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TAV Torino – Lione e Ponte sullo Stretto di Messina: chi ne trae davvero beneficio? Flavia Corso

TAV Torino – Lione e Ponte sullo Stretto di Messina: chi ne trae davvero beneficio? Flavia Corso

Al di là dell’analisi costi-benefici: i traffici del cemento

La grande corsa alle infrastrutture va sempre più ad alta velocità. Oltre all’acceso dibattito sulla realizzazione della TAV, oggi si sta tornando a parlare anche del Ponte sullo stretto di Messina. Di entrambe le opere, se ne discute ormai nel nostro Paese da decenni, ma a tutt’oggi non si è giunti ad una decisione definitiva in merito. Certo è che, in Italia, l’ossessione per le Grandi Opere appare sproporzionata se si considerano le condizioni in cui versano moltissime “piccole opere” sul territorio nazionale, spesso inefficienti e oggetto di incuria.

Non si intende qui prendere posizione definitiva in merito alla questione, l’intento è semmai quello di invitare a problematizzare il tema delle infrastrutture, adottando un metro di giudizio che non sia esclusivamente di tipo economico, ma anche di tipo etico. Non si può insomma ridurre il dibattito al “più o meno costoso”, senza prendere in considerazione le effettive esigenze del popolo italiano e la non sempre trasparente gestione degli appalti pubblici. È diritto dei cittadini non solo conoscere i costi e l’utilità delle nuove infrastrutture, ma anche a chi vengono elargiti i finanziamenti per la costruzione delle stesse. Da ciò dipenderà la buona o cattiva riuscita del progetto, con tutti i rischi che può comportare a livello di impatto ambientale e salute pubblica.

Si può legittimamente essere certi che la linea ad Alta Velocità Torino-Lione rispecchi gli interessi dei cittadini italiani, se ad essere coinvolta nei lavori di costruzione è la ‘ndrangheta? Questa è la domanda che qualunque governo dovrebbe porsi, in via preliminare. Non è una novità che, nel progetto della TAV Torino-Lione, vi fossero infiltrazioni mafiose. Già nel 2011, l’operazione “Minotauro” si era conclusa con 151 arresti e 40 indagati appartenenti alle cosche calabresi in Piemonte. L’inchiesta aveva messo in rilievo le pressioni delle famiglie mafiose per aggiudicarsi appalti e subappalti. Nel 2014, nel corso dell’inchiesta “San Michele”, la procura di Torino aveva evidenziato i collegamenti tra la mafia e l’ossessione per l’Alta Velocità in Val di Susa e, agli inizi di marzo di quest’anno, la Cassazione ha confermato la sentenza di condanna nei confronti di otto imputati. Fra le intercettazioni, l’inquietante frase “ce la mangiamo io e te la torta dell’Alta Velocità”, pronunciata dall’imprenditore Giovanni Toro, arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa.

In Piemonte, guarda caso, l’influenza delle famiglie mafiose calabresi si concentra in particolar modo nelle zone della Val di Susa e del Comune di Bardonecchia, i cui traffici ruotano intorno all’edilizia e, in particolare, al ciclo del cemento.

La società Salini-Impregilo

La realizzazione della TAV Torino-Lione era stata un’idea della società Salini-Impregilo, allora controllata dalla Fiat; la stessa impresa di costruzioni che, nel 2005, si è anche aggiudicata il progetto del Ponte sullo stretto di Messina. Con fatturato annuale di svariati miliardi di euro, il gruppo Salini-Impregilo è stato anche incaricato, insieme a Fincantieri, alla ricostruzione del Ponte sul fiume Polcevera a Genova. Il mondo è piccolo, non è vero?

Il nome della società spunta fuori anche nel processo “Breakfast”, attualmente in corso a Reggio Calabria, che vede coinvolto anche il sindaco di Imperia, nonché ex ministro dell’Interno e dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. Secondo la ricostruzione di alcuni pentiti ex massoni, Scajola avrebbe infatti tentato di favorire l’infiltrazione della ‘ndrangheta all’interno del gruppo Salini-Impregilo. Ma le ombre sull’impresa non finiscono qui. Il padre di Pietro Salini, attuale amministratore delegato della società, risultò iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli.

L’impresa vanta la sua presenza anche al di fuori dell’Europa, risultando attiva praticamente in ogni continente. Ma di benefici, in alcuni casi, ne ha apportati davvero pochi. Sono state oggetto di controversie, infatti, le costruzioni di una serie di dighe in Etiopia. Nel 1999, la costruzione della diga Gibe I, sul fiume Omo, avrebbe costretto circa 10mila persone a spostarsi; parte della diga Gibe II, invece, era crollata una settimana dopo l’inaugurazione. Costo: 220 milioni di euro. Tuttavia, il gruppo Salini-Impregilo non si è fermato, e ha costruito anche la diga Gibe III, inaugurata nel 2016. Considerata un “orgoglio italiano”, la Gibe III ha tuttavia provocato una serie di danni irreparabili per le popolazioni autoctone. Circa 260mila indigeni si sono infatti ritrovati senza acqua e hanno lamentato gravi difficoltà nel coltivare e allevare bestiame, le due attività che permettevano agli indigeni di sopravvivere nella valle dell’Omo. La società Salini-Impregilo ha già pianificato la costruzione delle dighe Gibe IV e Gibe V.

La trasparenza negli appalti è una questione di salute pubblica

Lo scandalo del TAV è l’emblema della degenerazione globale del sistema politico; esso ha coinvolto maggioranza ed opposizione in egual misura. Dopo Tangentopoli non è scaturita una Repubblica rinnovata, ma una riedizione peggiore del vecchio sistema di potere. Si è organicamente strutturata l’alleanza tra ceto politico e forze dominanti del potere economico delle grandi imprese sia private che pubbliche”, così scriveva il compianto magistrato Ferdinando Imposimato.

Inoltre, questa gestione corrotta degli appalti pubblici conduce all’impiego di materiali di scarsissima qualità, con conseguenti pericoli per la sicurezza dei cittadini e del territorio. L’infiltrazione della criminalità organizzata nella costruzione delle grandi infrastrutture dovrebbe essere l’oggetto di indagine prioritario della politica, ancor prima dell’analisi costi-benefici e di eventuali impatti a livello ambientale; assicurarsi che i cantieri non diventino terreno fertile per gli affari di cosche mafiose dovrebbe costituire il collante tra Lega e M5s quando si tratta di costruire grandi infrastrutture.

La trasparenza negli appalti pubblici, infatti, è una questione di fondamentale importanza anche per la salute pubblica e la tutela ambientale perché, si sa, quando ci sono in palio esorbitanti cifre, i nobili ideali spesso vengono meno.

Flavia Corso

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Categorie: Ambiente

Pubblicato da Ereticamente il 18 Marzo 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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