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La sperimentazione ermetica delle ceneri – Luca Valentini

La sperimentazione ermetica delle ceneri – Luca Valentini

Nella cenere che rimane in fondo al sepolcro
si trova il diadema del nostro Re” (1)

In questa circostanza è nostra intenzione tematizzare su un aspetto di natura operativa, nell’ambito della dottrina ermetico-alchimica, che riteniamo di non poco conto, cioè la difficile comprensione che si ha della reale organicità indissolubile del composto psico-organico dell’Uomo, della sua articolata conformazione, ma, allo stesso tempo, della sua inviolabile unicità. Nell’ambito dell’ascesi religiosa, ma anche nell’ambito di una non ben compresa ascesi ermetica, quanto è attinente alla primaria e fondamentale fase di purificazione e di distillazione del personale microcosmo, spesso viene frainteso essere una confusa frammentazione degli elementi sottili dell’operatore. Se la sfera del mistico si caratterizza per una concezione erroneamente duale dell’interiorità umana, in cui una presunta materialità debba essere repressa, mortificata e irriducibilmente separata da un altrettanto presunto principio spirituale, come se anatomicamente fosse possibile dilaniare un essere umano strappandogli la parte inferiore del corpo con l’assurda pretesa o illusione che lo stesso possa perpetuarsi in vita. Tali malsane interpretazioni, che pongono, altresì lo Spirito Divino sempre dicotimicamente separato da ciò che cosmicamente lo invera, cioè l’Uomo e la Natura, non solo hanno sistematizzato una visione teistica e devozionale del Sacro, ma – elemento ancor più preoccupante – ha indotto i fedeli del dualismo ad avventurarsi in forme estremamente deleterie di auto – mortificazione, di purificazione non equilibrata e ponderata, che, sperimentalmente hanno prodotto risultati esattamente opposti a quelli tanto agognati. Ascesi siffatte, d’altronde, hanno condotto non ad un affinamento dell’ego o all’estinzione della brama sessuale ed istintiva, ma esattamente alla loro perversa esaltazione. Il lettore potrà facilmente verificare quanto ciò sia la normale realtà in larga parte del mondo religioso, ma anche pseudo – esoterico!

Alla base delle accennate “disavventure” vi è l’incomprensione di base circa l’unitarietà della dimensione sottile, la quale non viene mai meno nel percorso palingenetico dell’Arte. Quando gli Adepti accennano alla macerazione, alla putrefazione, alla separazione del composto eterico, lo fanno sempre in riferimento ad un locus, ove le operazione si compiono, un Vaso di Trasmutazione, che deve permanere sempre ed ermeticamente chiuso, non consentendo ad alcuno degli elementi interessati di poter fuoriuscire, pena la mancata realizzazione dell’Opera. E’ la Pietra, dai quattro elementi, che deve essere sgrezzata, che da Nera deve ritrovare il suo colore primordiale, cioè quello splendente dell’Oro: tale “impresa”, come si potrà intuire, non è realizzabile sezionando la Pietra, illudendosi che una parte possa essere spiritualizzata e che la restante materializzata possa essere evirata e “smaltita”.

Il procedimento di sublimazione ermetica, al contrario, presuppone delle continue purificazioni (spesso nel numero di 7 o 9), che si concretizzando tramite separazione e coagulazione ripetute, in cui il composto da sublimare, in nessun caso, è possibile che possa disperdersi o disperdere qualche sua parte:

Lo Spirito si congiunge con il corpo mediante l’Anima, e si lega e si converte insieme con quello nel colore del fermento e diviene una sola cosa con quelli” (2).

Emerge con chiarezza quanto voglia significare non solo l’espressione “Solve et Coagula”, ma soprattutto cosa si intenda alchimicamente con la spiritualizzazione del corpo e con la corporificazione dello spirito. Come la Castellana dei racconti del Graal deve essere liberata dalla prigione e poi sposata, l’elemento acqueo, che equivale alla “Donna” dei Filosofi Ermetici, al “Mercurio” dei Saggi, è la forza universale che deve essere estratta, liberata, purificata da Saturno, dalla materia, dall’indiviso. E’ la Φύσις che attua un processo analogo al citato SOLVE ET COAGULA alchimico. Si tratta di suscitare la Forza, senza tuttavia lasciarsene sopraffare: è il dominio delle emotività e delle idee fantastiche, l’evocazione che può divenire elemento tanto trasfigurante quanto dissolvente e corrosivo, allorquando l’Opera sia condotta in modo innaturale, divenendo Aceto filosofale, potenza dell’indifferenziato che dissolve tutto ciò che è differenziato. Il fine di tale Opus Magicum è permettere all’operatore ermetico di acquisire ulteriore forza e vigore a seguito della separazione dalla prigione caduca e corporale, il “Mercurio” ritornando allo stato libero, allo stato di possibilità vitale indeterminata e, così, il SOLFO FILOSOFICO acquisendo la possibilità di ogni azione trascendente e di ogni trasmutazione:

Nell’Opera Filosofica si forma dapprima un fango con due sostanze o principii, dopo averli ben purificati. Poiché i quattro elementi vi si trovano commisti in detto fango, così il fuoco preserva la terra dalla completa sommersione e dissoluzione; l’aria alimenta il fuoco; l’acqua custodisce la terra contro i violenti assalti del fuoco stesso; e così agendo, di concerto, gli uni sugli altri, ne risulta un tutto armonico, che compone ciò ch’essi chiamano la Pietra Filosofale o Microcosmo” (3).

Quanto enunciato ci consente di procedere nella nostra esposizione, arrivando al nodo essenziale della stessa: è d’uopo sottolineare quanto, ermeticamente, la sperimentazione delle ceneri sia inderogabile per un corretto processo di trasfigurazione spirituale. Per ceneri, se consideriamo il suddetto Vaso di Trasmutazione, sono da intendersi le scorie dei vari processi di macerazione sottile, in cui i continui lavacri ed un calibrato utilizzo del fornello consentono l’estrazione del Solfo dalla Terra, che diviene Spirito volatile a cui, però, non è concesso di evadere dall’Athanor, perchè nello stesso la Pietra diviene levigata tramite l’intero suo corpo, tramite la sua completa purificazione, ma riuscendo a trasmutare interamente l’aggregato di partenza, sublimandolo:

Accade allora che la parte sottile del « composto » chiamata anche « angelo », sotto l’ardore igneo si separa da quella spessa e corporale, senza però poter fuggire; urtando contro la parete superiore del “vaso chiuso” essa è costretta a condensarsi di nuovo e a tornare in basso, come un « distillato » che reagirà sul residuo e lo trasformerà” (4).

Operativamente, pertanto, i residui dell’Opera non possono e non devono essere considerati come materiale inerte e di scarto, ma, per assurdo, la componente essenziale della stessa trasformazione, perchè la cenere viene vissuta come la traccia di una combustione che ha essiccato le umidità radicali, che ha polverizzato le grossolanità del plumbeo Saturno. Apparentemente la cenere è lo scarto del fuoco, che non ne possiede più il potere cangiante, ma in realtà è proprio in essa che il potere igneo si occulta ancora vivo ed operante. Non è un caso che la cenere rappresenti un ottimo disinfettante e che, spagiricamente e terapeuticamente, utilizzata negli stati influenzali abbia una forte capacità di riassorbimento delle mucose nasali e lacrimali.

Interiormente, i residui sono tutte quelle componenti che teisticamente reputiamo erroneamente di dover bandire dalla nostra esistenza, tutti i presunti veleni da cui fuggiamo non conoscendoli, ignorando che essi non possano essere allontanati, ma trasformati, mutati nella loro polarità d’applicazione, essendo essi stessi sempre espressione simbolica di un moto dello spirito, non compreso, passivo, non cosciente, che vada riattualizzato, reso presente a se stesso: qui si esplicita tutta la celebre trasformazione del veleno in farmaco, scoprendone la medesima radice ancestrale. La cenere è fuoco purificato, non più ctonio e violento, non più tellurico e vulcanico, ma essenzializzato, l’attivazione interiore del quale non casualmentte può consentire la rinascita, proprio dalle ceneri, della Fenice, la quale abbisogna della morte iniziatica, della purificazione lustrale e del lavacro igneo, affinchè il volatile si possa librare in volo e poi, respinto in basso dalla chiusura ermetica del Vaso, ricongiungersi col fisso, ormai distillato in cenere:

E’ quell’umidità radicale della cenere, o acqua permanente, che ferve in quel calore del fuoco che è la sede dell’anima e dello spirito vivo che differisce <<dall’umido mercuriale quanto lo stabile dall’instabile, il fisso dal non fisso, che non resta in fondo al vaso, ma in fumo si rivolva>>” (5).

La sperimentazione delle ceneri, quindi, si configura essere come l’acquisizione di un preciso potere di fissità, di caloricità purissima, di un potere igneo che resiste ad ogni macerazione, essendo esso stesso la sostanza cangiante e redentrice. E’ l’assunzione piena della vita, non il rifiuto di essa, è la trasmutazione della brama sessuale in Amore incondizionato, è la percezione del sentimento quale liberazione dell’Io e non come suo confinamento emozionale, è la trasfigurazione dell’istinto basale in volontà numenica dell’Essere Storico. Indicazioni precise sono state fornite da Abraxa, nelle monografie di Ur:

Il corpo tuo sia integro, placato, armonizzato. La tua anima tèmprala con la potenza di te, e ugualmente epurala dall’impulsività, dalla passione, dall’agitazione, e poi fissala ed amalgamala nel corpo….Così metti lentamente in piedi una forza in te, simile ad un signore il cui sguardo impone silenzio, rispetto o confusione ai servi che gli sono d’intorno. Questo è il nostro Oro...” (6).

La via indicata è contrada perigliosa, se il fornello alchimico non ha ben distillato le scorie della separazione ermetica: in esse la mancata essiccazione dell’Acqua potrebbe rendere i frutti della Terra solo apparentemente purificati, indi presentarsi come altamente nocivi alla loro metabolizzazione. Il potere radiante e magnetico che incenerisce la Fenice per farla rinascere non è celato nel suo alto grado di caloricità, ma nella sua costanza, nella sua metodica e ferrea applicazione. Tale martellamento, simile a quello di un fabbro intento a forgiare una spada, la perseveranza drittura interiore che l’operatore ermetico deve imporsi, al di là di cerimonialismi occasionali, è la sola ed autentica sicurezza che le pratiche di putrefazione abbiano realmente mutato la polarità delle componenti terrigene, così da essere atte e pronte alla nuova coagulazione con lo spirito volatile e mercuriale, che attende eroicamente e attivamente di fecondare la Terra, da cui nasceranno, come nei primordi, pomi dorati e non di ctonia natura. La sperimentazione della cenere quale innesco salino che cela, conserva e ridesta l’ignea palingenesi si palesa quale condizione necessaria, affinchè l’Opera si compia ed il Re ritrovi il suo Trono:

La terra che si trova in fondo al vaso è la vera miniera dell’Oro dei Filosofi, del Fuoco della natura e del Fuoco Celeste” (7).

Note:
1 – Artefio, De Arte Occulta, edizione privata;
2 – Arnaldo da Villanova, Il Libro del Perfetto Magistero, Sear Edizioni, 1986, p. 62;
3 – Dom A.G.Pernety, Trattato dell’Opera Ermetica, Phoenix, Genova 1979, p. 46-7;
4 – Dom A.G.Pernety, Trattato dell’Opera Ermetica, Phoenix, Genova 1979, p. 46-7;
5 – Athanasius Kircher e l’Alchimia: Testi scelti e commentati, a cura di Anna Maria Partini, Edizioni Mediterrane, 2015, p. 42;
6 – Il Caduceo Ermetico e lo Specchio, Introduzione alla Magia, volume I, Edizioni Mediterranee 1987, p. 85ss;
7 – D’Espagnet, Arcanum Hermeticae Philosophiae Opus, 122 – 123.

Luca Valentini

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Categorie: Alchimia

Pubblicato da Luca Valentini il 13 Aprile 2019

Luca Valentini

Redazione di EreticaMente.net, cultore di filosofia antica, di dottrina ermetico-alchimica e di misteriosofia arcaica e mediterranea: collaboratore di riviste come Elixir, Vie della Tradizione, Atrium, Fenix Rivista, Il Cervo Bianco, Pietas, Il Primato Nazionale. Dirige le collane Arcana, rarità classiche ed ermetiche, ed Orfeo, narrativa e poetica esoterica, per la Casa Libraria Edit@ di Taranto. Partecipa a seminari di ricerca di livello nazionale ed europeo. Ha pubblicato testi inerenti l'Alchimia, l'Amor Sacro e di poetica ermetica.

Commenti

  1. Giovanni Ranella

    Ottima sinossi…a ogni modo cio’ che qui prefiguri mi rafforza una determinata convinzione: e’ la basilare capacita’ di saper attraversare la cortina dell’horror vacui che inevitabilmente assorbe il senso smarrito di ogni ricercatore sinceramente avviato lungo il proprio cammino redentivo e, dunque, oltre la propria definizione di persona e personalita’ ordinariamente intese…e cio’ (intendo dire la metamorfosi interiore) riguarda il sovvertimento piu’ estremo che possa coinvolgere la verita’ universale

    Quanto piu’ contorta appare l’allegoria tanto maggiore sara’ lo smarrimento intimo, il dolore interiore che l’astrusita’ dissimula…perche’ determinate lacerazioni intime, le contraddizioni, le conseguenti dimimuzioni di senso, i vertiginosi smarrimenti, di fatto, rimangono inesprimibili

    Prima di accedere a determinate consapevolezze saremmo chiamati a valicare un fondissimo baratro di follia, attraversato su un ponticello estremamente instabile

    L’Assurdo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, e’ la nostra prima dimora quanto mai disagevole

    Buon proseguimento e Ottime Festivita’

  2. Giandomenico Casalino

    Bravo Luca! Come da anni sostengo, il dualismo e’ l’origine di ogni errore: il Vero e’ l’Intero. insegna Hegel, come Platone che afferma essere l’invasamento e la follia erotica per la bellezza di quel corpo, equivale a cio’ che afferma Plotino sulla identita’ tra la percezione iniziale ed il toccare il Dio finale. Alchemicamente vuol dire che il corpo e’ spirito e lo spirito e’ corpo, quali dimensioni dell’Uno| Giandomenico Casalino

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