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La catabasi del Soggetto Radicale – Francesco La Manno

La catabasi del Soggetto Radicale – Francesco La Manno

1. L’uomo che osò sfidare il pensiero unico

In una società come la nostra, fondata esclusivamente sul concetto di homo oeconomicus (1),in cui a farla da padrone sono il danaro, i fatturati e i profitti commerciali, appare incredibile il fatto che i libri di Aleksandr Dugin, uno dei filosofi odierni più discussi dai media e pertanto richiesti dai lettori, vengano improvvisamente rimossi da Amazon, l’internet company più grande al mondo. Il motivo è presto detto. L’Autore russo ha avuto la malaugurata idea di lanciare un guanto di sfida al mainstream, pubblicando una serie di volumi nei quali contesta in maniera precisa e puntuale il pensiero unico. Sul punto ci soccorre il lavoro di Eugenio Capozzi, che ha evidenziato come l’ordine costituito sia abile nell’utilizzare le pastoie del politicamente corretto con un’impostazione da “catechismo civile” per censurare coloro che manifestano idee differenti da quelle accettate dalle culture egemoni, rilevando che esso rappresenta: «L’espressione di un’ideologia, impostasi nelle società occidentali nell’ultimo mezzo secolo, paradossalmente mentre il luogo comune dominante sosteneva la morte delle ideologie» (2) trattandosi di: «un’incarnazione estrema del progressismo, fondata su un relativismo etico radicale, e su un’idea altrettanto radicale dell’autodeterminazione del soggetto.» (3).

Volgendo lo sguardo oltremanica, Roger Scruton afferma che vi sia una vera e propria discriminazione nei confronti dei conservatori tanto che: «Il solo fatto di essere quello che sono viola le nuove norme inclusive e non-discriminatorie. I loro onesti tentativi di vivere secondo le loro idee, crescendo delle famiglie, partecipando alla vita della comunità, adorando i propri dèi e dotandosi di una cultura stabile e positiva, sono disprezzati e ridicolizzati […] Negli ambienti intellettuali i conservatori devono quindi muoversi in silenzio e con circospezione, cercandosi l’un l’altro con gli occhi, guardandosi intorno nella stanza» (4). Sebbene sia una persona mansueta e tutto fuorché un terrorista, Aleksandr Dugin viene considerato uno dei peggiori nemici del mainstream. Il motivo di tale livore è attribuibile al fatto che l’Autore si prodiga da anni a contestare in maniera radicalequesto modello culturale dominante, respingendolo integralmente. Non si pensi però che la sua opera di divulgazione si limiti alla mera critica, perché il filosofo russo avanza diverse ipotesi di lavoro per creare un sistema alternativo a quello attuale. Ad esempio ne La quarta teoria politica (5) sostiene la necessità di superare la distinzione tra destra e sinistra (6) e di fondere entrambe le dottrine insieme alla tradizione per affrontare il liberalismo, mentre in Teoria del mondo multipolare, (7) tributaria della teoria delle civiltà di Samuel P. Huntington (8), si occupa di effettuare una ricognizione geopolitica in cui invoca a piena voce la nascita di più potenze regionali mondiali che possano equilibrare la strapotenza unipolare degli Stati Uniti d’America. Il che, ovviamente, non giustifica un così ferale ostracismo da parte dei media e una continua demonizzazione che rievoca i tribunali dell’Inquisizione medievali. Ma tant’è.

Occupiamoci, ora, dell’opera oggetto di discussione. Con Il sole di mezzanotte. Aurora del soggetto radicale (AGA -Cusano Milanino, 2019, 48 pagine, 6,80 euro), curato da Francesco Marotta, Andrea Scarabelli e Luca Siniscalco, possiamo a buon diritto affermare che Aleksandr Dugin tracima i labili confini del materialismo, illustrandoci alcuni concetti fondamentali che portano a comprendere la tragedia della postmodernità e fornendoci gli strumenti atti a difenderci in questa epoca atroce. Non a caso Andrea Scarabelli lo ha definito “l’ultimo metafisico dell’Eurasia” (9). Per evidenti ragioni di spazio,in questa sede effettueremo solo una succinta ricognizione del suindicato volume, ma ci riserviamo la possibilità di svolgere successivamente un’accurata analisi del Soggetto Radicale. Ora, posto che il lavoro di Aleksandr Dugin prende di mira la postmodernità, è importante chiarire consa si intenda con tale termine che ancora oggi crea non poca confusione anche tra gli addetti ai lavori.

 

2. La dissoluzione del mondo postmoderno

Il primo a introdurre la parola postmodernità è stato Federico de Onís nel 1938, all’interno dell’Antología de la poesíaespañola e hispanoamericana. 1882-1932 (10), allo scopo di descrivere il profondo disagio dell’uomo nei confronti del modernismo. Tuttavia, in campo letterario, solo con IhabHabib Hassan questo lemma acquisisce il suo reale valore espressivo attraverso la pubblicazione nel 1971 di The dismemberment of Orpheus e POSTmodernISM in cui si sostiene che: «Il postmodernismo dipende dalla violenta transumanizzazione della terra, in cui terrore e totalitarismo, frazioni e insiemi, povertà e potere, si richiamano a vicenda […] deriva dall’estensione tecnologica della coscienza, un tipo di gnosi del XX secolo, cui contribuiscono il computer e tutti i nostri vari media (compreso quel medium mongoloide che chiamiamo televisione) […] si rivela, allo stesso tempo, nella dispersione dell’umano (cioè del linguaggio), nell’immanenza del discorso e della mente» (11). Dal canto suo Jean François Lyotard specifica che la postmodernità ha origine verso la fine degli Anni Cinquanta, quando si manifesta la fiera negazione dei grandi racconti accettati nelle società a capitalismo maturo come principio di legittimazione del sapere (12).

Nondimeno, molto prima di costoro cisono stati pensatori che hanno saputo comprendere con lungimiranza i problemi della modernità in una serie di pubblicazioni definita “letteratura della crisi” (13), in cui si collocano gli studiosi della tradizione. In questo ambito si situa René Guénon, il quale ha negato il razionalismo, l’evoluzionismo e l’idea di progresso sostenendo che l’umanità, partendo dall’Età dell’Oro sino all’attuale Età del Ferro, ha subito un graduale ma inesorabile oscuramento della spiritualità primordiale (14). Affrontando la decadenza della civiltà europea e nord americana, Oswald Spengler ne Il Tramonto dell’Occidente ha manifestato tutto il suo sdegno nei confronti dell’economia capitalista, sancendo che: «Il termine civilizzazione designa dunque la fase di una civiltà nella quale la tradizione e la personalità hanno perduto il loro valore immediato e ogni idea deve esser tradotta anzitutto in termini di danaro qualora la si voglia vedere realizzata. Sul principio si avevano dei beni perché si era potenti. Ora si è potenti perché si ha danaro. Solo il danaro innalza lo spirito su di un trono» (15). E proprio tale sistema trova il suo nucleo nelle metropoli che, ad avviso dell’Autore, rappresentano: «Un unico punto, in cui si raccoglie l’intera vita di vaste regioni, mentre il resto isterilisce; invece di un popolo formato, legato alla sua terra, un nuovo nomade, un parassita, l’abitante delle grandi città, il puro uomo pratico senza tradizione, ripreso in una massa informe e fluttuante, l’uomo irreligioso, intelligente […] infecondo, profondamente avverso al contadinato e alla nobiltà terriera, che del contadino è la forma più alta — ciò rappresenta un passo gigantesco verso l’anorganico, verso la fine» (16).

Muovendo da queste tesi e da altre ancora, Aleksandr Dugin compie un passo in avanti rispetto a questi studiosi poiché, vivendo nel mondo attuale, ha modo di scandagliare con occhio vigile la totale dissoluzione della civiltà odierna che allora non si era ancora concretizzata. Il filosofo russo osserva che ormai si giunti all’integrale annientamento degli stati (17), dei beni comuni (18), della religione (19), delle tradizioni (20), del lavoro (21) e della famiglia (22). La postmodernità conduce all’atomizzazione dell’individuo, alla realtà virtuale, ai robot, all’Intelligenza Artificiale, ai cyborg (23) e al transumanesimo (24). Ne discende che oggi non è più possibile parlare di modernità liquida per descrivere la nostra società così come la intendeva Zygmunt Bauman (25) e pertanto Aleksandr Dugin invoca la manifestazione del Sole di Mezzanotte (26). Occupiamoci, dunque, di delineare per sommi capi il fenomeno in questione.

 

3. L’oscuro Regno di Giano

Se ci limitiamo affrontare questo tema attraverso gli strumenti della mera scienza, non è possibile comprendere nitidamente il significato del Sole di Mezzanotte, dato che durante la notte i radiosi raggi solari non hanno asilo e regna l’oscurità. Occorre pertanto affidarsi alla mitologia e alla storia delle religioni. Comparando il giorno con la notte, la tradizione ci insegna che Apollo è un dio solare, poiché rappresenta l’equilibrio e l’armonia dei desideri orientati verso una spiritualizzazione (27), mentre Dioniso simboleggia la dissoluzione della personalità, la regressione verso forme primigenie di vita, il turbamento psichico e la caotica immersione nell’inconscio (28). In base a questo Aleksandr Dugin rileva che il Sole di Mezzanotte comporta non solo il venire meno della luce, ma anche il venire meno della stessa oscurità in quanto è ancora più nero della notte stessa, e lo identifica con il Solstizio d’Inverno. Si tratta pertanto del Regno di Giano (29), divinità bifronte di origine indoeuropea, adorata nell’antica Roma, a cui è consacrato il primo mese dell’anno e che presiede ogni inizio: la nascita dell’uomo e del cosmo, e le imprese militari (30). Il nume assurge al ruolo di janitor, dato che apre e chiude le porte del ciclo annuale, è il signore dell’iniziazione ed è il depositario dei misteri, in quanto dischiude a suo piacimento le porte del Regno dei Cieli (31). Il suo duplice volto ha la funzione di rappresentare il passato e il futuro (32).

Tornando al tema del Sole Nero, nella cultura egizia esso viene trasportato dal dio degli inferi e rappresenta il percorso che la stella compie durante la notte, quando lascia il nostro mondo per irradiarne con i suoi raggi un altro (33). Sotto un profilo meramente alchemico, il Sole Nero configura la materia prima non lavorata e ancora in evoluzione, rispetto alla quale il Sole splendente è la perfezione, cioè a dire l’oro alchemico (34). Su questo punto Mircea Eliade afferma che il culto del Sole non si è sviluppato in tutto il globo ma solo in Egitto, in Asia e nell’Europa arcaica (35) e che può essere considerato il dio immortale che attraversa la notte, il regno dei morti e risorge l’indomani (36). La sua funzione è anche quella di psicopompo uccisore e dello ierofante iniziatico (37). La venerazione del Sole è stata introdotta a Roma in epoca imperiale tramite la gnosi orientale, esso può avere anche valenze oscure, dato che Helios è in relazione con il mondo tenebroso della stregoneria e dell’Inferno. Costui è padre di Circe e nonno di Medea, versate entrambe nella magia nera. Alla seconda viene fornito un carro trainato da serpenti alati, mentre la divinità è in possesso di un veicolo a cui sono aggiogati quattro cavalli. E proprio tali animali sono alle dipendenze del simbolismo funerario (38). Peraltro, non possiamo dimenticare che l’ingresso dell’Ade veniva chiamato Porta del Sole, che simboleggia due fasi alterne dell’unica verità (39). Ne consegue che oscurità e luce sono strettamente connesse sotto un profilo mitologico, ed è proprio nel momento di maggiore tenebra, ovvero quando regna incontrastato il Sole di Mezzanotte, che compare il Soggetto Radicale.

 

4. Oltre l’uomo differenziato, il Soggetto Radicale

Il primo a scorgere i nefandi esiti a cui si sarebbe giunti seguendo supinamente i rigidi dettami della modernità è stato Julius Evola (40), che nelle sue numerose opere ha evidenziato le anomalie presenti nella civiltà occidentale. Nella fattispecie, in Cavalcare la tigre il filosofo romano ha espresso in maniera lineare le caratteristiche che l’uomo differenziato deve avere per affrontare il KaliYuga, l’epoca oscura in cui “Dio è morto” (41). Tale individuo è: «Caratterizzato da una dimensione esistenziale non presente nel tipo umano predominante nei tempi ultimi, cioè dalla dimensione della trascendenza» (42). Consapevole di tali orientamenti, Aleksandr Dugin ha elaborato il concetto del Soggetto Radicale inteso come un uomo: «Ben diverso dal soggetto ordinario, che si dimostra capace di sopravvivere al proprio crepuscolo. Il Soggetto Radicale è immortale, attraversa la morte e costituisce la radice del soggetto normale ̶ è un Sole Nero situato nell’abisso più profondo e interiore. È un soggetto apofatico […] situato all’interno del soggetto positivo, di cui costituisce la radice immortale, invisibile e indistruttibile» (43). Secondo il filosofo russo, il palesarsi del Soggetto Radicale non è casuale, poiché occorre una volontà post-sacrale per garantire il risveglio di questa figura mitologica proprio nel momento in cui ci si appresta a giungere alla “Metafisica della fine” (44). Con questa espressione si vuole indicare l’acme della dissoluzione più assoluta della società postmoderna, che si spinge ben oltre nella sua bieca concupiscenza belluina, divenendo una civiltà post-umana, o meglio disumana. Il Soggetto Radicale non è un superuomo e brulica negli ambienti più torvi: «Vive ai margini, in condizioni semi-umane, tra rovine, rivoluzionari, artisti, uomini di terz’ordine che non partecipano ai processi produttivi […] Non ha nulla da spartire con i terroristi e gli alcolizzati che vivono con lui ̶ da cui, anzi, tiene a distanziarsi. A differenziarlo nel mondo circostante è il fatto che, nella modernità, mantiene intatte tutte le proprie qualità interiori, come se si trovasse nello spazio della Tradizione: è una specie di angelo perduto» (45).

 

5. La discesa nelle acque infernali

Giunti a questo punto, facciamola conoscenza della teoria essenziale formulata da Aleksandr Dugin. La malia di questo orientamento filosofico sta nel fatto che ilcompito del Soggetto Radicale non è solo quello di risvegliarsi per affrontare la dissoluzione realizzata dalla postmodernità, ma anche di opporsi alle fasi metafisiche dell’Uovo del Mondo, luogo che simbolicamente custodisce in germe tutto ciò che il cosmo conterrà in uno stato ancora non pienamente manifestato (46). Aleksandr Dugin non si limita però a questo dato che procede ben oltre, avanzando un’affascinante teoria sulla caduta e giungendo al punto di sostenere il fatto che la degenerazione dei cicli, così come prevista dalle tradizioni di ogni cultura, non sia occorsa per un triste destino, bensì sia stata posta in essere scientemente dall’uomo-dio, cioè a dire dall’androgino, allo scopo di mettersi alla prova per dimostrare che avrebbe potuto resistere alle bestiali tentazioni dell’abisso (47). La catabasi fa anche sì che il Soggetto Radicale sia l’artefice stesso di questi piani infernali dell’esistenza perché il suo fine è quello di avvalorare in questi demoniaci contesti l’esistenza di un qualcosa che trascende lo stesso Paradiso (48). Infatti: «Il suo spirito brama l’ultima prova, la prova più terribile: l’immersione nella gelida cascata delle acque materiali e infernali. È li che affermerà la propria dignità e un’incomparabile superiorità» (49). Se con la rivista Antaios Ernst Jünger dichiarava di voler servire la causa della libertà del mondo attraverso un ritorno titanico alla terra (50), Aleksandr Dugin ne Il sole di mezzanotte. Aurora del soggetto radicale ci conduce in un olimpico viaggio metafisico la cui destinazione è l’empireo stesso.

Note:

1 – Cfr. Serge Latouche, L’invenzione dell’economia, Bollati Boringhieri, Torino, 2010, edizione digitale.
2 – Eugenio Capozzi, Politicamente corretto, Marsilio, Venezia, 2018, edizione digitale, cit.
3 – Ibidem.
4 – Roger Scruton, Essere conservatore, D’Ettoris edizione, Crotone, 2015, edizione digitale.
5 – Cfr. Aleksandr Dugin, La quarta teoria politica, Novaeuropa, Milano, 2017.
6 – Per comprendere tale concetto si veda: Alain de Benoist, Populismo. La fine della destra e della sinistra, Arianna editrice, 2017, Bologna; 7 – Fabrizio Fratus, Oltre la destra e la sinistra, Il Comunitarista, Milano, 2017, edizione digitale.
8 – Cfr. Aleksandr Dugin, Teoria del mondo multipolare, AGA (Cusano Milanino), Milano, 2019.
9 – Samuel P. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti, Milano, 2010, edizione digitale.
10 – Cfr. Andrea Scarabelli, L’ultimo metafisico dell’Eurasia, in Il Primato Nazionale, Roma, luglio 2019, p. 89.
11 – Cfr. Valerio Verra, Paolo Portoghesi, Moderno e Post-moderno (Alfabeto Treccani), in Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2014, edizione digitale.
12 – Ibidem.
13 – Cfr. Valerio Verra, Paolo Portoghesi, Moderno e Post-moderno (Alfabeto Treccani), in Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2014, edizione digitale.
14 – Cfr. Giovanni Sessa, La crisi e la “letteratura della crisi”, in René Guénon, La crisi del mondo moderno, Edizioni Mediterranee, Roma, 2015, p. 209.
15 – Cfr. René Guénon, La crisi del mondo moderno, Edizioni Mediterranee, Roma, 2015, p. 51.
16 – Oswald Spengler, Il Tramonto dell’Occidente, Longanesi, Milano, 2015, edizione digitale, cit
17 – Ibidem.
18 – Cfr. Carlo Galli, Sovranità, Il Mulino, Bologna, 2019.
19 – Cfr. Ugo Mattei, Beni comuni. Un manifesto, Laterza, Bari, 2011; John Akwood, Giulio Sapelli, Lorenzo Coccoli, Beni comuni. Diversità, sostenibilità, governance. Scritti di ElinorOstrom, goWare, 2019, edizione digitale.
20 – Cfr. Marcello Veneziani, Nostalgia degli dei, Marsilio, Venezia, 2019, edizione digitale.
21 – Ibidem.
22 – Cfr. Prem Shankar Jha, Il caos prossimo venturo, Neri Pozza, Vicenza, 2015, edizione digitale.
23 – Cfr. Adriano Scianca, Contro l’eroticamente corretto. Uomini e donne, padri e madri nell’epoca del gender, Bietti, Milano, 2017.
24 – Cfr. Peter Frase, Quattro modelli di futuro. C’è vita oltre il capitalismo, Treccani, Milano, 2019; Klaus Schwab, La quarta rivoluzione industriale, Franco Angeli, 2019, Milano, edizione digitale.
25 – Cfr. Riccardo Campa, Mutare o perire: La sfida del transumanesimo, Sestante Edizioni, Ranica, 2010, edizione digitale.
26 – Cfr. Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, Bari, 2010.
27 – Cfr. Aleksandr Dugin, Il sole di mezzanotte. Aurora del soggetto radicale, AGA -Cusano Milanino, Milano, 2019, p. 9.
28 – Cfr. Jean Chevalier, Alain Gheerbrandt, Dizionario dei simboli. Miti, sogni, costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, BUR RIZZOLI, 2016, p. 76.
29 – Cfr. Jean Chevalier, Alain Gheerbrandt, op. cit., p. 389.
30 – Cfr. Aleksandr Dugin, Il sole di mezzanotte. Aurora del soggetto radicale, AGA -Cusano Milanino, Milano, 2019, p. 10.
31 – Cfr. Jean Chevalier, Alain Gheerbrandt, op. cit., p. 502.
32 – Cfr. René Guénon, Simboli della scienza sacra, Adelphi, Milano, 2015, p. 212.
33 – Ibidem.
34 – Cfr. Jean Chevalier, Alain Gheerbrandt, op. cit., p. 969.
35 – Cfr. Diego Frigoli, Psicosomatica e simbolo. Saggi di ecobiopsicologia, Armando Editore, Roma, p. 132.
36 – Cfr. Eliade Mircea, Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri, Torino, 2007, p. 110.
37 – Ibidem.
38 – Ibidem.
39 – Cfr. Eliade Mircea, op. cit., p. 130.
40 – Ibidem.
41 – Cfr. Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno, Edizioni Mediterranee, Roma 2010.
42 – Cfr. Friedrich W.Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Mondadori, 2011.
43 – Julius Evola, Cavalcare la tigre: Orientamenti esistenziali per un’epoca della dissoluzione (Opere di Julius Evola Vol. 1), Edizioni Mediterranee, Roma, 2017, edizione digitale, cit.
43 – Aleksandr Dugin, Il sole di mezzanotte. Aurora del soggetto radicale, AGA -Cusano Milanino, Milano, 2019, cit. 11.
44 – Cfr. Aleksandr Dugin, Il sole di mezzanotte. Aurora del soggetto radicale, AGA -Cusano Milanino, Milano, 2019, cit. 22.
45 – Cfr. Aleksandr Dugin, Il sole di mezzanotte. Aurora del soggetto radicale, AGA -Cusano Milanino, Milano, 2019, cit. 25.
46 – Cfr. René Guénon, Simboli della scienza sacra, Adelphi, Milano, 2015, p. 196.
47 – Aleksandr Dugin, Il sole di mezzanotte. Aurora del soggetto radicale, AGA -Cusano Milanino, Milano, 2019, cit. 40.
48 – Ibidem.
49 – Aleksandr Dugin, Il sole di mezzanotte. Aurora del soggetto radicale, AGA -Cusano Milanino, Milano, 2019, cit. 41.
50 – Cfr. Hans Thomas Hakl, Julius Evola e «Antaios». Una storia editoriale, a cura di Luca Siniscalco, I libri del Borghese, 2019, p. 10.

 

Francesco La Manno

 

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Categorie: Tradizione

Pubblicato da Francesco La Manno il 7 Agosto 2019

Francesco La Manno

Saggista, curatore, editore e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery. Presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e direttore editoriale di Hyperborea. Socio e consulente della Commissione Contratti della World SF Italia. Nel 2019 aderisce a CulturaIdentità e frequenta con profitto la Scuola di Formazione GEM a Roma, dedicata al giornalismo, alla comunicazione, all’editoria e ai nuovi media. Scrive per Il Giornale, Geopolitica.ru, Il Giornale Off, L’Intellettuale Dissidente, Barbadillo, Ereticamente, Nuovo Corriere Nazionale e Dimensione Cosmica. Ha pubblicato con Solfanelli, Watson edizioni, Zhistorica, Delos Digital, Letterelettriche, Italian Sword&Sorcery Books e Ailus editrice. E’ stato relatore alla Camera dei Deputati, all’Università Popolare di Torino, alla Italcon, a Vaporosamente, all’Alecomics e al Casale Comics&Games.

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