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Milano (Medhelan/Mediolanum): tra storia e leggenda. A cura di Luigi Angelino

Milano (Medhelan/Mediolanum): tra storia e leggenda. A cura di Luigi Angelino

Proviamo a scattare qualche fotografia di Milano, seconda metropoli italiana per numero di abitanti e capoluogo della Lombardia, nonché sede della Borsa, considerata una delle capitali mondiali della moda e del design.

Secondo le ricostruzioni degli storici, Milano fu fondata intorno al 590 a.C., probabilmente con il nome di Medhelan, da una tribù celtica rientrante nel gruppo degli Insubri (1), nell’ambito della cultura di Golasecca (2). Secondo la leggenda tradizionale riportata da Tito Livio, poi ripresa in epoca medioevale da Bonvesin de la Riva (3), la fondazione di Milano si verificò nel VI secolo a.C., nello stesso luogo dove fu rinvenuta una scrofa semilanuta, per volere della tribù celtica capeggiata da Belloveso (4), che riuscì a sconfiggere i temibili Etruschi, che fino a quel momento avevano mantenuto una quasi incontrastata egemonia sulla zona.

I ritrovamenti archeologici hanno evidenziato che l’oppidum celtico si era sovrapposto al più antico insediamento golasecchiano, anche se non state trovate tracce di opere difensive della città, che, con ragionevole certezza, era costruita in legno e terra, meritando l’attribuzione della definizione di “villaggio” da parte di Polibio e Strabone. Tuttavia, i ritrovamenti della prima età del ferro evidenziano che l’insediamento golasecchiano di Medhelan era localizzato, più o meno, su una superficie di circa 12 ettari, nelle vicinanze dell’attuale Piazza della Scala.

Divenuta una delle più importanti città dei Celti Insubri, Milano fu poi conquistata dai Romani nel 222 a.C., a seguito di un duro assedio, da parte dei consoli Gneo Cornelio Scipione Calvo e Marco Claudio Marcello. La conquista fu resa ancora più difficile dalla discesa in Italia di Annibale, che si alleò con i Celti. Soltanto nei primi anni del II sec. a.C., gli Insubri e i Boi (6) si sottomisero, in via definitiva, alla dominazione romana. La città, chiamata ormai con il nome latino di Mediolanum (5), raggiunse una considerevole importanza strategica, quando Cesare intraprese le campagne di conquista della Gallia. Verso la metà del I sec. a.C., Mediolanum diventò la più importante città della Gallia Cisalpina, fino ad essere elevata al rango di municipium dallo stesso Cesare nel 49 a.C. Nei secoli successivi, Mediolanum acquistò un progressivo e crescente potere economico, politico e militare, al punto che Diocleziano, al momento della suddivisione dell’Impero romano, la rese, con Treviri, capitale dell’Impero romano d’Occidente. Con l’editto di Milano del 313, Costantino rese lecita la professione della religione cristiana, mentre nel 380 Teodosio la proclamò “religione di stato” con l’editto di Tessalonica. Riporto, di seguito, la testimonianza di Ausonio (7) sulla Mediolanum della fine del IV secolo:

 

A Mediolanum ogni cosa è degna di ammirazione, vi sono grandi ricchezze e numerose sono le case nobili. La popolazione è di grande capacità, eloquenza ed affabile. La città si è ingrandita ed è circondata da una duplice cerchia di mura. Vi sono il circo, dove il popolo gode degli spettacoli, il teatro con le gradinate a cuneo, i templi, la rocca del palazzo imperiale, la zecca, il quartiere che prende il nome dalle terme Erculee. I cortili colonnati sono adornati di statue di marmo, le mura sono circondate da una cinta di argini fortificati. Le sue costruzioni sono una più imponente dell’altra, come se fossero tra loro rivali, e non ne diminuisce la loro grandezza neppure l’accostamento a Roma. (Ausonio, Ordo urbium nobilium, VII).

 

Le sorti di Milano furono poi legate alla decadenza dell’impero romano d’occidente, fino a conoscere la sua prima distruzione nel 539, quando l’imperatore romano d’oriente Giustiniano, che mirava a riconquistare tutti i territori occidentali, inviò in Italia le sue truppe comandate dai generali Belisario e Narsete, per attaccare il re goto Teodato, dando inizio al sanguinoso conflitto che verrà chiamato “guerra gotica” (8). Anche la discesa longobarda del VI secolo portò saccheggi e spoliazioni che si protrassero diversi decenni, ai quali seguirono i primi segni di rinascita, quando Milano diventò per un breve periodo capitale dei Longobardi al posto di Pavia. Nell’epoca del Sacro romano impero di Carlo Magno, diventò sede di un conte imperiale e di un vescovo, evolvendosi in libero comune ed estendendo la sua influenza su tutta la Lombardia nell’ XI secolo. Ma il prestigio acquisito e l’indipendenza costarono a Milano un’altra distruzione nel 1162, questa volta ad opera di Federico Barbarossa, riuscendo a rinascere soltanto dopo la vittoria della Lega Lombarda nel 1176. Sul finire del Medioevo, Milano fu teatro della lotta tra le famiglie Della Torre e Visconti per il possesso della città, con la prevalenza di questi ultimi, che cedettero il potere agli Sforza solo alla metà del XV secolo. Già con la Signoria dei Visconti, Milano diventò la capitale di uno stato abbastanza esteso e Gian Galeazzo Visconti (9) ideò la costruzione di un’immensa cattedrale che raggiungesse il prestigio delle maggiori in Europa, quella che diventerà famosa con il nome di “Duomo di Milano”. Nel XIV secolo Milano era una delle poche città europee che riusciva a superare i 100.000 abitanti, grazie alla fiorente attività economica, soprattutto nel campo dell’artigianato, della lavorazione dei metalli, dei tessuti, dell’agricoltura e dell’allevamento.

Ma Milano non è soltanto la città della moda, della Borsa e dell’industria italiana, situata in una delle aree più densamente popolate d’Europa. Milano conserva molte antiche tradizioni e leggende, che ne arricchiscono il fascino ed il mistero. Come si è detto all’inizio, un guerriero celtico di nome Belloveso, dopo aver sconfitto gli Etruschi, intorno al VI sec. a.C. sarebbe il mitico fondatore della città. Egli non avrebbe scelto il luogo a caso, ma la leggenda fa riferimento ad un animale “totemico”, una scrofa, o forse un cinghiale, con il dorso parzialmente ricoperto di pelo, che sarebbe stato interpretato come segnale magico e divino, propiziando la nascita della città. In tale contesto si attribuisce al termine celtico “Medhelan”, latinizzato in “Mediolanum”, il significato di medio-lanae, cioè di scrofa semilanuta, che fu il simbolo della Milano gallica fino al IV secolo. Secondo un’altra leggenda, lo stesso termine dovrebbe essere inteso come “terra di mezzo”, cioè come terra a metà strada tra i fiumi Olona e Seveso. Per altri studiosi Medhelan avrebbe il significato di “santuario di mezzo”, un luogo sacro dove i druidi erano soliti recarsi per completare la propria formazione spirituale e per perfezionare le proprie arti magiche. I Romani, successivamente, daranno al nome “Mediolanum”, il significato di “luogo al centro della pianura” (medium-planum), in considerazione dell’importanza che assumerà la città negli scambi commerciali con l’Europa centro-settentrionale (10). Significativo è il fatto che il centro della vita cittadina, anche nell’epoca celtica, fosse lo stesso luogo di ora, cioè in prossimità di Piazza Duomo. Secondo lo storico Polibio, ivi sorgeva il tempio di una divinità gallica, Belisama (11), che potrebbe essere assimilata, per funzioni e simbologia, ad Atena o a Minerva, dove si custodivano le sacre insegne dei guerrieri delle popolazioni insubre, chiamate anche “le immobili”.

Milano è legata ad un’altra suggestiva ed affascinante tradizione. Si narra che il carro con il quale sant’Eustorgio (12) trasportava le reliquie dei Re Magi da Costantinopoli, si fosse fermato inspiegabilmente alle porte della città e, pertanto, il santo, non potendo raggiungere la chiesa di Santa Tecla (13), dove erano destinate le reliquie, fece edificare un’altra basilica, quella appunto che sarà intitolata al santo. Infatti, in tale basilica, a destra dell’altare maggiore, nella parte superstite della porzione di chiesa paleocristiana del IV secolo, si può scorgere un enorme sarcofago che sarebbe servito a portare in Italia i resti dei tre re Magi che, secondo la tradizione, avrebbero visitato Gesù, seguendo la stella cometa. Ma le reliquie furono trafugate dal cancelliere Rainaldo di Dassel nel 1164 e portate nella città tedesca di Colonia. Tale evento provocò una delle cause legali più lunghe della storia, durando ben 740 anni. Furono intraprese negoziati con i Tedeschi per riaverle indietro, coinvolgendo personaggi famosi come san Carlo Borromeo. Finalmente, una parte delle reliquie tornarono a Milano nel 1904, grazie alla mediazione del cardinale Andrea Ferrari e del cardinale Fischer. Attualmente le preziose reliquie sono conservate dietro una grata, in una nicchia incassata nel muro a sinistra del sarcofago, e precisamente sopra l’altare della cappella.

Il sottosuolo milanese nasconde tanti misteri, come l’immenso ricovero realizzato sotto la stazione centrale durante la seconda guerra mondiale. Qui gli speleologi urbani hanno ricercato un enigmatico secondo livello, ma hanno trovato solo passaggi non percorribili, in quanto ostacolati da diversi strati di detriti (14). Inoltre si contano numerosi passaggi segreti del Castello Sforzesco, al di sotto del cortile di Piazza D’Armi. Si pensa che si tratti di uno sviluppo lineare di oltre tremila metri di sotterranei, per una superficie complessiva di circa diecimila metri quadrati. Forse la parte più affascinante ed imponente dei sotterranei è costituita dal circuito della cosiddetta “Strada Coperta Segreta” che segna tante diramazioni, che però quasi tutte portano alle postazioni d’artiglieria della Ghirlanda (15). E la Milano sotterranea non si ferma qui, perché quasi in una visione onirica, riappare in un altro dei suoi luoghi più celebri: i Navigli, al giorno d’oggi teatro della movida e della vita notturna, ma che un tempo rappresentavano la rete idroviaria e difensiva della città. I pozzi, infine, rappresentano un’altra particolare categoria di cavità sotterranee della topografia milanese. Secondo i ricercatori, se ne contano diverse migliaia in tutto il capoluogo lombardo, in considerazione del fatto che alcuni secoli fa la falda acquifera risultava essere molto vicina alla superficie. Anche in tale ambito non mancano originali leggende, come quella che riguarda proprio l’edificio più importante della città, il Duomo, di cui parleremo più dettagliatamente in seguito. Si dice, a tale proposito, che nello spazio riservato al Coro, siano stati nascosti gli accessi di pozzi profondi che, come era consuetudine presso alcune civiltà antiche, non sarebbero serviti a prelevare acqua, bensì a captare e convogliare verso l’alto energie telluriche. Ed alcuni resti di antichi luoghi di culto sono stati rinvenuti nella zona del centro cittadino, come il mitreo di San Giovanni in Conca, nei pressi di Piazza Missori, e l’avvolgente Tempio della Notte, situato nel Parco di Villa Ottolenghi-Battyani-Finzi, nel quartiere di Gorla. Uno dei luoghi più sinistri della metropoli lombarda è la chiesa di San Bernardino alle Ossa, situata in piazza Santo Stefano ed edificata sopra ad un cimitero. Il nome della chiesa deriva dalla particolarissima cappella, che appare completamente adornata con ossa e teschi. Tale decorazione fu aggiunta nel Seicento con ossa provenienti dai defunti dell’ospedale di San Barnaba in Brolo, vittime della peste o anche provenienti da alcuni cimiteri distrutti. Nella cappella si notano anche teschi chiusi nelle cassette, che appartenevano ai condannati a morte. A questo luogo è legata anche un’altra stranissima leggenda: la notte del 2 novembre, il giorno dei morti, le ossa di una bambina poste a sinistra dell’altare tornerebbero in vita, per mettersi alla testa di una stravagante processione di scheletri, in grado di mettere in atto un’inquietante danza macabra.

Per quanto riguarda la simbologia ricorrente del capoluogo lombardo, è noto che l’emblema più importante è il cosiddetto “biscione”, ovvero un drago a forma di serpente che stringe tra le fauci un bambino (16). Tale simbolo era lo stemma araldico della famiglia nobile dei Visconti, signori di Milano nel tardo Medioevo. Ma intorno alla sua reale origine, numerose sono le ipotesi: ad esempio, secondo una leggenda, il simbolo compariva sullo scudo di un nobile islamico ucciso durante una battaglia; un’altra leggenda vuole che, dopo la morte del veneratissimo sant’Ambrogio, un drago avrebbe assediato Milano divorando gli sventurati che si spingevano fuori dalle mura, tranne il nobile Uberto Visconti che fu il solo ad affrontare e a sconfiggere il drago. E’ chiaro l’intento celebrativo di questa leggenda, nonché il tentativo di esorcizzare le sanguinose razzie barbariche avvenute con la caduta dell’impero romano d’occidente. Secondo un’altra versione, il biscione non sarebbe altro che il mitico Tarantasio (17), un mostro che avrebbe occupato il lago Gerundo (18), situato alle porte di Milano, ormai scomparso. A tale proposito, è giusto ricordare che nella basilica di San Marco vi è un affresco risalente all’inizio del quattordicesimo secolo che raffigura l’uccisione di Tarantasio, attualmente collocato nel museo del chiostro della stessa basilica. Ma l’aspetto sorprendente è che la raffigurazione del mostro è più simile a quella di un dinosauro, così come ricostruito dalla scienza moderna, che non all’immagine fantasiosa del drago diffusa in epoca medioevale.

Il monumento più famoso di Milano è sicuramente il Duomo, una delle cattedrali gotiche più importanti d’Europa, dove si intrecciano fitte trame di storia e di mistero. In realtà il nome per intero è “Basilica Cattedrale Metropolitana della Natività della Beata Vergine Maria, dedicata a Santa Maria Nascente. Si tratta della chiesa più grande d’Italia (ovviamente San Pietro non conta perchè è nel territorio di Città del Vaticano), la quarta al mondo per superficie, nonché la sesta per volume. Sotto il sagrato del Duomo, sorgono i resti della Basilica di Santa Tecla risalente al IV secolo d.C., che, a sua volta, era stata costruita sulle rovine di un tempio dedicato a Minerva. E’ molto suggestivo entrare nella Cattedrale, partendo proprio dai sotterranei, visitabili con una guida. Appena si entra nel Duomo si rimane affascinati dalla maestosità della basilica e dal gran numero di simboli esoterici, tra cui la Meridiana in ottone che attraversa l’intera chiesa in senso longitudinale, su cui sono raffigurati i 12 simboli dei segni zodiacali. La Meridiana fu aggiunta nel 1786, in pieno periodo illuminista, dagli astronomi di Brera (19), rappresentando un capolavoro di capacità scientifica ed architettonica nel contempo. Infatti, si può affermare che la luce che illumina la striscia e che entra dal foro della cupola stia ad indicare i solstizi d’inverno e d’estate, nonché la stessa posizione del sole, a seconda della stagione dell’anno. Peraltro, è stato notato che la striscia d’ottone termina sulla parete, in perpendicolare al pavimento, in corrispondenza del segno del Capricorno. Per alcuni studiosi, ciò starebbe a simboleggiare la venuta di Cristo, come colui che rischiara le tenebre. Non bisogna dimenticare che l’interno del Duomo di Milano ha visto una delle incoronazioni più sfarzose della storia, quando il 26 maggio del 1805 Napoleone, già imperatore dei Francesi, si incoronò re d’Italia, ponendosi sul capo la corona ferrea dei re longobardi, pronunciando la storica e famosa frase “Dio me l’ha data, guai a chi la tocca”.

Secondo la leggenda, la magnifica storia del duomo di Milano cominciò con un incubo di Gian Galeazzo Visconti, che avrebbe sognato il diavolo. Satana gli avrebbe intimato di edificare un luogo ricco di immagini demoniache, altrimenti la sua anima sarebbe stata destinata all’inferno. Il Signore di Milano, spaventato dal sogno, si accordò con l’arcivescovo Antonio da Saluzzo per iniziare l’opera colossale nel 1386, che sarebbe stata del tutto completata soltanto dopo circa 500 anni. E come non parlare delle bellissime ed imponenti vetrate policrome, le prime al mondo ad illuminarsi dall’interno, grazie a 68 lampade a basso impatto ambientale. Un rituale antico ed unico al mondo è quello della Nivola, che si celebra ogni anno il 14 settembre, a partire dal 1500 all’interno della cattedrale, nell’ambito delle peculiarità del rito ambrosiano (20). La Nivola è in realtà un rudimentale ascensore, ora mosso elettronicamente, ma una volta tirato con funi, che permette all’arcivescovo di Milano di raggiungere la volta dell’abside, dove si trova un reliquario che custodirebbe addirittura uno dei chiodi della crocifissione di Gesù. Tra i tanti capolavori, che si trovano nella cattedrale, è degno di nota, anche perchè molto verosimile ed inquietante, la statua di San Bartolomeo, che viene raffigurato completamente scorticato che indossa sulle spalle la sua stessa pelle. In origine la statua era posta all’esterno, ma fu poi deciso di portarla all’interno, in quanto la sua vista era troppo raccapricciante (21).

Nell’intera struttura della cattedrale, nell’ambito del numero complessivo di oltre 3400 tra statue e doccioni, ben 96 sono comunque dedicate a figure infernali e demoniache. Un’altra particolarità degna di rilievo è il fatto che l’intera cattedrale è formata da blocchi di marmo proveniente dalle cave di Candoglia (22), località distante, più o meno, un centinaio di chilometri da Milano, già nota ai Romani per il pregio del materiale. Per il trasporto dei grossi massi, i Milanesi sfruttarono il Naviglio Grande, allora navigabile.

Gli architetti e gli ingegneri che si occuparono del Duomo di Milano furono numerosi, di cui alcuni personaggi veramente eminenti ed illustri. Nel 1487, già cent’anni dopo l’inizio della costruzione, Ludovico il Moro (23), duca di Milano, chiamò a raccolta i più bravi pensatori per risolvere il problema del “tiburio”, ovvero una particolare struttura architettonica di copertura esterna di certe cupole, tipica del Rinascimento. Tra gli architetti celebri, presentarono le proprie soluzioni anche Leonardo da Vinci ed il Bramante, che fornì un originale progetto ligneo, andato perduto, sul quale, però, successivamente scrisse un trattato, la Opinio super Domicilium seu Templum Magnum, l’unico suo scritto teorico a noi pervenuto. Lo speciale “concorso” indetto da Ludovico il Moro fu vinto poi da Giovanni Antonio Amadeo (24), che presentava un profilo artistico più in sintonia con la scuola lombarda. Ammirando l’imponente esterno del Duomo di Milano, si nota che non esiste un vero e proprio campanile, elemento classico delle altre cattedrali, eppure le campane sono presenti ! Si tratta di tre campane, nascoste nell’intercapedine del tiburio della guglia maggiore tra la parete esterna e la volta interna.

Sicuramente uno degli elementi più famosi del Duomo è la Madonnina, che trovò la sua attuale collocazione, sulla guglia maggiore, soltanto nel 1774. La Madonnina ha sempre costituito il simbolo ed il punto di riferimento di Milano, già nel 1848, durante le Cinque Giornate (25), fu alzato il tricolore sulla statua della vergine, suscitando l’orgoglio dei combattenti per incitarli alla vittoria. La statua della Madonnina è alta 4,16 metri ed è composta da ben 33 lastre che fungono da rivestimento, a cui si aggiunge la lastra portante in acciaio inox e le foglie d’oro come decorazioni di completamento. E la canzone milanese più famosa è proprio dedicata alla bella Madunina del Duomo, composta da Giovanni D’Anzi (26) nel 1935. L’autore, quasi interpretando il pensiero di tanti concittadini, desiderò dare un volto più umano e culturale alla sua Milano, che non fosse solo di città grigia, operosa, industriale e dedita agli affari, ma che, attraverso la canzone popolare, potesse in qualche modo competere con il fascino di Roma e di Napoli, la cui musica ineguagliabile ed inimitabile spopolava soprattutto nella prima metà del secolo scorso.

Altre leggende avvolgono Milano, come la colonna del diavolo davanti alla chiesa di Sant’Ambrogio (27). La denominazione attribuita a questo singolare monumento deriva dal fatto che sulla sua superficie sono collocati due fori, che secondo la tradizione popolare sarebbero stati creati dalle corna del diavolo. La leggenda racconta che sant’Ambrogio abbia scaraventato il demonio sulla colonna e che questi vi rimase incastrato, ma il santo lo rimandò all’inferno, creando una voragine alla base della colonna. All’interno della chiesa di Sant’Ambrogio si possono ammirare simboli misteriosi, come la presenza di due colonne, su una delle quali è collocata una croce, sull’altra un serpente di bronzo, simbolo della conoscenza, che risalirebbe perfino a Mosè. E non mancano storie di fantasmi e di presenze inquietanti nel capoluogo lombardo, come la vicenda legata alla figura di Bernardina Visconti, sulla quale la tradizione narra che il suo fantasma vagherebbe tra le arcate di Porta Nuova. La ragazza si era innamorata di un cortigiano ed il suo amore fu contrastato dal padre che, dopo aver scoperto la passione della ragazza, la rinchiuse in una torre e fece sì che morisse di fame in solitudine.

E mi piace concludere questa breve e sicuramente non esaustiva rassegna su Milano, facendo riferimento ad uno dei più grandi capolavori artistici di tutti i tempi, L’ultima cena di Leonardo da Vinci. L’opera, infatti, è collocata sulla parete di una sala rettangolare che era utilizzata come refettorio dai frati del convento di Santa Maria delle Grazie (28). Mai, prima della rappresentazione di Leonardo, il sacro e leggendario episodio dell’ultima cena era apparso così prossimo a noi e a tal punto verosimile. Al visitatore sembra quasi che un’altra sala si aggiunga a quella dei frati e che contemporaneamente si svolga un altro evento conviviale. E non si sbagliava Leonardo, quando affermava che le opere d’arte sono sempre state giudicate per la loro somiglianza al vero, o meglio per la loro somiglianza all’idea che si vuole rappresentare. Niente, nell’opera di Leonardo, può essere accostato alle scene tradizionali dell’Ultima cena, dove gli apostoli sono raffigurati tutti in fila, seduti a tavola in maniera composta, con Giuda un po’ discosto, mentre Cristo istituisce il sacramento dell’Eucaristia. Si trattava di rappresentazioni quasi liturgiche che non entravano nel vivo della vicenda drammatica, non solo teologica, ma anche profondamente umana, narrata dai vangeli. Ma Leonardo cerca di risalire ai testi sacri, al momento apicale quando Gesù annuncia agli apostoli il tradimento di uno di loro (29). Non è casuale, poi, che l’intera scena, oltre ad essere diretta ad ottenere una simmetrica composizione, sia contraddistinta da un evidente linguaggio pitagorico, neoplatonico ed ermetico. La terra è rappresentata dal numero pitagorico quattro, con varchi scuri che non sembrano condurre da nessuna parte, a differenza delle tre finestre luminose che indicano la Trinità, con una raffinata inclinazione prospettica convergente sulla necessità di Dio, dell’Uno.

Non è un caso che Leonardo, formatosi a Firenze, la città che nel Rinascimento era all’avanguardia negli studi ermetici, neoplatonici e pitagorici, per motivi non solo utilitaristici, abbia scelto come sua seconda patria Milano (30), all’epoca stella nascente nel firmamento culturale e politico europeo.

Milano è una città che esercita il suo fascino maggiormente d’inverno, me ne accorsi una sera di gennaio di qualche anno fa, ammirando i Navigli ricoperti dalla neve, con la consapevolezza di preferire di girovagare con le guance arrossate dal freddo piuttosto che con la fronte sudata delle lunghe giornate estive. A pochi passi dal Duomo, per riscaldarmi, mi affidai alla preziosa compagnia dei libri antichi della biblioteca Sormani (31), dove un grande mappamondo di legno mi apparve come l’emblema delle grandi conquiste dell’umanità e di quanto ci fosse ancora in futuro da scoprire.

 

 

 

 

NOTE

 

  1. Gli Insubri furono una popolazione che si stanziò nell’Italia nord-occidentale tra il VII e il VI sec. a.C., sulla uqlae è incerta l’appartenenza etnica. In merito vi sono due tesi principali ( la prima li ritiene di origine celtica, la seconda di derivazione celto-ligure). Sugli Insubri scrisse Tito livio.
  2. La cultura di Golasecca su sviluppò nella pianura padana verso la fine dell’età del bronzo (IX-IV sec. a.C.) e prende il nome dalla località di Golasecca, vicino al fiume Ticino, dove l’abate Giani, all’inizio del XIX secolo, rinvenne i primi reperti antichi.
  3. Bonvesin de la Riva (1240-1315), detto anche Bonvicino della Riva, fu uno scrittore e poeta milanese che scrisse il libro storico De magnalibus urbis Mediolani.
  4. Belloveso, guerriero gallo, secondo la narrazione di Tito Livio, sarebbe vissuto alla fine del VII secolo e avrebbe rappresentato una sorta di “Romolo” milanese, quale mitico fondatore della città lombarda
  5. L. Cracco Ruggini, Milano da “metropoli” degli Insubri a capitale dell’impero: una vicenda di mille anni, in Catalogo della Mostra “Milano capitale dell’Impero romano (286-402 d.C., a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990.
  6. I Boi o Galli Boi furono una popolazione dell’età del ferro orignaria dell’antica Gallia o dell’Europa centrale, probabilmente dalle stesse regioni che conservano la radice della parola come Bo-emia e Ba-viera.
  7. Decimo Magno Ausonio (310-395 circa d.C. circa), poeta storico romano di origine gallica.
  8. La guerra gotica durò dal 535 al 553 fu un sanguinoso conflitto che vide come nemici da un lato gli Ostrogoti e dall’altro l’Impero bizantino che rivendicava i territori che erano appartenuti all’impero romano d’occidente.
  9. Gian Galeazzo Visconti (1351-1402), oltre ad essere un nobile ed un’importante figura politica, fu il primo Duca di Milano, nonché Signore di numerose città dell’Italia settentriionale e centrale.
  10. , Giovanna Rosa, Forme di potere e struttura sociale in Italia nel Medioevo, ed. Il Mulino, Bologna 1977.
  11. Belisana o Belisma era la divinità celtica delle arti e del fuoco. Una particolare iscrizione latina ritrovata a Saint-Lizier in Aquitania, la identifica alla dea Minerva/Atena della cultura mediterranea. Il suo compagno era Belanu, il dio della luce, uno dei più importanti della cultura dell’Europa centrale.
  12. Sant’Eustorgio fu vescovo di Milano verso la metà del IV secolo, anche se non esiste una documentazione storica sulla sua vita. Le uniche testimonianze su di lui si ricavano da sant’Ambrogio e da sant’Atanasio.
  13. La basilica di Santa Tecla era una basilica a cinque navate, attualmente non più esistente se non in piccole parti presenti sotto il sagrato dell’odierno Duomo.
  14. , Ippolito Edmondo Ferrario e Gianluca Padovan, Milano sotterranea, New Compton Editori, Roma 2014
  15. La strada coperta della Ghirlanda, denominata anche “Galleria della Ghirlanda”, è un percorso sotterraneo composto da un cunicolo voltato, che si insinua parallelo alla parte esterna della controscarpa del fossato e che formava la prima difesa del quadrato Sforzesco.
  16. Giulia Bologna, Milano e il suo stemma, Archivio storico civico e Biblioteca Tivulziana, Milano 1981.
  17. Nella tradizione popolare, Tarantasio è un drago leggendario che terrorizzava gli abitanti del lago Gerundo, in prossimità della città di Lodi. Si narrava che il mostro divorasse i bambini, che distruggesse le barche e che con il suo fiato pestilenziale inquinasse l’aria, causando una stranissima malattia, chiamata febbre gialla. In sua memoria, resta il nome di una frazione di Cassano d’Adda, appunto denominata Taranta.
  18. Si suppone che il lago Gerundo fosse un vasto specchio d’acqua situato tra i letti dei fiumi Adda e serio. Non vi sono fonti storiche che lo descrivano, ma la sua esistenza è stata tramandata oralmente, mentre dai dati geologici rilevati, sembrerebbe che sia esistito in età preistorica.
  19. L’osservatorio astronomico di Brera, INAF, è una vera e propria istituzione storica, formata nella seconda metà del Settecento nel palazzo di Brera.
  20. Il rito ambrosiano è il rito liturgico ufficiale utilizzato dalla Chiesa cattolica nella maggior parte dell’arcidiocesi di Milano e in alcune zone che ne facevano parte. Esso si distingue da quello utilizzato nel resto dell’Occidente, chiamato invece “rito romano”.
  21. , Giacomo Bascapè e Paolo Mezzanotte, Il Duomo di Milano, Bramante editrice, Milano 1965; Carlo Romussi, Il Duomo di Milano tra arte e storia, Meravigli edizioni, Milano 2014.
  22. Il marmo di Candoglia è una tipologia di marmo di colore bianco/rosa o grigio, che si estrae nelle cave nel comune di Mergozzo, in Val d’Ossola.
  23. Ludovico Maria Sforza (1452-1408), detto “il Moro”, fu duca di Bari dal 1479, reggente del Ducato di Milano dal 1480 al 1494, affiancando il nipote e infine duca egli stesso dal 1494 al 1499. Durante il suo governo, Milano conobbe il Rinascimento e la sua corte diventò una delle più rinomate del Nord Italia.
  24. Giovanni Antonio Amadeo (1447-1522), fu uno dei più importanti scultori, ingegneri ed architetti del Rinascimento lombardo. A lui si deve anche la facciata della certosa di Pavia.
  25. Le cinque giornate di Milano rappresentarono un’insurrezione armata, tra il 18 e il 22 marzo, contro la dominazione austriaca.
  26. Giovanni D’Anzi (1906-1974), diventato famoso per la canzone “Madunnina”, è stato un importante musicista e compositore.
  27. La basilica di Sant’Ambrogio, il cui nome completo è “basilica romana minore collegiata abbaziale prepositurale di Sant’Ambrogio” è una delle più antiche chiese di milano, costituendo un importante monumento di epoca paleocrostiana e medioevale ed un solido punto di riferimento della storia milanese e della Chiesa di rito ambrosiano.
  28. La chiesa di Santa Maria delle Grazie è una basilica e santuario che appartiene all’ordine domenicano, nel comprensorio della parrocchia di San Vittore al Corpo.
  29. , Matteo, 26, 21-22; Giovanni 23, 21-22.
  30. , Luigi Angelino, I miti – luci ed ombre, Ed. Cavinato international, Brescia 2018, pp. 227-237.
  31. La Biblioteca Comunale Centrale di Milano, conosciuta come Biblioteca Sormani, è la principale sede del sistema bibliotecario comunale del capoluogo lombardo, contando una vastissima collezione di volumi (il catalogo ne conta più di 650.000).

 

 

 

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Categorie: Strade d'Europa

Pubblicato da Ereticamente il 12 Gennaio 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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