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Il Sauro Bardato e la Tradizione Arcana di Marte – Julianus ©

Il Sauro Bardato e la Tradizione Arcana di Marte – Julianus ©

Dalle ceneri del tempo e della storia, dopo le raffigurazioni parietali di Leda, la regina spartana ingravidata dal cigno apollineo, dopo un nuovo ed enigmatico affresco del culto ermetico dei Lari, dopo il braccio di Athena armata a Paestum, ancora e sempre a Pompei, nell’area dell’arcaica sapienza romana, pitagorica e nilense, in una lussuosa residenza, sulla stesso livello della celebre “Villa dei Misteri”, ancora tutta da investigare, nei giorni scorsi gli archeologi hanno riportato alla luce un Sauro Bardato di un importante magistrato militare. Ornato da una sella di legno e bronzo e con il muso decorato con preziosi e ricchi finimenti, il cavallo del comandante militare era ancora sito nella stalla all’arrivo della nube piroclastica, che determinò la sua morte insieme con il suo prode padrone. Gli scavi in quel sito archeologico, come testimonia Massimo Osanna, responsabile dell’area archeologica pompeiana, furono iniziati ai primi del ‘900 e poi fu tutto interrotto e riposto nuovamente sottoterra: una villa, come riporta sempre l’archeologo che “era di grandissimo pregio, con ambienti riccamente affrescati e arredati, sontuose terrazze digradanti che affacciavano sul golfo di Napoli e Capri, oltre a un efficiente quartiere di servizio, con l’aia, i magazzini per l’olio e per il vino, e ampi terreni fittamente coltivati”. Qui termina il resoconto giornalistico, ma è tutto, solo, un mero dato di cronaca oppure tutti questi ritrovamenti sono i segni di una nuova epifania del Sacro? E, nel caso, che collegamento hanno tra di loro? Che natura altra possono avere taluni ritrovamenti?

Per noi è la provata evidenza che un deposito sapienziale sia ancora a disposizione di chi all’Athena armata sappia ancora votarsi, di chi il Bardo, simbolo della Forza uranica di Marte, possa e sappia ancora cavalcare e condurre verso le vette pimandrie degli Elisi: la dimensione sottile della Luna è legata all’umida emozionalità del cavallo, bardato perché purificato, magistralmente “preparato”, come a Mercurio è legato il pensiero del Comandante che lo dirige, come, infine, a Helios – Apollo è ricollegabile l’Io Assoluto che incarna sino alla fine il lungo tragitto da compiere, cioè la Vittoria.

Nell’arcana dimora di Marte, infatti, la forza primigenia è costituita dalla potenza che non va respinta ma re-indirizzata, governata, cavalcata, divenendo agente unico, con la parte intellettuale e con quella senziente, che ascende la scala degli stati dell’essere tramite l’amore unitivo, con Venere Victrix, che, trasmutati, si dirigono in una medesima direzione, lo status spirituale ultracosmico e non-manifestativo, ove è perenne la Divina Realtà Intelligibile, cioè Padre Giove.

L’ignificazione mercuriale e della potenza solare arietina, secondo le pratiche della Tradizione Nostra e Romana, è connessa alla costituzione dell’Animo Vegliante, cioè desto, conscio di se stesso, tanto dei limiti quanto delle proprie capacità realizzative: quella libertà di coscienza insita alla dimensione esoterica della Cavalleria, che è stabilità, che è permanenza sottile e di pensiero, secondo l’insegnamento magico di Cornelio Agrippa, per cui l’ “anima stabile e non caduca” è principio irrinunciabile dell’Opus Magicum.

Risorge dalle ceneri l’immagine gloriosa di un popolo che con la sua Potenza, con i suoi riti, con il suo Ius seppe condizionare, comandare e ordinare il Fas degli Dei, la loro volontà, cioè Roma e la sua “eterna presenza eroica” ed il Nume che ne detiene la chiave d’accesso. Ed a questa eroicità, scevra da ogni formalismo neopagano e neospiritualista, che fu comune nell’antichità anche alla Grecia Dorica ed a tutta l’ecumene indoeuropea, che bisogna modellare il proprio modus vivendi, rifacendosi ai “isti sunt potentes a saeculo viri famosi”, riscoprendo quella Sapienza, che unicamente promana da una pratica misterica che nei millenni si è perpetuata alle falde di quel Vesuvio che occultò Pompei alla vista della storia e degli uomini, ma non dello Spirito.

La megalopsichìa per i Greci e la magnanimitas per i Romani, cioè la rispettabilità civile e la personale grandezza d’animo, sono i presupposti irrinunciabili di ciò che si realizza quasi come un fine da raggiungere, cioè uno status tanto ontologico quanto pubblico, lo spirito incorrotto delle origini, la sua forza vitale, la manifestazione del Genius, che si incarna nel mondo greco-romano, quale nobiltà solare, di dirittura spirituale e guerriera, di primordiale superiorità. L’affermazione del Vir Magnanimus è la ripresa autentica, iniziatica, del Mos dei Majores, dei Maggiori, di coloro che noeticamente si differenziano ed al Popolo si votano, alla sua Salute, al suo benessere, come nel caso del Sauro Bardato e del suo Generale, alla sua salvezza dalla furia di Vulcano, che non annienta col suo fuoco ctonio, ma riconduce alle ceneri, all’essenzialità. Per ceneri, se consideriamo il suddetto Vaso di Trasmutazione, sono da intendersi le scorie dei vari processi di macerazione sottile, in cui i continui lavacri ed un calibrato utilizzo del fornello consentono l’estrazione del Solfo dalla Terra, che diviene Spirito volatile a cui, però, non è concesso di evadere dall’Athanor, perchè nello stesso la Pietra diviene levigata tramite l’intero suo corpo, attraverso la sua completa purificazione, ma riuscendo a trasmutare interamente l’aggregato di partenza, sublimandolo.

Come nella soluzione è da ricavare il soluto ed il solvente, così nell’azione delle genialità legate al Dio Marte sono da rintracciare le peculiarità cavalleresche, nella conversione del ferro e della conseguente ruggine, maturate dal furor e dalla forza virile, che il Bardo simboleggia, tramite il processo alchimico che gli antichi alchimisti alessandrini denominavano Iosi, cioè l’esplicitazione, tramite separazione eroica, dello stato di virulenza, del metallo rosso cinabro espressione della solarità apollinea e dell’Oro incombustibile dell’Ars Magna.

Fratrie non sono morte e cavalieri non sono domi; l’Arte a sé ha richiamato la Potenza e il Segno richiesto è giunto! Io sono Julianus, sacerdote di Marte, il pellegrino nascosto dalle pesanti coltri del ramingo che bussa alla porta degli Elisi chiedendo udienza ai Numi. Io sono Julianus.

JULIANUS
Fraternitas Mavortis Ultoris

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Categorie: Tradizione Romana

Pubblicato da Ereticamente il 25 Dicembre 2018

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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