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Storia dell’Associazione Pitagorica – 5^ parte – Roberto Sestito

Storia dell’Associazione Pitagorica – 5^ parte – Roberto Sestito

Capitolo V
Arturo Reghini: Paganesimo, Pitagorismo, Massoneria

L’associazione non possedeva una casa editrice e si ricorse a un espediente per consentirci di commercializzare senza problemi il libro di Arturo Reghini: la creazione da parte di alcuni amici e soci siciliani di una società editrice che decisero di chiamare Mantinea. L’opera fu quindi pubblicata dalla Società Editrice Mantinea ma a occuparsi della ricerca, della selezione e della tipografia per la stampa degli articoli che leggiamo nell’Indice (Fig.1) del libro di Reghini fu l’Associazione Pitagorica e principalmente il suo Presidente Sebastiano Recupero che non risparmiò soldi e fatica per scavare nelle Biblioteche in giro per l’Italia alla ricerca di antiche riviste che avevano pubblicato articoli di Reghini. Il risultato fu eccellente. Sebastiano organizzò una collettanea che rendeva piena giustizia al titolo del libro. Il libro oggi è una rarità assoluta. Non è disponibile nemmeno nella librerieitaliane che certamente sono le più fornite di opere di esoterismo.

Fig. 1 Indice

Qui di seguito (Fig. 2) la copertina del libro:

Fig. 2

L’opera fu preceduta da una Introduzione di Sebastiano che scrisse quelle pagine fortemente ispirato dal genio italico, per l’amore e l’ardore intellettuale che vi profuse, oltre all’intenso sforzo di penetrare al massimo la saggezza e la dottrina pitagorica del matematico fiorentino. Ne risultò un lavoro di altissimo livello che riprodurremo in buona parte nel presente capitolo. Le sommarie notizie biografiche di Reghini date da Recupero nelle prime pagine della sua “Introduzione” erano all’epoca attinte a fonti incomplete e approssimative, le uniche disponibiliin quegli anni. Questo il brano di Sebastiano:

Fig. 3

Nel 2003 con la pubblicazione della biografia di Arturo Reghini (1) l’autore del presente saggio completò e in parte rettificò le notizie che aveva fornito Sebastiano nel brano su riprodotto. Opportune e documentate furono le dure critiche a Renato del Ponte, quando Sebastiano lo colse in fallo su alcune sue affermazioni relative alla Tradizione Italica (2):

Fig. 4

Bordate ben più forti Recupero le riservò a René Guénon, definito in uno scritto del 1981 (nel quale usò lo pseudonimo Ultor) pubblicato sul “Ghibellino”, in modo alquanto ironico, “il grande pensatore delle Gallie”. Guénon, che per tanti versi, unitamente a Evola, era da noi giovani considerato il grande scrittore tradizionalista dal quale avevamo appreso tante cose, era inciampato sulla tradizione pitagorica e romana, non era riuscito a nascondere la sua pregressa individualità storica e perciò in tante occasioni gli avevamo riservato critiche del resto ben documentate. Una cosa simile era avvenuta nei confronti di Evola, soprattutto quando Evola aveva manifestato tutte le sue lacune, la sua avversione e la sua acrimonia nei confronti del pitagorismo in occasione del commento ai “Versi d’Oro Pitagorei” libro pubblicato da Atanor nel 1959. Altre critiche mirate e documentate all’opera filosofica di Evola furono successivamente formulate da Piero Fenili in Ignis nei suoi articoli “Gli errori di Julius Evola” ai quali rimandiamo.

Proseguiamo con l’Introduzione di Recupero. Il Presidente dell’Associazione nelle pagine seguenti illustrò i caratteri dell’iniziazione italica e pitagorica di Reghini con frequenti riferimenti alle maggiori opere classiche, da Virgilio a Dante, a Cicerone, a Servio sino a Kremmerz nell’epoca moderna e a Giulio Parise il quale nel libretto “Considerazioni sul Rituale dell’apprendista libero muratore” aveva tracciato di Reghini il più bel profilo biografico conosciuto. La lunga “Introduzione” si conclude con una forte denuncia dell’occupazione vaticana del sacro suolo di Roma,

Fig. 5

e con l’invito finale a sloggiare:

Fig. 6

 

 

Capitolo VI
L’epilogo

Ebbene, siamo arrivati alla fine di questa storia, ammesso e non concesso che una storia come questa abbia una fine. E’ più giusto parlare di un epilogo anche se l’epilogo dell’Associazione fu segnato da un evento molto, molto doloroso: il prematuro decesso del presidente Sebastiano Recupero. Per questa ragione potremmo paragonare questo sodalizio a un neonato che per uno strano caso del destino fu soffocato nella culla. Ma come i romani antichi sapevano molto bene, il fatum o destino è una divinità superiore agli dei, alla quale nessuno può sfuggire o disubbidire. Ebbene sì, nessuno riusciva e riesce a sfuggire al fatum e il dio Apollo che parlava attraverso l’oracolo di Delfi o la Sibilla cumana nelle sue sentenze era sempre molto ambiguo perché è data agli uomini la facoltà di essere liberi di agire o di non agire, di perseguire la giustizia e la verità o l’errore e l’inganno. Sebastiano fu certamente un uomo giusto e retto, la sua breve vita la dedicò alla ricerca della giustizia e della sapienza, amava in modo viscerale la famiglia e i suoi sodali, ma nessuno potrà mai dire quando, come e perché il fatum decise di strapparlo in giovane età ai suoi cari e ritirarlo dal mondo degli uomini.

Ma nel mondo degli uomini che non può fermarsi, altri non possono non continuare ad agire e devono farlo senza badare ai vantaggi e ai tornaconti personali, per il semplice amore della verità, della giustizia, della sapienza. Credo di poter affermare, ma non avrei difficoltà ad accettare un’eventuale smentita, che l’Introduzione al libro di Reghini fu il canto del cigno di Recupero, fu l’espressione più alta della sua grande maturità spirituale e culturale, nonostante la giovane età e una breve esperienza di vita. Il libro uscì nel 1986 e con quest’opera si concluse la nostra avventura pitagorica. Subito dopo Sebastiano si ammalò di quel terribile e oscuro male, sulle cui cause fisiche la medicina brancola nel buio e sulle cui cause occulte la stessa medicina ermetica si astiene dall’esprimere opinioni e giudizi perché credo che se lo facesse sarebbe costretta a pronunciare una terribile sentenza che l’umanità si rifiuta di ammettere e di accettare. Riferirono alcuni testimoni del tempo che lo stesso Kremmerz, consultato sull’argomento si astenne dal pronunciarsi, probabilmente colpito e angosciato dall’enormità e dalla profondità del problema.

I pitagorici e i fratelli ermetisti affermano, come insegna Paracelso, che oggi c’è un modo di affrontare e combattere alcuni mali che affliggono l’umanità: mantenere sano ed efficiente il sistema immunitario attraverso lo stile di vita pitagorico ed un uso corretto delle intelligenze planetarie. Di più non è concesso dire, ma chi ha orecchie per intendere, intenda. Dopo la pubblicazione del libro le condizioni di salute di Recupero si aggravarono. Fu un lento e doloroso cammino fino alla morte. Usammo tutti i mezzi a nostra disposizione per aiutarlo, quelli ufficiali e quelli occulti, ma scoprimmo che il suo corpo divorato dal male non permetteva più né alla medicina ufficiale né a quella alternativa di poter intervenire se non proprio per sconfiggerlo, per ritardarlo o per tenerlo sotto controllo. L’8 maggio 1988 nella sua casa di Furnari (Messina) il caro amico e fratello Sebastiano Recupero esalò l’ultimo respiro per raggiungere l’Eliseo, il luogo nel quale dimoravano dopo la morte le anime di coloro che erano amati dagli dei. E a lui, che aveva dedicato la sua breve ma intensa vita al culto degli dei italici, certamente non furono negate le gioie e gli onori di cui la vita terrena fu avara.

Prima di morire Sebastiano dispose verbalmente che espletassi le funzioni che erano insite nel mandato ricevuto all’atto della rifondazione dell’Associazione Pitagorica. Cosa che feci regolarmente qualche tempo dopo. Con la sua scomparsa era implicito nel nostro mandato che anche l’Associazione doveva cessare di esistere. E ciò che feci puntualmente convocando i soci che mi fu possibile rintracciare per la riunione che avrebbe dovuto sancire la chiusura. La riunione fu convocata a Sellia (Catanzaro) nell’abitazione della socia Elvira Tesi. Erano presenti oltre a Elvira Tesi, Roberto Sestito, Emirene Armentano (socia onoraria), Stelvio Marini (Segretario) Francesco Riganello (Tesoriere) Gregorio Crugliano. Il sottoscritto Socio Fondatore si assunse il compito di redigere il Verbale di chiusura. (Fig. 7 ):
Due furono le decisioni importanti prese in quella assemblea:

1. Per esplicita volontà di Roberto Sestito, socio fondatore, condivisa dai presenti, si procedeva alla chiusura dell’Associazione;
2. Il saldo contabile della Cassa amministrata dal Tesoriere si decideva all’unanimità di devolverla alla vedova del defunto Presidente, madre di una famiglia numerosa che non versava in floride condizioni. Il socio fondatore Roberto Sestito si assunse il compito di consegnare il denaro alla vedova. (Vedasi ricevuta in fondo al verbale di chiusura).

Fig. 7  Verbale di chiusura dell’Associazione Pitagorica

Termino dicendo che molte di quelle mie esperienze nell’Associazione non furono vane, mi furono utili nelle future attività culturali e spirituali, specialmente quando mi dedicai con la casa editrice e la nuova IGNIS alla riabilitazione storica, culturale e iniziatica di quel grande maestro di filosofia, di scienza e di spiritualità che risponde al nome di ARTURO REGHINI.

Fig. 8

Note:
(1) Roberto Sestito, Il figlio del Sole, vita e opere di Arturo Reghini, filosofo e matematico, Associazione Culturale IGNIS.
(2) Renato del Ponte, Che cos’è la Tradizione Italica in Vie della Tradizione Anno XV. N. 57 p.4

Roberto Sestito

(fine)

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Categorie: Pitagorismo

Pubblicato da Ereticamente il 1 Giugno 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Daniele

    Come si può reperire il libro “Paganesimo, Pitagorismo, Massoneria”? e se fosse irreperibile, non sarebbe utile farne una scansione a beneficio dei ricercatori (previa tutela dei relativi diritti d’autore)?

    Inoltre, com’è possibile recuperare l’articolo di Fenili su “Gli errori di Julius Evola”?

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