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Convegno su Pio Filippani Ronconi: commento alla relazione di Stefano Arcella – Roberto Siconolfi

Convegno su Pio Filippani Ronconi: commento alla relazione di Stefano Arcella – Roberto Siconolfi

Sabato 16 marzo 2019, si è tenuto a Napoli il convegno “Pio Filippani Ronconi, un sapiente tra Oriente e Occidente” organizzato dall’“Associazione Il Cervo Bianco”, dalla rivista “Ereticamente” e dal “Gruppo di Ricerca Spirituale – La Via Solare”. Gli interventi, tutti di qualità, hanno toccato vari aspetti del “pensiero” di Filippani Ronconi in ambito “tradizionale”, “filosofico” e “magico”. Una delle relazioni più interessanti è stata quella di Stefano Arcella, sul tema “Il rito interiore nella riforma spirituale di Zarathustra”, e sul rapporto che tutto ciò ha avuto con il pensiero di Pio Filippani Ronconi. Per il prof. Arcella, la riforma di Zarathustra si inserisce nel solco della cosiddetta “via del pensiero”, che parte da Rudolf Steiner diramandosi a Giovanni Colazza, Massimo Scaligero e fino a Pio Filippani Ronconi, appunto. Tuttavia, Arcella ci tiene a precisare che la “via del pensiero”, in realtà, non nasce con Rudolf Steiner, tra fine ‘800 e inizio ‘900, ma ha radici molto più antiche, e proprio a partire dalla “riforma spirituale” di Zarathustra.

Secondo la storiografia ufficiale, la figura di Zarathustra risale a cavallo tra il VII° e al VI° secolo AC, ma in realtà, per Pio Filippani Ronconi, egli è molto più antico – intorno all’XI° secolo AC. L’ottica giusta per comprendere questa doppia datazione, è concepire Zarathustra come una figura “simbolica”, che si ripete nella storia, e che rappresenta la configurazione sulla terra dell’“uomo primordiale”. Per Filippani Ronconi l’apparizione della figura storica di Zarathustra, intorno al VI° e al V° secolo, è legata alla comparsa, in quel medesimo periodo,di numerosi “maestri spirituali” (Buddha, Jina, Confucio, Lao-Tze, Pitagora di Samo, Eraclito di Efeso), e attiene al “nuovo orientamento delle coscienze sulla terra” – il processo di “individualizzazione della coscienza”. Un processo che se da un lato rappresenta un “arretramento”, dall’altro dà vita a una “nuova funzione” di essa.

Zarathustra, in realtà, è un esponente storico di un processo di riforma più antico. Egli si presenta né come un “fondatore” di una “nuova religione”, né come un “riformatore”, ma come un “restauratore” dell’“eticità originaria” della “religione iranica primordiale”. Per certi versi la sua è una “rivoluzione conservatrice”! La riforma di Zarathustra mira innanzitutto a correggere il “ritualismo formalistico” e ad introdurre “aspetti etici” nella spiritualità. Egli si rende conto che l’“esteriorità formalistica” nel rito, lo svuota sempre più del suo significato “interiore”. Innanzitutto, Zarathustra condanna gli “eccessi” di tipo“orgiastico”,“cruento” elegatiall’uso dell’haoma – la bevanda inebriante –, correggendoli col principio del “giusto mezzo”. Poi, egli disciplina in senso “etico”, sia questa condotta sia l’“orientamento energetico” intriso nel rituale, concependo la massima per cui “retto pensiero, retta parola e retta azione”. Una condotta di equilibrio che favorisce l’influenza del “sovrasensibile” sull’individuo.

Uno degli aspetti più profondi della sua riforma, investe l’attività di “disciplinamento”e “rettifica” della mente, che, per Pio Filippani Ronconi,si concretizza in un vero e proprio “rito mentale”; una svolta di forte “interiorizzazione”, in sostituzione dell’“offerta materiale” della religione iranica precedente. Un’attività utile al karma dell’umanità, oltre che a quello individuale, in maniera da bilanciare i precedenti eccessi ritualistici. Infine, Zarathustra insegna l’“amore per la terra”, una “bonifica” nella vita universale, che consiste nel “calare” ed “affermare” con amore gli “archetipi celesti” nella storia – da qui nasce la tendenza a trasporre gli dèi nello “spazio” e nel “tempo”. A questo punto è fondamentale chiarire la figura di Ahura Mazda, a partire col quale l’uomo viene concepito come incarnazione dell’“archetipo celeste” – combattere per la “luce” e contro le “tenebre” sulla terra: una trasposizione del combattimento celeste sul “piano terreno”! Un’azione dell’uomo “nel mondo”, che acquisisce, dunque, una valenza positiva, così come la “terra”, che non viene più vista come nella “visione indiana”, e cioè “parvenza illusoria” (Maya).

Ricordiamo che Ahura Mazda è il corrispettivo di Varuna – il “Signore temibile”, il “Signore dei lacci” –, che simboleggia la legge del karma,e che insieme a Mithra rappresenta la coppia sovrana dell’India vedica. Ahura Mazda viene visto come unico Dio e tradotto significa “Signore pensante”, ovvero“colui che crea mediante il pensiero” – pensiero inteso come “pensiero divino”, “elemento creativo”. La riforma di Zarathustra procede per una “interiorizzazione” del culto, dunque, che reagisce alla precedente “esteriorizzazione” estrema. Un riallineamento del pensiero nella sua dimensione “fisica”e “celeste”, che non è opposizione morale ma “complementarietà benefica” – come quella tra “spirito” e “vita”, destinati a ricongiungersi nella fine dei tempi in una “dimensione eterna”. Ahura Mazda va concepito come “puro spirito”, una figura di là dalla “dualità del mondo sostanziale”, rappresentata dai due spiriti tra loro avversi: il “Santo spirito” (Spenta Mainyu), e il “Signore della tenebra” (Angra Mainyu).

In questa concezione – separazione tra una dimensione del “puro spirito” e quella “terrena” – vi è anche un’anticipazione della “gnosi” e in parte del “neoplatonismo”. Per il prof. Arcella, è importante anche rivedere il concetto di “Signore pensante”, aggiungendogli un’attribuzione di “luce”, nel senso che egli è un “corpo di luce”, e quindi “il pensiero è luce spirituale”. Anche la categoria di “pensiero” va riconsiderata. Infatti, ci troviamo in presenza di un pensiero “pre-dialettico”, “intuitivo”, “sintetico”. Inoltre, la “sede del signore” è la “dimora dei canti”, intesa come “musica celestiale”, “vibrazioni sovrasensibili” e “cosmiche”, un’idea che ci rimanda alla concezione cosmologica pitagorica dell’“armonia delle sfere”.

E dunque, è importante tenere conto della connessione tra “pensiero”, “luce spirituale” e “dimora dei canti”: il “Signore pensante” ha un corpo di luce nella “dimora dei canti”, nella dimora di “musica celestiale”! Vere e proprie funzioni di Ahura Mazda, sono gli “arcangeli”, “emanazioni” con funzioni autonome. Queste emanazioni non sono “astrazioni di virtù morali”, così come interpretate dalla letteratura ufficiale storico-religiosa, ma “gerarchie” con la quali l’uomo è in rapporto diretto. Le emanazioni di Ahura Mazda, si suddividono in 6 figure arcangeliche, i “santi immortali”, suddivisi in 3 di destra maschili – VohuManah (la Buona mente), Asha Vahishta (la Rettitudine ottima), Khshathra Vairya (il Potere desiderabile) –,e 3 di sinistra femminili – Spenta Armaiti (il Pensiero be connesso), Haurvatat (l’Integrità), Ameretat (l’Immortalità). Essi rappresentano dei “principî etici” ed “archetipi celesti”, e sono figure “trascendenti” ed “immanenti”.
Ai tempi della riforma di Zarathustra si sentiva l’esigenza di una purificazione della mente poiché vi era stata una “corruzione” del pensiero, non nel senso religioso ma dello “smarrimento”, di una “perdita di percezione sottile” della “forza luce” che è all’origine del pensiero. Si coglieva inoltre il legame tra la “purificazione del pensiero” e la “salvezza della vita universale”, poiché l’ordine e la prosperità della terra, nel senso di “ordine cosmico”, “religioso” e “morale” dipende da questa “buona forza pensante” (Vohu Manah). In ultim’analisi per Pio Filippani Ronconi «se nel mondo dei cieli è inevitabile avere buoni pensieri, sulla terra, invece, bisogna volerli».

Roberto Siconolfi

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Categorie: Pio Filippani Ronconi

Pubblicato da Ereticamente il 17 Aprile 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Alessandro

    Ha colto perfettamente l’essenza dell’opera di Zazá,in tutte le sue sfaccettature. Vorrei leggere il suo libro,ma non ho tempo adesso.
    Alex

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