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Beethoven: il mondo presenta se stesso nella sua musicale eternità – Giandomenico Casalino

Beethoven:  il  mondo  presenta  se  stesso  nella  sua musicale eternità – Giandomenico Casalino

Hölderlin, Goethe e Beethoven sono la realtà della Spiritualità indoeuropea come vivente visione di mondi, persino al di là della loro precipua natura e inclinazioni storiche. In ognuno di loro è presente l’intensità dell’Anima in possente apertura non solo nella conoscenza poetica (Hölderlin e Goethe) o musicale (Beethoven) ma nei confronti di un Mondo, di una intera realtà, dove non vi è più frattura e separazione, ma armonia e musicale visione in cui è tutt’uno il vedente con il veduto che è il Mondo stesso come è nella sua organica multiformità. Mentre altri (Bach, Mozart) hanno “raccolto” e reso, in forma accessibile all’umano, alcuni dei suoni del Mondo, nella interpretazione temporale degli stessi, Beethoven non rappresenta alcunché, non raccoglie determinati suoni invece che altri, secondo una “propria” ermeneutica storico-­psicologica; egli stesso, in quanto Sciamano,  è albero, è fiume, è vento, è paura, è gioia, è domanda, è tempesta, è umano e Divino, è Terra e Cielo, è Superi e Inferi, è Mondo nella sua intera complessità, è il Tutto e nulla è fuori da esso; Beethoven è lo “strumento” (come afferma Platone nello Ione…) attraverso il quale irrompe, emerge, si squaderna l’Eterno che è il (Concetto del) Tempo e dello Spazio e quindi il (Concetto del) Mondo.

Egli è lo Spirito indoeuropeo che incontra Se stesso nella sua oggettivazione che è il Mondo; è il medesimo processo spirituale pensato da Hegel[1]: Idea in sé che è l’Inizio che coincide, è la Fine; Idea fuori di sé che è la Natura, Idea che si sa come Idea ed è lo Spirito oggettivo: l’Eticità assoluta, la Gioia della Gloria (la IX Sinfonia). Beethoven è lo Hegel della Musica, e realizza nella vivente sintesi del Concetto che parla di Se stesso, con il linguaggio dei suoni dell’Universo, nella “successione” temporale come “immagine mobile” dell’Idea del Mondo, ciò che Socrate intende esprimere quando definisce la Filosofia come Musica suprema ed egli come nient’altro che un Musico (Fedone, 60-61a). In Beethoven non c’è “tempo”, come collocazione in un “momento” della Vita del Mondo, egli è l’apertura sul Mondo che è non su quello che diviene, sull’Idea che vive e si muove e pensa e vede in tutte le “fasi” della sua eterna Vita: egli ascolta, sa e vede il Medesimo “percorso”, il viaggio che non muta mai le sue “stazioni”, che è la… “fatica del Concetto”!

L’esperienza vivente dell’Assoluto alla fine del viaggio (la IX Sinfonia) è  e coincide con l’Inizio e questo “viaggio” è dell’uomo come singolo e lo è come vicenda della Civiltà, come storia dello Spirito del Mondo. Ecco perché ascoltare Beethoven è come ascoltare Omero: i percorsi, il pàthos, le cadute e le resurrezioni, la vergogna e l’onore, il sonno (dell’Anima) e lo svegliarsi (dello Spirito) sono gli stessi, sono i movimenti eterni dell’Anima (sia dell’uomo che del Mondo). Beethoven è nel concetto, poiché in lui non vi è più la dualità della rappresentazione, egli non presenta né rappresenta il Mondo, quindi non vi è dualità di Io e Mondo; egli come soggetto individuo non esiste, non è mai esistito; è il Mondo stesso, nella sua Armonia celeste, nelle sue divine vibrazioni, che parla di se stesso a se stesso, che racconta se stesso, che soffre e gioisce di se stesso! Wagner rappresenta; egli è la Potenza della rappresentazione, qui sta la ragione filosofica per cui la “sua” Musica è Teatro, è rappresentata nella dualità assoluta della separazione tra Anima che vede e patisce (il pubblico) e anima che è vista e patisce (la Rappresentazione). È vero il Mondo di Wagner? No! Esso è la potente espressione Pedagogica e quindi Politica della spiritualità indoeuropea, esso è nella storia, nella Caduta, nella crisi, nel tempo, esso soffre per tutto ciò ed ecco che sorge con esso il Discorso non di ciò che è (Beethoven), dell’Eterno, ma il Discorso politico, di ciò che deve essere ed è proprio qui la funzione pedagogica della rappresentazione metastorica di Wagner, da egli stesso rivendicata e intuitivamente compresa solo dalla visione del Mondo Nazionalsocialista in quanto Mito al Potere.

Wagner e Nietzsche, Vati della Rivoluzione Europea antigiudaico-cristiana, vivono e anticipano, profetizzano la catastrofe dello Spirito dell’Europa; Wagner la vive tutta questa catastrofe, vi è dentro; Wagner è nella tragedia dell’Europa! Beethoven invece la crisi della Modernità la vive dal suo inizio, la esperimenta, la percorre tutta, viaggia attraverso di essa, giungendo spiritualmente al Novecento ed oltre (come Hegel, nella Fenomenologia dello Spirito), percorre l’esperienza di Realizzazione, e ne esce nel senso che egli è dentro il tempo come “narrazione” della sofferenza, della frattura, partendo dall’inizio della stessa, ma è fuori dal tempo nel senso che egli è Antico, Moderno nonché “futuro”, che non c’è ancora, come Mondo che è ciò che deve essere e che sempre è; Mondo che non muta se non per ritornare come Medesimo; così Beethoven è l’Archetipo della cosmologia indoeuropea, questa è la ragione per cui la “sua” Musica non ha età: apparendo a chi la ascolta, la pensa, la vive e la vede per quella che è, tanto “moderna” quanto al contempo “antica”!

[1] «In  un  significato  simile  a  quello  secondo  il  quale  esiste  soltanto  la  filosofia  hegeliana,  nella  storia della  musica  occidentale  esiste  soltanto  Beethoven […]  la  volontà, l’energia  che  in  Beethoven  la  forma mette  in  moto  è  sempre  il  tutto,   lo  spirito  del  mondo  hegeliano…» (T.W.  ADORNO,  Beethoven,  Torino 2001, p. 17).

Giandomenico Casalino

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Categorie: Musica, Spiritualità

Pubblicato da Giandomenico Casalino il 17 Agosto 2019

Giandomenico Casalino

«... La Totalità autofondante, che è l'Intero ed è il Vero e cioè l'Assoluto, è il concetto-realtà di "ciò che è causa di sé stesso" e della effettuale convergenza di natura, essenza e verità tra Filosofia platonica, Tradizione Ermetica e Sapere di Hegel, poiché esse, anche se con linguaggi differenti, a causa dei diversi contesti storico-culturali in cui si manifestano, dicono il Medesimo... il Sapere è Uno e la Tradizione che è Sapere, Gnosi, può anche apparire in tanti volti e differenti immagini o discorsi, ma colui che è condotto dalla virtus del Cuore, inteso come centro vivente dell'Essere e quindi nous in senso arcaico, ne vedrà l'unica natura, riconoscendo sé stesso in essa come in uno specchio: " ... infatti gli interpreti dei Misteri dicono che «i portatori di ferule so- no molti ma pochi i posseduti dal Dio» e costoro, io penso, non sono altri che quelli che praticano la Filosofia nel vero senso del termine..." (Platone, Fedone, 69 c-d)...».

Commenti

  1. Luca Valentini

    Uno scritto dell’amico Giandomenico, che considero molto importante, per la grande capacità che esprime di saper ampliare il discorso sapienziale oltre il limite dialettico e teoretico, conducendolo nell’ambito della musica, quindi dell’Arte, come effettivo strumento trasfigurante. Emerge quella dimensione interna dell’equilibrio e della consonanza, che tramite le note, può risvegliare uomini ed animi addormentati, così come insegnato nell’alto magistero alchimico di Michael Maier nella sua ATALANTA FUGIENS. I miei più vivi complimenti all’autore.

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