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La marcia della “donna-uomo” verso  l’“uguaglianza” – Claudio Antonelli

La marcia della “donna-uomo” verso  l’“uguaglianza” – Claudio Antonelli

Le molestie sessuali sono causa di un allarme attraverso il mondo e sono oggetto di condanne unanimi in TV e sui giornali. Le denunce grandinano. Ma “molestie sessuali” è un’espressione infelice perché fa di tutt’erba un fascio: la prepotenza, la costrizione, la violenza fisica sessuale, ma anche le avances, i gesti impulsivi anche quando non vanno troppo oltre, i corteggiamenti serrati, i discorsi allusivi… Le molestie  sono da denunciare appena si verificano, subito “sputtanando” – scusate il termine sessista – il perpetratore degli atti meno gravi, ma condannando a pene severe gli autori di violenze fisiche. È da temere però che l’attuale clima di isteria finisca coll’includere tra le “molestie sessuali” uno sguardo solo un po’ insistente, un sospiro, un gesto anche timido, un complimento, una parola, perché giudicati espressione di un intollerabile sessismo.

L’ondata planetaria che si è scatenata contro gli “untori”, alcuni veri, ma talvolta ormai senili per il tanto tempo trascorso, altri invece presunti ma che devono però difendersi dalle accuse, ha raggiunto un livello di guardia allarmante. Che sia un effetto del riscaldamento del pianeta? Che sia anche questo colpa di Trump?

Quanto ai complimenti rivolti a una donna che ben presto potrebbero essere considerati molestie sessuali, c’è veramente da aver paura. Parlo dopotutto di una realtà che ho già conosciuto, da molto vicino, in una università di Montréal, dove lavoravo. Qui esisteva una piccola squadra di femministe, nominate dal rettore o dal sindacato non ricordo bene, che avevano un loro ufficetto e inviavano in giro, all’interno dell’università, anonime ispettrici che sorvegliavano il comportamento degli uomini per poter identificare e far punire i “macho”, veri o presunti. Finì che un dipendente, che teneva ben nascosta la propria omosessualità, fu pesantemente sanzionato perché scherzando con una collega era solito fare dei gesti che furono giudicati “sessisti”. Mi pare che avesse persino dato a questa collega, durante la pausa pranzo, un bacetto sulla guancia, ridendo. Incredibile ma vero: finì che il poveraccio perse il posto di lavoro. Ma non volle mai difendersi dicendo di essere omosessuale e che i suoi gesti non avevano una vera connotazione sessista.  Fu iniziata contro di lui una severa, lunga procedura disciplinare che gli procurò un esaurimento; e alla fine decise, per disperazione, di lasciare l’impiego. Non invento nulla: è cronaca vera.

Io me la cavai solo con una grande paura. Rivolsi un giorno un complimento molto innocuo. Se ricordo bene, era parola più parola meno: “Ho l’impressione in questo istante che sia entrato il sole”. Dissi ciò ad una affascinante sconosciuta che era  appena entrata nel mio ufficio – io ero il bibliotecario e pensavo volesse consultarmi. Ma a quel complimento, veramente inusitato da parte mia e che mi era venuto fuori a causa di un improvviso trasporto, la bella sconosciuta ebbe una reazione di viva disapprovazione; non solo, ma subito se la svignò come se temesse che potessi usarle violenza. Mi venne allora l’atroce sospetto di aver appena ricevuto la “visita di lavoro” di una quelle anonime ispettrici – mi pare che le chiamassero “pantere rosa” – e per l’intera giornata rimasi in apprensione temendo di essere convocato dall’Inquisizione femminile; la quale era composta, perché non dirlo? soprattutto da lesbiche.

Il cammino della donna-uomo è lastricato di buone intenzioni… Con le travolgenti conquiste femministe avevo sperato che si realizzasse, come dire, un giusto equilibrio tra l’uomo e la donna, e che si attenuassero quindi certi costumi, stili, modi di vita non proprio ammirevoli, appannaggio fino allora in esclusiva dell’uno oppure dell’altro dei due sessi. Ma l’uomo, e soprattutto la donna, invece di correggere certi loro difetti hanno spesso finito con l’assumere i difetti del sesso opposto. In sintesi, l’uomo si è messo gli orecchini e la donna si è data al culturismo.
Prendiamo anche i capelli lunghi. Quanto più pratici erano e sono i capelli corti. Ma per secoli e addirittura millenni la donna, per far piacere all’uomo – come ci ripetono le femministe – si è sobbarcata alla fatica di prendere cura di una lunga e folta capigliatura che piaceva e piace tanto al maschio anche per la sua evidente valenza sessuale. Con la parità, cosa è successo invece? Sono gli uomini che si sono fatti lasciar crescere i capelli, accogliendo gaiamente la schiavitù dell’asciugacapelli e della messa in piega. Anche se questa moda maschile ha subito un fortissimo calo, essa è durata diversi anni.
La stessa cosa vale per il culturismo. Mi sarei aspettato che con la parità dei sessi l’uomo abbandonasse il culto barbaro dei bicipiti e tricipiti ipertrofici, esaltazione caricaturale della mascolinità da troglodita con clava. È successo il contrario: è la donna adesso – non tutte, per carità, ma una minoranza comunque molto forte – che ama trasformare il proprio corpo in un groviglio di fasce muscolari gonfie ed oleose.
E il pugilato, sport violento, tipico dei maschi? Speravo che introducessero norme dirette a renderlo meno brutale. Sono state invece le donne a iniziare a praticarlo, professionalmente. Non solo, ma è stato introdotto un nuovo sport: la lotta-massacro con pugni e calci ammessi anche quando l’avversario cade e sputa sangue. Qualcosa di abominevole. Che però ha aiutato la donna a sentirsi l’uguale dell’uomo, poiché le donne oggi sono ammesse a praticare anche questo tipo bestiale di lotta.
Speravo che i peli sotto le ascelle della donna mediterranea rimanessero dov’erano, ossia rimanessero intonsi e con qualche benedetta stilla di sudore. Mi ci ero, come dire, affezionato. Le ascelle pelose rendevano ai miei occhi la donna sexy, oltre a fornirmi in certi momenti particolari il dovuto stimolo. E invece no, quei peli che facevano inorridire le donne, femministe e non femministe, nordamericane in visita in Italia, sono scomparsi. Una grave perdita per me che traevo da quell’essenza di odore animale un piacere sensuale. Sono invece gli uomini ad essere divenuti adepti, come le donne, della depilazione delle ascelle e spesso anche dell’intero corpo.

Avevo previsto, erroneamente, che la faticosa via dell’uguaglianza sarebbe stata disseminata di orecchini. Vuoi vedere che la donna non approfitta della quasi raggiunta parità con l’uomo per disfarsi una volta per sempre di questa usanza piuttosto barbara di tener agganciati alle orecchie, dopo averne bucato i lobi, cerchietti, minuscoli bulloni, barrette di metallo e ammennicoli vari per attirare il maschio?  Anche qui è successo il contrario. È stato l’uomo che ha adottato la mutilazione dei lobi. A dire il vero la conquista degli orecchini è stata graduale. È avvenuta in due fasi. Dapprima l’uomo ha adottato un solo orecchino. In seguito se li è messi tutti e due. La parità, se c’è, deve essere completa.
Si è allora verificato un fatto straordinario: gli orecchini si sono trasferiti dai lobi a ogni altra parte del corpo: naso, labbra, capezzoli… Di fronte a questa intrusione dell’uomo, la donna – femministe comprese – ha reagito, mettendosene uno alla narice. L’uomo, anzi l’“homo”, gaio e ruspante, ha reagito mettendosi due cerchietti ai capezzoli. Sì, proprio così: si è bucato i capezzoli, e vi ha inserito il magico anello, simbolo della millenaria dominazione fallica. La donna, stizzita, non ci ha visto più e se n’è messo uno all’ombelico, subito però imitata dall’“homo”. Allora la donna non sapendo più dove metterselo, se lo è messo alle labbra, quelle della bocca e qualche volta non solo a quelle… L’uomo, poiché fallocrate, avrebbe potuto metterselo al “ca…o” o invece al “cu…o”; ma gli è stato impossibile farlo.
Oggi, su scala planetaria eccetto che nella Corea del Nord, sono di moda i tatuaggi. Un tempo essi erano la carta da visita di un’infima minoranza di uomini: avventurieri, marinai, detenuti, mercenari, o appartenenti a una società segreta, gruppo, clan particolare. In definitiva identificavano gente in rotta con la società. Avevo sperato che la donna, con le sue grazie ex femminili, limitasse questo scempio dell’epidermide. Il fenomeno si è invece esteso alla maggioranza dei corpi umani, donne incluse. C’è o non c’è uguaglianza? Difatti oggi nessuno storce il naso sui tatuaggi che fuoriescono dal fondo schiena delle nostre madri, sorelle, figlie, amiche; e che si direbbe fungano da segnaletica corporea per non far sbagliare il retto cammino al visitatore di turno.

Purtroppo i tatuaggi, consacrazione dell’“eternità del presente” oltre che della raggiunta parità epidermica dei sessi, invecchiano male. Divengono con gli anni sgradevoli macchie. E così i “meravigliosi” disegni all’inchiostro indelebile, che fanciulle in fiore si fecero incidere allegramente sul fondo schiena alla confluenza delle allora appetitose natiche, finiscono col somigliare alle tracce poco pulite che può lasciare una carta igienica che sia guidata da una mano malferma.
La guerra dei sessi continua lungo la triste strada dell’uguaglianza. Non c’è che dire: la donna ha vinto la sua prima battaglia, lunga e difficile. Ma, ripeto, è un cammino triste il suo, trattandosi di un’uguaglianza rivolta a un modello fallimentare: l’uomo al passo coi tempi.

Non sarebbe tempo di far cadere quelle poche antistoriche barriere anti-uguaglianza che ancora rimangono? Perché, ad esempio, non abolire la vergognosa separazione sessista dei gabinetti pubblici, divisi tra quelli per “uomini” e quelli per “donne”? Che cessi, dunque, questa apartheid dei cessi – pardon dei “sessi” – che si frappone a una sana promiscuità proprio nel momento del bisogno. All’amore, in tutte le sue forme, si dà ormai spazio senza piu’ assurde distinzioni di sesso, di ammennicoli, di barba, di età… Il tutto in nome dell’amore.  Un amore non più soggetto a condizionamenti biologici né a pregiudiziali religiose e morali. Occorrerebbe liberarci anche di quest’altra assurda palla al piede del progresso libertario: la pedofilia. Io propongo che si estenda la sacrosanta libertà di celebrare la propria sessualità anche ai minori consenzienti. Forse che il consenso di un minore alle profferte di un adulto allupato non conta? Non dicevano anche i latini “ubi maior, minor cessat?” E, visto che ci siamo, perché continuare a rispettare il tabù dell’incesto, assurdo totem di tempi primitivi?

Gli ultimi tabù di questa civiltà fallocratica, ormai floscia, dovranno finalmente cedere il passo all’avanzata trionfante della libertà edonistica che mira a distrugger ogni bardatura, finimento, elastico e mutanda che ancora osi frapporsi sullo scivoloso percorso dell’umanità verso il liberatorio orgasmo finale.

Sarebbe anche opportuno percorrere, sempre al fine di capire le differenze tra l’uomo e la donna che ritardano questa gloriosa avanzata verso la parità assoluta, la pista fornitaci dalla nozione dell'”attrezzatura necessaria”, che è diversa nell’uno e nell’altra.
Io ebbi modo anni ed anni fa di ascoltare le idee di Dacia Maraini in proposito.

Il primo pensiero che mi venne in mente, vedendo la scrittrice Dacia Maraini che si accingeva a dare all’Istituto Italiano di Cultura di Montréal la conferenza “Immaginario femminile e seduzione maschile in letteratura”, fu: “Niente affatto male e non dimostra certo la sua età.” Fui cosciente di pensare cose turche e di rischiare per ciò stesso il linciaggio. Quel linciaggio che si riservava in antiche civiltà alle spose fedifraghe, e che oggi si riserva, invece, in maniera fortunatamente solo metaforica, a chi si fa bastian contrario degli eccessi delle ideologie alla moda.

Il succo della conferenza della nota scrittrice fu il seguente. Mentre le fantasie erotiche dell’uomo si nutrono soprattutto di immagini femminili più o meno svestite, quelle femminili preferiscono la parola dei romanzi, in particolare i romanzi rosa. Sono, infatti, soprattutto le donne a leggere questo tipo di romanzi, che evidentemente soddisfano il loro bisogno di fantasticherie erotico-sentimentali. L’uomo, molto più prosaicamente, si concentra invece sul corpo femminile o sulla sua raffigurazione fotografica, televisiva o cinematografica. Anche l’attuale diffusissimo fenomeno della pornografia in Rete è un chiaro esempio di quanto voyeur sia l’uomo.

Il gioco della seduzione tra gli umani – spiegò la conferenziera – è in aperta contraddizione con il comportamento che si riscontra tra i due sessi nel mondo animale, dove è il maschio a fungere da agente attivo di seduzione. È lui, infatti, che si gonfia, fa la ruota, rizza la cresta, ostenta i più bei colori. Proprio all’opposto di quel che avviene tra gli umani, dove è la donna a ricorrere massicciamente all’artificio dei cosmetici e della moda.  La donna per darsi le più belle piume si trucca. L’uomo, invece, che è cacciatore, non ha che da caricare il fucile e rudemente stanare le prede imbellettate.
“Come mai”, si chiedeva la Maraini, “l’immaginario maschile passa attraverso il corpo femminile, mentre l’immaginario femminile non passa attraverso il corpo maschile?” O più prosaicamente ci chiederemmo noi: come mai tra i guardoni arrestati per aver importunato le coppiette non ce n’è mai uno di sesso femminile? La spiegazione che la scrittrice ci diede dello strano fenomeno era quella classica femminista: le differenze di comportamento tra i due sessi sono da ascrivere esclusivamente al condizionamento culturale derivante dal rapporto di forza che da sempre favorisce i maschi. In altre parole, è stato l’uomo, detentore assoluto del potere, ad aver cancellare il desiderio in colei che, stando ai ruoli da lui voluti, doveva solo sedurre e procurare piacere. Ecco perché alle donne, incapaci di entusiasmarsi per le foto di uomini in mutande o anche senza, non resta che godere attraverso il “corpo della parola”, cioè attraverso la lettura. “Buona lettura!” pensai irriverente.

È difficile non essere d’accordo con la tesi secondo la quale la maggioranza dei nostri atteggiamenti è il risultato di condizionamenti culturali. Anche la lingua che parliamo non siamo stati certo noi ad averla creata: l’abbiamo avuta in eredità. È difficile egualmente non essere d’accordo con chi sostiene che i nostri condizionamenti culturali lascino spesso a desiderare. A questo proposito si può osservare che gli sforzi che molti uomini compiono per apparire sicuri di sé e sufficientemente virili dovrebbero cedere il posto ad atteggiamenti più spontanei e rilassanti. Penso invece che certe donne, favorite da madre natura, continueranno a fare le oche giulive e far leva sul proprio “sex appeal” per farsi mantenere da un uomo danaroso – il “sugar daddy” – marito o amante che sia. La donna, dopo tutto, sa come sfruttare il proprio “capitale”, che però purtroppo con l’età deperisce.

Ma certe tipologie, un tempo così diffuse, oggi si sono di molto stemperate. I mutati rapporti economici hanno profondamente influenzato i comportamenti culturali, attuando una profonda emancipazione della donna. Per non parlare dell’effetto rivoluzionario che la pillola ha avuto sul comportamento sessuale.

Nel corso di quella conferenza all’Istituto Italiano di Cultura di Montréal, Dacia Maraini denunciò in toto i condizionamenti culturali e auspicò l’avvento di un’era in cui sarebbe invalso un rapporto di uguaglianza nella strategia della seduzione. Quindi, pensai ascoltandola, c’è da sperare, chissà, che un giorno la foto di un uomo nudo possa causare nella donna lo stesso conturbante sentimento di piacere che il nudo femminile provoca in un adolescente brufoloso. E, grazie a questa ritrovata uguaglianza, l’uomo sarà a sua volta capace di fantasticare con voluttà sfogliando le pagine di un titillante romanzo rosa…

Il voler negare ogni influenza alle differenze anatomiche e biologiche, mi parve allora, e mi pare ancora oggi, semplicemente sbagliato. Dopo tutto la donna e l’uomo non sono fatti allo stesso modo. Perché l’accoppiamento avvenga, occorre da parte dell’uomo, diciamo così, un impegno fisico che non tollera simulazioni. Dal punto di vista “meccanico” l’uomo, al contrario della donna, non è sempre disponibile per quella cosa là. Da qui, a mio avviso, i diversi meccanismi della seduzione che la natura ha posto in essere in lui e in lei.
Venuto il momento per il pubblico di partecipare al dibattito, volli appunto muovere quest’obiezione di tipo sociobiologico alle tesi della scrittrice. Ma lei però non volle retrocedere dalla posizione femminista ufficiale che è di negare un carattere determinante alle differenze anatomiche tra l’uomo e la donna. Tutto per le femministe è di origine culturale.
Dacia Maraini, tuttavia, dopo aver reiterato in risposta alla mia obiezione la sua adesione “perinde ac cadaver” alla nuova scolastica femminista, volle darmi un contentino, dicendo che il mio intervento le faceva venir in mente quanto le aveva detto un giorno il regista Marco Ferreri: “L’uomo è come un motore a scoppio: ha bisogno di una grossa spinta iniziale per mettersi in moto.”
A queste sue parole pensai che Dacia Maraini avrebbe dovuto esplorare con maggior attenzione i sentieri aperti dalla teoria che chiamerei del “motore a scoppio”. Anche lei, dopo tutto, sembrò ammetterlo: l’uomo e la donna, nonostante i numerosi punti di contatto, hanno non solo la carrozzeria ma un motore diverso.

Secondo me, l’attrezzatura dell’uomo è come il fucile per il cacciatore che non può sparare più dei colpi che ha in canna (e non sempre il suo è un fucile a ripetizione). Da qui la necessità di scegliere il momento del tiro… E i violenti e i criminali scelgono la preda addirittura a caso, quando sentono di poter e quindi di dover sparare. Suppliscono con la violenza ad una sorta di fragilità della loro attrezzatura basata sul dare, che al contrario di quella della donna, basata sul ricevere, non è sempre pronta per quel compito. La paura ha un effetto invalidante solo sull’attrezzatura maschile, ma non su quella femminile. Da qui, l’impossibilità di costringere con paura e minacce un uomo a “sparare”…

Veramente peccato che il femminismo voglia che la donna diventi un “uomo con la f…a”. Ma cosa volete, le femministe hanno fatto discendere la donna dal suo trono di “madre” e di “madonna”, intendendo trasformarla in una copia dell’uomo.  Non mi esprimo così per cinismo, ma per realismo, ed anche, lo confesso, per rispetto verso la memoria delle nostre madri, su cui le femministe rovesciano retroattivamente molto fango.
Una nota personale che molti forse giudicheranno inopportuna, ma io stimo che la coerenza sia una virtù imprescindibile quando si esprimono giudizi di merito. Devo quindi confessare: nei confronti della donna sono stato sempre un perdente, proprio perché in opposizione a quest’idea del cacciatore sono prevalsi sempre in me i sentimenti. Sentimenti improntati a gentilezza, a rispetto,  e a un gran senso di responsabilità. So che non spetterebbe a me dirlo… Sentimenti, diciamo pure, ingenui, che mi sono costati un alto prezzo, che ancora sto pagando. E sono sentimenti che se potessi ricominciare, ossia se, data ormai la mia età,  tornassi a vivere, cercherei di mettere da parte.

 

Fonte immagini: web

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Categorie: Femminismo, Società

Pubblicato da Ereticamente il 24 Gennaio 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Nebel

    È proprio questo il punto: la diversità. Che attrae, spaventa, affascina. Sentimenti, questi ultimi, che favoriscono l’incontro, la curiosità, l’esplorazione. Ma è necessario il rispetto della diversità. L’accettazione del fatti che tu non sia come me e viceversa. In modo da poter mantenere identità e natura proprie e da poter amare (amare) l’altro poiché, con tutto ciò che ha di diverso, mi arricchisce e mi completa. Un padre d una madre creano e arricchiscono, ciascuno con il proprio atteggiamento (dolce e accogliente la prima, severo e giusto il secondo) quella cellula primordiale che è la famiglia. Le donne devono essere liberate e libere di essere donne. Di amare ammennicoli, come dice lei, di essere accoglienti e sentimentali. Gli uomini devono essere liberati e liberi di essere uomini. Di proteggere come cavalieri, di lottare e di essere carnali. Ma con un rinnovato rispetto di natura e ruolo. con la certezza che nessuna differenza vale meno dell’altra. Con apprezzamento e gratitudine per la ricchezza di possibilità e di conoscenza che ciascuno dona al proprio opposto. Non può esserci il giorno senza la notte e insieme creano bellezza, varietà e valore.

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