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Raetia: gli Etruschi in Alto Adige – Massimo Pittau

Raetia: gli Etruschi in Alto Adige – Massimo Pittau

La questione dell’etimologia, cioè dell’origine e del significato effettivo dell’etnico lat. Raeti era fino a qualche tempo fa tutta in alto mare. C’era stato di recente uno specialista della lingua retica, Giovanni Rapelli, il quale vi ha dedicato un ampio paragrafo della sua notevole opera “Il latino dei primi secoli (IX-VII a. C. e l’etrusco” (Roma 2013, ItalAteneo); in questo egli ha effettuato una minutissima e approfondita analisi della questione, prospettando differenti soluzioni ipotetiche, fra le quali però non si è deciso a preferirne una. E per questo motivo fino a qualche tempo fa io mi sentivo di poter affermare che la questione dell’etimologia dell’etnico lat. Raeti e della loro terra Raetia era ancora del tutto aperta.

I Raeti sono citati per la prima volta nelle Istoríai di Polibio, poi da Strabone (Geographiká 4.6.8), ecc. Secondo Tito Livio (V, 33), nativo di Padova e quindi particolarmente informato dei fatti locali e di quelli vicini, i Raeti erano di etnia etrusca, come risultava anche dalla lingua che ancora parlavano. Massimo Pallottino (Etruscologia, VII, pag. 224) ha sottolineato “la non frequente perentorietà dell’affermazione di Livio haud dubie”, cioè “senza alcun dubbio”. Anche secondo Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, III, 133), i Raeti erano di etnia etrusca ed erano stati respinti nelle valli alpine per effetto della invasione della pianura padana da parte dei Galli o Celti. La origine etrusca dei Raeti è ampiamente confermata dai relitti della lingua etrusca, quelli raccolti dal Corpus Inscriptionum Etruscarum (CIE) e ormai anche nel Thesaurus Linguae Etruscae (I e II edizione) (ThLE). E questi sono gli antroponimi o gentilizi:

RITNAS «(di) Ritinio», gentilizio masch. in genitivo; REITNEI, RITNEI «Ritinia» (gentilizio femm.). RITINATIS «(di) *Ritinatio» (in genitivo) soprannome o cognomen probabilmente = ‘cacciatore con reti’. Per l’accento e per il suffisso sono da richiamare e sottolineare gli appellativi ital. rètina e retìna, entrambi di evidente marca etrusca. E sono tutti da confrontare coi gentilizi lat. Raetin(i)us, Raetius, R(a)etina, Retinus, Ritin(i)a, Ritinius (RNG). L’alternanza dei dittonghi e delle vocali AE/EI/E/I è ben conosciuta nella fonologia della lingua etrusca (LICE norma 1). Tutto ciò premesso, io ho riportato l’etnico Raetus al vocabolo etr. RETEE (ThLE²) e all’appellativo lat. rete,-is, retis,-is (finora di origine oscura, ma quasi certamente etrusca; DELL, AEI, DELI², Etim) col significato di «cacciatore con reti».

La caccia di uccelli, cervi, daini, cinghiali, ecc. effettuata con le reti, è antichissima e tuttora molto diffusa fra i popoli, anche se proibita in alcuni paesi come in Italia. Essa è molto più diffusa in montagna e molto meno in pianura. La pianura infatti è in genere molto abitata dagli uomini, è occupata da animali addomesticati (ovini, bovini e suini) e dalle coltivazioni agricole, per cui c’è pochissimo spazio per la caccia con le reti. La caccia con reti invece è frequentissima in montagna, sia perché questa è molto meno abitata dagli uomini, è in genere boscosa ed inoltre la favorisce molto con le valli e vallette e coi canaloni e valichi, in cui gli uccelli e gli animali sono costretti a passare e in cui i cacciatori sistemano le loro reti. Niente di strano pertanto che i Raeti, residenti in tutte le vallate dell’Arco Alpino fino alla Svizzera e all’Austria, vi esercitassero la caccia con le reti e pertanto venissero chiamati «Cacciatori con le reti». Tuttora, nonostante il divieto delle leggi, nel Trentino si esercita di frequente la “caccia con le reti» e ciò per bracconaggio.

Non c’è alcunché di strano nel fatto che tutto un popolo abbia potuto derivare il suo nome di «Cacciatori con le reti», dato che, ad esempio, gli antichi Sicani e Siculi molto probabilmente hanno derivato il loro nome dall’arma tribale che essi adoperavano, il lat. sica, sicŭla «pugnale, piccolo pugnale», finora di origine sconosciuta (DELL, DELI², Etim), ma quasi certamente etrusca, come dimostrano gli etr. SICE (ThLE²) e SICLE probabilmente «Sicilio», gentilizio masch., da confrontare con quello lat. Sicilius (RNG). C’è da ricordare e da sottolineare che tutti gli ‘antroponimi’ e ‘toponimi’ in origine erano ‘appellativi’, per cui il passaggio da quelli a questi è un procedimento del tutto legittimo. Abbiamo prove chiare e sicure della conoscenza e dell’uso che gli Etruschi facevano delle reti: ad esempio, il lat. retiarius era il «gladiatore che combatteva con una rete e col tridente» ed è noto che i giochi gladiatori sono stati inventati proprio dagli Etruschi. Notevole è il fatto che l’origine etrusca dell’appellativo rete è confermata da alcuni fitonimi della lingua protosarda, affine – come vado sistematicamente dimostrando – alla lingua etrusca: reti, rethi, teti, tethi, tetti (masch.), tettione «clematide cirrosa», «fiammola», «vitalba» (Clematis cirrosa, C. flammula, C. vitalba L.): quasi certamente relitto protosardo da confrontare – non derivare – col lat. rete, retis. Le piante citate, simili tra loro nell’apparenza, costituiscono spesso una ‘rete’ stesa fra le altre piante che intralcia il passaggio degli animali e degli uomini. E c’è da precisare che difficoltà fonetiche impediscono la sua derivazione dal vocabolo latino che – insisto nel precisarlo – era finora di origine oscura (NVLS).  E adesso ecco l’elenco dei principali toponimi della regione, che sono di quasi certa origine etrusca.

Alpi (catena montuosa), appellativo alpe «montagna», deriva dal lat. Alpes, probabilmente = «bianche, innevate» (oronimo prelatino secondo i DEI, AEI, DELI², Etim), che è da connettere con alpus «bianco» (album… Sabini tamen alpum dixerunt, unde credi potest nomen Alpium a candore nivium vocitatum; Paolo-Festo, 4, 8) (G. Alessio, Fortune 36, invece chiama in causa l’etrusco); gli aggettivi lat. Alpicus, Alpinus e gli antroponimi Alpius, Alpin(i)us, Alpinianus, Alpionius (RNG) sono da confrontare con quelli etr. ALPNA, ALPNANA, ALPU, ALPIU (suffissi -ic-, -in-, -on-; LICE norma 5) (DETR 40; DICLE 27, 28). Bolzano, tardo latino Bolzanum, Bulsanum, Volzanum, che è da connettere e confrontare con Bolsena, Volsinii (Lazio). È da ricordare che il nome etrusco di Orvieto, VELSENA, VELSNA, passò a indicare il sito di Bolsena, dove furono trasferiti i suoi abitanti quando la città fu conquistata dai Romani nel 264 a. C. È pertanto probabile che i fondatori di Bolzano fossero originari di Orvieto (TopIt 131).

Cortina (2: Belluno e provincia autonoma di Bolzano) deriva dal lat. cortina, curtina «cortina, tenda, recinto», col significato di «recinto per bestiame» (di origine ignota per i DELL, ThLE; per me diminutivo di curs, curtis «corte, cortile»); da connettere col gentilizio lat. Curtinius (CIL V 1780; RNG) ed inoltre da confrontare con quelli etr. CURTINE, KURTINA, QURTINIIE (alternanza o/u; suff. –in-; DICLE 13) (LELN 115; DETR 125, 234, 339; ESL 252; DICLE 69). Vedi Cortennano, appellativo cortina. Egna (borgo della provincia autonoma di Bolzano), corrisponde al probabile aggettivo etr. ECNA(-S) «igneo, ardente, caldo», da confrontare col lat. ignis «fuoco», variante ecne (ThLL), forma supposta *egnis (DELL). ECNATE, ECNATIE, EKNATE «Egnatio», gentilizio masch., da confrontare con quello lat. Egnatius, Ignatius, probabilmente cognomen = «(individuo) caldo, focoso» (LEN 191; RNG). Vedi ECNIA, ICNI. Gardena, Val Gardena (provincia autonoma di Bolzano) probabilmente significa «valle dei cardi», è da connettere col lat. carduus (finora di origine ignota per i DELL, AEI, DELI², Etim; ‘mediterraneo’ per il DEI) (uscita -uu-; LICE norma 15), il quale probabilmente è da confrontare col gentilizio etr. CARTA, KARTE (= lat. Cardius, Cardus; RNG). Vedi Gardone, appellativo cardo.

Helveti, etnico che deriva dal latino, a sua volta probabilmente dal lat. helvus «giallastro, di colore isabellino», aggettivi helven(n)acus, helvinus «giallastro, biondo» [uscita -vu-; suffissi -en(n)-/in(n)-, -ac-; LICE, norma 5] da confrontare col gentilizio etr. HELVE. Gentilizi lat. Helvius, Helvinius, Helvinus (RNG) da confrontare con quelli etr. HELVINATI, HELVNA. È dunque probabile che Helvetii significasse «(Uomini) Biondi» (LELN 166; DILE; DICLE 94). Vedi appellativo elvella. Laives (Làives; in tedesco Leifers, provincia autonoma di Bolzano) finora di origine dubbia (DTI), quasi certamente deriva dall’etrusco LAIVES «di sinistra», col significato di «(riva o sito o borgo) a sinistra» del fiume Adige. Vedi etr. LAIVEISM (LAIVEIS-M) «e (d)a sinistra» (in ablativo), da confrontare col lat. laevus «mancino, sinistro» (Liber linteus, VIII 12). Vedi pure LAIVES «di Laev(i)o», gentilizio masch. in genitivo, da confrontare con quelli lat. Laev(i)us (RNG) (TLE 912, 917), LEIVES, LAIVISCA (LAIVIS-CA) «e (quel)la sinistra», oppure «quello di sinistra» (in genitivo articolato) (LEGL 47, 105, 131) (Liber linteus, VI.10). Pèrgine (2: Arezzo, provincia autonoma di Trento), che è da connettere coi gentilizi lat. Percenna, Percen(n)ius (RNG) e da confrontare con quelli etr. PERKENA, PERCNA(-S), PERKNA(-S), in origine probabilmente = ‘nativo di Pyrgi’ [suff. –en(n)-, -n-; LICE norma 5) (LISNE 233; LELN 211; DETR 315, 316; TIOE 87; DICLE 131).

Salorno (Salurn in tedesco) è un comune della provincia autonoma di Bolzano. Sia per il suo suffisso (-rn-; LICE norma 9) sia per il suo significato di «salubre» è da confrontare con l’altro della Campania Salerno. Infatti per il suo clima molto salubre, Salorno è chiamato ‘Giardino del Sudtirolo’. Per il suo suffisso è anche da confrontare col toponimo ligure Spotorno, che è anch’esso di probabile origine etrusca (vedi). Varena (comune della provincia autonoma di Trento) – È molto probabile che anche questo toponimo sia di origine etrusca, come indizia già la sua desinenza -ena (LICE norma 5). Esso corrisponde al toponimo tosc. Varéna, che è di quasi sicura origine etrusca (TVA 54). Per il significato è probabile il loro accostamento a Varallo (Sesia), per il quale io ho già prospettato che sia da confrontare col lat. varus «volto in fuori, storto, curvo», «divergente, contrario», vara «ramo forcuto, forcella, sostegno biforcuto, cavalletto» (Columella 5.9.2), il quale è chiaramente da connettere col lat. varius «vario, variegato, molteplice, differenziato». Questo aggettivo latino finora risulta privo di etimologia (DELL, DEI, DELI², Etim), ma mio avviso è da riportare alla lingua etrusca, come corrispondente del gentilizio VARI, VARIE (ThLE² 124, 406). Ciò premesso io prospetto che Varena significhi «forcella», cioè ‘punto di incontro di due fiumi o due strade o due valli’. Vedi Varna.

Varna (due: Toscana, FI; Alto Adige, BZ, in tedesco Vabrn). La derivazione – del tutto ovvia – del nome del paese di Varna, in provincia di Firenze, dal gentilizio masch. etr. VARNA è già stata fatta da Silvio Pieri (TVA 54). Ugualmente io riporto la derivazione del nome dell’altro Varna, in provincia di Bolzano, allo stesso gentilizio etrusco. Probabilmente questo toponimo VARNA è una forma sincopata dell’altro VARENA (vedi), significando pertanto ‘punto di incontro di due fiumi o due strade o due valli’. Velturno (in tedesco Feldtburns) (paesino della provincia autonoma di Bolzano lungo il fiume Isarco) molto probabilmente significa «(fiume) tortuoso», da connettere col lat. vol(u)tus «volto, voltato, girato»; deriva chiaramente dal gentilizio etr. VELΘURNA, che a sua volta probabilmente significava «(individuo) tortuoso» (alternanza e/o/u; suff. -rn-; LICE norme 1,9). Vedi Volturno. Vipiteno (in tedesco Sterzing), borgo della provincia autonoma di Bolzano), lat. Vipitenum, Vipitina vallis della Raetia, sono da confrontare col gentilizio etr. VIPITENE(-S), VIPIΘENE(-S) e con quello lat. Vibidienus (RNG) (suff. -en-; LICE norma 5) (TLE, 286; LEGL 78; TIOE 91; DICLE 193, 195). Sul piano etimologico forse il toponimo Vipiteno potrebbe essere confrontato col lat. pitŭita «resina», avendo pertanto il significato di «sito pieno di resina dei pini» (?).

Ovviamente l’‘Alto Adige’ ha in seguito subìto una quasi totale ‘germanizzazione’ etnica e linguistica, anche nella sua denominazione, che è diventata Sϋdtirol «Tirolo Meridionale». Ma questa ‘germanizzazione’ è posteriore di almeno un millennio rispetto alla precedente ‘etruschizzazione’.

Bibliografia con Sigle

AEI Devoto G., Avviamento alla etimologia italiana – Dizionario Etimologico, Firenze 1968².
CIE Corpus Inscriptionum Etruscarum.
DELL Ernout A. – Meillet A., Dictionnaire Étymologique de la Langue Latine, Paris 7771985.
DELI Cortelazzo M. – Zolli P., Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Bologna, I-V, 1979-1988; II ediz. 1999).
ET Rix H., Etruskische Texte, Editio Minor, I Einleitung, Konkordanz, Indices; II Texte, Tübingen 1991.
Etim Nocentini A., l’Etimologico, Firenze 2010, Le Monnier.
LEGL Pittau M., La Lingua Etrusca – grammatica e lessico, Nùoro 1997, ediz. Insula (Libreria Koinè Sassari).
LLE Pittau M., Lessico della Lingua Etrusca – appellativi antroponimi toponimi, Roma, Società Editrice Romana, 2012.
NVLS Pittau M., Nuovo Vocabolario della Lingua Sarda – fraseologico ed etimologico, Domus de Janas edit. Selargius 2014, voll. I-II.
REE Rivista di Epigrafia Etrusca, pubblicata nella rivista «Studi Etruschi».
RNG Solin H. et Salomies O., Repertorium nominum gentilium et cognominum Latinorum, Hildesheim-Zürich-New York 1988.
TCL Pittau M., Tabula Cortonensis – Lamine di Pirgi e altri testi etruschi tradotti e commentati, Sassari 2000 (Libreria Koinè).
ThLE¹² Thesaurus Linguae Etruscae (I e II edizione).
TLE Pallottino M., Testimonia Linguae Etruscae, Firenze 1954, I ediz., II ediz. 1968.

Massimo Pittau
www.pittau.it

 

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Categorie: etruscologia

Pubblicato da Ereticamente il 19 Aprile 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Fabio Calabrese

    C’è una domanda che vorrei fare al professor Pittau, approfittando della sua nota serietà e competenza: un dubbio che ho da tempo. La parte orientale dell’arco alpino e l’alto Adriatico sembrano essere stati un mosaico di popolazioni pre-indoeuropee: i Reti innanzi tutto, gli Euganei, i Paleoveneti la cui cultura non sembra essere la fase più antica di quella veneta, ma quella di un popolo più antico cui i Veneti si sarebbero sovrapposti, i Ladini che, stando a leggende come quella di re Laurino o al ciclo leggendario dei Fanes, sarebbero un popolo antichissimo ben precedenti alla loro latinizzazione, infine nella Dalmazia i Liburni, abili pirati le cui snelle navi furono copiate dai Romani. Può essere che sotto nomi diversi si sia trattato dello stesso popolo o di varianti locali dello stesso popolo?

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