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Avanguardia ed Arte in Julius Evola – Umberto Bianchi

Avanguardia ed Arte in Julius Evola – Umberto Bianchi

Interessante la presentazione svoltasi alle 18,00 di Giovedì 7 Marzo, alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, in Via delle Belle Arti, di “Teoria e Pratica dell’Arte d’Avanguardia”, volume che raccoglie tutti gli scritti poetici, le foto dei dipinti e delle incisioni grafiche di uno Julius Evola ai più misconosciuto: quello delle frequentazioni futuriste e dadaiste, il cui “Paesaggio interiore, ore 10,30”, risulta essere l’espressione pittorica più nota, assieme al poetico “la parole obscure du paysage interieur”.

La raccolta, la prima del suo genere, quanto a completezza ed interdisciplinarietà, sembra voler far propria quella che, di Evola, sembra esser in questo periodo, un’idea fissa: quella di un’Arte “totale”, quale espressione di un coinvolgimento pluri sensoriale /”sinestetico” tra le sue varie branche. Poesia, pittura, ma anche pensiero, qui trovano una comune ragion d’essere, consistente in quella di farsi veicolo di distacco da un mondo caratterizzato da una limitante e castrante oggettività, in direzione di quella dimensione dell’inesprimibile, di quell’ “a-umano”, che vede unirsi e confondersi Pensiero ed Azione nel proprio compimento e che, proprio nell’Opus Artistico, trova il suo perfetto compimento.

La ricerca di questo momento di perfetta sintesi, di questo “satori”, farà dire al Barone che l’abbandono della pratica artistica, sarebbe stato dovuto proprio all’aver compiuto, in quella fase, tutto quanto andava, in quel contesto, esperito, passando ad una fase “altra”, della sua ricerca, quella della elaborazione concettuale. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’esperienza artistica di Evola, non costituisce solamente una fase, un momento alfine superato in nome del passaggio alla ricerca teoretica, bensì un qualcosa di intimamente connesso ed interrelato ad essa. Evola, al pari di tanti altri a lui contemporanei, è figlio di quella tanto deprecata Modernità, di cui sembra voler incarnare appieno tutte le aporie e le contraddizioni.

Quella Modernità che, tra la fine del 19° secolo e gli inizi del 20°, vede esplodere tutte le sue contraddizioni, in bilico tra Avanguardia e Tradizione, tra spinta al Futuro ed un radicale ri-volgersi al culto delle Origini, di quell’ “Ur-Zeit/Tempo del Passato”, che qui sembra invece fungere da detonatore per l’esplosione della Modernità, conferendo a quest’ultima una archetipica giustificazione. E’ vero, vi è molto di ermetico ed alchemico nelle opere di Evola; ma si tratta, pur sempre, di una ricerca-percorso all’insegna di quell’Individuo Assoluto, sulla cui fisiologia spirituale egli stesso appunta la propria riflessione, sulla falsariga di quanto fatto dai vari Hegel, Nietzsche, Novalis e poi Gentile, in un’epoca che, della “demolizione” della vecchia ed esausta metafisica cartesiano-tomistico-aristotelica, avrebbe fatto il proprio “leit motiv”.

Ed ecco allora l’idea di una “Tradizione” che, come abbiamo già abbiamo avuto modo di vedere, della Modernità è diretto prodotto ed espressione, andando a costituire la fonte da cui dovrà andare ad attingere quell’Uomo Nuovo, nel suo porsi di fronte ad un mondo, ad una realtà che, ben presto, avrebbe deviato verso la strada dell’annichilamento Tecno Economico. Ed allora ecco che, ancora una volta, le opere di Evola, nel loro “sinestetico” connettere pittura, poesia, teoresi, in un unico assemblamento di sensazioni, colori e suoni, altro non fanno se non indicarci la via per affrontare questa degenere Modernità. Tradizione non sta per conservazione, inazione, stasi, chiusura mentale, ma si fa qui archetipico propellente per spingere l’Uomo Nuovo a far “detonare” la Modernità, quella sua s’intende, diametralmente opposta, eppure così vicina alla sua attuale ed alienante consorella Tecno Economica…

UMBERTO BIANCHI

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Categorie: Julius Evola

Pubblicato da Ereticamente il 9 Marzo 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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