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“Dove finisce l’arcobaleno”. Il simbolismo esoterico in ‘Eyes Wide Shut’. Di Simöne Gall

“Dove finisce l’arcobaleno”. Il simbolismo esoterico in ‘Eyes Wide Shut’.  Di Simöne Gall

“C’è inoltre un romanzo di Arthur Schnitzler, Doppio Sogno, che vorrei realizzare ma sul quale non ho ancora cominciato a lavorare”. Così dichiarava Stanley Kubrick nel corso di un’intervista agli albori degli anni Settanta. Il testo di Schnitzler lo aveva stregato (“Esplora l’ambivalenza sessuale di un matrimonio felice equiparando l’importanza dei sogni agli ipotetici rapporti sessuali con la realtà”), tanto da decidere di trasformarlo, dopo 2001: Odissea Nello Spazio, nel suo prossimo progetto cinematografico. Nell’aprile del 1971, un comunicato della Warner Bros. dichiarava che il nuovo film del regista sarebbe stato, per l’appunto, Traumnovelle (titolo originale di Doppio Sogno). Ma saltò tutto, poiché Kubrick optò per la trasposizione in pellicola di un altro splendido romanzo, questa volta del britannico Anthony Burgess.

Quando il progetto su Schnitzler vede finalmente la luce, nel luglio del 1999, Kubrick è già morto da diversi mesi. Le riprese del film, ambientato, rispetto al volume dell’autore austriaco, in una New York dicembrina (ma ricostruita completamente agli studi inglesi di Pinewood), erano cominciate nel novembre di due anni prima, protraendosi per oltre quindici mesi. Oggi, nel suo ventesimo anniversario, Eyes Wide Shut resta un racconto visivo profondamente seducente, un lucido e disincantato viaggio esoterico in cui si incuneano enigmi e simbolismi, realtà e sogno, anche se poi “nessun sogno è mai solamente un sogno”. Naturalmente, il titolo del lavoro conclusivo kubrickiano è una chiara allusione all’idea di segretezza (letteralmente significa “occhi spalancati chiusi”), a quello stesso anonimato osservato dagli adepti che partecipano al rituale-orgia tenuto dall’officiante ammantato di rosso (interpretato, tra l’altro, da Leon Vitali, allora assistente di Kubrick).

Il tratto misterico del film traspare già dall’immagine fermata in una cornice a specchio impressa sulla locandina ufficiale del film. Alice (Nicole Kidman) si presta al bacio del marito Bill (Tom Cruise), ma mentre quest’ultimo appare totalmente coinvolto nell’approcciarsi alla sua compagna, del cui viso possiamo captare solamente l’occhio destro, ella punta lo sguardo in un’altra direzione, come se stesse percependo una realtà o una verità altra, aliena a quella della vita coniugale che la coinvolge. L’occhio destro di Alice è quindi, in questo senso, un occhio per così dire illuminato: lei vede o sa qualcosa che il marito non può intercettare, come quando lo chiama interrompendo, di fatto, l’incontro con la prostituta Domino, un po’ come se il suo sesto senso l’avesse avvertita di un pericolo imminente. Tutto questo sembra suggerire che i suoi occhi siano spalancati e quindi coscienti, differentemente da quelli del coniuge.

All’inizio del film, la coppia presenzia a un party prenatalizio tenuto da Victor Ziegler, uno dei pazienti di Bill. A giudicare dagli interni della sfarzosissima abitazione, così come dal clima dell’evento, si intuisce che Victor non è semplicemente un ricco, ma è probabilmente parte di un sistema che sta al di sopra di ogni classe sociale. Da qui è inoltre possibile presupporre un legame tra la festa in questione e il rituale occulto che si verificherà più avanti. Nel riprendere la sala da ballo, Kubrick pone in risalto una particolare decorazione natalizia, una stella a otto punte che risulta molto simile all’antico simbolo della stella di Ishtar. Tenendo conto della sua attenzione smisurata per i dettagli, l’inclusione della stella di Ishtar all’interno della festa non può essere casuale, così come non può esserlo nemmeno il fatto che la Kidman graviti per diversi secondi nel raggio visivo in cui il simbolo in questione risplende. Ishtar è notoriamente la dea della sessualità, della fertilità e dell’amore, il cui culto prevedeva la prostituzione sacrale e gli atti rituali, due elementi fondamentali rispetto alla trama del film.

Nella medesima circostanza, Alice è presa di mira da un distinto ungherese di nome Sandor Szavost. L’uomo beve dal di lei bicchiere con fare audace e spudorato, un gesto che parrebbe evidenziare una certa propensione a voler scambiare fluidi con la donna. Il convinto seduttore, inoltre, le cita L’Arte di Amare di Ovidio. Questa serie di testi, composta ai tempi dell’Antica Roma, era molto in auge tra le élite del tempo. Il primo libro si apre con un’invocazione a Venere, pianeta esotericamente associato alla lussuria. Alcuni analisti del film hanno anche ipotizzato che il nome Sandor potesse essere un rimando al fondatore della Chiesa di Satana, Anton Szandor Lavey. In effetti, l’approccio dell’uomo ha un che di serpentino. Costui vorrebbe indurre Alice a tradire senza remore suo marito, elargendo frasi mirate a sottolineare la futilità della vita coniugale, glorificando invece un più puro piacere sessuale che è intrinseco alla natura animale umana e che si pone all’opposto di una convenzione sociale come quella del matrimonio. Alice, inebriata dall’alcol (la Kidman in questa fase riesce ad essere più credibile che nella scena in cui finge fastidiosamente di subire gli effetti della cannabis), dapprima accoglie maliziosamente le avances, per poi respingerle trincerandosi dietro allo sfoggio dell’anello nuziale. Bill, dal canto suo, si lascia ammaliare da due splendide modelle, le quali vorrebbero scortarlo fino a “dove finisce l’arcobaleno”. Non è dato di sapere a cosa alluda questa frase dai toni sibillini, ma quello dell’arcobaleno, che riemerge mediante la ragione sociale del negozio in cui Bill affitta il costume con la maschera, (Rainbow Fashions) è un altro dei simboli che contrassegnano il carattere prettamente esoterico del film. Possiamo quindi affermare che Eyes Wide Shut sia suggellato da due mondi: quello dell’arcobaleno, ricolmo di luci accecanti e di alberi natalizi, e quello in cui lo stesso arcobaleno si completa e si pone al confine con le pratiche occulte dell’èlite, un mondo che non può e non deve mai essere rivelato all’esterno, così come anonimi devono restare coloro che costituiscono quell’universo parallelo. “Chi pensi che siano quelli là?” dirà Ziegler a Bill. “Non era mica gente qualsiasi, sai? Se ti dicessi i loro nomi, e non te li dico, ma se te li dicessi, non dormiresti più tranquillo”.

Tornando alla figura di Alice, si nota come la giovane donna nutra un certo malcontento per la vita di madre e di moglie che conduce. Il nome Alice è, molto probabilmente, un riferimento all’omonimo personaggio di Alice nel Paese delle Meraviglie, favola che, come certamente ricorderemo, narra le gesta di una fanciulla che si insinua “attraverso lo specchio” in un Paese delle Meraviglie. Non è un caso, infatti, che la Kidman si mostri più volte dinnanzi a uno specchio. Riportando al marito il proposito di tradimento con un ufficiale di marina ella pone in risalto, se vogliamo, il suo lato Ishtar, facendo insorgere nel consorte un compendio di sensazioni fatte di estrema gelosia, insicurezza ed umiliazione. Per riscattare questo sentimento ricolmo d’impotenza, egli intraprende goffamente uno strano viaggio notturno, che finirà per condurlo all’apice di una realtà oscura ed estremamente angosciante. Bill, in preda a un crescendo di desiderio e lussuria, incappa più volte in situazioni in cui potrebbe dare sfogo ai suoi impulsi più reconditi, ma alla fine, come nel caso della moglie e dei suoi pensieri turbolenti, nulla si concretizza. Tuttavia, i suoi impulsi hanno la capacità di generare dolore, quando non morte. Il suo viaggio può quindi essere letto come un dialogo fra Eros e Thanatos. Freud vedeva in Eros l’istinto per la vita, l’amore e la sessualità, in Thanatos l’istinto di morte, l’aggressività. L’eros è la spinta verso l’attrazione e la riproduzione, Thanatos verso la repulsione e il trapasso. Il primo conduce alla riproduzione della specie, il secondo al suo stesso sfacelo.

Da rilevare è inoltre la suggestiva location inglese scelta per filmare le scene dell’orgia. Mentmore Towers, edificio costruito nel diciannovesimo secolo per la potente famiglia dei Rothschild, i quali erano soliti partecipare a sciarade in maschera. Quando Bill fa il suo ingresso nella villa, lo vediamo mescolarsi a una folla di soggetti col volto coperto da spaventose maschere veneziane, intenti a osservare silenziosamente il rituale. Maschere come queste erano utilizzate durante il Rinascimento italiano e rappresentavano un modo per le élite del tempo di indulgere senza peccato alla dissolutezza. Il brano che fa da sfondo a questo scenario si intitola “Backwards Priests” e presenta una liturgia ortodossa-rumena suonata alla rovescia. Si dice che l’inversione di oggetti o di elementi sacri sia tipica della magia nera e dei riti satanici. Non ci sono però segni evidenti a indicare che l’èlite occulta descritta da Kubrick abbia un’origine satanista.

Il Sommo Sacerdote esegue una routine cerimoniale ponendosi al centro di un cerchio magico formato da giovani donne, dal fisico rigorosamente longilineo; cortigiane sacre dedite, forse solo passivamente, all’erotismo rituale. Quando Bill viene esortato a rimuovere la sua maschera dal viso, i partecipanti sono nuovamente disposti in un cerchio, secondo una modalità estremamente composta. Nel sottoporre Bill a giudizio, l’officiante siede su un trono che reca il simbolo di un’aquila a due teste, sormontata da una corona. L’aquila bicipite è rappresentativa del 33° grado della Massoneria, che è anche il massimo grado raggiungibile.

In seguito alla sua illegittima apparizione in quell’imponente dimora, concessa grazie alla parola d’ordine “Fidelio”, Bill troverà la sua maschera deposta sul cuscino accanto a una moglie dormiente. È forse segno che Alice è a conoscenza di ciò che gli è accaduto? È forse stata lei a rimuovere la maschera dal sacchetto del Rainbow Fashions? Oppure sono stati gli adepti della setta, penetrando in casa Hartford?

Nell’estate del 2001, la coppia Cruise-Kidman si sarebbe infine separata. A quanto pare, l’attrice australiana non sarebbe stata più disposta a tollerare ulteriormente l’affiliazione del marito alla fantascientifica setta di Scientology.

 

Simöne Gall

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Categorie: Cinema

Pubblicato da Ereticamente il 11 Gennaio 2019

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Anton

    Interessante chiave di lettura, però:

    Wide Open = completamente aperto / Wide Shut = completamente chiuso.

    Gli occhi di entrambi i coniugi sono, appunto, completamente chiusi. Proprio come avviene durante il sonno. Tutta la vicenda è sogno (il titolo italiano del romanzo è, appunto, “Doppio sogno” – dell’uno nei confronti dell’altra), fantasticherìa, immaginazione.

    Più che di matrice esoterica, termine stra-abusato e utilizzato a sproposito, ormai, un po’ in tutti i settori della vita ordinaria (sbaglierò ma non mi pare fosse materia di Schnitzler), “Eyes Wide Shut” mi sembra un film basato sulla psicologìa di coppia. Siamo alle solite: la donna tradisce (anche e soprattutto con la mente), l’uomo tradisce solo (?) con il corpo. Quale dei due ferisce di più? E cosa significa tradire?
    E poi: chi realmente viene tradito/a? I due si guardano tramite lo specchio perché non vedono realmente sé stessi ma solo l’immagine, l’idea, che ciascuno dei due ha dell’altro/a. Non sono persone reali, indossano una maschera (“persona”). Come tutti, del resto.

    Il tratto misterico, messo in evidenza anche dall’autore dell’articolo, indica proprio il fatto che, nel film, nessuno sia ciò che appare o meglio: ciò che ai protagonisti del film sembra essere. Tutto è auto-inganno. Uno dei momenti migliori e del romanzo e del film, è proprio la scena del risveglio di lei con accanto non il marito ma la maschera del marito… Pensano di essere tra loro molto intimi (lei fa tranquillamente pipì di fronte a lui seduta sul cesso), di sapere tutto di loro due e degli altri, di avere tante cose in comune ma pare che proprio così non sia. Forse i due nemmeno si amano veramente, forse “credono” di amarsi ma è solamente il tran-tran quotidiano più la presenza della figlioletta a tenerli uniti. Una sola cosa reale possono, però, fare tra loro. Ed è Alice a suggerirlo in chiusura di film.

    • Perdurabo

      Caro “Anton”, chiaramente ognuno ha i propri punti di vista e ciò è più che legittimo. Ma faccio presente che l’espressione ‘Eyes wide shut’ significa, nello specifico: occhi aperti e chiusi, spalancati ma serrati, questa sarebbe la traduzione più fedele di un’espressione che nella lingua inglese non esiste, ricavata dall’accostamento di due lemmi che si contraddicono.

    • Valentina

      Ti consiglio di approfondire alcuni argomenti esoterici, altro che crisi di coppia… 😀

  2. Un secondo risvolto del film che non è stato mai esaminato appieno.

    Kubrik, nel disporsi a fare il film in questione ha preso a piene mani dall’esoterismo e senza distinzione fra “tenebre” e “luce”. Su questo tutti sono concordi, ma apprestarsi a esaminare il suo lavoro non si può evitare di inciampare a piè sospinto su architetture ben congegnate, proprio dagli influssi esoterici in qualche modo.

    L’arte del mondo del cinema si basa sull’abilità di creare realtà con la finzione scenica, ma è proprio questo l’intento dell’arte magica per creare, dal suo lato, la giusta barriera di confine tra il di qua con l’aldilà, dove si entra solo da “morti”.

    Il film di Kubrik sembra prepararci a questo valico, nel senso che ci informa in modo criptico su ciò che normalmente ci viene dalla letteratura esoterica, delle tenebre e/o della luce. Ma non mi sento di dire che sia stato realmente questo l’intento di Kubrik; dico solo che l’acasualità (di Jung?) può averlo sostituito a sua insaputa.
    Faccio questa distinzione ma non si può capire quale sia veramente la parte “tenebrosa” e l’altra “luminosa”, perché si tratta di “due che debbono unirsi” ma è impossibile che ciò avvenga.

    In Alchimia questo connubio è noto col nome di conciliatio oppositorum: l’alchimista, non potendo rinunciare né all’uno né all’altro, deve riuscire ad amalgamare e fondere insieme Spirito e Corpo, realizzando appunto la conciliatio oppositorum.
    Gli opposti devono prima lottare divorarsi ed uccidersi a vicenda perché la loro unione possa realizzarsi. Questa operazione ha due aspetti, quello del costringere la terra corporea e pesante (le tenebre) ad elevarsi verso le regioni dello Spirito e quello consistente nell’obbligare lo Spirito ad abbandonare i “cieli filosofici” (la luce), ove può spaziare liberamente, costringendolo a discendere nelle regioni più pesanti e condizionate dai vincoli terrestri perché possa vivificare rivitalizzare e “rendere consapevole” il corpo.

    Ecco che arriviamo alla scena fondamentale della sala del biliardo, il cui scenario è il dialogo fra il crudele Ziegler e l’umanista Bill, che impersonano appunto i due stadi alchemici della conciliatio oppositorum alchemica.

    Il passo è breve nel capire che il titolo del film Eyes Wide Shut, col suo “vedere” e non “vedere”, porta alla consapevolezza dei due impossibili “amanti” che solo da morti potranno unirsi per sempre e traslare ogni cosa del vedere inconcepibile nel solve ef coagula, la frase in cui è racchiusa tutta l’arte dell’Alchimia. Infatti caso vuole che, alla fine del lavoro del film muore, Stanley Kubrik (il vecchio Sole alchemico che si eclissa) seguito dalla separazione della coppia Nicole Kidman-Tom Cruise (un’inattuabile matrimonio a causa di una “religione”, Scientology assolutamente non condivisa da lei).

    Adesso tutto è chiaro, Solve et Coagula è l’oltre di Eyes Wide Shut ed è Ziegler il fuoco distruttore del Solve, visto come un crudele, ma poi è Bill, peraltro un valente medico, che con il Coagula tutto ricompone con spirito umanitario.

  3. “Dove finisce l’arcobaleno”?
    Mi viene di perfezionare ciò che ho appena detto su Eyes Wide Shut, per essere efficacemente in linea con il post a commento “Dove finisce l’arcobaleno”. Il simbolismo esoterico in ‘Eyes Wide Shut’ di Simöne Gall.
    Ma “Dove finisce l’arcobaleno”, che due figure femminili del film rivolgono a Bill? Una domanda alla quale occorre pur rispondere anche in modo esoterico, cosa che si sfiora in tutte le recensioni del film in discussione, ma nessuno si dispone ad argomentarla compiutamente. Naturalmente, come già detto nel precedente commento, non è in realtà il regista e produttore Kubrik a inscenare questa parte peculiarmente esoterica, ma un altro ‘Kubrik’ nell’ombra. Così ho immaginato.
    Perciò, allontanandoci da ciò che in apparenza vorrebbe condurre lo spettatore la corrente del cinema, sulla scia del loro ‘dio’ Kubrik, vediamo dove può indirizzarci la misteriosa “fine dell’arcobaleno”, seguendo il ritornello di Hans Jean Arp del dadaismo [1]:
    « La legge del caso, che racchiude in sé tutte le leggi e resta a noi incomprensibile come la causa prima onde origina la vita, può essere conosciuta soltanto in un completo abbandono all’inconscio. Io affermo che chi segue questa legge creerà la vita vera e propria ».
    Ecco come potrebbe essere interpretato il “vedere” e non “vedere” del film Eyes Wide Shut, distruggendo ogni sua traccia essoterica (divagatrice) disposta dalla pellicola di Stanley Kubrik.
    E il modo di attuarlo è nello scheletro, cioè tutto ciò che resta di duraturo – mettiamo – quello del corpo umano dopo la morte. Ovvero nel suo ‘corpo sottile’. Si tratta di individuare le tracce che ci sembrano emergere dalla visione, ossia linee fondamentali che, attraverso la geometria poi, possono dar luogo a rivelazioni, come nel caso di Melancholia I di Albrecht Dürer.
    Se così è, e conta l’esoterismo di cui si serve a piene mani Kubrik, la nota opera a bulino, Melencholia I, di Albrecht Dürer, può servire al caso nostro proprio perché vi è raffigurato un vistoso arcobaleno. Perciò immaginiamo di mettere in pratica una geometria col “vederla senza vederla”, cioè senza l’aiuto della relativa immagine molto nota peraltro, per essere in linea con ‘Eyes Wide Shut’. Anche perché questo commento non prevede l’ausilio di immagini. Difficile ma possibile.
    Si tratta di far delineare uno scheletro inteso dal suo autore, Albrecht Dürer, un vero maestro di matematica e geometria, oltre che incisore e pittore. Si comincia col segnare, con una la linea la base su cui “poggia” l’arcobaleno e poi con una prima linea verticale il suo limite a destra; infine con una seconda linea verticale in asse con la clessidra la cui base poggia sulla linea orizzontale. Ecco il primo segno, la clessidra, che è un chiaro riferimento del tempo debito, cioè al suo ultimo granello di sabbia che sta per scendere nell’ampolla inferiore, ed è l’ora, qualcosa avverrà. Nel film sappiamo che in coincidenza della fine del film, dopo cinque giorni muore Stanley Kubric nel quale ho intravisto il vecchio Sole alchemico che tramonta. Il segno evidente lo vediamo in basso, una sega e una riga limitate dalle due linee verticali prima tracciate. Si associa alla riga che è di legno, la scala segnata dal limite dell’arcobaleno che indica due possibilità, metà in salita e metà in discesa. Mi viene in mente, ‘chiudendo gli occhi’, come suggerisce Kubrik, un montacarichi nell’atto di sollevare il gran masso alla base della scala (il gran lavoro alchemico da fare coi la “conciliatio oppositorum”). La metà riga, ci lega in alto, a metà riquadro, con il compasso nelle mani dell’angelo pensoso: è la via della geometria che occorre seguire, trascendendo il simbolo?, ma è vero anche che fino a questo punto mi sono servito di lei con le linee appena tracciate all’inizio (a ‘occhi chiusi’). Se così è, la punta del compasso ci dice che è qui il ‘centro di partenza’ e al lato destro il cerchio con la cintura tessita a maglie incrociate, il lavoro geometrico da realizzare nel ‘corpo sottile’; al lato sinistro estremo poi, un martello, forse, vuol dirci che è in questo modo che bisogna ‘battere’ forte per far ‘coagulare il compost’ alchemico (con l’azione di Ziegler del film, il fuoco distruttore del ‘Solve’, visto come un crudele). Di qui la cintura tessita con maglie incrociate, mostra la visione a ‘occhi chiusi’ del noto “Sigillo di Hermes”, nell’intento di rappresentare la superficie del solvente mercuriale quando è stato preparato canonicamente.
    <>[2]
    In quanto alla riga e la sega di Melancholia I, cui fanno seguito numerosi chiodi, senza dubbio, alludano al famoso detto “Solve et Coagula”, cioè sciogli e poi unisci, la difficile procedura alchemica per la realizzazione della Pietra filosofale.

    [1] Prof. Francesco Morante, http://www.francescomorante.it/pag_3/312.htm
    [2] Da: “Il Mistero delle Cattedrali” di Fulcanelli, Edizioni Mediterranee.

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