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Lo splendore d’Europa: Monaco di Baviera – Luigi Angelino

Lo splendore d’Europa: Monaco di Baviera – Luigi Angelino

Monaco è la città più importante della Germania meridionale, terza per popolazione dello stato tedesco dopo Berlino ed Amburgo, capitale del Land della Baviera. Il suo aspetto tipicamente mitteleuropeo si esprime attraverso il linguaggio architettonico delle eleganti residenze reali, gli immensi parchi ed i musei ricchi di tesori artistici. La grande prossimità alle Prealpi ed alle Alpi rendono Monaco vivace per il folclore, accentuato dalla sua manifestazione più famosa, l’Oktoberfest, quando la città raggiunge il massimo della popolarità, celebrando, in particolare, la sua bevanda principale, la birra. La felice unione tra comodità moderne e tradizioni antiche hanno fatto sì che uno studio della società di consulenza globale Mercer (1), condotta nel 2015, dichiarasse Monaco di Baviera al quarto posto tra le 20 città al mondo con la migliore qualità della vita.

Monaco nacque nell’epoca medioevale e precisamente nel 1158, quando Enrico, soprannominato il Leone, duca di Sassonia (2), fece costruire in quel territorio un accampamento, chiamandolo Munichen (in latino Monacum). Soltanto mezzo secolo dopo, a tale insediamento fu attribuita la dignità di “città fortificata”. Nel pieno contrasto storico tra il papato e l’impero, tra potere spirituale e temporale, il vescovo ed Enrico di Sassonia si contesero il dominio sulla città. Successivamente lo stesso Duca di Sassonia ebbe una disputa con l’imperatore Federico I Barbarossa, fino al 1180, quando Federico concesse a Ottone I di Wittelsbach il titolo di duca di Baviera. L’omonima dinastia governerà, a fasi alterne, la Baviera fino al 1918, anche se il ducato bavarese nel 1255 visse un periodo di scissione e Monaco rimase come capitale ducale dell’Alta Baviera. La città si tinse di fuoco, quando nel 1327 divampò un incendio così grave che la rase quasi interamente al suolo. Per motivi strategici ed economici, l’imperatore Ludovico IV la fece ricostruire in pochi anni, gettando le basi per la struttura che caratterizzerà la metropoli bavarese in età moderna (3). Nel periodo rinascimentale, Monaco conobbe una certa fioritura a livello commerciale, pur rimanendo piuttosto ai margini dei grandi scambi europei. Nel 1632 visse un altro evento catastrofico, quando fu occupata e saccheggiata dalle truppe di Gustavo II di Svezia (4), nel corso della terribile guerra dei Trent’anni (5). E ancora qualche anno dopo, Monaco fu colpita da una devastante epidemia di peste bubbonica, come avvenne del resto nella maggior parte del territorio europeo, che ne decimò circa un terzo della popolazione. Nella seconda metà del diciottesimo secolo e nel corso nel diciannovesimo secolo, la fama di Monaco crebbe in maniera esponenziale non solo a livello nazionale tedesco, imponendosi come importante centro culturale del nostro continente. La città diventò un importante centro della vita artistica barocca sotto la reggenza degli elettori bavaresi, subendo tuttavia due battute d’arresto con le occupazioni asburgiche nel 1704 e nel 1742.

L’epoca d’oro di Monaco è, senza dubbio, la prima metà del diciannovesimo secolo, quando diventò capitale del nuovo Regno di Baviera (1806) e furono costruiti gli imponenti edifici del Parlamento e dell’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga. I palazzi, le piazze ed i monumenti più belli della città furono completati proprio in questo periodo, soprattutto durante i regni di Ludovico I e di Massimiliano II., come testimoniano la Ruhmeshalle o molti palazzi della Ludwigstrasse e del Konigsplatz. Nella capitale bavarese fu introdotta la luce elettrica nel 1882 e proprio in quell’anno a Monaco si svolse la prima fiera dell’elettricità sul suolo tedesco (6). Negli anni convulsi successivi alla fine della prima guerra mondiale, dopo che i Trattati di Versailles umiliarono l’orgoglio della Germania, nell’autunno del 1918 i comunisti presero il potere, costituendo l’effimera e ridicola Repubblica Sovietica di Monaco (Munchner Raterepublik), soppressa sei mesi dopo dai Freikorps, che successivamente confluirono nell’ideologia nazista. Dopo la brevissima parentesi comunista, Monaco diventò una delle più salde roccaforti di Hitler, al punto da apparire indispensabile per il diffondersi del Nazismo e chiamata dai suoi seguaci Hauptstadt der Bewegung, che si può tradurre come “capitale del movimento” (7). E ancora, come in un continuo gioco di ribaltamento dei ruoli, Monaco diventò anche protagonista dell’attività studentesca sovversiva ed insofferente nei confronti dell’ideologia nazista, quando qui sorse il movimento di resistenza Die weibe rose (8) (la rosa bianca). La capitale bavarese fu danneggiata in maniera disastrosa dai bombardamenti angloamericani durante la seconda guerra mondiale. Dopo esser stata occupata dalla settima armata statunitense, fu ricostruita in maniera molto precisa ed accurata, in modo che le fosse restituito il suo volto originario, mediante una meticolosa opera di progettazione architettonica.

Il cuore pulsante della città è Marienplatz, la famosa piazza intitolata alla Madonna che prende il nome dalla Mariensaule, la colonna barocca innalzata in onore della vergine che sorge al centro della piazza. Nello stesso comprensorio sorgono altri importantissimi edifici, come il Neues Rathaus (Municipio Nuovo), l’Altes Rathaus (Municipio Vecchio), nonché la barocca Chiesa di San Pietro. Ma la costruzione più famosa del centro di Monaco è la Frauenkirche (Dom zu unserer lieben Frau- Cattedrale di Nostra Signora), che è appunto il Duomo della capitale bavarese e sede dell’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga (9), La cattedrale spicca soprattutto per le sue torri gemelle dall’aspetto sorprendente. Esse, infatti, sono sovrastate da cupole ramate a forma di cipolla, imprimendo un profilo del tutto particolare all’intera città. La loro altezza di 99 metri, già da tempo, ha segnato il limite di altezza per ogni nuova costruzione del centro storico. La chiesa fu commissionata da Sigismondo di Baviera (10) al progettatore Jorg von Halsbach, al quale successe nel compimento dell’opera Lucas Rottaler, che impresse all’edificio un interessante stile gotico sul luogo dove in precedenza sorgeva una basilica romanica. La struttura nel suo insieme ha un aspetto piuttosto severo, presentandosi come una solida costruzione di mattoni, mentre le cupole così stravaganti, così come illustrato in precedenza, furono ultimate solo nel 1525, in modo diverso dal progetto originario che le prevedeva simili alle torri del Duomo di Colonia. La Cattedrale di Nostra Signora, come il resto della città, subì notevoli danni per i bombardamenti durante la seconda guerra mondiale ed i restauri, anche se iniziarono negli anni immediatamente successivi al conflitto, terminarono solo nel 1994. L’interno della chiesa contiene elementi artistici importanti, come il monumento funebre di Ludovico il Bavaro, il cui sarcofago è circondato dalle statue di quattro cavalieri, che rappresentano la pace e la guerra. Di grande pregio sono alcune sculture di Erasmus Grasser (11), come alcune rappresentazioni in legno di apostoli e profeti ed, in particolare, la statua a grandezza naturale di San Giorgio posizionata al di sopra del portale di nordovest, realizzata da Hans Leinberger (12). In una delle cappelle laterali si conservano le reliquie del Santo patrono di Monaco, San Benno, in onore del quale è stata eretta anche una Fontana all’esterno della chiesa. Nel complesso scultoreo della fontana, il santo è rappresentato con “un pesce in mano”, in quanto, secondo la leggenda, diventato vescovo nel 1066, sarebbe stato deposto dall’imperatore Enrico IV per aver preso le difese di Papa Gregorio VII. Adiratosi per la decisione di Enrico, Benno avrebbe gettato le chiavi del duomo nel fiume Elba, ma, alcuni anni dopo, le avrebbe recuperate dal ventre di un pesce. Al di là della storiella che si racconta, il pesce è un antico simbolo cristiano (in greco ictùs, sta per Iesùs Cristòs teoù ouiòs sotèr: Gesù Cristo, figlio di Dio salvatore), già nelle catacombe serviva ad indicare le prime comunità dedite al nuovo culto. Inoltre, il simbolo del pesce è ricorrente anche nell’Antico Testamento, si ricordi a tale proposito il profeta Giobbe che rimane per tre giorni nel ventre di un pesce. La Frauenkirche contiene importanti simbologie. Quando si entra nel Duomo, si nota subito una strana immagine sul pavimento, chiamata l’impronta del diavolo (in tedesco Teufelstritt. Le modalità di come sia stata impressa tale immagine sono avvolte nella leggenda, in quanto sembra fusa con la mattonella (13). Secondo il racconto più famoso, quando l’architetto stava costruendo la chiesa, Belzebù gli avrebbe strappato la promessa che nessuna finestra sarebbe stata visibile nell’edificio. Al termine del lavoro, l’architetto chiamò il diavolo e gli mostrò la chiesa da un punto non si vedevano finestre che, in realtà, erano già 66. Il diavolo si sentì sconfitto e scappò via, lasciando la grande impronta, prima di varcare l’uscita. Un altro simbolo ricorrente nella cattedrale, sparso un po’ dappertutto nella città di Monaco, è la cosiddetta “croce di Lorena”, formata da un’asta verticale intersecata da due aste orizzontali, di cui quella superiore è più corta di quella inferiore. L’immagine di questa croce comparve nel V secolo per rappresentare le quattro principali chiese orientali: Alessandria d’Egitto, Antiochia, Costantinopoli e Gerusalemme. Alcune sue varianti si trovano negli stemmi degli Angioini, diventando il simbolo dei Lorena, quando Renato I conte di Lorena nel 1431, la introdusse come stemma nella Francia nord-orientale. Questo tipo di croce viene denominato anche “doppia croce greca” (14). All’estremità di ogni “asta” si può osservare una specie di prolungamento a forma di fiore o di foglia che ci rimanda all’ancestrale concetto dell’albero della vita ripreso dalla tradizione ermetica. Ogni fiore indicherebbe una divinità agraria ed il Settenario divino (15).

Tra gli altri edifici religiosi di interesse spicca la Michaelskirche (chiesa di San Michele) che rappresenta la più grande chiesa rinascimentale a nord delle Alpi; la Theatinerkirche (chiesa di San Gaetano dei Teatini), una grande basilica in stile barocco italiano; la particolare Asamkirche,dedicata a San Giovanni Nepomuceno, ma conosciuta con il nome dei due fratelli, Cosmas ed Egid Quirin Asam che la progettarono in un tipico stile rococò; la chiesa dello Spirito Santo costruita in stile gotico, ma convertita nel diciottesimo secolo in stile rococò dai già citati fratelli Asam, che contiene all’interno alcuni stucchi a colori pastello di pregevole fattura, ricomposti in maniera minuziosa durante la ricostruzione bellica. Una particolare menzione merita la Chiesa di San Pietro, situata nella Marienplatz, il più antico edificio religioso della città. Essa, costruita in stile romanico, rappresentò il primo insediamento monastico della città, prima ancora della fondazione ufficiale di Monaco. Successivamente fu rimodellata due volte in stile gotico e poi barocchizzata dal celebre maestro stuccatore Jean Baptist Zimmermann (16).

La capitale bavarese è anche ricca di edifici civili che sono veri e propri gioielli architettonici. Innanzitutto è giusto ricordare il Neues Rathaus (Municipio Nuovo), un’ imponente costruzione neogotica che si affaccia sulla Marienplatz. L’elemento più suggestivo di questa costruzione è il Rathaus-Glockenspiel, l’orologio arricchito di un prezioso carillon con figure animate, simbolo di Monaco ed, al momento, il più grande della Germania, nonchè il quarto, per ordine di grandezza, del mondo. Il Glockenspiel si compone di 32 statue e di 43 campane che, ogni giorno, inscenano fatti storici della Baviera. In particolare, con una diversa cadenza oraria e giornaliera, a seconda delle stagioni, si rappresentano due diversi episodi del XVI secolo: una giostra tra cavalieri, in onore del matrimonio di Guglielmo V di Baviera con Renata di Lotaringia e la “danza dei bottai”, per ricordare il ritorno alla normalità dopo la terribile epidemia di peste tra il 1515 ed il 1517. L’inizio dello spettacolo è annunciato dal suono delle campane e, alla conclusione, il gallo dorato posto sopra i palchetti muove le ali e canta tre volte. Durante la rappresentazione serale, in genere intorno alle 21, vi è anche la “buonanotte” di un monacello, chiamato Munchner kindl, che si mette a letto con la “Ninna nanna” di Brahms (17). Il simbolo che più colpisce del Neues Rathaus è la raffigurazione di un grande “drago nero”. E’ noto che per secoli nella mitologia europea il drago ha sempre rappresentato il serpente primordiale collegato al “Caos” e alla “Dea madre”. Soltanto con il Cristianesimo il drago diventa simbolo del male, associato a Satana, quasi in un tentativo di demonizzazione di un culto ancestrale e genuino della civiltà umana. Nel medioevo il drago era raffigurato come Ourobros, serpente o drago che si morde la coda, utilizzato nella pratiche alchemiche, simbolo di trasmutazione della materia grezza, esprimendo l’idea della trasformazione, dell’evoluzione e del completamento della “grande opera” da applicare sia alla materia che all’individuo. Nel particolare, il drago nero è associato all’elemento “terra” e simboleggia il subconscio. La sua stagione è l’autunno ed è il custode dei tesori nascosti, di ciò che è ancora sopito, perchè aspetta il risveglio al termine della “grande opera” (18). Si può dire che il drago nero che colpisce il visitatore del centro di Monaco sia un invito al risveglio della coscienza e al viaggio evolutivo dell’anima. Il Municipio Vecchio (Altes Rathaus) è una costruzione meno interessante dall’esterno, ma di grande pregio per gli interni, perchè conserva la struttura originaria di origine medioevale. Uno degli edifici più interessanti della metropoli bavarese è la Residenz, il palazzo che fu residenza dei duchi e dei re di Baviera. Si tratta di un ampio comprensorio con tre facciate imponenti che si sviluppano intorno a tre cortili principali. Il grande palazzo fu costruito a partire dalla seconda metà del XVI secolo per volontà del duca Alberto V. Col tempo si arricchì di pregevoli opere architettoniche ed artistiche. Al suo interno sono collocati diversi musei, come il Residenzmuseum, uno dei più importanti di decorazione d’interni d’Europa; lo Staatliche Munzensammlung, una delle più ricche collezioni al mondo di Numismatica e di Sfragistica (19); lo splendido teatro rococò, intitolato al suo architetto Cuvilliès (20); la Schatzkammer, la Camera del Tesoro che contiene opere di grande valore dell’arte orafa a partire dal Medioevo fino al periodo barocco. Alla Residenz lavorò l’architetto Leo Von Klenze (21), al quale Ludovico I affidò la riedificazione di Monaco come “una piccola Atene classica”. Tra i suoi capolavori, si può ammirare la Koenigplatz, su cui si affacciano i Propilei che imitano i colonnati dorici dell’acropoli di Atene, nonché la Gliptoteca, considerata una delle massime raccolte di sculture antiche d’Europa e l’Antikesammlung, un’altra preziosissima collezione di opere antiche, tra cui oggetti etruschi e dell’epoca di Alessandro Magno. La Koenigplatz, con questi tre edifici che formano simbolicamente un triangolo, esprime un senso di ordine e di armonia di ispirazione classica. Veramente notevole è il castello di Nymphenburg, la residenza estiva della dinastia Wittelsbach, che è annoverato tra le più belle residenze reali europee. Il castello è famoso anche per il suo immenso parco, arricchito da numerosi padiglioni di svago, tra cui spicca il famoso Amalienburg, una palazzina di caccia in stile rococò edificata dal già citato architetto belga Cuvilliès. I viali alberati del parco conducono il visitatore verso una pittoresca cascata, formata dalla parte terminale di un canale del lago artificiale. In quell’area si respira un’aria classica ed iniziatica, per la presenza di graziose statue marine che reggono simboli, rappresentando divinità ed animali mitologici. E percorrendo le eleganti strade del centro cittadino si notano altri edifici di grande pregio, come il Palais Porcia, in stile barocco, il Palais Preysing-Hohenaschau, in stile rococò, il neoclassico Teatro Nazionale, teatro dell’opera, in cui si sono svolte “le prime” di molte opere di Wagner, sotto il regno di Ludovico II di Baviera e l’antica Zecca, Alte Munze,un raffinato palazzo rinascimentale, con un bel cortile a tre ordini di arcate. E nella città dove si svolge la festa annuale della birra, l’Oktoberfest, non si può dimenticare l’Hofbrauhaus, la più antica e famosa birreria di Monaco, fondata nel lontano 1589 che, ancora oggi, costituisce una delle sette fabbriche di birra della città.

Il polmone verde più esteso di Monaco è l’Englisher Garten, una paradisiaca oasi naturale che copre ben 374 ettari di terreno, alla confluenza dei due rami del fiume Isar (Eisbach e Schwabingerbach). Superando la Pagoda Cinese (Chinesischer Turm), sede di una birreria popolare e molto frequentata, con passo incerto, attraverso uno dei ponticelli che sorgono sui canali del parco: nel punto della confluenza dei due rami del fiume Isar, dove si crea una forte ondata impetuosa, alcuni ragazzi praticano perfino il surf. Sorrido, per qualche istante il mio sguardo è attratto da uno dei grandi prati che si susseguono con leggeri dislivelli. Mi sembra di scorgere quel ragazzo che ben trent’anni prima, alla vigilia della caduta del Muro di Berlino, un po’ spaesato, si era steso al sole. Dopo qualche minuto, in cui il tempo sembra essersi fermato, mi dirigo verso una collina artificiale, attraversando a piedi nudi proprio quel prato dove tanti anni prima, in un pomeriggio d’estate, mi ero sdraiato nudo, come tanti altri disinibiti visitatori che rendevano l’Englisher garten di Monaco unico nel suo genere in Europa. Risalgo il lato nord della collina e raggiungo un bellissimo tempietto rotondo, il Monopteros, costruito dal già citato Leo Von Klenze. Rifletto sul fatto che il tempio monoptero nell’antica Grecia era utilizzato in luoghi di culto, come santuari ed oracoli. La forma circolare attribuiva un significato profondo di perfezione e di completezza, mettendo la persona in stretto contatto con la divinità. Molto spesso il tempio circolare, collocato in alto, voleva mostrare il potere e la sacralità della città su cui si affacciava. Volgo il mio sguardo in direzione nord, potendo ammirare un meraviglioso skyline della città di Monaco, approfittando della luminosa limpidezza di una mattina d’estate. Le torri gemelle a forma di cipolla della cattedrale svettano verso il cielo, mentre le guglie degli altri edifici religiosi si stagliano in un vivido alternarsi di forme e di colori. Mi siedo soddisfatto, quando l’ombra di un giovane mi appare dall’altro versante della collina, forse si tratta del simulacro del dio Apollo proveniente dal Monopteros di Delphi…

Note:

1 – Mercer è un’impresa mondiale per lo sviluppo e l’organizzazione del capitale umano, presente in più di 40 Paesi, con più di 20000 consulenti. In Italia ha sedi a Milano e a Roma;
2 – Enrico XII di Baviera, detto Enrico il Leone (1129-1195), è stato un rappresentante della dinastia dei Guelfi, Duca di Sassonia, con il titolo di Enrico III, dal 1142 al 1180 e Duca di Baviera, come Enrico XII, dal 1156 al 1180;
3 – Cfr., Antonio Quarta, “Baviera-La terra di Re Ludwig”, Editore Polaris, Faenza 2007;
4 – Gustavo II di Svezia (1594-1632), detto il Grande o anche “il leone del Nord”, ebbe un peso determinante nella guerra dei Trent’anni, scendendo in campo ufficialmente per difendere gli interessi dei Protestanti, ma con molte mire espansionistiche;
5 – Per guerra dei trent’anni si definisce il complesso dei conflitti armati che dilaniarono l’Europa centrale dal 1618 al 1648, iniziata come guerra tra i Protestanti ed i Cattolici, ma sviluppandosi nell’ottica di una guerra per l’egemonia politica. L’esito portò alla cosiddetta pace di Vestfalia che segnò, a parte la definitiva legittimazione dei principi europei a professare le confessioni protestanti, anche la data di definitivo declino del frammentato Sacro Romano Impero e della potenza asburgica, con relativa affermazione degli Stati nazionali;
6 – Cfr., Henric L. Wuermeling, “Storia della Baviera”, Editrice Quaranta, Milano 2008;
7 – Cfr., Enzo Colotti, “La Germania nazista”, Editore Einaudi, Torino 1997;
8 – Il movimento della “Rosa bianca” fu attivo dal giugno 1942 al febbraio 1943, allorchè i principali esponenti furono arrestati e poi condannati a morte mediante decapitazione;
9 – L’arcidiocesi di Monaco e Frisinga è nata, nell’assetto attuale, a seguito del concordato tra la Santa Sede ed il Regno di Baviera siglato nel 1817 e a seguito di una bolla papale di Pio VII che prevedeva l’unione di tutte le preesistenti diocesi del territorio bavarese. Il papa emerito Benedetto XVI è stato arcivescovo di Monaco;
10 – Sigismondo di Baviera (1439-1501) fu coreggente, dal 1460 al 1467, del titolo di duca di Baviera;
11 – Erasmus Grasser (1450-1518) fu uno dei più importanti capomastri e scultori a Monaco del XVI secolo;
12 – Hans Leinberger (1480-1531) fu un considerato uno dei più eminenti scultori tardo-gotici della Germania meridionale;
13 – Si tratta di una leggenda comune a molte chiese gotiche o rinascimentali, si pensi ad esempio al Duomo di Pisa;
14 – La doppia croce greca o croce patriarcale si è poi molto diffusa nell’iconografia bizantina e poi slava;
15 – Nella sapienza misterica il settenario divino è legato ai pianeti del nostro sistema solare;
16 – Jean Baptiste Zimmermann (1680-1758) fu uno dei più grandi pittori tedeschi dell’età barocca;
17 – La “Ninna nanna” di Brahms, composta nel 1868, rappresenta uno degli esempi più riusciti del romanticismo musicale. Il suo titolo originale è “Guten abend, gute nacht”;
18 – Cfr. Ruggiero di Castiglione e Angelo Iacovella, “Uroboro, il serpente dei sapienti”, Editore Fefè, Caserta 2017;
19 – La Sfragistica si considera una branca della Numismatica, dedicata allo studio del sigillo dal punto di vista tecnico, storico ed artistico;
20 – Francois de Cuvillies (1695-1768), di origine belga, è considerato uno dei più eminenti architetti, scultori e stuccatori attivi alla corte bavarese;
21 – Leo von Klenze (1784-1864) è stato il più importante architetto e pitore bavarese dell’epoca d’oro del diciottesimo secolo. E’ conosciuto anche come scrittore.

Luigi Angelino

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Categorie: Strade d'Europa

Pubblicato da Ereticamente il 31 Luglio 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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