?

Simona Giorgi

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Categorie: Ecologia

Pubblicato da Ereticamente il 1 Settembre 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Roberto Gallo

    Jovanotti riempie del Nulla il già vasto Spazio degli Utili Idioti. Trovo assolutamente inutile discutere con chi fa,dell’Ambiente,un mezzo per calamitare la massa di cepu-istruiti. Il Futuro sarà migliore se ci libereremo del soffocante mainstream globalista che inventa il riscaldamento globale per un nuovo sfruttamento finanziario del Sistema, con il beneplacito dei summenzionati cepu-istruiti.

  2. Piccola osservazione: anche gli alberi producono CO2, seppur in quantità minore di quella che poi – si dice – assorbano.

    Distinti saluti

    Bruno

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