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Il fascino di Siviglia e la cattedrale gotica più grande del mondo – Luigi Angelino

Il fascino di Siviglia e la cattedrale gotica più grande del mondo – Luigi Angelino

Siviglia è la quarta città della Spagna per numero di abitanti, situata nella parte sud-occdentale della penisola iberica, nell’area geografica storicamente denominata “Andalusia” (1), in una posizione pittoresca sulle rive del fiume Guadalquivir. L’area metropolitana di Siviglia è considerata il centro artistico, culturale, finanziario e socio-economico della Spagna del sud. Quando ho visitato questa splendida città, ne sono rimasto affascinato, ammirando i numerosi monumenti, le piazze, i giardini, i luoghi di notevole valore artistico ed architettonico come la Giralda, la Cattedrale, l’Alcàzar e l’Archivio delle Indie, dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1987. Non a caso, Siviglia ha un centro storico che è il terzo più esteso d’Europa.

Secondo le ricostruzioni più attendibili furono i Tartessi (2) intorno all’VIII sec. a.C, i fondatori di quella che sarebbe diventata la città di Siviglia, attribuendole il nome di Ispal. I Tartessi intrapresero rapporti commerciali anche con i Fenici ed i Greci, occupando una buona parte del sud della Spagna. Dei Tartessi rimane un’importante testimonianza, ovvero il Tesoro del Carambolo rinvenuto nei dintorni della città nel 1958 ed attualmente conservato in una cassaforte del Museo Archeologico. Per un breve periodo, nel III secolo a.C., i Cartaginesi occuparono una parte del sud della Spagna, ma Scipione l’Africano durante la seconda guerra punica sconfisse l’esercito guidato da Asdrubale nel 206 a.C. Scipione, allora, fece fondare una città non lontana denominata Italica per far accampare le truppe non lontano da Hispal, che romanizzata diventò Hispalis (3). I due nuclei molto vicini si ingrandirono fino a formare un’unica fiorente città, al punto che Cesare nel 45 a.C. concesse ad Hispalis la dignità di colonia romana, rendendola una delle città più importanti di tutta la penisola iberica. Nel II secolo d.C. Hispalis subì varie invasioni da parte di popolazioni africane, che però in qualche modo furono sempre respinte da parte dell’esercito romano. Nel contempo si diffuse il Cristianesimo, in un grande conflitto con gli antichi culti pagani, che culminò nel 287 con il martirio delle sorelle Giusta e Ruffina, che rifiutarono di offrire un voto ad una divinità pagana e professando pubblicamente la propria fede cristiana, fino a meritare in seguito il titolo di patrone della città.

La caduta dell’impero romano d’Occidente portò rovina e scompiglio in tutta la penisola iberica, con ripetute invasioni dei Vandali (4), degli Svevi(5) e dei Visigoti(6). I Vandali di Gunderico saccheggiarono Siviglia nel 426, mentre il figlio Genserico la lasciò in mano ai Visigoti, con l’ambizione di conquistare l’Africa settentrionale civilizzata dai Romani. Con i Visigoti, tuttavia, Siviglia conobbe una certa stabilità, tornando a rappresentare un notevole centro culturale dell’Europa occidentale. Ma l’ondata araba spinta dai proseliti di Maometto era destinata a minacciare l’intera Europa. Nel 712 Musa ibn Nusayi, avvalendosi di un esercito di 18.000 uomini, attraversò lo stretto di Gibilterra, riuscendo a conquistare Siviglia e l’intera regione dell’Andalusia, arrivando fino alle porte di Toledo. Durante il periodo di dominio arabo, la città venne chiamata Ishbillya ed il fiume, che i Romani chiamavano Betis, cambiò nome in Wadi al-kabir (fiume grande). In realtà proprio dai due nomi arabi derivano gli attuali vocaboli della città di Siviglia e del fiume Guadalquivir. La dominazione araba rappresentò, comunque, per Siviglia un periodo di ascesa economica e culturale, al punto che nel 1147 con la dinastia degli Almohadi fu scelta come capitale del Califfato, che fino ad allora aveva avuto come capitale Cordoba. Non bisogna dimenticare che alcuni monumenti principali della città, come la Giralda, la Torre dell’Oro, l’Alcazar e le mura della Macarena furono costruiti proprio nel periodo di dominio arabo (7). Ferdinando III di Castiglia, dopo due anni di difficile assedio, nel 1248 conquistò la città, riportandola nel mondo cristiano e costringendo tutti i Musulmani, che invece avevano avuto tolleranza nei confronti delle diverse etnie, ad abbandonare Siviglia. Ferdinando favorì il ripopolamento di Siviglia con migliaia di Castigliani e fece convertire le numerose moschee in chiese, ordinando la costruzione di altri numerosi templi di culto cristiano. Il re, inoltre, compì un gesto simbolico per sottolineare il prestigio della sua impresa, decidendo di spostare nell’Alcazar, ex fortezza araba, la corte del Regno di Castiglia, rendendola a tutti gli effetti la prima Casa reale spagnola. La figura di Ferdinando III divenne leggendaria, forse anche in virtù di questo suo gesto di spostare la capitale a Siviglia, favorendo i sentimenti di orgoglio degli abitanti della città, che da allora lo considerarono come il patrono protettore di Siviglia. Di seguito anche il figlio di Ferdinano, Alfonso X il saggio, contribuì a rendere più fiorente la città, preoccupandosi di alcuni ampliamenti dei Reales Alcazares e di altri quartieri della città (8). Ad Alfonso risale il celebre crittogramma, formato da due sillabe disgiunte fra loro da una specie di matassa a forma di 8, che, secondo una leggenda locale, corrisponderebbe all’espressione fonetica della frase “no me ha dejado” che vuol dire “non mi ha abbandonato”, con riferimento alla lealtà che Siviglia dimostrò al monarca in occasione dello scontro con suo figlio. Secondo un’altra congettura, anch’essa priva di accertato riscontro, il crittogramma rappresenterebbe la parola NODO (9), simboleggiando il particolare legame con la città. Il precitato crittogramma sarebbe poi diventato l’emblema principale della metropoli andalusa. Con Pietro I di Castiglia, verso la metà del XIV secolo, la città si ampliò in maniera notevole e nel 1401 ebbe inizio la costruzione dell’imponente cattedrale, nel luogo dove sorgeva una grande moschea. E’ necessario sottolineare che i sovrani cattolici decisero poi di espellere dal regno anche gli Ebrei, soprattutto per motivi economici, e fecero diventare Siviglia la sede di una delle più tristi istituzioni della storia, quella che quasi ironicamente era chiamata “santa” Inquisizione.

La cattedrale di Siviglia è una costruzione imponente e rappresenta la più grande cattedrale gotica del mondo. Per quanto riguarda le dimensioni, essa è la terza chiesa cristiana del mondo dopo San Pietro nella Città del Vaticano e Nostra Senhora da Conceicao Aparecida, situata a San Paolo, in Brasile. Per un breve periodo fu la chiesa più grande del mondo, quando nel 1520 superò la Basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (10), che per quasi un millennio era stato l’edificio religioso più grande del mondo. La storia della costruzione della cattedrale affonda le radici nel periodo arabo. Durante il periodo degli Almohadi (1172-1298)(11), sorse la moschea di al-Moharren della penultima capitale andalusa, tra il 1172 ed il 1198, con la finale inaugurazione a cura dell’architetto Ahmed Ben Baso. Nel 1248 la moschea passò sotto il controllo dell’arcidiocesi di Siviglia e di conseguenza si decise di distruggere la moschea per consentire la costruzione di un’imponente cattedrale, che avrebbe presentato in seguito diversi stili architettonici, fino a raggiungere un aspetto unico ed originale. La vera e propria costruzione della cattedrale fu rimandata al 1433 e durò ben 75 anni, fino al 1507, prendendo le forme di un tempio gotico dal fascino austero e dalla geometria rigorosa. Nel Rinascimento, che nel caso specifico adattato alla cattedrale, si fa coincidere con il 1528, vennero aggiunte una serie di dipendenze tra cui le sacrestie, in particolare la Sacristia de los calices e la Sacristia Mayor, nonché le grandi torri in stile neoclassico di stampo manierista. Nel successivo periodo barocco si procedette alla costruzione della canonica del Santuario, i cui lavori durarono dal 1618 al 1663, restando però incompiuti. A ciò si aggiungono, nel medesimo periodo, numerosi arredi come l’organo e le suppellettili per l’altare. Di seguito, nel corso del diciannovesimo secolo, si assistette alla riparazione delle opere gotiche rovinate e al completamento delle parti incompiute delle fasi precedenti, fino ad arrivare alla prima decade del XX secolo, quando si decise di dare forma ad un’opera di pulizia stilistica, proseguendo nel perfezionamento e nella separazione dei vari stili usati (12).

La cattedrale di Siviglia è talmente imponente, che risulta difficile riuscire ad ammirarne l’intera struttura con un solo colpo d’occhio, se non dall’alto. Della parte esterna ciò che colpisce maggiormente è la Giralda, chiamata anche torre del Balistrieri, che svolge la funzione di torre e campanile. Come detto in precedenza, la Giralda fa parte del patrimonio dell’umanità dal 1987. La sua base si trova a 7,12 metri sul livello del mare, misurando 13,61 metri di lato, per un’altezza di 104,06 metri. La costruzione si basò sull’aspetto del minareto della moschea Kutubia di Marrakech (13), anche se la chiusura superiore e la torre campanaria rispettano i canoni del Rinascimento europeo . Nella Giralda si può accedere passando dalla cattedrale, raggiungendo i 70 metri di altezza e dominando tutta la città di Siviglia. Un aspetto singolare della splendida struttura è l’assenza delle scale: si sale percorrendo 34 rampe circolari, un sistema di origine araba che un tempo consentiva ai Muezzin (14) di arrivare in cima addirittura in sella al loro cavallo.

Di particolare pregio è il cosiddetto Patio de los Naranjos, che costituisce uno spazio rettangolare, una sorta di patio interno, che può essere assimilato alle funzioni di chiostro, conosciuto anche con il nome di Corral de los Naranjos. Le facciate esterne si presentano geometricamente ispirate secondo le usanze del tempo: esse disegnano un rettangolo di 43,32 (Nord/Sud) per 81,36 (Est/Ovest). Tale assetto comportò che i lati stretti fossero riempiti da sette archi gemelli, mentre quelli larghi ne contenevano tredici, divisi in due file da sei e da un grande arco centrale. Quest’ultimo serviva come entrata principale del patio ed è quella che attualmente si chiama Puerta del Perdon. Oggi il Patio de los Naranjos costituisce una delle parti più importanti della cattedrale, risultandone completamente integrato, nonostante le notevoli modifiche avvenute nel corso dei secoli.

Per quanto riguarda l’aspetto interno, la struttura della cattedrale si articola in cinque navate, che si presentano in stile gotico, con l’aggiunta di absidi e di un deambultorio. Le cinque navate formano una pianta perfettamente rettangolare, uguale millimetricamente a quella di Alhama, con la quale ha in comune anche le disposizioni delle porte. I muri appaiono molto sottili e colpisce la scarsa luminosità dell’ampio ambiente, in considerazione del fatto che le finestre sono molto piccole e composte, invece, da ottime vetrate. Percorrendo la navata centrale, ci accorgiamo che appaiono unite due importanti costruzioni: il coro, che colpisce per la presenza di grandi organi, e la Cappella Maggiore dove è collocato l’altare principale. Nell’ambito di essi sono poste tre sezioni, formate dalla cosiddetta navata di “Ferdinando III”, la crociera, dove sono presenti le volte più alte dell’edificio ed il retro-coro. La distribuzione di queste tre sezioni non è casuale, in quanto rappresentano le tre principali classi sociali medioevali: la cattedrale reale o pantheon dei re, la cattedrale ecclesiastica o parte riservata all’arcivescovo e la cattedrale popolare, situata nella parte ovest. All’inizio del transetto, poi, sono collocati quelli che sono ritenuti i resti mortali di Cristoforo Colombo (15), composti in un feretro di bronzo, sorretto da quattro araldi che rappresentano le quattro corone di Spagna (Leon, Castiglia, Navarra e Aragona). Si narra che il grande esploratore venisse spesso a pregare nella cattedrale prima dei suoi viaggi.

Di particolare pregio sono le tre Cappelle principali della cattedrale. Partendo dalla cappella di Sant’Andrea, si nota che l’elemento artistico più importante è la scultura lignea policroma di Juan Martinez Montanes, chiamata il Cristo de la Clemencia o Cristo de los Calices. La Cappella reale, è invece posizionata alla testa della cattedrale, dove sono collocati il pantheon di re Ferdinando e di suo figlio Alfonso, oltre alle tombe di altri membri della famiglia reale. In essa si può anche notare l’immagine in stile gotico di Santa Maria dei Re, simbolo dell’arcidiocesi di Siviglia. La Cappella Maggiore, infine, chiusa da un’imponente cancellata, conserva la più grande pala del mondo, che misura metri 20 per 18, capolavoro tardo gotico di Duncart, disegnato nel 1482, ma perfezionato nel 1564.

L’edificio nasconde al suo interno molteplici segreti, dettagli, simboli e curiosità.
Ma chi erano gli architetti di quest’imponente opera? I nomi di tutti gli artefici sono sconosciuti ai profani, anche se sicuramente erano i cosiddetti “sapienti costruttori”. Tra di loro spicca un nome illustre: Lorenzo Mercadante de Brittany (16), un personaggio enigmatico legato alla massoneria. Non sembra un caso che le porte principali della cattedrale siano 7: quella di San Cristobal-Puerta del Principe; quella della Immacolata Concezione; quella della Natività; l’Epifania o Porta dei Bastoni; la Porta del Battesimo; la Porta delle Campane e quella del Battesimo. Il numero 7 ha molteplici significati cabalistici: sette sono le aperture sulla testa (due occhi, due orecchie, due narici ed una bocca); sette sono i modi per entrare nello stato della saggezza; le fasi della vita dell’uomo sono suddivise in periodi di sette anni; sette sono i chakra del corpo umano; sette sono i passi che, secondo le credenze alchemiche, sono necessari per compiere la Grande Opera. Se alle sette porte principali della cattedrale di Siviglia, aggiungiamo le due secondarie, la lucertola ed il tabernacolo, otteniamo il numero 9, simbolo del “lavoro compiuto”, che implica il raggiungimento di uno scopo e l’inizio del perseguimento di un altro. E tanti sono i simboli alchemici ed esoterici presenti nella cattedrale, come ad esempio sulla porta di San Michele, chiamata anche della Nascita, dove è incisa la figura di una pastorella che porterebbe al bambino Gesù la pietra filosofale (17), uno dei capisaldi della ricerca alchemica. E su alcune colonne sono raffigurati altri simboli alchemici come il gallo e la volpe, o la lotta tra un uccello ed un animale terrestre, che vorrebbe indicare il conflitto tra l’anima ed il corpo. Il gallo, come è noto, è stato sempre associato alla rinascita e al culto solare, mentre la volpe ha una sua grande particolarità, perchè può essere interpretata come simbolo estremamente positivo oppure molto negativo, in base al contesto in cui è guardata. Nella tradizione orientale è considerata portatrice di fortuna e di ricchezza, mentre in Occidente è ritenuta simbolo di astuzia ed in campo religioso del peccato. Si nota, poi, l’incisione del drago senza ali, che indicherebbe un altro importante elemento alchemico, cioè lo zolfo. Nicolas Flemel (18), nel “Libro delle figure geroglifiche” (19) attribuisce allo zolfo, il drago senza ali, la proprietà di coagulare e al drago mercuriale, quello con le ali, la proprietà di fissare. I due draghi, secondo Flamel, devono essere chiusi dal Filosofo in un vaso sigillato ermeticamente, e si dissolvono liberando il più letale dei veleni, che, con la forza delle sue esalazioni, può causare la morte di ogni cosa vivente, Ilfilosofo, però, non avverte mai queste esalazioni, se ha cura di non rompere il vaso, ma si rende conto dei mutamenti che avvengono dai diversi colori che si manifestano durante la fase detta della Putrefazione.

Come detto in apertura, Siviglia è una città affascinante, ricca culturalmente e piena di monumenti importanti. Non lontano dalla cattedrale, è possibile visitare l’Alcazar, o Reales Alcazares, che era un’antica fortezza araba, emblematico esempio dell’architettura mudejar, con i tipici saloni, i patii e giardini che stupiscono per la straordinaria combinazione di colori. Di fianco all’Alcazar sorge il Palazzo di Carlos V, che conserva un’importante collezione di arazzi che rappresenta la conquista di Tunisi da parte del sovrano. Dal Palazzo è possibile accedere ai Giardini dell’Alcazar, in cui si distingue una felice sovrapposizione di stile arabo, romanico e rinascimentale. E come non parlare della mitica casa di Pilato, capolavoro dell’arte rinascimentale del XV secolo, fatta edificare da Don Fadrique (20) e secondo la leggenda ispirata alla casa di Ponzio Pilato a Gerusalemme. La leggenda racconta che il marchese si fosse accorto che la distanza fra la sua casa e la chiesa più vicina fosse uguale a quella tra la residenza di Ponzio Pilato ed il luogo dove Gesù fu crocifisso. Il nobile, allora, decise di far collocare lungo il percorso le 14 stazioni della Via Crucis, di cui la prima, quella rigurdante proprio il processo a Cristo, coincideva con la sua casa.

La capitale dell’Andalusia presenta un assoluto capolavoro, una piazza unica al mondo, Plaza de Espana, posizionata all’interno del Parque de Maria Luisa, costruita nel 1929 in occasione dell’esposizione ibero-americana, dietro il progetto dell’artista sivigliano Gonzalez (21). La piazza è riccamente decorata con mattoni, ceramiche e marmi colorati, dotata di ponti e canali fiabeschi. Il luogo presenta un suo particolare simbolismo: la forma semicircolare richiama l’abbraccio della Spagna alle sue nuove colonie; le 58 panchine rappresentano tutte le province spagnole; il Palacio Espanol al suo interno simboleggia il prestigio della potenza mondiale spagnola. Infine è necessario sottolineare che Plaza de Espana guarda verso il fiume, come se fosse tracciata la rotta da seguire per andare verso il continente americano.

Ed il fascino di Siviglia si estende anche ai quartieri meno conosciuti e turistici. La riva occidentale del fiume Guadalquivir è occupata dal caratteristico rione di Triana, in cui convivono elementi della città antica e di quella moderna. Se poi ti addentri nel Barrio de San Bartolomè al tramonto, i colori del sole calante si compenetrano negli elementi che compongono il quartiere, formato da case basse pittoresche e variopinte, in un intreccio unico di stili barocco, gotico e rinascimentale, quasi fosse lo specchio dell’intera città di Siviglia.

Note:

(1) Andalusia: l’Andalusia è una delle diciassette comunità autonome della Spagna ed è composta da 8 province. E’ la più polata comunità autonoma della Spagna, nonchè la seconda meno estesa. L’etimologia che fece derivare Andalusia da Vandalia o Vandalucia (terra dei Vandali )gode oggi di poco credito. Si sa con ragionevole certezza che il toponimo “Andalusia” fu introdotto nelle lingua castigliana durante il XII secolo, in derivazione della parola araba Al-Andalus, il nome dato ai territori della penisola iberica sotto il dominio arabo a partire dall’VIII secolo;
(2) Con il nome di Tartessi, in realtà, i Greci chiamavano le popolazioni dell’estremo occidente, identificandole soprattutto con gli abitanti del sud della Spagna.
(3) Cfr., David Baird-Martin Symington-Nigel Tisdall, Siviglia e Andalusia, Electa collana Le guide, Ed. Mondadori, Milano 2013;
(4) I Vandali erano una popolazione di origine germanica orientale, come i Burgindi, i Goti ed i Longobardi;
(5) Gli Svevi erano una popolazione germanica proveniente dall’area geografica prossima al Mar Baltico;
(6) I Visigoti erano una popolazione di origine scandinava ed appartenevano all’etnia dei Goti;
(7) Cfr. Hermann Schreiber, Gli Arabi in Spagna, Ed. Garzanti, Torino 1982;
(8) Cfr. Josè M. De Mena, trad. S. Masi, Arte e storia di Siviglia, Ed. Bonechi, Firenze 1992;
(9) In realtà il crittogramma si presenta così: NO8DO;
(10) La cattedrale di Santa Sofia a Costantinopoli divenne la sede del patriarca ortodosso, tranne un breve periodo tra il 1204 ed il 1261, quando fu convertita dai Crociati a cattedrale cattolica di rito romano sotto l’impero latino di Costantinopoli. Diventò moschea nel 1453 e rimase tale fino al 1931. Fu poi sconsacrata nel 1935 e fu destinata a museo;
(11) Gli Almohadi furono un movimento religioso ed una dinastia berbera di fede musulmana che emerse in opposizione agli Almoravidi, e che governò su una parte del Maghreb e della Spagna Musulmana dal 1147 al 1269. Il loro secondo Sultano assunse il titolo di Califfo, per motivi squisitamente politici, anche se non ricorrevano tutti i requisiti giuridici per quel titolo;
(12) Cfr., Francisco Cil Delgado, La cattedrale di Siviglia, Editoriale Escudo de, Siviglia 2013;
(13) La Moschea Kutubia è il principale edifcio religioso della città di Marrakesh, in Marocco. Essa rappresenta uno degli esempi più compiuti dell’architettura islamica almohade;
(14) Nell’ambito della liturgia islamica, il Muezzin, anticamemte chiamato talacimanno, è la persona incaricata di salmodiare cinque volte dal minareto. Il richiamo serve a ricordare l’obbligo di effettuare validamente la preghiera islamica;
(15) In realtà non si sa con certezza dove sia sepolto Cristoforo Colombo, in quanto se ne contendono la presenza sia la città di Siviglia, che la città caraibica di Hispaniola. Alla sua morte, l’esploratore fu sepolto in Spagna nella città di Villadolid nel 1506, ma, per rispettarne la volontà nel 1537 fu portato nella città caraibica di Hispaniola. Quando nel 1795 la Francia assunse il controllo di quella zona caraibica, alcune cronache riportano che i resti del corpo di Cristoforo Colombo furono riportati in Spagna, a Siviglia, ma gli abitanti di Hispaniola negano il trasferimento;
(16) Lorenzo Mercadante fu uno scultore originario della Bretagna molto attivo in Spagna nella seconda metà del quindicesimo secolo. Alcune narrazioni lo ritengono affiliato alla massoneria;
(17) In estrema sintesi si può dire che la pietra filosofale, in latino lapis philosophorum, è , per eccellenza, la sostanza catalizzatrice, simbolo dell’alchimia, capace perfino di risanare la corruzione della materia;
(18) Nicolas Flamel (1330-1418), alchimista francese, la cui fama si diffuse dopo la morte, quando venne collegato alla leggenda della pietra filosofale da una serie di opere alchemiche pubblicate nel XVII secolo e a lui attribuite, ma considerate pseudoepigrafiche;
(19) Le livre des figures hieroglyphiques (Il libro delle figure geroglifiche), pubblicato in Trois traictez de la philosophie naturelle, Paris, Veuve Guillemot, 1612;
(20) Fadrique Alvarez de Toledo y Enriquez de Guzman, semplificato in Don Fadrique (1537-1583) fu il quarto duca d’Alba ed importante condottiero spagnolo, comandante dell’esercito durante la Guerra degli Ottant’anni;
(21) Julio Luis Jesus Gonzalez-Pellicer (1876-1942) scultore e pittore spagnolo, che iniziò la sua carriera, grazie alla frequentazione del gruppo iberico guidato da Picasso a Parigi.

Luigi Angelino

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Categorie: Strade d'Europa

Pubblicato da Ereticamente il 8 Febbraio 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Grazie!!! E’ bello constatare l’esistenza, “Anche di Uomini” sul “pianeta delle Scimmie” (con tutto il rispetto per le Scimmie, intese come Genere Animale). Dall’articolo si percepisce l’Amore per la Cultura: espressione di quell’Intelletto che anela lo Spirito.

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