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La liquidità al potere – Umberto Bianchi

La liquidità al potere – Umberto Bianchi

Mai, come in questo contingente momento politico, si è preavvertita una così forte istanza di cambiamento, ad un così epidermico livello, da far parlare ai media di una reazione che viene dallo “stomaco” di un’opinione pubblica stanca e disgustata dei vecchi equilibri…Eppure qui in Italia, da qualcuno considerata il “laboratorio” d’avanguardia per la sperimentazione del populismo post moderno, qui in Italia, tutto tace…Ad un governo pieno di incertezze e difficoltà dovrebbe far da contraltare una mobilitazione di base, massiccia, senza precedenti, proprio in virtù del fatto che, apertosi un minimo spazio di agibilità politica con l’avvento del governo giallo-verde, bisognerebbe coglier l’occasione per tale spazio allargarlo, spingendo sull’acceleratore delle richieste politiche, senza ulteriori attendismi, senza più compromessi di sorta.

La rivolta dei pastori in Sardegna, dovrebbe costituire un primo ed importante segnale, un “la” a cui dovrebbero far seguito, altrettante vigorose proteste e rivendicazioni. Dalle politiche sui farmaci e sui vaccini, passando per il nodo immigrazione, sino alle opere pubbliche (Tav in primis…), arrivando a nuove politiche sui prezzi al consumo, senza contare la difficile gestione di città come Roma, le tematiche su cui agire non mancano di certo. Eppure da noi non si muove foglia…ovvero a muoversi sono i vecchi rottami della politica nostrana, dal Piddì a trazione zingarettiana, alle ultime, scomposte uscite della mummia italoforzuta che, di fronte alle difficoltà ed alle incertezze del governo, sono impegnati in un pietoso tentativo di rientro sulla scena…Tutt’intorno sembra regnare uno stagnante clima di attesa, in cui le molteplici istanze sembrano andare a vanificarsi ed a confondersi in un nulla di fatto ontologico, in quella liquida stasi che tutto comprende in sé, ma nulla fa emergere, trascinando e vanificando qualunque cosa nel vortice dell’inconsistenza e della vuota banalità…è il sopravvento di quella Liquidità che, più volte preconizzata e descritta da Zygmunt Baumann, avviluppa ed informa di sé l’intero mondo globalizzato, lasciando ben poche speranze ad un’azione politica diretta ed efficace. Tutto sembra far parte di un oscuro copione, già scritto altrove; qui ruoli da protagonisti e da comparse sono già inesorabilmente assegnati. La rivolta delle masse contro le oligarchie, contro coloro che, pochi , ad ora ancora contano e decidono del destino dei più, sembra esser rinviata “sine die”.

Un oscuro ricatto psicologico sembra angosciare un’opinione pubblica che, sinora impaurita dal clima di incertezza umana, sociale ed economica, ingenerata dai precedenti governi, sembra adesso rivolgere le proprie irrefrenabili ansie e paure, proprio verso coloro a cui hanno massicciamente conferito mandato a rappresentarli, in nome di un più sicuro futuro.” E se lo spread ritorna a salire?”, “E se il Pil ancora non cresce?” “E se l’Europa ci boccia ancora?”, “E se fossimo troppo cattivi con i poveri “migrantes”?”. Una paura che si fa stasi, inazione e che, ci fa correre il rischio di tornare inesorabilmente e silenziosamente ad uno stato di cose, da cui non ci potrà più essere uscita alcuna. Gli eventi di Francia e Sardegna sono i segnali di una speranza di cambiamento non ancora sconfitta e sommersa, dalla montante Liquidità dei Poteri Dominanti. Ma occorre muoversi. E presto. Pensare che i partiti “si et si”, nelle loro uscitine ufficiali, possano da sé bastare per produrre quel cambiamento di marcia, a cui tutti oggidì aneliamo, è illusorio. Aspettarsi qualcosa da Elezioni Europee o Regionali, ora “alle porte”, è un ulterior voler rinviare, procrastinare, evitare il vero e centrale nodo dell’attuale dibattito politico: quello tra la proposta e la conseguente azione sul piano pratico, ovverosia quello di un chiarimento su cosa siamo e da che parte vogliamo stare.

Se sottomessi alla Globalizzazione Tecno Economica ed alla sua spietata mercificazione ed omologazione delle nostre vite, a tutti i livelli. Oppure contro di essa, nel nome di un’esistenza aperta al Molteplice, che ritorni a fare della Tecnica e dell’Economia degli strumenti di sussistenza e non il fine ultimo dell’umana esistenza. E ritornando al nostro tema centrale, tutto questo non può non trovare uno sbocco reale, veritiero, pragmatico, se non nella continuità di un’azione diretta, decisa e senza compromessi e per parafrasare il filosofo: “Solo una rivolta ci potrà salvare!”.

UMBERTO BIANCHI

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Categorie: Attualità

Pubblicato da Ereticamente il 7 Marzo 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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