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Atene: gli dèi sono ancora qui – Luigi Angelino

Atene: gli dèi sono ancora qui – Luigi Angelino

Atene non è solo la capitale delle Repubblica Ellenica, ma è un mito, una delle città più antiche del mondo e più importanti dal punto di vista culturale, da cui sono partiti i raggi più luminosi per fondare l’intera civiltà occidentale. La capitale greca merita l’appellativo di “città del sole”, anche in considerazione del fatto che è la città d’Europa dove si contano più giorni di sole all’anno, di cui 179 durante i quali il cielo non è ricoperto da nuvole nemmeno per un istante e 157 in cui il sole è coperto da nuvole solo per meno di un’ora. Atene, pertanto, insieme a Madrid, risulta la capitale più arida d’Europa. E’ conosciuta in tutto il mondo per la nascita del concetto di democrazia, peraltro attuata in forma “diretta” e per essere stata la sede delle più grandi scuole di pensiero dell’antichità, l’Accademia di Platone ed il Liceo di Aristotele.

Poche città al mondo possono vantare di essere state abitate per più di 7000 anni in maniera continuativa. Già alcune tribù vi risiedevano intorno al 5000 a.C. in epoca neolitica. Ma la fondazione della città, in ambito storiografico, si fa risalire al III millennio a.C., ad opera dei Micenei, che si stabilirono sull’attuale collina dell’Acropoli (1). Successivamente, la città riuscì a sfuggire alle invasioni doriche e, durante, il cosiddetto “medioevo ellenico”, cominciò a svilupparsi per “sinecismo” (abitare insieme), nel senso che nacque dall’aggregazione spontanea di 12 villaggi fondati, secondo la leggenda, dal mitico re Cecrope. Ci affascina, tuttavia, il racconto mitico della fondazione di Atene, come del resto tutte le meravigliose e suggestive narrazioni del mondo greco che hanno formato, con il tempo, un’impareggiabile patrimonio artistico e letterario, destinato a rimanere unico al mondo. Seguendo il mito della fondazione, Atene fu fondata nel III millennio a.C. da due divinità, Poseidone ed Atena, che però cominciarono a litigare su chi di loro avrebbe dovuto dare il nome e la conseguente protezione alla città. Le due divinità si sottoposero al giudizio degli Ateniesi. Mentre Poseidone donò loro del sale ed un toro, promettendo vittorie in battaglia, Atena offrì loro un magnifico ulivo, promettendo agli abitanti il dono della saggezza, dell’intelligenza e della pace. Gli Ateniesi, dopo lunghe consultazioni, scelsero la protezione di Atena, da cui appunto la città derivò il nome. Si tratta di un bel racconto paradigmatico volto a spiegare ai posteri la più importante vocazione della città di Atene, quella cioè di dispensare saggezza e cultura, piuttosto che basarsi soltanto sui valori della forza militare, come invece avrebbe fatto Sparta. La leggenda racconta che il primo re fu l’egiziano Cecrope, mezzo uomo e mezzo serpente, seguito dal famoso Teseo (2) e dall’eroico Codro (3), che preferì la morte all’annientamento della città durante l’occupazione dorica. Sta di fatto che la prima forma di governo ateniese fu la monarchia, mentre tra il 1038 a.C. ed il 753 a.C. la guida della città fu affidata a 9 arconti (4), che prima furono magistrati eletti a vita, per poi trasformarsi in una carica decennale, fino al 682 a.C., quando diventò annuale. Durante il VII secolo a.C., Dracone (5) diventò una sorta di dittatore, anche perchè i contrasti fra gli arconti non permettevano di governare la città. Egli varò leggi e disposizioni durissime, al punto che, ancora oggi per “draconiane” si intendono le norme davvero severe. La città conobbe, poi, una grande espansione economica che determinò un progressivo e più accentuato coinvolgimento della popolazione nella vita politica ateniese. Solone (6) fu il personaggio carismatico che ridisegnò l’ordinamento cittadino, introducendo diversi provvedimenti a favore delle classe popolari, eliminando la schiavitù derivante dal mancato pagamento dei debiti, ridistribuendo il terreno fra i contadini e dividendo la popolazione a seconda del censo. Tuttavia, le riforme di Solone non accontentarono tutti e la classe media, costituita in prevalenza dagli artigiani e dai mercanti, appoggiò il colpo di stato di Pisistrato, introducendo verso la metà del VI secolo un periodo di tirannia, che continuò con i figli Ippia e Ipparco. L’ulteriore svolta della storia di Atene avvenne con Clistene (7) che introdusse riforme più radicali rispetto a quello soloniane, aprendo la via ad una forma di democrazia diretta che avrebbe fatto di Atene un esempio unico al mondo. Egli creò il Consiglio dei Cinquecento (Boulè), eletto dal popolo, mentre l’Attica fu suddivisa in dieci tribù, in grado di eleggere ognuna cinquanta delegati al Consiglio. In più si introdusse uno strumento originale per preservare la libertà, l’ostracismo (8).

Ma l’età d’oro di Atene si fa coincidere con l’ascesa al governo di Pericle (9). L’Atene periclea, nell’immaginario collettivo. è un pò come la Firenze dei Medici o la Parigi della “belle epoque”, costituendo un modello di eccezionale fioritura delle arti e delle attività letterarie. Pericle fece ricostruire alcuni templi dell’Acropoli, tra cui il Partenone, distrutti dall’Impero persiano, dopo le eroiche battaglie di Maratona e delle Termopili. Sotto il governo di Pericle, Atene raggiunse l’apice del proprio prestigio e del potere politico, grazie soprattutto alla struttura democratica della propria forma di governo, mettendosi anche a capo dell’alleanza delio-attica costituita in chiave antipersiana, che avrebbe esteso il proprio dominio sull’intero mare Egeo. All’immensa grandezza del patrimonio culturale del mondo ellenico non corrispose, tuttavia, altrettanta lungimiranza politica: la grande rivalità fra le principali città-stato determinò una decadenza sociale ed economica. Le guerre del Peloponneso (10), combattute tra Atene e Sparta nell’ultimo trentennio del V secolo a.C., nonostante l’apparente vittoria finale della Lega capeggiata da Sparta, portarono gravissime perdite e disagi ad entrambi gli schieramenti in campo, al punto da dare origine al proverbio: “Se Atene piange, Sparta non ride”.

Non è un caso che Socrate, Platone ed Aristotele abbiano sviluppato il proprio pensiero, destinato ad influenzare l’intera cultura occidentale, proprio a cavallo tra il V e il IV secolo a.C.. L’Accademia di Platone, fondata nel 387 a.C. cessò la sua attività definitivamente soltanto nel 529 d.C., quando Giustiniano ordinò la chiusura di tutte le scuole filosofiche pagane nell’impero bizantino, perchè il Cristianesimo era diventato religione di stato. E’ importante sottolineare come l’Accademia platonica di Atene rappresentò per tutta l’età antica uno dei più fulgidi esempi di avanguardia culturale, non solo nel campo filosofico ma anche nelle discipline scientifiche, al punto che i nobili Romani, in piena età imperiale, mandavano i propri rampolli ad Atene per apprendere gli elementi imprescindibili della tradizione didascalica greca. E ancora, l’Accademia platonica di Atene influenzò anche scuole di periodi molto successivi, come la scuola neoplatonica di Firenze del quindicesimo secolo. Il Liceo, invece, era la zona dove Aristotele fondò la scuola che fu appunto denominata “Liceo” e che aveva un carattere eminentemente peripatetico, traendo origine dal termine greco “perìpatos”, la passeggiata, cioè quella parte del giardino dove il maestro e i suoi discepoli camminavano discutendo. Il nome della località derivava da un santuario dedicato ad Apollo Licio. Alla morte di Aristotele, avvenuta nel 322 a.C., Teofrasto (11) gli succedette nella direzione del Liceo e poi Stratone di Lampsaco (12). Purtroppo, di seguito, il Liceo fu saccheggiato da Filippo V di Macedonia e tempo più tardi da Lucio Silla.

Uno dei simboli maggiormente rappresentativi della città di Atene e dell’intera Grecia è l’Acropoli, sulla quale spicca il Partenone, il cosiddetto “tempio della vergine”. L’Acropoli, in realtà, è una rocca, spianata nella parte superiore, che si eleva di 156 metri sul livello del mare. Questo luogo fiabesco è denominato anche “Cecropia”, in onore del leggendario uomo-serpente Cecrope, primo re ateniese. Come si è già accennato in precedenza, le più antiche fortificazioni poste sull’Acropoli, così come i vecchi edifici templari e le più arcaiche statue furono distrutte durante l’occupazione persiana del 480 a.C., ma le mura e i bastioni furono ricostruiti sotto il governo di Temistocle e di Cimone (13). Fu solo con Pericle, che volle celebrare la vittoria sui Persiani ed il conseguito primato politico, economico e culturale di Atene, che l’Acropoli si vestì di rinnovato e di più intenso splendore. L’opera più importante fu il Partenone, all’interno del quale, Pericle fece erigere una statua colossale di Atena Parthenos, elaborata da Fidia (14) ma poi andata perduta. E si possono annoverare altri gioielli dell’architettura classica come i Propilei, l’Eretteo ed il Tempio di Atena Nike. Il Partenone, in particolare, è considerato il più importante reperto che ci è pervenuto dall’antica Grecia. Si tratta di un tempio, octastilo, periptero di ordine dorico, le cui decorazioni, universalmente conosciute, costituiscono tra i più significativi esempi dell’architettura greca classica. Già da adolescente, imbevuto di cultura classica ginnasiale, fu un’emozione straordinaria risalire l’Acropoli in una mattina d’estate, per trovarmi di fronte la bellezza suggestiva del Partenone, che si stagliava non come semplice tempio religioso, espressione della devozione di un popolo, ma come una sorta di tempio celebrativo della cultura e della ragione umana dai contorni acronici e metastorici. Il nome dell’edificio richiama l’epiteto “parthenos” della dea Atena, come nubile e vergine, nonchè il mito della sua nascita, cioè per partenogenesi dal capo di Zeus. Al grande Fidia fu affidata la supervisione della costruzione dell’opera, con il quale collaborarono grandi architetti come Ictino, Callicrate e Mnescile. Ma direttamente a Fidia si attribuisce la concezione della decorazione figurata, la creazione dei modelli, nonchè l’organizzazione dell’officina ed il diretto intervento nelle fasi più delicate ed impegnative (15). Il tempio, nel corso della storia, ha subìto molteplici vicissitudini: trasformato in chiesa durante l’epoca bizantina, in moschea con l’occupazione ottomana, fino alla più grave distruzione avvenuta nel 1687, dopo un attacco dei Veneziani. Nella seconda metà del XVIII secolo molti Europei visitarono Atene ed alcuni ritrassero le pittoresche rovine del Partenone in quadri e dipinti, suscitando la simpatia nei confronti di quel mitico luogo, finchè nel 1801 l’ambasciatore britannico a Costantinopoli non ottenne dal Sultano il definitivo permesso per fare stampe e disegni delle antichità collocate sull’Acropoli. E, successivamente, nelle guerre fra Greci e Turchi, il famoso Tempio subì ulteriori danni, fino alla conquista da parte dei Greci, che progressivamente operarono una rivalutazione dell’intera Acropoli con progetti sempre più organici ed ambiziosi. Molto affascinante è la ricostruzione storica della funzione del Partenone, che sicuramente rappresentava un tempio, dapprima, come già si è detto, contenente la famosa statua di Atena prodotta da Fidia ed era il luogo dove si raccoglievano offerte votive. Tuttavia, poichè i sacrifici greci si svolgevano sempre su di un altare collocato a cielo aperto, mai all’interno dove potevano accedere solo i sacerdoti, alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che il Partenone fosse utilizzato soltanto come tesoreria. Tale opinione già in voga nel diciannovesimo secolo non è comunque maggioritaria, poichè gran parte degli studiosi ritiene il Partenone ancora un vero e proprio tempio dedicato al culto.

I Propilei costituiscono l’ingresso monumentale dell’Acropoli di Atene: la loro costruzione ebbe inizio nel 437 a.C. e terminò nel 432 a.C.. Il termine significa letteralmente “ciò che sta davanti al cancello”, poi però è servito ad indicare più semplicemente una struttura d’ingresso. I Propilei sono formati da un corpo centrale con due ali laterali, una verso nord, denominata “Pinacoteca” ed una verso sud, chiamata “Portico”, mentre il materiale usato è il marmo pentelico bianco e pietra grigia della celebre città di Eleusi, non lontano da Atene, dove si svolgevano i famosi “Misteri”, ispirati al racconto leggendario di Persefone (16).

Di grande fascino è il tempio, chiamato “Eretteo”, che ospitava il culto a Poseidone ed al mitico re Eretteo. Ma la parte più suggestiva del tempio, che ha molto impressionato anche lo scrivente, è la loggia delle Cariatidi (17), che custodisce la tomba del re Cecrope, nonchè un portico più a nord costruito per proteggere la polla di acqua salata fatta sgorgare da Poseidone e da cui si accede anche ad una zona a cielo aperto, dove si trova il mitico “ulivo” di Atena e la tomba di Pandroso. Risulta evidente come il tempio chiamato “Eretteo” sia un pò lo specchio della mitica fondazione di Atene, che, come descritto nella breve rassegna storica introduttiva, si fonda sul contrasto tra Poseidone ed Atena, a significare il conflitto tra la forza fisica e quella intellettuale, con la scelta rivolta a quest’ultima da parte dei saggi Ateniesi. L’acropoli ateniese presenta numerosi monumenti di grande interesse, tra cui spicca sicuramente il tempio di Atena Nike, chiamato anche tempio della Nike Aptera. Questo edificio dall’atmosfera quasi magica è situato sul lato ovest dell’Acropoli, non lontano dai Propilei, solo a pochi metri dall’orlo delle rocce a strapiombo che sono proprio la caratteristica principale della stessa Acropoli. Probabilmente, il tempio fu costruito intorno al 425 a.C. e si presenta in ordine ionico, con una struttura formata da quattro colonne libere sulla fronte e sul retro, ornato nei fregi di preziosi bassorilievi che raccontano, secondo i critici, la grande vittoria di Maratona (18) contro i Persiani. Nel primo decennio del ventunesimo secolo si è provveduto a svolgere grandi lavori di restauro nel tempietto di Athena Nike, reintegrando parti formate in pietra ed asportando le decorazioni, che sono state trasferite nel Museo dell’Acropoli e sostituite con delle copie (19).

Alle pendici dell’Acropoli, il simbolo di Atene e dell’intero mondo ellenico, troviamo il pittoresco quartiere della “Plaka”. Quante volte, nel corso dei miei ripetuti viaggi nella capitale greca, mi è capitato di percorrere le sue strade lastricate, fiancheggiate da piccoli negozi colmi di souvenir, gioielli, abbigliamento e ceramiche locali. Con una certa nostalgia ricordo una cena romantica consumata nel vicino borgo di Anafiotika, che con le sue case bianche dai tetti colorati, in prevalenza azzurri, fa respirare la tipica aria delle isole dell’Egeo. Non lontano, sempre ai piedi dell’Acropoli, troviamo il suggestivo quartiere di Monastiraki, che prende il nome dal piccolo monastero situato nella piazza principale. E’ una zona che rivela la dominazione ottomana della città di Atene (20), con stradine piene di negozi, dove si vendono articoli di qualsiasi specie e si è soliti mercanteggiare sul prezzo, come tipica abitudine turca. Questa zona non è solo famosa per l’intensa attività commerciale, ma anche per gli edifici di carattere culturale: nella Moschea Tzisdaraki si possono ammirare le collezioni di ceramica del Museo d’Arte popolare greca e nella Biblioteca di Adriano (21) si possono trovare molti reperti dell’epoca classica ateniese e del periodo di dominio romano. Di grande pregio è la chiesa bizantina Kapnikareas, annessa all’Università di Atene, che si presenta in maniera originale, in quanto è costituita da due cappelle affiancate: quella di destra risale all’XI secolo ed è costruita su una pianta a croce greca, mentre quella di sinistra del XII secolo, è sormontata da una cupola. Il cimitero di Kerameikos, situato nelle vicinanze, appare un paradiso di pace, anche se immerso nel caos della metropoli greca, con una vegetazione ed una fauna numerose in tutti i periodi dell’anno. E, superando la Piazza Monastiraki, si giunge ad un’altra piazza tranquilla, chiamata “Piazza della Cattedrale”, dove fu edificata una misteriosa chiesetta risalente al XII secolo e dedicata ad “Agios Elefterios” ‘ (San Liberato), a cui è affiancata la “Megale Mitroplli”, la cattedrale di Atene, molto più moderna, in quanto risalente alla metà del XIX secolo (22).

Oltre all’Acropoli, Atene è conosciuta per altre colline, come quella di circa 60 metri di altezza dove è situato il Tempio di Efesto, realizzato in stile dorico e dominante l’Agorà, dove si svolgeva il centro della vita pubblica dell’antica Atene. Questo tempio è più noto con il nome di “Theseion” (tempio di Teseo), ma in realtà si tratta dell'”Ephaisteion” citato nelle opere di Pausania (23) e dedicato al culto di Efesto, dio del fuoco, delle arti e del metallo, motivo per il quale fu posto nel quartiere dei fabbri della città. La sua edificazione risale al periodo tra il 449-444 a.C. e risulta, pertanto, più antico dello stesso Partenone, segnando il periodo di grande sviluppo di Atene. Pur essendo stato realizzato in pietra e non in marmo, la sua struttura appare spiccatamente armoniosa e ben conservata. Purtroppo le decorazioni esterne sono abbastanza danneggiate, anche se è possibile distinguere i tratti delle sculture che ripercorrono le leggendarie lotte di Teseo ed Eracle (24).

Molto più alta ed imponente è, invece, la collina del Licabetto, che si innalza a 277 metri sul livello del mare. Si tratta di una grande roccia, che, secondo la leggenda, fu lasciata cadere sulla città dalla dea Atena. Dal Licabetto è possibile godere di una splendida veduta panoramica della metropoli, spaziando in più direzioni, verso l’Acropoli, verso il Pireo ed il mare Egeo: in alcuni giorni particolarmente sereni si riesce perfino ad intravedere l’isola di Egina. Il “Licabetto” può essere raggiunto in funivia, ma io ho sempre preferito la pittoresca passeggiata a piedi che parte da via Aristippou, all’angolo della scalinata di via Loukianou, fermandomi più volte nei tortuosi sentieri a respirare la fragranza dei pini profumati, in un’esplosione di colori tipicamente mediterranei. Durante una mia visita pomeridiana, ho potuto visitare la caratteristica cappella del XIX secolo intitolata a San Giorgio, ma durante la seconda visita serale, ho avuto il privilegio di ammirare in lontananza l’Acropoli con il Partenone illuminato, uno spettacolo di incomparabile bellezza.

Vi è anche un’altra Atene, quella moderna e caotica, che ha in Piazza Omonia il suo centro nevralgico e da cui partono le arterie principali della vita cittadina, tra cui le più importanti conducono verso la Piazza Syntagma, cioè la Piazza della Costituzione, che si apre davanti al parlamento ellenico su una superficie di circa 25.000 metri quadrati. La piazza pende il nome dalla costituzione concessa nel 1843 dal re di Grecia Ottone I di Wittelsbach (25), dove i turisti si fermano a guardare gli “euzoni”, i soldati con la caratteristica fustanella (gonnellino) e le babbucce con la punta ricurva, che procedono alla cerimonia del cambio della guardia davanti alla tomba del Milite Ignoto. Ed intorno all’edificio del Parlamento Ellenico, si estende il giardino nazionale di Atene, che è adibito a parco pubblico, che ha un’estensione di circa 15,5 ettari. Oltre alle bellezze naturalistiche, nel parco è facile imbattersi, proseguendo fino alla zona dove si trova lo Zappeion (26), in antiche rovine, tamburelli e capitelli corinzi di colonne, mosaici e altri reperti classici. Sul lato sud-est del parco sono collocati i busti di marmo di Giovanni Capodistria (27), il primo governatore della Grecia e di Jean-Gabriel Eynard. Mentre il lato sud è dedicato ad esponenti della vita culturale, con l’esposizione dei busti del celebre poeta greco Dionysos Solomos (28), autore dell’inno nazionale greco e di Aristotelis Valaoritis.

Atene è anche una città a spiccata vocazione marittima, costituendo con il Pireo, che è comunque un comune autonomo, un’unica grande conurbanazione. Il Pireo è un porto naturale che presenta diverse insenature e porticcioli secondari, la cui importanza nell’economia dell’Attica e dell’intera Grecia risale al V secolo a.C., quando divenne lo sbocco marittimo dell’Atene classica, contribuendo ad accrescere la sua crescita economica e militare. Attualmente è il più importante porto della Grecia ed il più trafficato d’Europa per numero di passeggeri. Troviamo le spiagge più vicine alla capitale greca nella località di Glyfada, che si estende dalla zona montuosa dell’Imetto fino a scendere verso le rive del Golfo Saronico (29), dove si scorgono le forme delle isole di Poros, di Egina e di Hydra. Glyfada è anche la località di molte celebrità del mondo ellenico, tra cui politici, sportivi e personaggi dello spettacolo, essendo considerata il centro della vita mondana ateniese, tanto da essere soprannominata la “Beverly Hills” greca.

La breve rassegna sulla città di Atene, dove hanno avuto origine i valori fondamentali della civiltà occidentale, è quasi un monito per coloro che hanno a cuore le sorti dell’Europa stessa. Come è noto, l’etimologia del nome del nostro continente è di chiara derivazione ellenica, riferendosi al mito del rapimento della bellissima Europa ad opera di Zeus, che la condusse verso occidente. E pensare ad un’Europa senza la Grecia è un pò come parlare di “pasta e fagioli” senza fagioli. Mi perdonerete il paragone culinario poco elegante, ma che cerca di rendere chiaro il mio pensiero. E’ quasi evidentemente simbolico notare come le difficoltà economiche e finanziarie che hanno colpito la Grecia negli ultimi anni abbiano, secondo autorevoli opinionisti, segnato un ulteriore passo verso il declino della civiltà occidentale. E’ impossibile, pertanto, sottrarsi al peso della “storia”, dimenticando le nostre radici culturali, molto spesso inconsapevoli e dimenticate. Alla luce di queste considerazioni visitare Atene diventa quasi un obbligo morale.

Ma desidero concludere questa sintesi, sicuramente incompiuta ed indicativa, con una delle immagini più suggestive dell’Attica e dell’intera Grecia: il tempio di Poseidone di Capo Sounion. Conservo ancora vivo il ricordo di questo sito, quando lo visitai da ragazzo, per la prima volta, in compagnia di mia madre. Capo Sounion è un promontorio situato sulla punta estrema meridionale dell’Attica, a 69 km da Atene. Su tale promontorio si stagliano in maniera molto suggestiva i resti di un tempio dedicato a Poseidone, il dio del mare, e di un secondo tempio dedicato ad Atena, di cui però rimangono solo le fondamenta. Secondo la leggenda, qui a capo Sounion, il re di Atene, Egeo, si sarebbe gettato in mare, dando così il suo nome alla distesa d’acqua ad est della Grecia. Il primo riferimento al luogo, tuttavia, lo ritroviamo in Omero, nell’Odissea, quando, doppiando il capo, muore il nocchiero di Menelao e sulla spiaggia sottostante se ne celebrano i funerali. Alcuni reperti archeologici ci testimoniano che il sito era già frequentato nell’VIII sec. a.C., mentre Erodoto (30) ci narra che nel VI sec. a.C., per la particolare aria mistica che aleggiava in quel luogo, i capi ateniesi erano soliti recarvisi via mare su una barca sacra, per compiere riti propiziatori in onore degli dei. L’imponente bellezza del tempio di Poseidone, con le sfumature cromatiche del tramonto, rapisce e meraviglia il visitatore, che non può fare a meno di ammirare silenziosamente le pietre lasciate dal tempo e dagli elementi, a cui innumerevoli occhi si sono rivolti nel corso dei millenni. Ed ecco che non servono effetti speciali cinematografici, che a volte distraggono ed appaiono ridondanti, ma solo uno sforzo della nostra fantasia intellettuale per riuscire a distinguere la sagoma di Poseidone che, come una sentinella, emerge dalle acque, o di Atena, che con il suo ulivo benedice e rende prosperi i devoti abitanti dell’Attica, oppure Zeus, il padre degli dei, che incarnando nel contempo la parte materiale e divina dell’uomo, guida le sorti del mondo ma ne è lui stesso in qualche modo influenzato.

Note:

(1) Cfr. Andrè Reszler, traduzione I. Alessi, Il mito di Atene. Storia di un modello culturale europeo, Ed. Mondadori, Milano 2007;
(2) Teseo è il decimo mitologico re di Atene, figlio di Etra ed Egeo, o di Poseidone, con il quale Etra una notte aveva giaciuto. Il suo nome ha la stessa radice di “thesis” e “tithemai” (creare), come Teti, la Dea creatrice, che, come racconta Omero, si unì con Oceano per generare tutti gli dei;
(3) Codro, secondo la leggenda, è stato l’ultimo re di Atene;
(4) Il nome arconte, in politica, designava la carica di magistrato supremo in varie “poleis” greche, una sorta di “consul” romano. Da notare che, in ambiente gnostico e neoplatonico, per arconti si intendono quelle figure della teogonia e della cosmogonia, che svolgono il ruolo di giudici e controllori del mondo materiale;
(5) Di Dracone o Draconte non si conoscono le date esatte di nascita e di morte. Si sa che sia nato alla fine del VII secolo a.C. e poi morto nell’isola di Egina nella prima metà del VI secolo a.C.. E’ stato il primo legislatore dell’Atene antica;
(6) Solone (638 a.C.- 558 a.C.) è stato considerato non solo un grande politico e giurista, ma anche un grande poeta. La sua opera è diventata, per i posteri, simbolo di equilibrio e di saggezza. Secondo alcuni studiosi regolamentò perfino l’attività sessuale di Atene, ponendo limiti alla pederastia ed istituendo bordelli pubblici;
(7) Clistene (565 a.C.- 492 a.C.) portò avanti l’opera di Solone, rappresentando anch’egli uno dei padri della democrazia;
(8) Cfr. Luciano Canfora, Il mondo di Atene, Ed. Laterza, Bari 2011;
(9) Pericle (495- 429 a.C.), il cui nome etimologicamente vuol dire “circondato dalla gloria”, fu figlio di Santippo del demo di Colargo. Con lui Atene raggiunse il periodo d’oro, a cavallo tra le Guerre persiane e quelle del Peloponneso;
(10) Cfr. Moreschini-Ferrari-Daverio Rocchi, La guerra del Peloponneso, Ed. Rizzoli, Milano 2008;
(11) Teofrasto (371- 287 a.C.), oltre ad essere un eminente filosofo, fu anche un importante botanico;
(12) Stratone di Lampsaco (335-274 a.C.) è ricordato più come scienziato che come filosofo;
(13) Cfr. Luisa Ferro, Studi e progetti per Atene archeologica, Ed. Araba Fenice, Cuneo 2007;
(14) Fidia (490-430 a.C.), grande e scultore ateniese, fu l’artista che meglio riuscì ad interpretare gli ideali della città periclea;
(15) Cfr. Bejor-Castoldi-Lambrugo, Arte greca, Ed. Mondadori, Milano 2103;
(16) Persefone, detta anche Kore (giovinetta), è fondamentale per i Misteri Eleusini, entrata in ambiente romano con il nome di Proserpina. Secondo il mito principale, nel semestre autunno-inverno, affiancava lo sposo Ade nel governo del regno dell’oltretomba, mentre nel semestre primavera-estate tornava sulla Terra dalla madre Demetra;
(17) Le cariatidi sono sculture utilizzate come colonne e che rappresentano figure femminili; le figure maschili con la stessa funzione sono chiamate “telamoni”o “atlanti”;
(18) La battaglia di Maratona fu combattuta nell’agosto o nel settembre del 490 a.C., segnando il trionfo del mondo greco contro l’Impero persiano;
(19) Il Museo dell’Acropoli di Atene raccoglie esclusivamente materiali rinvenuti sulla stessa Acropoli ed è situato ai piedi della collina;
(20) Cfr. Luca Asmonti, Breve storia di Atene, Ed. Carocci, Roma 2009;
(21) La Biblioteca di Adriano è un edificio monumentale romano ad Atene, situata nei pressi dell’area romana della città;
(22) Cfr. Domenico Musti, Introduzione alla storia greca, Ed. Laterza, Bari 2018;
(23) Pausania (110-180 d.C.), detto “Il Periegeta”, per distinguerlo dagli omonimi, fu uno scrittore e geografo di lingua greca, ma di origine asiatica;
(24) Teseo nella mitologia era l’eroe degli Ioni, mentre Eracle proteggeva i Dori;
(25) Ottone I (1815-1867), principe di Baviera, divenne primo re di Grecia nel 1832, ai sensi della Convenzione di Londra, sotto la protezione delle grandi potenze europee;
(26) Lo “Zappeion” è un imponente edificio neoclassico, costruito nel 1888 e destinato ad ospitare alcune competizioni dei Giochi olimpici del 1896, la prima Olimpiade del mondo moderno;
(27) Il conte Giovanni Antonio Capodistria (1776-1831) fu il primo capo di stato della Grecia indipendente, prima che si optasse per la forma monarchica;
(28) Dionysios Solomos (1798-1857), oltre ad essere stato un grande poeta, è ricordato come grande sostenitore dell’indipendenza del suo Paese, nonché autore del suo inno nazionale;
(29) Il Golfo Saronico si apre sulla costa orientale della Grecia, sulle acque del Mar Egeo, nel lato orientale dell’istmo di Corinto. L’area di Atene e del porto del Pireo si trovano a nord-est del golfo;
(30) Erodoto (484- 430 a.C.) fu considerato da Cicerone come il “padre della storia”, avendo adoperato metodi moderni come l’utilizzo della “prospettiva storica” nell’analisi degli eventi trattati.

Luigi Angelino

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Categorie: Strade d'Europa

Pubblicato da Ereticamente il 22 Febbraio 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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