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Discentrare il disordine – Sandro Giovannini

Discentrare il disordine – Sandro Giovannini

Un intervento d’estrema semplicità. Vorrebbe (e potrebbe) essere un appello, ma l’autore non ne ha l’autorità e neanche, ormai, l’illusione. Infatti la “logica terminale” è sovente ingannevole, anche se ha la plausibilità, in temperie di velocizzato trapasso, di mettere in sequenza ineludibile temi e tempi. In un altro nostro intervento (“Una diversa versione di ‘cattivi maestri’” uscita su Ereticamente nell’ottobre 2018 ed ora presente su ‘Rivista online Heliopolis’ www.heliopolisedizioni.com) parlavamo della necessità, ormai, per la nostra generazione intellettuale che ha visto e partecipato a tutte le battaglie culturali dagli anni ’70 e per i successivi decenni, con enorme dispendio e ben collaudati ripetuti e consapevoli fallimenti ma anche con una meravigliosa capacità d’anticipare e spesso anche guidare tematiche che poi si sono puntualmente imposte nella società anche più allargata e massiva fino al punto di mettere in forse i facili pregiudizi e gli innumerevoli luoghi comuni sulle impossibili o fallimentari interdipendenze di pensiero-azione, di lasciare ai più giovani, come è giusto e naturale che sia, un approfondimento sempre più spinto dei motivi originari ed identitari della nostra visione del mondo.

Mentre a noi, più anziani, forse spetti non assumere certo la facies scettica od anarcoide, quanto immettere in una più profonda consapevolezza di ragioni e di irragioni epocali l’atteggiamento complessivo da tenere verso il movimento politico del tempo ultimissimo, che sembra, ad uno sguardo non realmente approfondito, camminare su sentieri incomprensibili e/o ingovernabili… Questa “postura nostra”, ribadiamolo a scanso d’equivoci, non intende minimamente venir meno alla verità di una “paideia positiva” (cosa che facciamo costantemente con il lavoro intellettuale nostro e di tutti i nostri valenti amici), magari in forza di un atteggiamento velatamente sostanzialista di ragione e matrice, appunto, discentratamente anarcoide, quanto avvertire, su di un piano formale, della necessità di continuare a sentirci profondamente coinvolti nel “discorso di verità”, quanto contestualmente e contemporaneamente affermare il diritto/dovere di mantenere e favorire sempre più una “paideia negativa”, che è, in tempi di crisi profonda ed irreversibile come quelli attuali e di spaventosa orgia di non-verità gabellata per normalità e necessità, l’unica sapientemente capace di seguire, comprendere, aiutare a governare e potenzialmente e progressivamente reindirizzare per il giusto ed il possibile tutto il cascame psico-sociale del momento.

E inutile poi, per le intelligenze a cui ci rivolgiamo, non certo riferite ai gazzettieri e politicanti di diversa matrice ma di sovente comparabile levatura, che noi si stia ad elencare le ragioni profondissime e tradizionali e magari anche a trovare i suggerimenti letterari sottili di “doppia vita” o di “finzione suprema” che ci spingono a sottolineare tale necessaria “postura”. Sarebbe pleonastico e non degno d’anni di frequentazioni e critica comune e comunitaria. Ben venga quindi l’apertura consapevole per la “doppia verità”, che è in sé a prima vista criptica ma sorta di “segreto posto in evidenza”, matura di tutte quelle comprensioni che in decenni di lavoro critico abbiamo posto in essere e per nulla antipopolare, anzi è l’unica che possa seguire e condurre una partecipazione profonda alla vita istintuale e razionale (vera) del popolo, in quanto è l’esatto contrario dell’utopismo progressista e della distopia umanitarista. Sappiamo anche della difficoltà del metodo ma non ci hanno mai spaventato le sfide, ed ora “discentrare il disordine”, disordine distribuito consumisticamente per sommo bene è più che mai necessario. Il nemico principe sappiamo ben riconoscerlo assieme a tutti i suoi servi sciocchi.

Sandro Giovannini

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Categorie: Filosofia

Pubblicato da Ereticamente il 10 Luglio 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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