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La volontà d’impotenza dell’Europa – Umberto Camillo Iacoviello

La volontà d’impotenza dell’Europa – Umberto Camillo Iacoviello

Chi osserva la realtà senza la superficialità tipica del relativismo contemporaneo, che porta ad analizzare ogni fenomeno come qualcosa di passeggero che si risolverà grazie alla cieca fiducia nel progresso, s’accorge che le certezze su cui poggia l’Europa si reggono oggi su di uno strato sempre più sottile. Lo scricchiolio che da anni si avverte nel Vecchio continente non è solo il monito di una decadenza dei costumi, ma è qualcosa di molto più profondo. Julius Evola scrive che

[non] può considerarsi causa della rovina delle civiltà la cosiddetta corruzione dei costumi, nel senso profano, moralistico-borghese del termine. La corruzione dei costumi, al più, può essere un effetto, un segno, mai la causa vera. E quasi sempre va riconosciuto, con Nietzsche, che dovunque sorge la preoccupazione per una ‹‹morale››, là vi è già decadenza.

Quando una civiltà è in crisi può percorrere due strade: quella della reazione e quella del suicidio. I grandi pensatori si distinguono per una caratteristica assai particolare: la preveggenza. Nel romanzo Il lupo della steppa (1927) Hermann Hesse scrive:

‹‹una natura come quella di Nietzsche ha dovuto soffrire in anticipo la miseria di oggi, in anticipo di più di una generazione: ciò che egli dovette assaporare solitario e incompreso, oggi lo soffrono migliaia e migliaia di persone››.

L’insorgere del nichilismo europeo venne annunciato da Nietzsche nella seconda metà del XIX secolo, conscio del fatto di essere venuto al mondo “postumo”, avvertiva

‹‹Ciò che racconto è la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo ciò che viene, ciò che non può più venire in altro modo: l’insorgere del nichilismo››. E ancora ‹‹Tutta la nostra cultura europea si muove già da gran tempo con un tormento e una tensione che cresce di decennio in decennio, come se tendesse a una catastrofe: inquieta, violenta, impetuosa: come una corrente che vuol giungere alla fine, che non riflette più, che ha paura di riflettere››.

Un profeta di sventura? No. Il filosofo tedesco ha mostrato all’Europa il famoso bivio: una strada porta al nichilismo passivo, alla decadenza (la condizione in cui viviamo noi oggi); l’altra al nichilismo attivo, ascendente, in cui lo spirito non è svilito dalle idee moderne e supera la morte di Dio. Ciò che determina la direzione della storia sono quelle che Jacob Burckhardt chiama le tre potenze della storia: Stato, religione e cultura. Tralasciamo in questa sede il rapporto tra Burckhardt e Nietzsche (il primo è stato professore del secondo) e l’influenza reciproca tra i due. Possiamo definire le tre potenze come consustanziali, ma l’equilibrio è instabile, ci sono società in cui una delle tre prevale sulle altre fino ad assoggettarle, stessa cosa accade quando una delle tre decade.

Parliamo di volontà d’impotenza perché nell’Europa odierna non vi sono nemici frontali da affrontare, ma sono gli stessi europei ad aver deciso di fare tabula rasa, le tre forze (Stato, religione e cultura) sono irrimediabilmente in decadenza: Dio non è morto, se Dio fosse davvero morto, l’uomo si troverebbe sul suo vecchio trono, ma non è così, non vi è stata nessuna rivoluzione antropocentrica. Il vecchio Dio cristiano è stato sostituito con dei surrogati che in un solo colpo solo hanno fagocitato tutte e tre le potenze; questi surrogati si chiamano tecnica, mercati, consumismo; è questo il fine ultimo dell’esistenza, tutto ruota intorno all’economia.

L’impotenza dello Stato. Prendendo come esempio le ultime elezioni politiche in Italia, ricordiamo tutti le parole del commissario europeo Oettinger che ha affermato senza troppi giri di parole ‹‹I mercarti insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta››. Con queste parole non ha offeso gli italiani, ma ha fatto una semplice rivelazione: ha ammesso che il potere politico risiede al di fuori della politica e della democrazia (e quindi dallo Stato) e sono i fantomatici mercati a dettar legge. Dopotutto, il superamento delle sovranità nazionali non è più una paranoia da complottisti sovranisti, ma un preciso obiettivo politico, tanto che Giorgio Napolitano ha solennemente affermato che

‹‹ormai c’è una sola sovranità a cui rispondere ed è la sovranità europea, sovranità europea, naturalmente nel rispetto degli interessi dei singoli stati membri, ma bisogna sapere che non c’è più spazio per delle sovranità nazionali chiuse in se stesse››.

Lo Stato inoltre è percepito come un nemico del singolo individuo: una macchina ingarbugliata che assorbe i frutti delle proprie fatiche, che non funziona mai come dovrebbe, il riproduttore nazionale dei rapporti di forza economica internazionali; mentre lo Stato è l’unico ente che può porre un argine alla liquefazione della società, l’unico garante dell’uguaglianza sociale, l’unico nemico dell’individualismo sfrenato. Bisogna riappropriarsi dell’idea di Stato e non cedere a posizioni anarcoidi con la retorica antistatale, perché occorre sottolinearlo ancora: lo Stato se davvero incarna le istanze popolari è l’unica potenza che può opporsi alla plutocrazia.

L’impotenza della cultura e della religione. La cultura è sotto i colpi di una destrutturazione violenta, sottomessa ad uso e consumo della morale corrente. Il politicamente corretto investe sia la cultura che la politica, il tutto per uniformarla ad una visione progressista del mondo che taccia di “disumanità” tutto ciò che si oppone al suo processo di appiattimento, presentandosi in questo modo come unica via verso il migliore dei mondi possibili da perseguire a tutti i costi. I progressisti si ammantano di cultura, ma sono in continuo contrasto con essa, se infatti dovessimo usare le loro categorie per giudicare i grandi pensatori europei dovremmo definire –solo per fare qualche esempio- Eraclito un predicatore della disuguaglianza tra gli uomini, Platone un antidemocratico totalitario (forse questo piace), Aristotele un razzista, Tommaso d’Aquino un maschilista, Dante un omofobo e islamofobo, Petrarca un nazionalista, Boccaccio un misogino, Machiavelli un fascista, ci sono anche università che hanno criticato Ovidio, Shakespeare e Fitzgerald per i loro contenuti violenti e nel caso del drammaturgo inglese si è parlato anche di antisemitismo per l’opera  Il mercante di Venezia. Tra non molto a scuola si studierà solo lingua inglese e Popper. Oscar Wilde – che accusava di essere “perverso” a causa del padre che non gli permise di essere cattolico – nel romanzo Il ritratto di Dorian Gray scrisse

‹‹ La morale moderna consiste nell’accettare i luoghi comuni della propria epoca; ma per un uomo colto ciò significa commettere un atto della più volgare immoralità››.

Per far fronte a questa disumanizzazione dell’uomo che -ormai ridotto a ingranaggio di una grande macchina produttiva- è più avvezzo agli autoscatti e al chiacchiericcio che alla riflessione, il Partito del pensiero unico ha introdotto uno strano concetto di umanità: per i progressisti, la critica non va mossa nei confronti del sistema di produzione schiavile che si sta infiltrando in Europa (l’ex continente dei diritti sociali), nessuna obiezione nei confronti della tecnica, i capitalisti -che una volta erano i nemici giurati della sinistra- sono diventati dei filantropi, la sproporzionata crescita demografica in Africa viene abbracciata con un’insana idea di ‘più siamo, meglio stiamo’. Per i progressisti le misure del benessere sono altre, il loro motto è ancora quello del ’68 “vietato vietare”, in questo modo i (legittimi) diritti degli omosessuali si sono trasformati in una condanna della famiglia composta da uomo e donna, tanto che la cosiddetta “famiglia tradizionale” è diventata oggetto di scherno, la senatrice Cirinnà (PD) ha avuto il coraggio di affermare che “la famiglia tradizionale è fascista”, ciò significa che il 99% di noi (lei compresa) è nato da una famiglia fascista. Per i progressisti la famiglia vecchio stampo è retrograda e oscurantista, mentre sfilare in strada agghindati con falli di gomma attaccati in testa, inneggiare al sesso orale pur di non fare figli, calpestare la propria dignità, è l’immagine della società aperta del futuro. Altra grande meta dei progressisti, dopo aver ridotto i figli ad un fastidio da evitare, è quella di sostituire gli europei autoctoni con gente proveniente da ogni dove (possibilmente con la pelle scura). Nessun complotto, l’ONU parla chiaramente di “migrazione sostitutiva” e la sinistra progressista accetta pacatamente l’idea che le culle vuote vanno sostituite con i barconi dalla Libia. Condanna della famiglia, condanna della procreazione, la volontà d’impotenza è biologica.

Stanchi della cultura e della libertà europea, vogliono accollarsi il peso di altre culture spesso incompatibili con lo stato di diritto e come già detto, quando si accorgono che la nostra cultura non si adatta alla loro visione del mondo, la decostruiscono. La volontà d’impotenza è culturale.

Un continente così decadente è facile preda. L’Europa è diventata terra di conquista da parte di quelle forze che non sono vittime della modernità liberticida. L’Islam è una religione che bisogna guardare con rispetto, innanzitutto perché non si è fatta scalfire dalla modernità (osservazione che fece anche Gramsci nei suoi Quaderni del carcere) e noi europei –confrontandoci con l’Islam- abbiamo molto da imparare. Qui non si esprimono giudizi di valore sull’Islam, il punto è un altro: il problema è esclusivamente il nostro. Essa non può risolvere il fenomeno dell’espansione dell’Islam al suo interno, riducendolo ad una questione di integrazione che come sempre nell’ottica progressista è questione di tempo. Meluzzi ripete spesso che l’Islam ‹‹è innanzitutto un grande sistema giuridico prima che una religione››. Sorge quindi il problema della conciliabilità tra Corano e costituzioni laiche europee. L’affondo di Burckhardt è ancora più incisivo, infatti ai musulmani si possono sottrarre le terre ‹‹ma non costringerli a una reale obbedienza ad una forma statale non coranica››.

Spesso si sente parlare di “musulmani moderati”, questa pura invenzione della propaganda progressista che vuole dare a tutti i costi un’immagine malleabile dell’Islam, si vede bene dal parlare di taqiyya, cioè della pratica della dissimulazione dei musulmani. Mentire e perfino rinnegare apertamente (ma solo apparentemente) la propria fede è previsto da tale pratica al fine di avere salva la vita, ma l’obiettivo dei musulmani è solo uno: diffondere l’Islam. Nel Corano leggiamo:

Si guardino bene, i credenti, dal prendere come amici i kafiruna [miscredenti] invece di altri credenti: chi commettesse questo sbaglio, non è dalla parte di Dio, a meno che non abbiate di essi gran paura.
Il Dio vi mette in guardia contro se stesso, perché verso di lui è il vostro ritorno.
(Sura 3:28)

Storicamente la taqiyya è stata utilizzata in Europa dai moriscos spagnoli (musulmani sunniti) nel XVI secolo durante la Reconquista in cui finsero di convertirsi al cattolicesimo per avere salva la vita, ma mantennero la loro lingua e le loro usanze e dopo essersi ribellati nel 1568, il re di Spagna Filippo II ne decretò la loro definitiva espulsione nel 1609. Si può fare un paragone con ciò che accade oggi all’indomani dell’ennesimo attentato di matrice islamica, quando scendono in piazza musulmani con cartelli che citano a sproposito il Corano. Tali “musulmani moderati” per dimostrare la pacificità della loro religione ricordano che ‹‹Chi uccide una persona è come se avesse ucciso l’intera umanità››. (Sura:5:32)
Tuttavia basterebbe sfogliare il Corano per capire che quel passo se citato per intero dice tutt’altro:

‹‹Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l’umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l’umanità. I Nostri messaggeri sono venuti a loro con le prove! Eppure molti di loro commisero eccessi sulla terra. La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso››. (5, 32-33)

L’inconciliabilità tra Europa e Islam è evidente, ogni giorno la cronaca ci mette innanzi a questo dato di fatto. Giovanni Sartori, uno dei più grandi politologi a livello internazionale, in una delle sue ultime interviste dichiarò che è un’illusione poter credere di

‹‹integrare pacificamente un’ampia comunità musulmana, fedele a un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso, con la società occidentale democratica›› e ancora ‹‹dal 630 d.C in avanti la Storia non ricorda casi in cui l’integrazione di islamici all’interno di società non-islamiche sia riuscita››.

L’incontro/scontro con l’Islam pone l’Europa di fronte all’antica domanda: cosa abbiamo noi da difendere e da opporre all’Islam? Qual è il nostro destino? Tutte le analisi vagheggiate dall’intellighenzia progressista, tengono conto più di costruzioni mentali autoprodotte che della  realtà effettuale. Un ventenne di fede islamica è convinto di avere tra le mani il libro che contiene La verità: il Corano e difende la sua fede con ogni mezzo. Il ventenne medio europeo cosa contrappone a questa visione così radicale? Guardatevi intorno e datevi una risposta. Non è difficile proiettarsi nel futuro e affermare che la tanto decantata società multiculturale è solo una fase transitoria, a scrivere il futuro sarà la società che non ha perso l’Orizzonte, mentre la società liquida/progressista che ha come unico obiettivo il godimento perpetuo e considera disdicevole e retrogrado financo mettere su famiglia (vista come un limite al godimento), è destinata a soccombere. Sulla transizione tra società multiculturale e sostituzione etnico-culturale, ci sono diversi esempi: basti pensare che il nome Mohammed è quello più diffuso tra i nuovi nati nel Nord Europa o cosa più preoccupante, il partito islamico belga che dichiara apertamente di voler trasformare il Belgio in uno stato islamico. La capitale dell’Inghilterra, nel 2016 ha eletto come sindaco Sadiq Khan di origini pakistane, musulmano praticante. Non stupisce visto che “Londra è più islamica di molti paesi musulmani sommati tra loro” (Maulana Syed Ali Raza Rizvi), in Inghilterra infatti i tribunali islamici sono legali da decenni e si registra un’età media tra i cristiani molto più alta rispetto a quella dei “nuovi britannici” musulmani che si preparano nei prossimi anni ad una sostituzione degli autoctoni che fanno sempre meno figli (come nel resto dell’Europa). Sempre in quella che ormai viene tristemente identificata con Londonistan, si incontrano predicatori islamici come Anjem Choudary che afferma senza troppe remore

Io non credo nelle libertà e nella democrazia, credo che la sovranità appartenga a Dio, per questo mi batto per l’applicazione della shari’a come forma alternativa di vita […] credo che ci sia molta propaganda oggi contro i musulmani e infatti in Gran Bretagna vogliono cambiare delle leggi per criminalizzare, mettere a tacere i cosiddetti predicatori di odio ma io è qui che voglio stare, non ho mai pensato di andare all’estero, così quando la Gran Bretagna sarà sotto lo Stato Islamico io sarò già qui in prima linea a diffondere l’Islam […] Anche Roma un giorno verrà conquistata e questo sarà un bene per Roma.

La secolarizzazione della società europea degli ultimi due secoli non è servita a nulla. Se un europeo non musulmano si dichiarasse contrario alla libertà e alla democrazia, non verrebbe accusato di essere un pericolo per la società, un terrorista? Come può la sinistra laica e laicista, che da sempre si fa vanto di difendere la libertà e la democrazia non condannare queste posizioni? Queste parole non assumono il tono di una dichiarazione di guerra? E ancora, la sinistra arcobaleno che insiste sull’approvazione dello ius soli, che intende estendere la cittadinanza a tanti immigrati musulmani, può essere tanto ingenua da credere che queste persone una volta ottenuta la cittadinanza voteranno i partiti di sinistra appoggiando politiche come le unioni civili, femminismo, teoria gender, aborti e altro? Nel labirinto del politicamente corretto è vietato criticare tutto ciò che non è europeo, anche quando questo è contrario ai diritti fondamentali. La volontà d’impotenza consiste esattamente in questo: in nome della libertà e della tolleranza c’è la volontà di martellare ogni diga che impedisce la dissoluzione della nostra società, la volontà di promuovere il godimento mordi e fuggi, la volontà di distruggere l’Antico solo per poter dire “io posso”, la volontà di deresponsabilizzarsi innanzi all’esistenza. Tutto ciò che oggi viene spacciato per “libertà”, in realtà è solo autodistruzione; quando si introducono categorie del basso sentimentalismo come “ma che fastidio ti dà?”, “siamo tutti uguali”, “chi sei tu per giudicare?”, non si va al di là del proprio naso, si ha una visione d’insieme molto limitata e non ci si rende conto della strada imboccata. Per utilizzare ancora le parole di Nietzsche ‹‹Modesto, diligente, benevolo, moderato: volete che l’uomo sia così? Volete l’uomo buono? Ma questo mi sembra soltanto lo schiavo ideale, lo schiavo dell’avvenire››.
La volontà d’impotenza è il frutto maturo del nichilismo e non resta che chiederci: l’Europa è solo un cadavere in decomposizione o saprà rigenerare se stessa riscoprendo il proprio Orizzonte, il proprio ruolo di faro della civiltà occidentale?

Umberto Camillo Iacoviello

Riferimenti bibliografici:
Rivolta contro il mondo moderno, Julius Evola (Edizioni Mediterranee, 2003)
Il lupo della steppa, Hermann Hesse (Oscar Mondadori, 1979)
La volontà di potenza, Friedrich Nietzsche (Bompiani, 2013)
Il ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde (Feltrinelli, 2013)
Considerazioni sulla storia universale, Jacob Burckhardt (SE, 2002)
Siamo al disastro perché ci siamo illusi di integrare l’Islam, intervista a Giovanni Sartori (Il Giornale, 17 gennaio 2016).
Chiese vuote, moschee piene: Londra verso lo storico soprasso islamico (Alice Battaglia, Il primato nazionale, 14 ottobre 2018).
Piazzapulita- Islamic State of London (7/10/2014).

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Categorie: Cultura & Società

Pubblicato da Ereticamente il 30 Aprile 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Nebel

    E anche oggi, come nei secoli precedenti, chi dobbiamo ringraziare per la ormai inarrestabile distruzione dell’Europa? La nuova Triplice Coalizione: Francia, Inghilterra e Germania.

  2. Gian

    La “decadence”…

    A me è capitato, sul lavoro, di avere parole non buoniste su una particolare etnia che in buon numero sono (purtroppo) “colleghi”, in quanto facendo “branco”, diventano inevitabilmente razzisti verso le “minoranze” che lavorano insieme a loro.

    Sono stato immediatamente apostrofato, da un ventenne italiano, io 55enne, come “razzista”…

    Razzista?! Non più di quanto lo sono loro!

    E’ da notare che parlo di una popolazione asiatica in gran parte cattolica. Indovinate di chi parlo?

  3. Michele

    Attenzione, i sionisti stanno cercando di mettere i cristiani e i musulmani in guerra gli uni contro gli altri (loro stessi provocano i conflitti che generano o permettono queste ondate migratorie). Cerchiamo di non cascarci.

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