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I Tre Sali di Huginus a` Barma – Mirco Mannucci

I Tre Sali di Huginus a` Barma – Mirco Mannucci

Introduzione

Nel capolavoro alchemico noto come IL REGNO DI SATURNO, di Huginus a` Barma (la cui prima edizione, in latino, è del 1608) si legge nel preambolo:

Sappiate inoltre che la terra contiene le sementi di tutti gli esseri, le loro operazioni e le loro virtù; essa è anche il ricettacolo di tutti i raggi e di tutte le influenze del cielo ed è impregnata pure dagli altri elementi e dagli altri cieli; la terra è il centro, il fondamento o, meglio, è la ma dre di tutti gli esseri, poiché tutti nascono nel suo seno: è noto, infatti, che bas ta esporla all’aria aperta dopo averla purificata a sufficienza, perché essa sia fecondata ed impregnata delle operazioni e virtù celesti al punto da poter allora p rodurre da sé erbe di tutte le specie, vermiciattoli, insetti e atomi o pagliuzze metalliche. In essa si trova un gran numero di Arcani, e lo spirito della vita, che è il primogenito della natura celeste, già vi sviluppa la sua attività.

Nella sua parte centrale c’è pure una terra vergine composta di tre principi, e la legge della natura è tale che, se sapete separare questi tre principi per poi riu nirli alla maniera dei Filosofi, sarete i possessori del tesoro più grande. Ma parliamo più chiaramente: questa terra contiene nel suo seno tre principi sensibili. Il primo è il nitro filosofico, che la terra ha concepito per mezzo delle influenze del sole, della luna e degli altri astri, poiché se i raggi che emanano dal sole sono più caldi, ne consegue una maggiore quantità di salnitro centrale; questo però va inteso non come nitro comune, ma come nitro filosofico.  Il secondo principio, che è nascosto in questa terra vergine, è lo spirito celeste ed invisibile della natura, ossia lo spirito del mondo rinchiuso in un sale sottile. Il terzo è un sale fisso, che è come il ricettacolo dei due corpi precedenti che Dio ha messo e come piantato in seno, sì che questi tre sali sono contenuti e nascosti in questa terra“.

 

Sezione I: Il Sale e i sali nell’ Opera

Il tema del sale, anzi dei sali, è centrale, almeno da Paracelso in poi, ovverosia da quando il grande alchimista svizzero ha promosso la sostanza salina da comparsa più o meno avventizia dell’ Opera Alchemica ad autentico principio. Con questo escamotage Paracelso fece passare il paradigma alchemico dalla coppia Mercurio-Zolfo, che permea la riflessione alchemica medievale (si pensi ad esempio alla teoria Geberiana dei metalli come composti della coppia originaria) alla ormai arcinota, ma quasi mai compresa, Trinita’ Alchimica. Mercurio Zolfo e Sale. In realta’ Paracelso ha avuto dei predecessori illustri, in primis Basilio Valentino, che nella Chiave Quarta del suo Le Dodici Chiavi della  Filosofia, menziona il Sale in questo modo:

se non possiedi le ceneri, non sarai in grado di ottenere il nostro sale; e senza il nostro sale non sarai in grado di impartire alla nostra sostanza una forma corporea; perché la coagulazione di tutte le cose è prodotta dal solo sale“.

Prima di affrontare il tema dei tre sali, dobbiamo fermarci e chiederci: ma cosa è il Sale in sede alchemica ? La risposta è che la Triade Alchemica corrisponde alla tripartizione tradizionale di Anima-Spirito-Corpo. Il Sale è il Corpo. Se pensiamo la Triade come una trinita’ di forze, di polarità dell’ apparire, forse riusciamo a capire meglio il Principio Sale: non tanto il Corpo come nome, come entita’, ma come CORPORIFICAZIONE. Il Sale è quel principio la cui funzione precipua è dare corpo (vale la pena di ripetere ancora una volta la lapidaria sentenza di Basilio: senza il nostro sale non sarai in grado di impartire alla nostra sostanza una forma corporea ) . Armati di questo insight, possiamo ora farci una prima idea di cosa intendano gli alchimisti per sali dell’ opera: ogni corporificazione, ogni prodotto tangibile nel laboratorio, è un sale. Prima di chiudere questa sezione menzioniamo la definizione poetica data da Schwaller de Lubicz al Principio Sale: “Il Sale è il Guardiano della Forma”. 

 

Sezione II: dal Principio Sale ai tre sali

Nella dinamica ternaria che domina la scena alchemica grandeggiano i tre grandi attori, che pero’, val la pena di ricordarlo, sono PRINCIPIA. Non sostanze, fossero pure spirituali, ma autentici principi informatori del reale. Ma Kemi, la Grande Arte, non è solo una Dottrina. Alla fine si giunge al  laboratorio, esterno o interno. Se questo è vero, i Principia non bastano all’ operatore solerte, ci vogliono cose tangibili, toccabili con mano, annusabili, visibili.  Ci vogliono delle corporificazioni primarie, ovvero dei sali. Ma quanti sali? Huginus ci dice di più: i sali che servono all’ uopo possono essere indubbiamente molti in alcuni percorsi operativi, ma quelli principali sono tre, non uno. Se infatti il gioco alchemico consiste nello smontare un ente nelle sue componenti (SOLVE), e se poi queste componenti, opportunamente purificate, devono essere riassemblate (COAGULA), ognuna deve avere una incarnazione, un corpo che puo’ essere manipolato dall’ alchimista.

Ma allora tre personaggi principali solcano la scena: un sale che corporifica lo Zolfo, un altro che impersona il Mercurio, e un terzo che corrisponde al Principio Sale: un sale che è, nei confini del laboratorio, il Sale. Nella Tavola qui sotto sono elencati sul lato sinistro i Principia, che, seguendo la tradizione medievale, sono i principi principianti. Sul lato destro invece sono i nostri tre sali, o principi principiati:

PRINCIPIO PRINCIPIANTE: Zolfo, Mercurio, Sale.

PRINCIPIO PRINCIPIATO: Nitro Celeste, Sale Volatile, Sale Fisso. 

Dal retroscena del mondo i Tre Principi Principianti operano, ma la loro azione, la loro dialettica, si riflette in concreto nei personaggi menzionati, nei loro deputati visibili, i Principi Principiati. Vediamoli più da vicino: Huginus ci dice che il primo è il Nitro Filosofico. L’ Adepto si affretta ad indicare che non trattasi del nitro comune, il salnitro volgare. Innumerevoli alchimisti, sino ai nostri giorni, hanno raccolto il salnitro dandogli lo stato del sale in questione. Errore, ci dice Huginus. Ma attenzione: gli Adepti sono sottili, e bisogna leggerli dietro le righe. Il nostro ci dice che i due nitri non sono lo stesso nitro, e questo è un fatto. Ma non dice che il salnitro ordinario non serva. Si apre qui un capitolo in cui non entro, quello della cosiddetta “filosofizzazione” della Materia volgare, ovvero della possibilita’ di convertire materie volgari in materie filosofiche. Sed de hoc satis.

Torniamo invece al ruolo di questo Nitro Celeste: Huginus ci dice che la Terra lo ha concepito, impregnata com’ è dai raggi degli astri celesti, massimamente dal Sole. Ricordo solo en passant il mito cosmogonico greco di Ouranos e Gaia, descritto nella mirabile Teogonia di Esiodo:

La Terra generò primamente, a sé simile, Urano tutto cosparso di stelle, che tutta potesse coprirla, e insieme sede fosse dei Numi del cielo sicura; e generò gli alti Monti, graditi riposi alle Ninfe, che Dive sono, ed hanno riparo per valli boscose, e il Ponto generò, senza gioia d’amor, ch’è un immane pelago, dove mai non si miete, che gonfia ed infuria“.

Il secondo sale è la prima incarnazione del Mercurio, un sale sottile, volatile, come il Principio che attualizza: sua è la funzione vegetante e vegetabile.  Infine esiste un terzo sale, che in un certo senso è il contenitore del sale “sulfureo” e di quello “mercuriale” (receptaculum, sottolinea l’ Adepto, parola che è indubbiamente più pertinente: non semplice contenitore passivo o morto, ma un ente che riceve gli altri due, quasi ad offrir loro ospitalità).

Sezione III: la Catena Aurea e i Sali dell’ Opera

Nella stupenda illustrazione che riporto qui sotto, tratta dalla Catena Aurea Homeri, li possiamo ammirare, come parte di una Scala dell’ Essere che va dal Caos Universale sino alla Quintessenza:

Il sale volatile corporeo è raffigurato come un cerchio solcato da un segmento verticale, con dicitura: Spiritus Mundi acidus corporeus. Il secondo più in basso è Spiritus Mundi alcalinus corporeus, ed è un cerchio con segmento orizzontale. Inutile dire che il simbolismo dei segmenti, verticale nel primo spirito e orizzontale nel secondo, la dice lunga sulle loro polarita’ occulte. Infine, più sotto, leggiamo: Materia Prima omnium concretorumn sublunarium immediata, seu Azoth. Il suo simbolo è la giustapposizione degli altri due, un cerchio con una croce dentro. Lasciamo al lettore/lettrice attento/a di trarre le debite conclusioni, sottolineando pero’ alcuni fatti: i primi due sono uno acido e uno basico, mentre evidentemente l’ Azoth è neutro, perfettamente bilanciato. Tutti e tre stanno sopra i Tre Regni, l’ Animale, il Vegetale, e il Minerale, ad indicare il loro primato (vengono prima degli altri, nella scala discendente della Manifestazione, e, aggiungiamo con Huginus, sono anche il nutrimento essenziale delle creature di questi regni). La Terra, che li ha raccolti e protetti nel suo grembo, nutre i Tre Regni, grazie ai Tre Sali. Potremmo quindi dire che i nostri tre attori circolano nell’ Athanor della Natura, seguendo complicati cicli di metabolismo planetario su cui un giorno sarrebbe interesssante diffondersi. Voglio solo aggiungere a questo proposito una indicazione, attribuita al grande Sendivogius, che suggerisce di raccogliere questa terra nel modo seguente: scavando una buca, sotto l’ humus.  Per quale ragione? Ma perchè in superficie la Terra è piena di semi dei tre regni, che assorbono i tre sali, specificandoli secondo il loro progetto.

 

Sezione IV Notre Dame de Paris e i Principi Principiati

Un altro testo puo’ aiutare a chiarirci le idee. Testo quanto mai appropriato, proprio in questi giorni in cui abbiamo assistito all’ olocausto di Notre Dame de Paris. Quasi tre secoli prima di Fulcanelli, un poeta e alchimista francese, tale Sieur Gobineau De Montluisant, scrisse un breve saggio in cui, forse per la prima volta, l’ interpretazione in chiave simbolico-ermetica della cattedrale viene messa in campo. Ivi leggiamo:

Sotto il Firmamento vi è il terzo Cielo, o elemento dell’aria; nel quale appaiono tre bambini circondati di nuvole. Questi tre bambini significano i primi tre elementi di tutte le cose, chiamati dai saggi principi principianti di cui i tre principi inferiori, sale, zolfo, e mercurio, hanno origine, e sono chiamati principi principiati, per distinguerli dai primi, sebbene tutti insieme, discendano dal Cielo archetipale, e partano dalle mani di Dio che della sua fecondità, riempie tutta la natura; ma tutte le influenze spirituali e celesti sembrano essere emanati dai primi due Cieli, prima di unirsi a qualsiasi corpo sensibile; ciò fa in modo che ogni emanazione spirituale del primo Cielo o dell’Archetipale è chiamata Anima, e quella del secondo Cielo o Firmamento è chiamata Spirito. Sono quest’Anima e questo Spirito, dunque, invisibili e puramente spirituali che riempiono delle loro virtù attive e viventi il terzo Cielo, chiamato Elementare, o il Cielo tipico, perché è il soggiorno degli Elementi che mossi, ordinati e subordinati per i due mondi superiori, agiscono a loro volta, per scossa e movimento discendente, ascendente, progressivo e circolare, su tutti gli Esseri inferiori e su tutte le Creature sublunari composti delle loro qualità miste, chiamate i quattro temperamenti. Ora quest’Anima emanata nel mondo Elementare, che riempie della sua luce vivificante, è chiamata Zolfo e lo spirito emanato dal mondo, o Cielo Firmamentale – che è in principio l’umido radicale d’ogni cosa al quale questo zolfo, o calore luminoso, è legato ed aderente come al suo primo ed ultimo alimento – è chiamato Mercurio, o l’umido primogenito cioè l’umido radicale d’ogni cosa, di conseguenza indivisibile dallo zolfo o anima eterea che essendo un fuoco celeste luminoso e caldo, non può rimanere senza la sua unione intima ed indissolubile con questo spirito, il suo umido radicale. Ma ciò è al disopra la portata degli insensati. Questa Anima e questo Spirito uniti come una sola e medesima essenza, partendo dallo stesso principio e non facendo per così dire che una medesima cosa, non essendo divisibili che per mezzo dello spirito, non possono essere visti né toccati, ma solamente concepiti e compresi dai saggi Investigatori della Scienza di Dio e della Natura; questa Anima e questo Spirito non ci diventano sensibili se non per mezzo del legame indivisibile che li lega uno all’altro: questo legame chiamato sale, è l’effetto della loro unione e del loro amore reciproco, ed è un corpo spirituale che ce li nasconde avvolgendoli nel suo seno come se di tre non facessero che una sola e stessa cosa; il che la gente nutrita di pregiudizi non capirà né comprenderà affatto“.

Se meditiamo con cura la spiegazione di sopra comprenderemo perchè l’ ultimo degli attori della sezione precedente sia anche chiamato Materia Prima omnium concretorumn sublunarium immediata, seu Azoth. Questo sale abbraccia gli altri due principi principiati, ed è esattamente la Materia Prima immediata dei concreti sublunari, ma, aggiungiamo, anche dell’ Opera, il celebrato e misterioso Azoto dei Filosofi. Se si ha tale Azoto, varra’ il celebre motto: Azoth et Ignis tibi sufficiunt. Ti basteranno l’ Azoto e il Fuoco.

Congedo

Finisce qui il breve percorso che mi ero proposto: non gia` (sarebbe impresa improba, e non lecita) di raccontare il Dramma Alchemico come si sdipana dal momento in cui i tre attori appaiono finalmente nudi sulla scena. E neppure intendo raccontare quel poco che so della raccolta degli attori, e del metodo necessario a isolarli dalle coltri in cui la Terra li ha avvolti. Ai lettori e alle lettrici che vogliono approfondire gli aspetti operativi, consiglio la lettura ripetura della Sezione Pratica di Huginus, ed anche il meraviglioso testo attibuito al Sendivogio e recentemente pubblicato dagli infaticabili coniugi Boella (vedi nota). Spero invece che questa breve e lacunosa introduzione abbia risvegliato la curiosita’ di qualche cercatore/cercatrice, e possa servire come una mappa per affrontare le difficolta ‘ del Viaggio, sia nei meandri della babele dei testi, sia quando, armati degli strumenti appropriati, ci si butti testa cuore e corpo nella Pratica.

Note:

1 Huginus a’ Barma Il Regno di Saturno, Edizioni Mediterranee Edizione un po’ desueta. Anticipo ai lettori anglofoni che presto una versione molto più filologica, basata sulla prima versione latina del 1608, meticolosamente annotata, frutto del lavoro di Michael Putman, di Aaron Cheack, e del sottoscritto, sara’ presto disponible presso la casa editrice australiana RUBEDO PRESS.
2 Catena Aurea di Omero, Aurea Catena Homeri oder, Eine Beschreibung von dem Ursprung der Natur und natürlichen Dingen , edita da Kirchweger, Leipzig, 1723 La Catena Aurea Homeri è un testo relativamente tardivo, ma di enorme valore, sia storico, sia concettuale. Lo lessero il Pietisti tedeschi, lo lesse anche Goethe, che lo incorporo’ nelle sue riflessioni di Filosofia Naturale. Cosa è l’ Aurea Catena? Forse la migliore maniera è di pensarlo come un sommario della Scienza Alchemica, un riassunto della sua Dottrina. Ma la Catena è anche disseminato di indicazioni operative più o meno nascoste. Difficile pensare a un testo migliore per introdursi davvero nel linguaggio labirintico della tradizione alchemica occidentale.
3 Montluisant Spiegazione Curiosissima, 1640 http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/alchimia/vada.htm Il testo del Monluisant è una chicca, in ispecie per i Fulcanellofili vecchi e nuovi. Fulcanelli conosceva evidentemente il testo che ha anticipato il suo capolavoro di quasi tre secoli. Canseliet, suo discepolo, si procuro’ di pubblicarlo insieme ad un altra gemma, il saggio di Venceslaus Lavinius sul Cielo Terrestre. Nella pagina del Bertagni li troverete entrambi.
4 Sendivogio, Operazione Filosofica, Ediziomi Mediterranee, curato dai coniugi Boella. Il testo dei Boella è pieno zeppo di meticolose ricerce storiografiche. Nel contesto della presente discussione il lettore puo’ andare direttamente a pagina 97 e leggere il breve testo operativo. Il Sendivogio, o chiunque si nascondesse sotto il suo nome, illustra (con qualche omissione) il procedimento per estrarre i sali dalla terra.

Mirco Mannucci

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Categorie: Alchimia

Pubblicato da Ereticamente il 26 Aprile 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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