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La più bella del mondo, quarta parte – Fabio Calabrese

La più bella del mondo, quarta parte – Fabio Calabrese

Io sto forse cercando di tenere in piedi contemporaneamente troppi discorsi contemporaneamente sulle pagine di “Ereticamente”. Le prime tre parti dell’analisi della “nostra” costituzione, “la più bella del mondo” come l’ha definita l’insigne giurista Roberto Benigni (e come si può non fare proprio il parere di un uomo di una tale levatura intellettuale?) le ho scaglionate nel 2018, a partire da gennaio in coincidenza con i settant’anni dall’entrata in vigore di questa “legge fondamentale” che, abbiamo visto, è costituita essenzialmente da una serie di trappole per impedire alla gente di esprimersi realmente e/o per vanificare la proclamata volontà popolare.

In particolare la volta scorsa ci siamo soffermati su uno dei “capolavori” della “nostra” costituzione, l’articolo 75, che vieta, fra le altre cose, il referendum sui trattati internazionali. Grazie a esso ci hanno imposto l’ingresso nella UE e la rinuncia alla nostra moneta nazionale senza consultarci e senza nemmeno informarci, e guarda caso, grazie a esso il sinistrume da sempre nemico del popolo italiano, cerca di imporci oggi il Global Compact, questa schifezza partorita dai cervelli patologici dell’ONU che imporrà l’accettazione senza ostacoli, controlli, possibilità di respingimento, dell’invasione extracomunitaria, sapendo bene che una volta sottoscritta, l’accettazione di questa disgrazia, grazie all’articolo 75 diventerà irreversibile. In pratica, grazie a esso il popolo italiano è trattato come un’accozzaglia di bambini deficienti o di bruti, esseri comunque indegni di dire una parola sul destino che “loro” hanno deciso di riservarci. E’ lo spirito democratico della democrazia.

Ma naturalmente non finisce qui, e vediamo il resto delle amenità che la carta (sheet in inglese) costituzionale ci riserva.

Articolo 76.
L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

Articolo 77.
Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore
di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessita’ e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua
responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere
Passim…

Questi due articoli sono un altro bell’esempio dello spirito che ha animato “i padri” costituzionali: poiché il fascismo aveva posto l’accento sul potere esecutivo, allora costoro hanno voluto enfatizzare al massimo quello legislativo in una sorta di eterno regime assembleare in stile Comune di Parigi del 1870. E’ ovvio che una cosa del genere non ha funzionato, e di fatto da settant’anni i governi continuano a governare grazie alla scappatoia dei decreti legge.

Gli articoli dall’83 al 90 trattano la figura del presidente della repubblica, e diciamo pure che si tratta di una figura anomala rispetto a come essa è delineata nelle costituzioni della maggior parte delle democrazie occidentali, dove in genere sono possibili due casi: o si tratta di una figura simbolica praticamente priva di poteri politici, e in questo caso viene eletta dal parlamento, o ha poteri politici importanti, e in questo caso deve ricevere l’investitura del mandato popolare; questi sono ad esempio i casi degli Stati Uniti e della Francia.

Il presidente della repubblica italiana, invece, è eletto dal parlamento e non dal popolo, pur disponendo di rilevanti poteri politici, è certamente un altro modo, oltre a quelli che abbiamo già visto, per dire ai cittadini che non devono mettere becco in ciò che la classe politica decide per loro.

Noi abbiamo visto i presidenti della repubblica tutti sempre di centrosinistra, ostacolare apertamente gli esecutivi quando non erano conformi ai loro orientamenti Scalfaro e Napolitano si sono distinti nel conferire mandati di premier sulla base di maggioranze artefatte, sempre a favore del centrosinistra, costruite su defezioni dal campo politico nei quali erano stati eletti, personaggi come Lamberto Dini e Angelino Alfano, laddove un minimo di decenza avrebbe imposto lo scioglimento delle camere e il ritorno alle urne. Il messaggio che si da è sempre lo stesso, che costituisce il principio base della democrazia:

“Caro cittadino “sovrano”, di te, delle tue esigenze, delle tue opinioni, non ci importa un c…zzo!”

Gli articoli da 101 a 113 sono la base di una vergogna tutta italiana, uno dei sistemi giudiziari più iniqui oltre che inefficienti del mondo. Riguardo all’inefficienza, ne è una chiara testimonianza la lunghezza spropositata dei processi, già sufficiente di per sé a rendere l’aspettativa dei cittadini di avere giustizia un’utopia, ma non si tratta solo di questo, è tutto il sistema a essere costruito in maniera perversamente errata a partire dal dettato costituzionale.

L’idea erronea di base è quella di presupporre che una magistratura del tutto indipendente da ogni altro potere sarebbe perciò stesso stata una magistratura imparziale, il che non solo non è assolutamente vero, ma anzi al contrario, l’esperienza ci dimostra che è proprio l’assenza di una qualsiasi forma di controllo da parte del potere politico e della società civile ad aver generato e permesso ogni sorta di abusi da parte della “casta” giudiziaria cui tutto è consentito.

L’articolo 101 proclama:
“I giudici sono soggetti soltanto alla legge”.

E l’articolo 104 precisa:
“La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”.

Giovanni Giolitti, che era uno che se ne intendeva, diceva: “Le leggi, per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano”.

“La legge” è un concetto astratto, essere soggetti “alla legge” significa non essere soggetti a nulla, soprattutto quando il sistema concede ai giudici un’enorme discrezionalità e “alla legge” non corrisponde nessuna idea di giustizia.

L’unico a esercitare teoricamente una qualche forma di controllo sui magistrati è il Consiglio Superiore della Magistratura, il solito carrozzone-orpello costoso, pleonastico e sostanzialmente inutile, cui sono attribuite le funzioni di controllo sui magistrati che fino al 1947 spettavano al ministero di grazia e giustizia, e che sono esercitate da quasi tutti i ministeri della giustizia del mondo, si tratta di un organo di autogoverno dei magistrati stessi, che sono così chiamati a controllare e a giudicare se stessi.

Questo spiega perché negli anni, e soprattutto negli ultimi anni abbiamo visto i giudici emettere con la massima tranquillità del delinquente che si sa impunito, una sentenza più aberrante dell’altra. Abbiamo visto sentenze vergognose tendenti sempre a favorire i delinquenti e a punire la gente per bene che cerca di ribellarsi ai soprusi, ispirate al “principio” marxista che la colpa dei crimini è sempre “della società”, abbiamo visto cittadini rapinati in casa ed esercenti aggrediti nei loro negozi processati per “eccesso di legittima difesa” ogni volta che hanno cercato di difendersi (per questi furfanti in toga che esercitano una mostruosa parodia di giustizia, la legittima difesa è sempre un “eccesso”), e condannati a “risarcire” i delinquenti che li avevano rapinati, e un trattamento non migliore hanno ricevuto gli esponenti delle forze dell’ordine quando hanno cercato di sventare reati.

Per i delinquenti, per i clandestini, per coloro la cui stessa presenza sul nostro suolo nazionale è un illecito, invece, a quanto pare, tutto è consentito.

“Indipendenza” della magistratura significa indipendenza da ogni altro potere dello stato e da qualsiasi forma di controllo da parte della società civile, non certo indipendenza da precise affiliazioni politiche, si pensi solo alla presenza di un’associazione come “Magistratura Democratica”, in pratica il partito della “toghe rosse”. Nella costituzione “più bella del mondo” non potevano mancare le barzellette, una di queste è il primo paragrafo dell’articolo 101:

“La giustizia è amministrata in nome del popolo”

Nella realtà dei fatti, quella che si ha la spudoratezza di chiamare giustizia, è amministrata in nome e per conto di quella parte non certo maggioritaria del popolo che un tempo si riconosceva nel PCI e oggi nel PD. L’uso dell’arma giudiziaria, cioè di un potere totalmente sottratto al controllo della società civile e dell’opinione pubblica, è diventato qualcosa di talmente usuale da averci fatto l’abitudine, sebbene in esso non ci sia nulla di normale.

Questa situazione è palesemente il frutto del ’68, i “contestatori” di allora sono diventati magistrati (nonché giornalisti, insegnanti, operatori della scuola e dei media) mettendo nelle mani della sinistra un potere enorme del tutto al di fuori del controllo popolare, e permettendole di influenzare l’opinione pubblica come prima di allora non sarebbe stato possibile. Certamente per ottenere questo, valeva la pena di tradire le classi lavoratrici, come la sinistra ha fatto.

Noi abbiamo visto l’uso politico della magistratura per fare fuori, per annientare politicamente personaggi che il PCI – e poi PD – riteneva sgraditi o comunque di ostacolo alla sua ascesa politica: prima Craxi, poi Berlusconi, e adesso ci provano con Salvini e la Lega, ma naturalmente, gli attacchi più duri, le montature giudiziarie più feroci sono state riservate al nostro ambiente: pensiamo a Franco Freda e alla montatura giudiziaria per cui lo si è voluto coinvolgere a tutti i costi, senza uno straccio di prova, nella strage di Piazza Fontana, tendendo sul suo capo per anni l’incubo di una condanna, dopo aver rimesso in libertà anche mediante una legge apposita, il vero colpevole, l’anarchico Pietro Valpreda, ma odissee giudiziarie dello stesso genere sono toccate anche ad altri, ad esempio Paolo Signorelli, e non parliamo della strage di Bologna, etichettata da subito senza uno straccio di prova come “strage fascista”. “L’indipendenza” (teorica) della magistratura ne ha fatto in concreto uno strumento politico al servizio del PCI-PD.

Oggi, rispetto al passato anche recente, la situazione è nettamente peggiorata. Oggi rispetto al passato siamo interessati, o per meglio dire invasi da flussi migratori provenienti dal Terzo Mondo rispetto ai quali non c’è nulla di casuale né di inevitabile, ma sono l’effetto di una precisa e ben calcolata manovra tesa a sostituire le classi lavoratrici europee troppo sindacalizzate e consapevoli dei loro diritti, con gente che il grosso capitale ritiene più facilmente manipolabile.

Se i comportamenti umani fossero ispirati a un minimo di razionalità e la sinistra – italiana ed europea – fosse quella difesa delle classi lavoratrici che ancora adesso (sempre più raramente, per la verità) pretende di essere, dovrebbe essere la più strenua oppositrice di questo movimento di presunta immigrazione – invasione – sostituzione etnica, ma immaginare una cosa del genere, significa non tenere conto delle tare e delle tabe mentali di cui sono affette le sinistre, nelle quali l’ideologia marxista ha iniettato un pensiero patologico che non ha nulla a che fare con la realtà.

C’è prima di tutto, ovviamente, il fatto che le sinistre, sono dominate a partire dal ’68 da élite di estrazione borghese e alto-borghese che non faranno mai nulla contro i propri reali interessi di classe che non sono certo quelli dei lavoratori, ma tutto ciò collima ottimamente con l’aberrazione ideologica marxista: vi giocano prima di tutto una “filosofia” che discende direttamente dai “magnanimi lombi” di Marx secondo la quale l’essere umano è interamente il prodotto di fattori ambientali, sociali, educativi, con la totale esclusione di quelli ereditari, etnici, biologici, innati e la presunzione che perciò un immigrato o un figlio di immigrati si potrebbe facilmente trasformare in un “nuovo italiano” o in un “nuovo europeo” (cosa tra l’altro chiaramente smentita dall’esperienza che ci fa vedere che spesso le reclute del terrorismo islamico in Europa sono immigrati di seconda e terza generazione), a cui si aggiunge la frottola del “buon selvaggio” di rousseauiana memoria, e la persuasione che per dare vita all’ “uomo nuovo”, utopia da sempre delirata dalla sinistra, sia meglio lavorare “sul nuovo” piuttosto che rabberciare “il vecchio”.

Dell’atteggiamento cristiano-cattolico non vale nemmeno la pena di parlare, tanto è evidentemente legato a fattori fideistici e non razionali, se non forse per evidenziare che la contrapposizione marxista natura-cultura e la svalutazione della natura a favore della cultura è un ricalco della contrapposizione cristiana anima-corpo e la svalutazione del corpo a favore dell’anima. Il marxismo è figlio del cristianesimo, questo è evidente.

Il risultato di tutto ciò si capisce facilmente, e si riassume in una parola: RAZZISMO, il razzismo più stupido e abietto che possa esistere: quello della sinistra e del cattolicume contro i propri connazionali e a favore di questi nuovi venuti.

L’indipendenza da qualsiasi controllo da parte della società civile e l’enorme discrezionalità che la “nostra” costituzione accordano alla magistratura, hanno favorito in questi anni la pronuncia di sentenze assurde, deliranti, contrarie a ogni minimo senso della giustizia e del pudore da parte di magistrati che hanno dimostrato razzismo e odio nei confronti dei loro connazionali che hanno il torto di essere nati e vivere nella stessa terra dove sono vissuti i loro padri.

Ciò naturalmente si congiunge naturalmente alla propensione della sinistra a stare dalla parte dei delinquenti contro le vittime perché le colpe sono tutte sempre “della società”, per il fatto molto semplice che nella stragrande e schiacciante maggioranza delle volte sono gli immigrati a compiere reati contro gli Italiani e quasi mai accade il contrario.

Noi abbiamo avuto un esempio allucinante di tutto ciò, e soprattutto della parzialità e del razzismo anti-italiano della magistratura “rossa” nella vicenda di Macerata, dove una ragazzina sedicenne, Pamela Mastropietro, è stata drogata, stuprata e uccisa da quattro spacciatori nigeriani che poi hanno fatto a pezzi il suo corpo come una carcassa su un banco di macelleria e poi l’hanno abbandonato dentro due trolley.

Con una comprensibile reazione a tale atrocità, un ragazzo, Luca Traini, ha sparato, ferendoli, ad alcuni nigeriani, connazionali e “colleghi” degli assassini.

Il comportamento della magistratura “rossa” ha brillato per iniquità, dimostrando a chiunque volesse capire che essa amministra solo un’oscena caricatura di giustizia, totalmente sbilanciata a favore degli allogeni e razzista verso i nostri connazionali. Hanno incriminato i quattro assassini nigeriani non di omicidio, ma solo di vilipendio di cadavere, mentre Luca Traini è stato imputato di strage aggravata pur non avendo ucciso nessuno.

Come se non bastasse, la sinistra locale poco dopo ha organizzato un bel gesto riparatore per riconsacrare l’antifascismo maceratese profanato dall’atto di Traini: una “pentolaccia” riservata ai bambini, dove invece della pentola di terracotta, quello che dovevano colpire, era un pupazzo di Mussolini appeso a testa in giù, in modo da rievocare piazzale Loreto, uno degli episodi più infami e vergognosi della “resistenza” e da educare il più precocemente possibile i bambini a quel misto di violenza e stupidità che conosciamo come antifascismo.

Strage aggravata da che cosa? Dal razzismo. Questa faccenda di rendere le opinioni razziali perseguibili per legge è paradossale, e sarebbe grottesca se non fosse tragica. Poniamo che un italiano dia un pugno a un immigrato: in questo caso c’è l’aggravante di odio razziale. Supponiamo invece che in circostanze identiche sia un africano a colpire un italiano nativo, allora l’aggravante non sussiste.

In sintesi, ritenere che un solo gruppo umano caratterizzato dal colore della pelle, in particolare coloro che hanno la sfortuna di essere caucasici di pelle bianca, possano avere un determinato tipo di colpa, commettere un determinato reato, nel caso specifico “il razzismo”, è una presunzione razzista, il razzismo stupido e masochista della sinistra (e della Chiesa cattolica) contro la nostra gente.

Una discriminazione a danno degli Italiani imposta dalla magistratura “rossa” grazie al fatto che gli articoli da 101 a 113 della costituzione “più bella del mondo” hanno determinato l’esistenza in Italia di una vera e propria “dittatura giudiziaria”.

Resta da vedere, e toccherà rimandarlo a un’altra volta, l’ordinamento amministrativo: le regioni, le autonomie locali, la tutela delle minoranze, e qui di nuovo potremo vedere quel che abbiamo visto a proposito dell’articolo 3: si tratta di un’arma potente rivolta contro gli Italiani, ma quando si tratta di difendere i loro diritti, diventa stranamente inefficace.

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Categorie: Politica

Pubblicato da Fabio Calabrese il 11 Febbraio 2019

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

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