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Colonia e la sua misteriosa cattedrale – Luigi Angelino

Colonia e la sua misteriosa cattedrale – Luigi Angelino

Colonia, l’unica ad essere appellata “sancta civitas, con Roma, Gerusalemme e Costantinopoli…..scopriamo perchè….

Colonia (Koln) è la capitale economica e culturale della Renania, una delle regioni geografiche piu ricche e popolate della Germania. Con l’agglomerato urbano conta circa 1.800.000 abitanti, rappresentando la quarta città del Paese e la più importante del Land della Renania Settentrionale-Vestfalia (1).

L’origine della città è molto antica e risale al 39 a.C., quando la tribù degli Ubi ottenne il permesso dai Romani di insediarsi sulla sponda sinistra del fiume Reno, denominando il luogo Ara Ubiorum o Oppidum Ubiorum e gettando le basi per divenire, in seguito, un’importante base militare romana. Dieci anni dopo, Agrippina minore, moglie dell’imperatore Claudio, ottenne che al villaggio fosse attribuita la dignità di colonia con il nome Colonia Claudia Ara Agrippensium, che in italiano si può tradurre in “la Colonia di Claudio e l’altare di Agrippina”, o semplificando “la Colonia di Agrippina”(2). Con l’estendersi dell’occupazione romana, il villaggio si trasformò in una città vera e propria. Nell’80 a.C. venne costruito l’acquedotto Eifel, uno dei più lunghi dell’impero romano che poteva raggiungere la portata di 20.000 metri cubi di acqua al giorno. Intorno al 90 d.C., Colonia diventò la capitale della provincia della Germania inferiore con una popolazione di circa 50.000 persone, davvero ragguardevole per l’epoca, in una zona peraltro periferica dell’impero romano. Nel periodo successivo la città della Renania fu protagonista di convulse vicissitudini: nel 260 il generale ribelle Postumo rese Colonia la capitale del suo effimero Impero delle Gallie che durò soltanto 14 anni; nel 310 Costantino fece costruire un ponte sul fiume Reno ed il Castellum Divitiae, un vero e proprio forte che aveva lo scopo di proteggere la città dall’ingresso inaspettato dai nemici; dopo fasi alterne di dominazione franca e la riconquista del grande imperatore Giuliano, i Franchi Sali (3) occuparono nel 455 definitivamente Colonia, rendendola capitale del proprio regno. Con il processo di cristianizzazione dell’Europa centrale che tendeva ad inglobare le gloriose e civili usanze romane, Colonia si impose come privilegiato centro religioso, artistico e culturale, soprattutto grazie alla sua posizione sulle sponde del fiume Reno, in uno dei più prestigiosi crocevia commerciali tra l’Occidente e l’Oriente. In tale contesto, la documentazione storica attesta che la diocesi di Colonia, dall’epoca carolingia in poi, assunse una notevole importanza a livello imperiale. Nel 1164 l’arcivescovo Rainaldo di Dassel (4) entrò in possesso delle presunte reliquie dei tre re magi che fino ad allora erano collocate nella basilica di Sant’Eustorgio a Milano. Inoltre, alcuni documenti della fine del dodicesimo secolo attestano che Colonia era la più grande ed importante città tedesca e che le sue mura erano più imponenti di quelle fatte edificare a Parigi dal re di Francia Filippo II.

Per la grande fama ottenuta, la città di Colonia, fu definita “sancta”, al pari soltanto di Gerusalemme, Costantinopoli e Roma, un prestigio senza precedenti per una città mitteleuropea e neanche in seguito eguagliato. L’appellativo per esteso suonava così: “Sancta Colonia Dei Gratia Ecclesiae Fidelis Filia”(5). In considerazione della grande autorevolezza raggiunta a livello imperiale ed, allo scopo contingente di conservare le reliquie dei tre magi, si decise di costruire una cattedrale di immensa grandezza, capace di unire il cielo alla terra: nel 1248 fu posta la prima pietra del Duomo di Colonia, di cui parleremo più diffusamente in seguito. Dopo alcuni anni, la città diventò di dipendenza diretta imperiale, ossia godeva di uno speciale regime di indipendenza ed era soggetta soltanto all’autorità imperiale. A seguito di ciò, l’arcivescovo spostò la propria sede a Bonn, in quanto non poteva rimanere in città per più di tre giorni, senza l’autorizzazione del Magistrato cittadino di nomina imperiale. Questa decisione si spiegava per il fatto che l’arcivescovo, avendo in precedenza costituito una sorta di principato elettorale nell’ambito dell’arcidiocesi di Colonia, poteva entrare in contrasto con l’autorità diretta dell’imperatore. Non dimentichiamoci che siamo in un’epoca, antecedente al perfezionamento del concetto di sovranità nazionale, durante la quale papa ed imperatore si contendevano il dominio temporale e spirituale del continente europeo. Colonia è stata una delle città tedesche più bersagliate nel corso della seconda guerra mondiale. Il maximum use of fire, ossia le “tempeste di fuoco” progettate dagli Inglesi non riuscirono ad avere effetto immediato. Con ben 261 attacchi successivi si ottenne la distruzione di quasi l’intera città e si stima che durante i bombardamenti avvenuti tra il 16 giugno ed il 9 luglio 1944, gli Alleati Anglo-Americani distrussero in meno di un’ora e mezza un patrimonio storico di circa 2000 anni, uccidendo più di quattromila persone (6).

Il monumento più rappresentativo della città di Colonia è senza alcun dubbio il maestoso Duomo, scampato miracolosamente ai disastrosi attacchi della seconda guerra mondiale. Si tratta di un capolavoro architettonico in stile gotico francese, dalle inconfondibili torri gemelle con guglie alte ben 156 metri, dal 1996 entrato a far parte del patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO. La costruzione della cattedrale cominciò nel 1248, su iniziativa dell’arcivescovo Konrad Hochstaden(7), seguendo l’abile progetto di Mastro Gerardus che morì nel corso dei lavori, nel luogo dove erano presenti alcuni edifici di culto delle epoche precedenti: un tempio romano che risaliva al IV secolo, già trasformato in chiesa cristiana denominata “Antica cattedrale” ed un altro edificio del IX secolo, chiamato “Vecchia cattedrale”, dato alle fiamme proprio nel 1248 in concomitanza con l’inizio dei lavori per la costruzione del Duomo (8). L’origine della cattedrale, pertanto, è oltremodo enigmatica e simbolicamente derivante dalla commistione della cultura romana con quella germanica. Come si è accennato in precedenza, la cattedrale nacque con lo scopo di custodire le reliquie dei Magi, portate da Milano dall’imperatore Federico Barbarossa e consegnate all’arcivescovo di Colonia, Rainald von Dassel.

Nel 1322 finalmente fu consacrato il coro della chiesa, ma fino al 1560 si procedette a rilento, al punto che era visibile solo la struttura portante della stessa. Una vera e propria svolta si ebbe soltanto nel diciannovesimo secolo, con la riscoperta dell’importanza dell’epoca medioevale da parte della cultura romantica. La corte prussiana promosse la ricostruzione della cattedrale, partendo dagli schemi e dai progetti iniziali che risalivano al Medioevo, raggiungendo il livello attuale in circa 40 anni di serrati lavori. E’ importante sottolineare che ben due terzi della colossale somma che servì per l’edificazione della Cattedrale derivò dalla generosità delle sottoscrizioni popolari, mentre soltanto un terzo fu messo a disposizione dalla stato prussiano. Alla cerimonia di inaugurazione del 1880, che venne festeggiata come un vero e proprio evento di gioia nazionale, presenziò anche l’imperatore Guglielmo I, davanti ad una grande folla di persone accorse dall’intera Germania per ammirare quel miracolo architettonico, rimasto fedele all’ideale medioevale, fatta eccezione per il tetto che fu ultimato in acciaio. Il Duomo di Colonia, nell’anno 1880, poteva vantare il primato di essere l’edificio più alto del mondo, superato soltanto alcuni anni dopo dal Whashington Monument (9). Ma, al giorno d’oggi, conserva ancora un importantissimo primato: è l’edificio religioso che ha la facciata più ampia del mondo.

Quando, in una chiara sera d’estate di tanti anni fa, osservai per la prima volta la facciata del Duomo di Colonia, mi assalì quasi un senso di vertigine, per l’altezza delle sue torri gemelle che sembrano lambire il cielo. L’interno della chiesa non mi impressionò meno: cinque meravigliose navate, di cui quella centrale supera i 40 metri di altezza. Ogni colonna, ciascuna venatura di marmo, sembra parlarti del legame della Terra con il Cielo, come si trattasse di un chiaro ed inequivocabile messaggio ermetico. I colori utilizzati per dipingere i 1350 metri quadrati di vetrate non sono affatto casuali, in quanto tutto segue uno schema simbolico prestabilito. Le storie dell’Antico Testamento raffigurate sulle vetrate ripercorrono un sentiero ben noto ai simbolisti, con particolare riferimento ai colori utilizzati. Il bianco sta ad indicare la purezza e la verità, il blu la castità e lo spirito divino, il rosso la passione e l’amore, mentre il nero ci ricorda la caducità dell’uomo ed il pericolo della dannazione. La vetrata forse più caratteristica è quella denominata di “Gerhard Richter” (10), pittore molto famoso in Germania, che sostituì una di quelle andate distrutte nel corso della seconda guerra mondiale. Questa vetrata è stata posata nel 2007 e, pur avendo inizialmente suscitato reazioni negative, è ad oggi una delle principali attrazioni della cattedrale. L’opera si compone di piccoli quadrati di 72 colori differenti, ciascuno dei quali misura 10 centimetri per una superficie complessiva di circa 100 metri quadrati. L’effetto policromo è stupefacente, soprattutto quando filtrano i raggi del sole che rendono la vetrata intrisa di surreale luminescenza.

Il tesoro più prezioso custodito dal Duomo di Colonia è senza dubbio il presunto reliquiario dei Re Magi (11). Al di là dell’episodio narrato dai Vangeli (peraltro i canonici parlano di “magi” in generale, il numero “tre” deriva dalla tradizione apocrifa), i doni dell’oro, dell’incenso e della mirra, rispettivamente indicanti la regalità, il sacerdozio ed il sacrificio, rappresentano il fondersi della tradizione sapienziale precedente con il nuovo ciclo aperto dall’Avatar Gesù Cristo. Quando le presunte reliquie furono portate a Colonia nel 1164, i cittadini commissionarono una cassa d’oro, argento e pietre preziose per custodire un tesoro così prezioso. Il lavoro fu affidato a Nikolaus da Verdun (12), uno dei più famosi artigiani dell’epoca, che nel 1180 arrivò da Vienna con un gruppo di suoi fidati collaboratori. Per completare la cassa ci vollero ben 40 anni e furono utilizzati anche molti pezzi antichi provenienti dal bottino delle Crociate. La visione della cassa mi suscitò, già nella prima occasione, una forte suggestione. Essa è a forma di basilica, alta 1,53 metri, lunga 2,20 metri e larga 1,10. La presenza di questo importante simbolo cristiano rese Colonia uno dei più importanti centri del pellegrinaggio, soprattutto alla luce del fatto che i re Magi costituivano l’emblema di coloro che si mettevano in cammino per cercare Dio. Attualmente il sarcofago che contiene il reliquiario viene denominato “Arca dei re Magi”, quasi a sottolineare l’antica e la nuova alleanza stipulate tra il Cielo e la Terra. Esso è collocato dietro l’altare principale e, per dimensioni, rappresenta il più grande sarcofago d’Europa. Ma la cattedrale di Colonia nasconde altre importantissime particolarità. Si pensi alla presenza delle dodici campane, numero altamente simbolico per la tradizione pitagorica e per quella ebraica, delle quali la campana di San Pietro è la più grande al mondo a compiere una rotazione completa. La camera del tesoro, inoltre, possiede oggetti di inestimabile valore, come il crocifisso di Gero (13) risalente alla metà del decimo secolo che viene indicato da alcuni storici come uno dei più antichi crocifissi della religione cristiana. L’intera struttura della cattedrale riprende la proporzionata distribuzione delle masse, tipica dell’architettura gotica, grazie agli armonici rapporti matematici e geometrici, eredi di un sapere classico, ma intrisi del senso della trascendenza spiccatamente medioevale. La struttura appare verticale ed allungata, protesa verso il Cielo, dal quale il mondo terrestre deve attingere tutta la luce, come nella migliore tradizione ermetica. E per raggiungere idealmente il cielo, si può salire sul campanile, percorrendo più di 500 gradini, un percorso faticoso, ma con la possibilità di godere della vista di un panorama mozzafiato.

Colonia presenta altri monumenti di grande interesse, come le ben dodici chiese romaniche distribuite sull’intero suo territorio, un numero di certo non casuale per i suoi importanti riferimenti biblici e cabalistici. Tra queste, spicca la chiesa di San Pantaleone (14), intitolata appunto al martire greco ed ai santi Cosma e Damiano, che rappresenta un capolavoro di architettura ottoniana del X secolo. I suoi sotterranei sono molto misteriosi e si pensa che vi sia ancora molto da scoprire: sotto il coro sono state trovate tracce di edifici romani ed alcune ricerche statigrafiche hanno portato alla luce tombe merovingie risalenti al V e al VII secolo.

All’interno della chiesa si può ammirare un meraviglioso tramezzo gotico-fiammeggiante che separa la navata centrale dal coro, mentre il matroneo del corpo occidentale era utilizzato dagli imperatori del Sacro Romano impero come aula di giustizia o tribunale. E nella chiesa è anche custodito il sarcofago dell’imperatrice Teofano (15), moglie di Ottone II di Sassonia.

Nelle mie visite nella città di Colonia, ho trovato molto interessante il Museo romano-germanico (Romisch-Germanisches Museum) (16), che contiene importanti reperti archeologici dell’epoca preistorica, di quella romana e del periodo franco-germanico. Mi ha sempre affascinato la storia di questo Museo, costruito intorno ad un enigmatico mosaico raffigurante Dioniso, che probabilmente era collocato all’interno di una elegante abitazione romana del III sec. d.C.. Ciò che rende ancora più interessante la sua visita, è il fatto che contiene reperti addirittura risalenti ad un periodo di circa 8000 anni fa, quando alcune tribù diventarono stanziali ed iniziarono a costruire villaggi con grandi case che servivano anche da stalle. Sono stati, infatti, raccolti numerosi attrezzi di pietra, armi e vasi di ceramica che rivelano un discreto livello di civiltà. Il museo, peraltro, oltre a varie pregevoli opere, può vantare la più grande collezione di oggetti di vetro dell’epoca romana, utilizzati tra il I e il V secolo d.C.., come bicchieri di lusso, vasi soffiati e calici di grande valore. Ma Colonia è famosa anche per altre esposizioni, di tutt’altro genere. Il Museo del cioccolato è quasi un’istituzione cittadina, richiamando numerosi visitatori dalla Germania e da tutta l’Europa. La sua struttura presenta una parte che è dedicata alle ricostruzioni storiche sul cacao ed alle relative lavorazioni, partendo dalle popolazioni dell’America precolombiana, come i Maya, gli Aztechi e gli Olmechi fino ad arrivare ai nostri giorni; un’altra parte ospita piante di Theobroma cacao e Theobroma grandiflorum (17) inserite in una suggestiva serra; un’altra parte ancora riproduce in miniatura un impianto di fabbricazione del cioccolato. L’attrazione principale del Museo, tuttavia, è sicuramente la fontana alta tre metri che serve ad intingere biscotti da offrire agli ospiti. Non si può, tuttavia, concludere questa riassuntiva rassegna su Colonia, non menzionando la sua famosa “Acqua”. In realtà, l’inventore della famosa “Acqua di Colonia” è stato un italiano, Giovanni Maria Farina, nel diciottesimo secolo. Nobili, reali e personaggi illustri diventarono clienti del famoso profumo di Farina, al quale la città di Colonia dedicò una statua sulla torre del Municipio. Lo stesso “Museo del profumo” è chiamato “Farina Haus”, nel quale è possibile rivivere trecento anni di storia della famosa fragranza a partire dall’epoca “Rococò”. Nel piano sotterraneo del museo, è possibile ammirare i flaconi del profumo delle diverse epoche e perfino i tentativi di plagio dello stesso. La stanza delle fragranze mostra il mondo del maestro profumiere ed il visitatore ha la possibilità di avvertire l’odore delle essenze più svariate, mentre la rappresentazione di una distilleria del tempo di Farina evidenzia come l’arte del profumo fosse già raffinata alcuni secoli fa (18).

Nonostante siano passati tanti anni da quando canticchiavo: “Ora vivi in mezzo a una sfida per le vie di Colonia e non sai dove andrai” (19), mi prende ugualmente il desiderio di compiere una nostalgica passeggiata lungo il Reno (20), dopo aver percorso il vivace centro storico costellato da pittoreschi scorci di case strette e colorate, tra cui spicca il vecchio Municipio risalente al XIV secolo, riconoscibile per la caratteristica campanaria ottagonale. A passo incerto entro nel Rheingartenbrunnen, uno dei più bei viali della città situato lungo il Reno, da cui partono i battelli per compiere una suggestiva gita fluviale. Mi siedo su una panchina ad osservare il lento ma incessante fluire dell’acqua, come una metafora dell’eterno divenire. Guardandomi intorno, noto come l’esplosione floreale policroma della tarda primavera formi un’unica immagine sfumata con i tenui colori del tramonto, mentre le alte guglie della cattedrale si stagliano verso l’orizzonte come esili agganci della Terra al Cielo.

Note:

1 – Il capoluogo politico-amministrativo della Renania Settentrionale-Vestfalia è, tuttavia, Dusseldorf;
2 – Cfr., Paul Wietzorek, Das historische Koln. Bilder erzzhlen, Michael Imhof Verlag, Petersberg 2006;
3 – Quando si parla di “Franchi Sali”, si fa riferimento ad una delle tante popolazioni germaniche. In particolare, i Franchi Sali erano stanziati a nord del “Limes romano”, nell’area costiera sopra al Reno, nell’attuale Olanda settentrionale. Il loro nome potrebbe, infatti, derivare dal nome di un fiume olandese, un tempo chiamato Sal;
4 – Rainaldo di Dassel (1120-1167), oltre ad essere arcivescovo di Colonia, fu insignito del prestigioso titolo di “arcicancelliere d’Italia”;
5 – Cfr. Lucien Fedvre, Il Reno. Storia, miti, realtà, Ed. Donzelli, Roma 1998;
6 – Cfr. Raymond Poidevin-Sylvain Schirmann, Storia della Germania. Dal Medioevo alla Caduta del Muro, Editore Bompiani, Milano 2001;
7 – Konrad von Hochstaden (1200 circa-1261) fu eletto arcivrescovo di Colonia, mentre si trovava a Brescia nell’accampamento di Federico II di Svevia. Si tratta di un personaggio politico di notevole peso, la cui nomina ecclesiastica servì solo ad accrescere il proprio prestigio tra i principi tedeschi;
8 – Cfr. Maurizio Chelli, Storia dell’arte. Vol 1: Dall’arte come magia al gotico, Edizioni UP, Torino 2001;
9 – Il Monumento di Washington è un obelisco di marmo eretto per commemorare l’omonimo presidente degli Stati Uniti. E’ attualmente il nono edificio più alto della capitale americana e si eleva in altezza per oltre 169 metri. Dopo fasi alterne, la costruzione fu ultimata nel 1888 e diventò la più alta al mondo, superando il Duomo di Colonia. Perse il primato l’anno successivo quando a Parigi fu inaugurata la Tour Eiffel;
Gerhard Richter (1932), attualmente in vita, è considerato uno dei più grandi artisti tedeschi del panorama contemporaneo;
10 – Il Vangelo di Matteo, uno dei quattro canonici, al cap. 2, 1-12 parla di “oi magoi” (greco), traducibile in italiano come “alcuni magi”. La tradizione di Gaspare, Melchiorre e Baldasserra è apocrifica e successiva. Magi non è altro che la traslitterazione del termine persiano antico “magush”, diventato in greco “magos”, che inizialmente era riferito ai sacerdoti dello Zoroastrismo;
11 – Nicolas de Verdun (1130-1205) importante orafo e scultore francese che visse per gran parte della sua vita in Austria, diventato famoso per il reliquiario dei Magi nel Duomo di Colonia;
12 – Viene denominato “crocifisso di Gero”, perchè secondo la testimonianza del vescovo Ditmaro di Merseburgo, pendeva nel mezzo della chiesa dove l’arcivescovo di Colonia Gerone nel 978 aveva scelto per la sua sepoltura;
13 – San Pantaleone, o Pantaleone da Nicomedia (245 circa-305) era il medico personale del “Cesare” Galerio e subì il martirio durante le persecuzioni di Diocleziano. Insieme ai santi Cosma e Damiano è uno dei patroni dei medici;
14 – Teofano (950 circa-991), fu imperatrice reggente del Sacro Romano impero per sette anni, dopo la morte di suo marito Ottone II. Secondo le fonti storiche fu una delle donne più abili ed influenti del Medioevo;
15 – Il Museo romano-germanico di Colonia si trova nel pieno centro della città, a due passi dalla stazione centrale ed in prossimità del Duomo;
16 – Theobroma fa parte di un genere di piante che si classifica in genere nell’ambito delle Sterculiaceae. Tra esse la specie più famosa è la Theobroma cacao. Da notare che il termine “Theobroma” vuol dire “bevanda degli dei” e indica l’uso sacro di questo pianto da parte delle civiltà mesoamericane;
17 – Il museo del profumo di Colonia si trova proprio di fronte al famoso Municipio ed anche vicino al Wallraf-Richartz Museum;
Frase tratta dalla canzone “Ragazzo dell’Europa” (1983), interpretata da Gianna Nannini;
18 – Il Reno, con i suoi 1.233 circa km di lunghezza, è uno dei fiumi più importanti d’Europa ed insieme al Danubio costituiva la maggior parte della frontiera settentrionale dell’impero romano. Il suo nome deriva da una radice celtica, e, pertanto, indoeuropea che vuol dire “scorrere”. In greco antico il verbo “reo” ha precisamente questo significato.

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Categorie: Strade d'Europa

Pubblicato da Ereticamente il 27 Maggio 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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