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Maduro e Guaidò: le maschere del potere – Federica Francesconi

Maduro e Guaidò: le maschere del potere – Federica Francesconi

Non c’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato” (Mt. 10,26).

Questo principio enunciato da Gesù 2000 anni fa è ancora oggi valido più che mai e pertanto applicabile a tutta la sfera dell’esistente. Viviamo in un’epoca in cui il segreto è diventato la colonna portante di tutte le attività umane, dalla politica all’economia, dalla scienza ( o pseudoscienza) alla cultura. Interi settori delle società umane si nutrono di segreti inconfessabili, di solito custoditi da ristrette élites al potere, che fanno della segretezza la ragione della loro stessa esistenza. I popoli sono spesso tenuti all’oscuro, essendo a loro date in pasto verità di comodo, che occultano i reali motivi di decisioni e misure economiche, politiche e culturali prese senza consultarlo, e che spesso li danneggiano. Ho fatto questa necessaria premessa per inquadrare la recente situazione del Venezuela entro una particolare prospettiva, quella appunto del segreto o del complotto dir si voglia. Perché complotto? Perché in questi giorni il Venezuela, come prima accaduto all’Iraq, alla Libia e alla Siria, è sotto il tiro degli Stati Uniti d’America, con la sempre repentina complicità dell’Unione Europea, ad eccezione del governo italiano, che con la sua decisione di votare, unico tra 28 paesi di area UE, contro il riconoscimento del governo illegittimo del golpista Guaidò, ha dato segno di grande maturità e perspicacia. Il commento di Di Maio: “decidono i venezuelani” mi vede totalmente d’accordo.

 

Innanzitutto ritengo sia cosa intellettualmente onesta ammettere, rifuggendo così da ogni tentazione nostalgica di impronta ideologica, che nell’attuale crisi del Venezuela un ruolo di massima responsabilità l’abbia giocato il governo di Maduro, che non si è mostrato all’altezza nel portare avanti l’attuazione della Rivoluzione Bolivariana. Maduro si è macchiato di orrendi abusi, come quello di esautorare il Parlamento di ogni potere, in mano all’opposizione, nominando al contempo nel 2017 un’Assemblea costituente che non rappresenta nessuno se non il governo stesso. In questo modo Maduro e il suo establishment hanno soffocato ogni voce critica che chiedeva un ripensamento delle modalità di attuazione della Costituzione, più volte violata dal governo. Il governo legittimo, debole e non più sostenuto dal popolo, le cui condizioni sociali negli ultimi anni sono peggiorate drasticamente, ha così forzato la mano con la creazione di un’Assemblea costituente che riveste la funzione di sostituire il Parlamento nelle sue legittime funzioni costituzionali. Perché non rimettere la decisione di esautorare il governo in mano al popolo, che non si sente più rappresentato da un governo autoritario? Perché barare in questo modo? Le elezioni del 2018, stando a quanto mi raccontano amici di fiducia che conoscono molto bene il Venezuela, avendo là amici e parenti, sono state un fiasco totale, tra iniqua distribuzione dei seggi elettorali – il maggior numero dei seggi sono stati concentrati nelle zone scarsamente abitate del paese, dove il governo ha la maggioranza, mentre nelle zone urbane sono stati ridotti per motivi di convenienza, essendo le metropoli principali in mano all’opposizione – e brogli di ogni tipo. Alla fine il verdetto elettorale, seppur inquinato da irregolarità, ha riconfermato Maduro Presidente con il 50,8% dei voti. E che dire della creazione di bande paramilitari, i colectivos, formate per lo più da criminali comuni, che hanno represso con la violenza le proteste in piazza e nelle strade delle città venezuelane? Un paese nel caos totale. Non si può non concludere che questi episodi hanno segnato la degenerazione autoritaria di un governo che avrebbe dovuto ispirarsi agli alti ideali enunciati dalla Costituzione socialista del 1999. Per un ulteriore approfondimento sulla deriva autoritaria del governo venezuelano rimando all’ottima analisi fatta per l’Intellettuale dissidente da Giuseppe Angiuli, esperto di questioni di politica internazionale: (https://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/nicolas-maduro-guaido-socialismo-bolivariano/?fbclid=IwAR3FHXkK8N_E5Z1uQZ3WQ9gVf_AAhDwcpv9FDiVxtSxnjmGTxX1etl7MIy8)

Appurato che il regime di Maduro non è più degno di guidare la nazione, tanto più in un momento di grave cristi economica, a chi spetta decidere quale governo il Venezuela debba avere? E qui la faccenda si fa complicata. Secondo i principi della Costituzione venezuelana, stesa dal governo Chavez e fatta approvare nel 1999, a decidere o meno la caduta del governo è il parlamento venezuelano, ovvero l’Assemblea Nazionale. Secondo la Costituzione, infatti, davanti a irregolarità e ripetute violazioni del testo costituzionale da parte del governo, a deliberarne la caduta è l’Assemblea Costituzionale guidata dal suo Presidente. Le irregolarità devono essere certificate in maggioranza dall’Assemblea stessa e non solo dai gruppi dell’opposizione. Ora, a ricoprire la carica di Presidente dell’Assemblea costituzionale è dal 23 gennaio il golpista Guaidò, il quale, in ottemperanza ai principi costituzionali, ha decretato la rimozione del governo Maduro. Nella Costituzione bolivariana è previsto che sia il Presidente dell’Assemblea a ricoprire in modo provvisorio la guida del paese con poteri esecutivi, fino alla proclamazione di nuove elezioni. Fin qui, dunque, tutto si è svolto in modo apparentemente regolare. Perché scrivo “apparentemente”? Perché Guaidò, pur essendo l’unica carica a poter decidere l’esautoramento del governoMaduro in difesa dei principi costituzionali, non rappresenta il popolo venenzuelano ma una potenza straniera: gli Stati Uniti d’America. La prova più conclamata che le cose stanno così è, innanzitutto, la repentina dichiarazione di riconoscimento di Guaidò da parte degli Stati Uniti nella persona del consigliere per la sicurezza nazionale Bolton. Da tempo gli Stati Uniti si considerano i gestori occulti dell’America Latina, continente che è stato insanguinato per oltre un trentennio, tra gli anni ’60 e gli anni ’80, grazie alla loro scellerata politica di ingerenza che ha posto al potere in molti paesi giunte militari autoritarie e governi fantoccio, che hanno represso con la violenza ogni forma di opposizione e dissenso e allo stesso tempo difeso gli interessi americani nel continente. Sicché questa nuova fase di ingerenza degli USA in quello che con spirito antidemocratico chiamano il loro “cortile di casa”, può essere concepita come la prosecuzione del Piano Condor con cui negli anni ’70 di fatto fecero entrare buona parte dell’America Latina sotto la loro diretta sfera d’influenza. D’altra parte la decisione di Guaidò, dettata da Bolton, di congelare i conti all’estero di Maduro e di altri esponenti del governo può essere inquadrata entro la cornice di una nuova fase di interferenza degli Stati Uniti negli interessi del Venezuela. Stessa cosa dicasi per l’offerta, questa sì incostituzionale, fatta dall’opposizione agli Stati Uniti di avere il controllo del 50% sul petrolio venezuelano. Siamo davanti ad un patto d’acciaio tra il governo golpista di Guaidò e l’amministrazione Trump: svendita delle risorse nazionali in cambio del riconoscimento e della protezione del governo golpista.

Ma chi è esattamente Juan Guaidò? Anti-chavista della prima ora, legato a doppio filo a Leopoldo Lopez, il capo dell’opposizione e grande amico degli Stati Uniti, che negli anni passati lo hanno sostenuto, anche finanziariamente, massone del GOV, il Grande Oriente del Venezuela – come del resto lo è anche Maduro -, in pochissimo tempo da perfetto conosciuto – la storia di molti golpisti e usurpatori inizia dal nulla – il 5 gennaio è diventato il Presidente dell’Assemblea nazionale a soli 35 anni, per poi proclamarsi il 23 gennaio Presidente del Venezuela a capo di un governo provvisorio. Una carriera un po’ troppo rapida. Quando si scalano le vette del potere nel giro di poche settimane, l’intuito mi suggerisce, c’è sempre un motivo occulto, e questo motivo va individuato nella necessità degli Stati Uniti di scommettere su di un giovane dal volto fresco e rassicurante, pronto a piegarsi a 90° alle loro richieste, che sono già arrivate e che mirano a sottrarre al Venezuela le sue riserve petrolifere. Qui la difesa del popolo venezuelano dalla repressione di Maduro non c’entra niente o quasi. La salita al potere di Guaidò non determinerà affatto, come qualche ingenuo crede, un miglioramento delle condizioni economiche e sociali né, tanto meno, un ripristino della Costituzione violata a più riprese da Maduro. La mia impressione è che Guaidò – e l’ingerenza degli Stati Uniti in questa vicenda lo dimostra a sufficienza -, una volta eletto con elezioni legittime Presidente del Venezuela al posto di Maduro, farà semplicemente ciò che gli Stati Uniti gli imporranno di fare. Il potere, logora chi non ce l’ha, è vero, ma logora soprattutto chi ce l’ha. In ciò Guaidò, come il suo avversarioMaduro, non farà eccezione. Non siamo in presenza di personalità carismatiche e autenticamente dalla parte del popolo come Chavez, ma di fronte a due miseri omuncoli tra i quali è in corso una lotta senza freni per la conquista del potere. Potere referenziale da parte di Maduro, il quale a parere di scrive è del tutto inadeguato a guidare il suo paese; potere per interposta persona (leggasi Stati Uniti d’America) da parte di Guaidò, giovane dalle belle speranze, sue, non certo del popolo venezuelano. Il fatto che poi si ammanti di una luce di liberal progressismo quest’ultimo personaggio, come in un recente intervento ha fatto Gioele Magaldi (http://www.libreidee.org/2019/01/magaldi-a-di-battista-cialtrone-il-vero-golpista-e-maduro/?fbclid=IwAR2FgSh_H4DM2DWIaKUXiKmpK-PTZSb5wqdZqJzHi2u77q8_UdqQyirElAc?) , non cambia la sostanza delle cose. Pur condividendo una parte dell’analisi del Presidente del Movimento Roosevelt, ritento che non siano di per sé le dichiarazioni di intenti di Guaidò, come quella di voler restituire al popolo venezuelano la Costituzione socialista, a fare di lui la persona giusta per traghettare il popolo venezuelano verso lidi di autentica democrazia liberale. La sua compromissione con le manovre cospirazionistiche degli Stati Uniti depongono a suo sfavore, salvo un suo futuro svincolarsi dalla manina della Casa Bianca, che come dimostra abbondantemente la recente storia internazionale, tutto inquina e tutto devia a seconda dell’interesse del momento. E nel caso del Venezuela l’interesse del momento è accaparrarsi – la Siria, la Libia e l’Iraq insegnano – le immense riserve petrolifere di quel paese.

Che ne sarà, dunque, del Venezuela, stretto tra l’incudine rappresentata dall’indegno Maduro e il martello rappresentato dal filo-americano Guaidò? La soluzione non è pensabile se non coinvolgendo il popolo venezuelano. L’Assemblea nazionale indica immediatamente le elezioni,receda al contempo dall’intenzione di regalare agli Stati Uniti il 50% del controllo del petrolio e li si tenga lontani dagli affari del paese. L’unico soggetto deputato a decidere il cambio di guardia dell’Esecutivo è il popolo venezuelano, che non deve subire nessuna pressione da parte di soggetti esterni e che, soprattutto, merita di essere rappresentato da un governo che sappia prendere a cuore i problemi della gente senza farsi influenzare dallo zio Sam, storicamente nemico dei paesi latino-americani. Solo compiendo questi passi ci potrà essere un futuro di pace e di ripresa economica per il Venezuela. In questo senso, riprendendo l’incipit dell’articolo, è bene che tutto debba svolgersi alla luce del sole. Se il nuovo governo di Guaidò non ha nulla da nascondere non avrà nessuna remora a manifestare le sue reali intenzioni e ad agire in concordanza con esse. Se le sue intenzioni sono a favore del popolo non cospirerà con nessuna potenza straniera per la conquista del potere, che dovrà essere legittimata da regolari elezioni. In caso contrario, sarà anche lui annoverato tra i tanti caudillos che leccano i piedi agli Stati Uniti per puro interesse personale.

Federica Francesconi

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Categorie: Attualità

Pubblicato da Ereticamente il 3 Febbraio 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. francesco Zucconi

    Bell’articolo! In ogni caso è molto rassicurante che Guaido’ appartenga ad una splendida scuola di libertà come può essere una loggia massonica giusta e perfetta. Speriamo non appartenga ad oscure logge spurie…

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