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Edimburgo, città enigmatica ed esoterica – Luigi Angelino

Edimburgo, città enigmatica ed esoterica – Luigi Angelino

Come è noto, la Scozia è una delle quattro nazioni che formano il Regno Unito, che occupa la parte più settentrionale delle Isole Britanniche. E’ una terra dal fascino unico, irresistibile che rimane nel cuore del visitatore per le sue colorate città, le impressionanti scogliere a picco sul mare, i numerosi e romantici laghi, gli enigmatici castelli e le misteriose leggende. E’ possibile tornare indietro nel tempo, ammirando siti archeologici dove si trovano monumenti preistorici, collocati in particolarissimi contesti ambientali. Ad esempio si possono annoverare le Calanis Standing Stones, sull’isola di Lewis (1), che costituiscono un circolo di 48 megaliti imponenti, che si pensa eretti addirittura nel 3500 a.C., oppure il Ring of Brodgar e Skara Brae, a Mainland, nelle isole Orcadi, che rappresentano eccezionali testimonianze dell’epoca neolitica, o ancora le rovine della cattedrale di St. Andrews, il patrono della Scozia, che costituì il più importante centro religioso del Paese, situato in un verdissimo prato a pochi metri dal mare. La croce di Sant’Andrea caratterizza proprio la bandiera nazionale scozzese, costituita dalla Crux decussata (croce decussata), scelta dallo stesso santo prima del martirio (2), per distinguersi dallo strumento di morte del Maestro Gesù. Le strade panoramiche della Scozia, che, ancora dopo tanti anni, conservo nella mente, sembrano uscire direttamente da un romanzo fantasy: il tratto tra Ullapool e Durness lascia senza fiato per l’intermittenza di scogliere, montagne e laghi; la passeggiata tra Mallaig e Fort William, con la deviazione verso le spiagge bianche di Morar, ha ispirato numerose pellicole cinematografiche; ed il passaggio tra Aviemore e Loch Garten, regno dei falchi pescatori, incanta per la natura ancora incontaminata.

Il territorio scozzese è ricco di importanti città, ciascuna con le sue caratteristiche ambientali e culturali. La capitale, soprattutto per motivi storici, è Edimburgo, a cui dedicherò la maggior parte di questa breve rassegna descrittiva, ma la città più popolosa, nonché il centro economico e finanziario nevralgico del Paese, è Glasgow. Si tratta di una città, comunque interessante, perchè in questi ultimi anni è stata oggetto di una capillare riqualificazione, con l’aggiunta di importanti musei e la costruzione dell’avveniristico Glasgow Science Centre (3) che crea magici effetti ottici luminosi sul lungofiume. Ma, percorrendo la Scozia fino all’estremo nord, è possibile visitare l’austera Dundee, proseguendo verso Aberdeen, famosa per l’industria petrolifera, fino ad arrivare alla pittoresca Inverness ed alla poetica Thurso, situata nell’estrema propaggine settentrionale e da cui è possibile imbarcarsi per le isole Orcadi. Di Inverness ricordo una straordinaria luna piena che rifletteva la sua luce argentea nel fiume, in una chiara notte di mezza estate. Di Thurso conservo una cara immagine, l’incontro casuale con un’anziana e gentile signora che, incrociandola, ci sorrise e con gli occhi azzurri luminosi ci disse: “Today, it’s nice day”. Una frase semplice, immediata, ma che esprimeva la gratitudine per quel giorno soleggiato, non scontato a quella latitudine, nemmeno in piena estate.

Edimburgo, in inglese Edinburgh, mentre in gaelico scozzese suona come Dun Eideann (4), si trova nella cosiddetta city region, nella Scozia sudorientale. Si tratta di una delle città più visitate della Gran Bretagna, probabilmente seconda soltanto a Londra, anche per la ricorrenza annuale del Festival, che si svolge in concomitanza a molteplici manifestazioni culturali. Una particolarità della città di Edimburgo, collocata sulla riva meridionale dell’insenatura Fifth of Forth, è il fatto che sorga su sette colli, di cui uno dei punti più alti è Castle Rock, dove si trova il castello. Si sottolinea come le parti storiche della città, suddivisa per convenzione in Old e New Town, unitamente al castello, siano state dichiarate nel 1995 “patrimonio dell’umanità” dall’UNESCO. I primi insediamenti nella zona di Edimburgo sono davvero antichissimi: nel villaggio di Cramond è stato ritrovato un sito dell’epoca mesolitica a cui è stata attribuita una datazione intorno all’8500 a.C., mentre sulle colline più prossime alla città sono state rinvenute tracce di insediamenti delle successive epoche del Bronzo e del Ferro. I Romani, quando conquistarono la Britannia, alla fine del I secolo d.C., diedero il nome di “Votadini” (5) alla tribù celtica che abitava quella zona. Tacito (6) racconta che, nonostante alcune vittorie, i Romani non riuscirono a stanziarsi nelle Highlands, ma furono costretti a ritornare oltre il Vallo di Adriano. L’origine del nome della città di Edimburgo è leggendario. L’ipotesi più fondata è che tragga origine dal termine celtico Din Eidyn, nel periodo del VI secolo, quando la zona era una fortezza del popolo Goddodin, discendenti dei Votadini, comandati dal re Clinog Eitin. Il suffisso “burgh”, che indica “gruppo di edifici” o città, sarebbe stato aggiunto in seguito. Tuttavia, le prime testimonianze dell’esistenza della città non più collegata alla fortezza, si hanno intorno al 1124, in un documento con cui il re David I assegnava alcuni terreni alla Chiesa della Santa Croce di Edimburgo, chiamata in latino Ecclesia Sanctae Crucis Edwin Esburgensis. Intorno al 1170, un altro documento, elaborato dal re Guglielmo I, di nuovo in latino, utilizzava il nome Edenesburch (7).

La città è intrisa di simbolo e di mistero, al punto che si organizzano vere e proprie visite guidate, ispirate a narrazioni fantastiche e leggendarie, come il Mercat Walking Tours o il Robin ghost tours. Molteplici sono i racconti legati a spettri e fantasmi, come quello che si riferisce allo scrittore Robert Louis Stevenson (8) che apparirebbe sotto un grande albero nella casa in cui trascorse l’infanzia nella zona di Colinston, oppure la storia dello spirito di Thomas Weir (9) che, dopo essere stato arso vivo per una confessione estorta con la violenza, continuerebbe ad urlare e singhiozzare nella sua casa vuota.

L’edificio più famoso di Edimburgo è l’antico castello, che sorge in cima alla rocca omonima e da cui è possibile ammirare lo splendido panorama della città. Si tratta dell’edificio più antico della capitale scozzese giunto fino ai nostri giorni, il cui nucleo più antico risale ai primi anni del XII secolo, la St. Margaret Chapel, mentre la struttura complessiva attuale è del XVI secolo. La funzione principale è stata storicamente quella di “fortezza” e, tuttora, può vantare una guarnigione militare permanente, sia per motivi di necessità che di rappresentanza. In esso è insediato il quartier generale del Royal Regiment of Scotland, unitamente ai Musei militari dei Royal Scots e dei Royal Scots Dragoon Guards. E’ importante precisare che il castello dipende direttamente dal Ministero della difesa del governo britannico. Di fronte alla fortezza vi è una grande piazza, denominata Esplanade, dove tutti gli anni tra agosto e settembre si svolge la pittoresca manifestazione dell’Edinburgh Military Tattoo (10). Uno degli oggetti più misteriosi custoditi nella fortezza è la cosiddetta “Pietra di Scone”, detta anche “Pietra dell’Incoronazione” o “Pietra del destino”. Si tratta di un grande masso squadrato in maniera rudimentale di arenaria rossa a forma di parallelepipedo, che avrebbe particolari significati simbolici. Questo masso si trovava in origine a Scone, un villaggio della Scozia centrale e costituì il simbolo di tutti i re scozzesi da Kenneth fino a Carlo II (11). Quando nel 1296, la Scozia fu annessa al Regno Unito, la pietra fu portata a Londra per essere utilizzata nell’incoronazione dei re inglesi. Per tale motivo, la pietra fu inglobata nel “Trono dell’incoronazione” (Coronation chair) a Westminster Abbey. Il masso è tornato in Scozia solo nel 1996, dopo insistenti richieste della popolazione locale ed è attualmente conservata all’interno del Castello di Edimburgo, nella Sala dei Gioielli della Corona scozzese, con la condizione che sarà riportata a Londra solo in occasione di eventuali nuove incoronazioni. Tale pietra nasconde una ricca simbologia, non essendo soltanto un motivo di orgoglio nazionale per gli Scozzesi. La tradizione vuole che abbia origini giudaiche e che sia collegata ai Cavalieri Templari. Secondo alcune ricostruzioni, quando la Scozia fu annessa al Regno Unito, l’abate di Scone consegnò ad Edoardo I d’Inghilterra un falso, mentre la vera pietra fu abilmente nascosta dai monaci. L’origine della pietra si collegherebbe al racconto biblico del “cuscino di Giacobbe”(12), diventata, poi, la “pietra dell’alleanza”, ad indicare il patto tra Dio ed il patriarca, indicando altresì la linea di sangue diretta fino al re Davide. Secondo la leggenda, durante la deportazione babilonese, l’imperatore Nabucodonosor avrebbe fatto trucidare tutta la discendenza del re Davide, ma la principessa Tamar si salvò grazie all’aiuto del profeta Geremia e fuggì verso l’Europa, approdando sulle coste irlandesi. La principessa avrebbe poi sposato un sovrano locale e, secondo le antiche tradizioni scozzesi, la pietra sarebbe poi passata in Scozia intorno al 500 d.C., divenendo accessorio indispensabile per l’incoronazione di tutti i re scozzesi. Al di là della narrazione leggendaria, la “Pietra del destino” ha significati più occulti, come “omphalos”, contenente le energie della terra. Secondo le tradizioni dei popoli britannici, alcune mitiche divinità avrebbero donato agli uomini quattro oggetti sacri (13): la Spada di Nuada, che colpiva la vittima senza scampo, il calderone di Dagda, che offriva cibo in continuazione, la lancia di Lingh, che sprizzava scintille e sangue, in grado di donare l’invulnerabilità, e, appunto, la “Lia Fail”, la pietra dell’incoronazione che legittimava il potere dei sovrani. Il ricordo di questi quattro oggetti, con ragionevole probabilità, fu inserito nella letteratura inerente al “sacro graal”. Nel Medioevo, proprio questi oggetti, con leggere varianti (spada, coppa, piatto e lancia), furono inseriti nella simbologia degli Arcani Minori dei Tarocchi, subendo cambiamenti, ma conservando la sostanza originaria, quando successivamente diventarono le cosiddette “carte da gioco francesi”.

Ma il luogo più ricco di simbologia della Scozia, nonché uno dei più famosi dell’isola britannica, è la Cappella di Rosslyn, conosciuta anche con il nome di cappella di San Matteo, che si trova a circa 25 chilometri da Edimburgo, fatta costruire da William Sinclair (14), I conte di Caithness. I lavori cominciarono il 21 settembre 1450, indicato come equinozio d’autunno (anche se sappiamo che nell’emisfero boreale l’autunno comincia il 22 o il 23 settembre) e terminarono nello stesso giorno di quattro anni dopo. Il motivo della scelta fu dettato da motivi esoterici, legati anche al fatto che il 21 settembre ricorre, nel calendario gregoriano, la festa di San Matteo, apostolo ed evangelista, a cui fu dedicata la Cappella. Lo stile gotico della costruzione affascina per le particolari decorazioni ricamate sulle colonne. L’elemento più sorprendente e suggestivo è, però, rappresentato dalle strane incisioni delineate sul soffitto che, secondo alcuni esoteristi, nasconderebbe una sorta di codice che nessuno è ancora mai riuscito a decifrare esattamente (15). Nella parte interna della Cappella numerosi sono i simboli massonici, in particolare si distinguono due colonne, rispettivamente denominate “del maestro” e “dell’apprendista”. A tale proposito, si narra una curiosa leggenda, secondo la quale il maestro scalpellino non sarebbe stato in grado di realizzare una colonna bella e compiuta, così come indicato da Sinclair e che, invece, il suo apprendista avrebbe ricevuto in sogno i segreti per poterla realizzare in maniera perfetta, riuscendovi poi in pieno. A questo punto, il maestro, preso dall’invidia, avrebbe costruito un’altra colonna che, per quanto pregevole, non avrebbe eguagliato la bellezza di quella costruita dal suo allievo. E’ chiara la simbologia di tale metafora: l’artista deve sempre tendere a superare gli insegnamenti del proprio maestro, consapevole della perfettibilità a cui deve aspirare lo spirito dell’uomo. Non a caso suona in maniera analoga un motto di Leonardo da Vinci, uno dei più grandi geni di tutti i tempi, “non è un vero artista colui che non supera il maestro”. La meravigliosa “colonna dell’apprendista” rappresenta il grande albero nordico che regge l’universo, trasfigurandosi nell’albero della vita di tradizione cristiana: la chioma dell’albero richiama i dodici segno dello Zodiaco. A parte il mistero del cosiddetto “soffitto indecifrabile”, la cappella racchiude in sé una sorta di leggende che l’agganciano addirittura ai Cavalieri Templari. E’ necessario, tuttavia, precisare che la costruzione della stessa fu ultimata circa un secolo dopo lo scioglimento (almeno ufficiale) della predetta istituzione. Vi sono nella piccola Chiesa di San Matteo molteplici elementi che presenterebbero evidenti legami con la simbologia templare, come ad esempio la raffigurazione di un “cavallo con due cavalieri”. In più, è stato osservato che la sua architettura complessiva tradirebbe un’evidente imitazione del leggendario “tempio di Salomone”, in quanto la forma geometrica sarebbe identica. E’ ragionevole pensare che il progetto sia stato ideato da Sinclair che aveva una sensibilità spiccatamente massone, senza dover per forza scomodare le teorie, secondo le quali nella cappella sarebbe custodito il Sacro Graal, così come fantasiosamente ribadito da Dan Brown nel Codice da Vinci (16).

Secondo la leggenda, comunque, il Sacro Graal sarebbe nascosto nella colonna dell’apprendista, ma, per ultimare le ricerche del preziosissimo cimelio, non sarebbero state mai concesse le dovute autorizzazioni, per la volontà di una potente organizzazione occulta. Si tratta, in ogni caso, di supposizioni non verificate e, al momento, non verificabili. Una parte degli studiosi nega la somiglianza della Cappella al Tempio di Salomone, indicando che il bassorilievo raffigurante il “cavallo con due cavalieri”, in realtà rappresenterebbe un solo cavaliere, affiancato da un angelo che tiene una croce. Inoltre, sembra che la famiglia Sinclair non fosse in buoni rapporti con i Templari, al punto che l’antenato William St. Clair, l’antico nome del Casato, nel 1309 testimoniò contro di essi nel processo di Edimburgo. Peraltro molte sculture presenti nell’edificio sono state aggiunte nella seconda metà del diciannovesimo secolo dall’architetto massone David Bryce (17). I misteri della Cappella non finiscono qui, come la presenza di sculture tra cui l’aloe americana, il cactus o il mais, non presenti in Europa all’epoca della sua costruzione, antecedente alla scoperta di Colombo. Sono sculture che risalgono all’originaria struttura della Cappella e che potrebbero retrodatare le prime incursioni nel continente americano da parte di popolazioni europee, come i Vichinghi, ipotesi, tra l’altro, ormai abbastanza accreditata nell’ambito della comunità scientifica. Abbondano, inoltre, simboli di origine celtica ed egizia, come la Luna ed il Sole, i draghi, più di cento guerrieri, immagini molto insolite per un edificio cristiano. L’influsso della cultura celtica è esaltato con la presenza del dio celtico Cernunnos (con le corna), simbolo di fertilità, mentre l’antica sapienza egizia si impone con la raffigurazione della testa del grande Ermete Trismegisto, simbolo della conoscenza iniziatica e paragonato al dio Toth. Non sembra casuale il fatto che, in lingua gaelica, il nome della località “Rosslyn”, significhi proprio “antica conoscenza”. Come si accennava in precedenza, forse la parte della Cappella più interessante è il soffitto, dove sono numerosi i simboli di carattere gnostico. In esso si nota la presenza di numerosi fiori, come le rose, i lilium ed altri tipi meno conosciuti, nonché l’incisione del celebre pentagramma. Appaiono abbastanza chiari i riferimenti alle decorazioni adoperate nei templi babilonesi, in onore della dea Isthar e del suo figlio risorto Tammuz (18). A ciò si aggiunge lo stemma della famiglia Sinclair retto da due mani scolpite nella pietra. Tra gli intricati rilievi del soffitto, si trovano ben 213 cubi o scatole, di cui non si sa spiegare il significato. Di recente è stata avanzata l’ipotesi che essi possano rappresentare dei carillon, in quanto le incisioni poste sulle scatole potrebbero implicare gli studi di cimatica (19), la scienza che analizza il modo in cui le onde sonore creano forme. I musicisti Thomas e Stuart Mitchell, mediante l’associazione delle figure delineate sulle scatole con le note che corrispondono alla stessa frequenza, sono riusciti ad elaborare un motivo che hanno battezzato “RosslynMotet”. Oltre ai misteriosi cubi, nel soffitto sono raffigurati circa 110 personaggi inquietanti, i “cosiddetti uomini verdi”, ovvero volti di uomini circondati da un a fitta vegetazione che, in alcuni casi, nasce perfino dalle loro bocche. Gli studiosi hanno identificato queste figure come simboli di rinnovamento e di fertilità di origine celtica.

Non si può concludere una breve rassegna sulla Scozia, senza qualche cenno al leggendario lago di Loch Ness, un pittoresco lago d’acqua dolce a nord di Edimburgo, a qualche miglia a sud-ovest di Inverness. Il lago è diventato celebre per i fantasiosi avvistamenti del “mostro” Nessie, una sorta di rettile che abiterebbe nelle profondità dello specchio d’acqua. La tradizione risale ai primi secoli dell’era cristiana e deriva anche dalla peculiarità morfologica del territorio scozzese. Loch Ness, in particolare, rappresenta la riserva d’acqua dolce più estesa della Gran Bretagna e non evidenzia sbalzi rilevanti della temperatura durante l’anno. Già nel VI secolo d.C. in tale luogo si ambientava un mitico racconto a proposito di San Colombano (20), famoso nel mondo celtico, come uccisore di mostri e draghi. In tale lago vi sarebbe stata una lotta tra il santo ed una creatura mostruosa che avrebbe ispirato le leggende dei secoli successivi. Tuttavia, nel XX secolo vi è stato un boom di presunti avvistamenti, anche perchè in precedenza il percorso per accedervi era particolarmente impervio. Quando mi sono affacciato dalla spianata vicino al castello di Urquhart che domina il lago di Loch Ness, non sono riuscito a scorgere la strana creatura, eppure l’incanto di quel luogo mi ha contagiato, quasi come se la mia anima assorbisse le note della natura circostante, come un’eco lontana e perenne lasciata da un essere vissuto nella notte dei tempi.

Note:

(1) Il circolo megalitico di Callanish sull’isola di Lewis è ritenuto risalente a circa 3500 anni fa. Nel XVII secolo gli abitanti dell’isola chiamarono le pietre “fir brheighe”m che in gaelico vuol dire “uomini finti”;
(2) La tradizione vuole che l’apostolo Andrea sia stato crocifisso su una croce a forma di X, denominata “decussata”, su proposta dello stesso martire non uguagliare il maestro;
(3) Il Glasgow science centre è stato inaugurato dalla regina Elisabetta II nel 2001. Si tratta, in realtà, di un’attrazione con velleità turistica che sorge nella zona di Clyde Waterfront Regeneration, sulla riva del fiume Clyde;
(4) Cfr. Martin Martin, curatori Zibellini-Rossi, Uomini nelle Highlands. La Scozia nella storia e nella memoria, Ed. Il cerchio, Rimini 2005;
(5) Le ricostruzioni storiche concordano, più o meno, sul fatto che i Votadini fossero un popolo britannico dell’età del Ferro, il cui territorio si estendeva nel sud-est della Scozia e nel nord-est dell’Inghilterra, a sud del Firth of Forth;
(6) Tacito ne parla nella sua opera De vita et moribus Iulii Agricolae;
(7) Cfr. Diletta Nicastro, Storie e leggende di Scozia, Ed. Il Mondo di Mauro e Lisi, Roma 2015;
(8) Robert Louis Stevenson (1850-1894). Fu un importante scrittore e drammaturgo, divenuto famoso per il romanzo L’Isola del tesoro (Treasure Island);
(9) Thomas Weir (1599-1670) fu un soldato accusato di incesto ed occultismo. E per questi motivi fu giustiziato;
(10) Si tratta di una manifestazione molto popolare e le serate più importanti sono trasmesse sulla BBC. La rappresentazione militare richiama artisti da tutto il mondo e davvero spettacolari sono i fuochi d’artificio e gli spari dei cannoni di due squadre avversarie;
(11) Cfr. Paolo Gulisano, La Scozia: una storia di fede e di libertà, Ed. Il Cerchio, Rimini 2014;
(12) La leggenda si riferisce al capitolo 28 del libro della Genesi (versetti 10-
22) ed al famoso sogno della scala celeste e della benedizione del Signore a lui ed alla sua discendenza. Al risveglio, Giacobbe conficcò nel suolo la pietra che gli era servita come guanciale, come se fosse una stele e la unse;
(13) Cfr. Paul e Sylvia Botheroyd, Mitologia celtica, Ed. Keltia, Aosta 2001;
(14) William Sinclair (1410-1484) fu Conte delle Orcadi durante il periodo norvegese. La sua biografia è frammentaria e controversa;
(15) Cfr. Andrew Sinclair, Rosslyn. La Cappella del Graal, Ed. L’età dell’Acquario, 2006;
(16) Si tratta del fortunatissimo romanzo di Don Brown, pubblicato nel 2003;
(17) David Bryce (1803-1876), oltre alla cappella di Rosslyn, lavorò ad altre importanti opere nelle principali città scozzesi;
(18) Cfr. Philip Coppens, L’enigma di Rosslyn. La verità dietro ai misteri templari e massonici, Ed. L’età dell’Acquario, 2008;
(19) Il termine cimatica fu coniato dallo studioso svizzero Hans Jenny e tenta di dimostrare gli effetti morfogenetici delle onde sonore. La parola deriva dal greco e significa letteralmente “studio riguardante le onde”;
(20) San Colombano fu un monaco missionario irlandese (540-615 d.C.).

Luigi Angelino

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Categorie: Strade d'Europa

Pubblicato da Ereticamente il 30 Aprile 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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