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Il fenomeno megalitico nell’Europa continentale, seconda parte – Fabio Calabrese

Il fenomeno megalitico nell’Europa continentale, seconda parte – Fabio Calabrese

Per l’Italia andrebbe fatto davvero un discorso a parte. Nell’area italica, chiamiamola così, esistono almeno due complessi megalitici molto vasti e poco conosciuti, i templi maltesi e i nuraghi che letteralmente costellano la Sardegna, ma c’è molto altro e in molti casi certamente riconducibile alla cultura celtica, formando un panorama archeologico estremamente articolato e complesso. Voi mi perdonerete se io adesso non mi ci soffermerò per un motivo preciso: sarebbe mia intenzione dedicare la conferenza dell’anno prossimo a un’analisi dettagliata del fenomeno megalitico in Italia. Per il momento, vi prego di accontentarvi di questa mia affermazione: nel quadro generale di un’Europa neolitica e della prima età dei metalli di gran lunga più civile di quanto siamo soliti immaginare, di quanto i testi scolastici sono soliti presentarci, i nostri antenati italici non sono certo rimasti gli ultimi.

In generale, però, quella che è assai poco conosciuta, è l’esistenza anche sul suolo dell’Europa continentale di complessi megalitici analoghi a Stonehenge, delle vere e proprie Stonehenge del continente europeo.  

In Germania, ad esempio, di “altre Stonehenge” ne abbiamo almeno due.

La più nota Stonehenge tedesca, sia pure ben poco conosciuta fuori dai confini nazionali, è Externsteine, di cui vi riporto un breve stralcio della descrizione che ne dà Wikipedia:

“Externsteine è un complesso megalitico situato in Germania, nella regione Renania Settentrionale-Vestfalia, nella foresta di Teutoburgo, presso la città di Horn-Bad Meinberg. Si ritiene che l’etimologia del nome sia legata alle vicina area montuosa chiamata Egge Range (il nome significherebbe, dunque, rocce dell’Egge). I resti del complesso sono costituiti da un cerchio di circa 80 metri di diametro, un fossato, un tumulo e due palizzate di legno all’interno delle quali si aprono tre porte (una a nord, una a sud-est, una a sud-ovest).

Dal punto di vista geologico, le rocce sono costituite di arenaria, originarie del Cretaceo (circa 120 milioni di anni fa).

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che si possa trattare di un santuario proprio alla cultura pagana e dunque orientato prevalentemente al culto del sole. Con l’aiuto di alcuni astronomi si è osservato come, ponendo al centro del cerchio una figura umana, questa potrebbe osservare il giorno del solstizio d’inverno il sole sorgere e tramontare attraverso le due porte poste a sud, il che ne farebbe un osservatorio solare. Il legame con il sole e il relativo culto sembra essersi rafforzato con la recente scoperta – avvenuta a circa 20 km da Goseck – del così detto Disco di Nebra, un disco astronomico di bronzo”.

Di quell’interessantissimo reperto che è il disco di Nebra parleremo fra poco.

Si può notare che la zona dove sorge Externsteine è da sempre ritenuta un’area di influenze magiche, situata nella foresta di Teutoburgo dove Arminio inferse una disastrosa sconfitta ai Romani (la peggiore tra Canne e la decadenza dell’impero). Nelle vicinanze si trova il castello di Wewelsburg dall’insolita forma a pianta triangolare che fu scelto come sede e luogo di riti iniziatici da Heinrich Himmler, quando decise di fare delle SS, inizialmente la guardia del corpo di Hitler e dei gerarchi nazionalsocialisti, l’equivalente di un ordine monastico-cavalleresco.

Tuttavia, una quindicina di anni fa, un’altra “Stonehenge tedesca” è emersa alla luce nella località di Gosek, e della quale il grosso pubblico fuori dai confini della Germania è ancora meno a conoscenza che di Externsteine.

Un articolo dell’8 agosto 2003 comparso su “Deutsche Welle” ha raccontato al mondo del ritrovamento della “Stonehenge tedesca” di Goseck, scoperta nel settembre precedente, ma come vedremo, non è la sola:

“Esperti tedeschi hanno salutato il più antico osservatorio astronomico d´Europa, scoperto nella Sassonia-Anhalt lo scorso anno. La tranquilla città di Goseck, nel cuore del distretto di Weissenfels, nello stato tedesco orientale della Sassonia-Anhalt, brilla in un´estate brutalmente calda, ed i residenti cercano respiro all’ombra. Niente poteva lasciar pensare che la scoperta in cui gli archeologi sono inciampati lo scorso settembre, si sarebbe rivelato uno dei più antichi osservatori astronomici mai dissotterrato.

Gli esperti tedeschi hanno dichiarato che è una “pietra miliare nella ricerca archeologica”, all’atto di pubblicare i dati del ritrovamento. L’archeologo di stato Harald Meller ha dichiarato che il sito, che si ritiene fosse un monumento per l´esercizio di un antico culto, offra il primo sguardo sul mondo religioso e spirituale dei primi coloni europei. Francois Bertemes dell’Università di Halle-Wittneberg ha stimato che il sito risalga a circa 7000 anni or sono. Lo ha descritto come “uno dei più antichi siti sacri” scoperti nell’Europa centrale.

Mediante l´analisi al radiocarbonio di due punte di freccia ed ossa di animale trovate all’interno del comparto circolare del sito, gli archeologi sono stati in grado di determinare la data delle origini. Dicono che con tutta probabilità può essere fatto retrocedere al periodo compreso tra il 5000 ed il 4800 a. C. Se questo fosse il caso, renderebbe il sito di Goseck il più antico osservatorio astronomico datato nella storia europea.

Ma non è solo l´età che rende la locazione di Goseck così insolita. Paragonato agli altri circa 200 simili siti preistorici sparsi attraverso l’Europa, il sito di Goseck evidenzia sorprendenti deviazioni. Invece degli usuali quattro accessi al comparto circolare, il monumento di Goseck ne ha solo tre. Il comparto murato consta anche di un´inusuale formazione di cerchi concentrici di palizzate di legno ad altezza d´uomo. Gli anelli e le entrate nei cerchi più interni si fanno via via più stretti a mano a mano che ci si avvicina al centro, indicando forse che solo poche persone potevano raggiungere il cerchio più interno.

Wolfhard Schlosser della Ruhr University Bochum ritiene che la costruzione unica del sito indichi sia uno dei primi esempi di osservatorio astronomico. Schlosser, specialista di astro-archeologia, ha dichiarato che l´entrata meridionale punta il sorgere ed il tramontare del sole nel solstizio d´estate e d´inverno, mettendo in condizione i primi europei di determinare con accuratezza il corso del sole attraverso il cielo. Schlosser è convinto che il sito fosse costruito per l´osservazione di fenomeni astronomici come il movimento del sole, della luna e delle stelle, e per tracciare il corso del tempo. Questi cicli celesti sarebbero stati importanti per le semine ed i raccolti delle prime civiltà.

Ma Goseck non è semplicemente una “costruzione calendario” ha spiegato Schlosser, “piuttosto chiaramente un edificio sacro”. Gli archeologi hanno trovato dovizia di prove che provano come Goseck fosse un luogo di venerazione di culti preistorici. La disposizione delle ossa umane, per esempio, è tipica dei siti sepolcrali, e segni indicativi praticati su di esse indicano che vi fossero praticati sacrifici umani.

Bertemes ha dichiarato che non è strano che gli osservatori astronomici funzionassero come luoghi di venerazione e centri di vita sociale e religiosa.

Il sito di Goseck, eretto dalle prime comunità di coloni tra l´Età del Bronzo e quella del Ferro, era concluso 3000 anni prima dell’ultima fase di costruzione dei megaliti di Stonehenge in Gran Bretagna.

Gli esperti stanno anche tracciando paralleli tra i tumuli di Goseck ed un´altra scoperta ugualmente spettacolare compiuta nella regione. “La formazione del sito, il suo orientamento ed i segni dei solstizi di estate e inverno mostrano analogie con il famoso “Disco di Nebra”, malgrado il disco fu realizzato solo 2400 anni più tardi” ha dichiarato Schlosser.

Il disco di Nebra, risalente a 3600 anni or sono, fu scoperto a soli 25 chilometri di distanza da Goseck nella boscosa regione di Nebra ed è considerato la più antica rappresentazione concreta del cosmo. Il disco di 32 centimetri è decorato con simboli di lamina d´oro in rilievo che rappresentano chiaramente il sole, la luna e le stelle. Un ammasso di sette punti è stato interpretato come la costellazione delle Pleiadi come appariva 3600 anni or sono. Schlosser ritiene che le formazioni sul disco si siano basate su precedenti osservazioni archeologiche, che potrebbero essere state fatte a Goseck.

Gli archeologi sono certi che l´osservatorio, con la sua principale funzione di tracciare il tempo, giocò un ruolo cruciale in una società dominata dai mutamenti stagionali. Teorizzano che l´osservatorio di Goseck ed il disco di Nebra indichino che le conoscenze astronomiche fossero collegate ad una visione mitologica-cosmologica del mondo dei primi tempi della civiltà.

Gli archeologi hanno notato da immagini aeree scattate nel 1991, che il sito di Goseck era caratterizzato da una serie di tumuli di terra orientati geometricamente. Ma si è dovuto attendere fino allo scorso anno (2002) perché venisse intrapreso uno scavo. Poiché è stato destinato ai campi-studio degli studenti dell’Università di Halle-Wittenberg, è aperto per un numero limitato di settimane all’anno. L´anno prossimo un gruppo di studenti dell’Università di California a Berkeley avranno la possibilità di scavare il sito”.

 Vediamo di capire cos’è il disco di Nebra di cui si parla qui, e che forse non tutti conoscono: è un oggetto che apparentemente non sembra avere nulla di eccezionale, un disco metallico di bronzo con applicazioni in oro di una trentina di centimetri di diametro con incise delle figurazioni astronomiche: il sole (o la luna piena), la luna (falcata), diverse stelle fra le quali è riconoscibile il gruppo delle Pleiadi. L’aspetto eccezionale del disco, però non è dato solo dal fatto che esso risale all’Età del Bronzo ed è la più antica rappresentazione conosciuta del cielo, ma dal fatto che posizionandosi sul vicino monte Mittelberg e usando come punto di riferimento il Brocken, il monte più alto della Germania del nord, traguardando attraverso i due archi posti ai lati del disco, è possibile determinare la posizione del sole al tramonto in coincidenza con gli equinozi di primavera e d’autunno; è un oggetto che presuppone una conoscenza astronomica raffinata e sorprendentemente precoce. Lo si potrebbe forse definire una Stonehenge portatile.

Il disco, ritrovato da due saccheggiatori di tombe nel 1999, è venuto nelle mani delle autorità nel 2001.

In questo caso, un collegamento con le Isole Britanniche e la loro cultura megalitica, più che probabile, è praticamente certo:

“La piastra fu sottoposta ad analisi comparata tramite fluorescenza X da parte di E. Pernicka, allora all’università di Freiburg in Sassonia. L’esame degli isotopi di piombo radioattivo contenuti nel rame avevano inizialmente attribuito la sua provenienza dalla regione di Bischofshofen, nel Mitterberg, nelle Alpi austriache orientali, circa 50 km a sud di Salisburgo. Per l’oro si era ipotizzata una provenienza dai Carpazi. Analisi più recenti condotte dallo stesso Pernicka e da altri studiosi ritengono invece che l’oro provenga dal fiume Carnon in Cornovaglia e che anche lo stagno contenuto nel bronzo provenga dalla stessa regione inglese”.

E’ dunque del tutto verosimile supporre un collegamento fra il megalitismo britannico e Externsteine, considerando che Nebra e Goseck si trovano nel raggio di una ventina di chilometri da quest’ultimo sito.

Come nel caso della cultura megalitica britannica, si può ipotizzare che le conoscenze astronomiche espresse in questo artefatto non avessero solo delle finalità pratiche (connesse ad esempio col ciclo stagionale dei lavori agricoli) ma anche religiose, essendo il Cielo la sede degli dei; infatti, riporta ancora Wikipedia:

“Secondo l’opinione degli esperti, si tratta del più antico ed evoluto modello rappresentativo del cielo notturno in ogni epoca, opera di una civiltà mitteleuropea e, di conseguenza, la prima raffigurazione del cosmo nella storia dell’umanità, che anticipa di 200 anni la scoperta del più antico reperto egiziano. Secondo l’archeologa Miranda Aldhouse Green racchiude i simboli di un tema profondamente religioso come il sole, l’orizzonte per i solstizi, la barca del sole, la luna ed altri esemplari particolari di stelle: le Pleiadi. Gli artefici dello scudo hanno voluto sicuramente raggruppare tutti gli altri simboli di culto venuti alla luce anche in diverse regioni europee; esso fa parte quindi di un complesso sistema religioso diffuso in tutta Europa; forse indica un messaggio di fede. L’uomo mitteleuropeo dell’età del bronzo era già in grado di esprimere il proprio credo religioso, (o per lo meno l’essenza della religione) in una forma semplice e pratica”.

Non basta ancora, perché un post del il sito on line di notizie archeologiche  “Antikytera” del 13 ottobre 2011 ci ha segnalato la scoperta di quella che si potrebbe considerare una  terza “Stonehenge tedesca” anche se stavolta molto più recente, risalente all’epoca celtica, a Magdalenenberg nella Foresta Nera:

“Un gran cerchio – calendario celtico è stato scoperto nella tomba reale di Magdalenenberg, presso Villingen-Schwenningen, nella Foresta Nera, dai ricercatori del Römisch-GermanischesPress Zentralmuseum di Mainz in Germania, nell’esaminare le piante degli scavi già effettuati. L’ordine dei sepolcri intorno alla tomba reale centrale segnavano la posizione delle costellazioni nel cielo dell’emisfero Nord.

Mentre Stonehenge era orientata verso il sole, il tumulo sepolcrale di Magdalenenberg, che ha un diametro di più di cento metri, puntava alla luna. I costruttori puntarono lunghi pali di legno nel tumulo per segnare le posizioni dei lunastizi, che avvengono ogni 18, 6 anni e costituivano le “pietre angolari” del calendario Celtico.

La posizione delle tombe a Magdeleneberg rappresenta il disegno delle costellazioni che si possono vedere tra il solstizio d’inverno e quello d’estate. Con l’aiuto del computer, il Dr. Allard Mees, ricercatore del Römisch-Germanischen Zentralmuseum, ha ricostruito la posizione delle costellazioni nell’epoca celtica e in particolare di quelle che si vedevano a metà estate. La ricerca archeo-astronomica ha fornito la data del solstizio del 618 a.C., il che rende questo l’esempio più antico e più completo di un calendario celtico focalizzato sulla luna”.

Un’altra recente scoperta che però anch’essa non riguarda il periodo tardo neolitico-età del Rame in cui si situano i circoli megalitici di Externsteine e di Gosek nonché il disco di Nebra, ma il periodo della colonizzazione celtica, per parlare di una nuova scoperta avvenuta nei pressi della città-fortezza di Heuneburg, che è già il sito celtico più conosciuto in quella che è oggi terra tedesca.

Heuneburg nella Germania sud-occidentale è uno dei siti celtici più importanti dell’Europa continentale, è stata nel passato una grande città-fortezza, ebbene proprio qui secondo quanto riferisce un post di “Antikythera” del 25 agosto 2013, nell’estate del 2010 è stata fatta una scoperta sensazionale, che oggi viene resa nota: non distante dal sito, nel letto del torrente Bettelbühl è stata ritrovata una ricca camera funeraria sotterranea dove era inumato il corpo di una donna evidentemente di elevata condizione, che i ricercatori hanno subito soprannominato “la principessa celtica”, oltre ai resti di un bambino probabilmente figlio della stessa. La sepoltura ha circa 2600 anni, risale al 600 avanti Cristo, e anche in questo caso il fango l’ha preservata in condizioni ottimali.

Come riporta “Antikythera”:

“La camera sepolcrale è non solo ben conservata – ma anche completa. Nella maggior parte dei casi, gli archeologi si trovano a scavare tombe che furono depredate da anni ladri fa. Ma qui, pile di sepoltura di oggetti in oro, ambra, e fusioni in bronzo sono state scoperte a fianco degli scheletri della principessa e di un bambino non identificato”.

Per comprendere meglio l’importanza della scoperta, è utile leggere il passo seguente:

“Poiché gli anelli del legno permettono di datare gli altri elementi nella camera di sepoltura, i ricercatori ora sperano di ottenere una nuova comprensione della storia e della cultura celtica.

Il risultato potrebbe cambiare la nostra visione dei Celti. Gli scrittori romani descrissero in particolare il popolo eterogeneo [qui c’è probabilmente un errore di traduzione, il senso dovrebbe essere “straniero”] come barbaro, eccellente soltanto in guerra e violenza… I ricchi membri della società [di Heuneburg] conducevano una vita di lusso: gioielli Etruschi in oro, vino greco e stoviglie spagnole, erano tutti scambiati qui. La tomba della principessa celtica supporta l’ipotesi che il suo popolo fosse interessato alla cultura e alla comodità”.

 

 

NOTA: nell’immagine, ricostruzione del circolo megalitico di Gosek (Germania).

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Categorie: Archeologia

Pubblicato da Fabio Calabrese il 17 Giugno 2019

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Stefano

    Una domanda, nella prossima conferenza riguardante le costruzioni megalitiche italiche, tratterete anche dell’architettura megalitica presente in gran parte nell’Italia centrale? Mi riferisco alle cosiddette mura poligonali o ciclopiche su cui il dibattito riguardante la loro costruzione ed origine è alquanto balbettante ed incerto, almeno nei cosiddetti “studi accademici”… Cordiali saluti e complimenti per i sempre interessanti articoli.

  2. Fabio Calabrese

    Caro Stefano: Assolutamente si!

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